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IMPUGNAZIONE DECRETO COMBUSTIBILI SOLIDI SECONDARI



 

COMUNICATO STAMPA
 
“Le associazioni Raggio Verde, Rete per la Tutela della Valle del Sacco, Forum Ambientalista  impugnano il Decreto del Ministero dell’Ambiente sui Combustibili Solidi Secondari”
 
Le associazioni Raggio Verde, Rete per la tutela della Valle del Sacco, Forum Ambientalista in data 13 maggio 2013, hanno impugnato il Decreto del Ministero dell’Ambiente sui Combustibili Solidi Secondari. Il decreto stabilisce quando i Combustibili Solidi Secondari (CSS) cessano di essere qualificati o qualificabili come rifiuti per poter essere utilizzati come combustibile in impianti come i cementifici, in luogo o in aggiunta dell’attuale alimentazione di tipo fossile.
Con successivo decreto, anch’esso impugnato dalle associazioni, il Ministero ha anche ritenuto di integrare i poteri conferiti al Commissario Sottile per l’emergenza ambientale della Provincia di Roma, il quale potrà, anche d’ufficio, autorizzare gli impianti di Trattamento Meccanico Biologico della Provincia di Roma a produrre il CSS che può essere utilizzato anche in impianti che attualmente utilizzano  CDR, come gli inceneritori.
 
Nella redazione di tali decreti, il Ministero dell’Ambiente sembra aver voluto più perseguire l’obiettivo di trovare una soluzione all’emergenza rifiuti e favorire impiantistica di per se alquanto pericolosa e dannosa per la salute, piuttosto che introdurre norme che regolino in maniera stringente la produzione e l’utilizzazione di CSS-Combustibile, non rispettando oltremodo la gerarchia dei rifiuti imposta dalle direttive europee.
 
Basti pensare che la cessazione di qualifica del CSS come rifiuto è determinata da un’autocertificazione dello stesso produttore di conformità della classificazione (vale a dire –tra l’altro- delle percentuali di mercurio e cloro) del suo prodotto alle norme UNI e che solo per un mese il produttore deve conservare il campione relativo a tale “autocertificazione”. Inoltre il produttore deve effettuare un esame sulla specificazione (composizione per metalli pesanti, ecc..) del CSS-Combustibile per lotto e se accerta la non conformità del prodotto, non è nemmeno tenuto a verificare la specificazione dei sottolotti che compongono il lotto.
 
L’assenza di controlli efficaci sulla produzione del CSS-combustibile espone ed esporrà l’ambiente e la salute pubblica a danni ulteriori, se solo si considera che la produzione e l’utilizzo del CSS-Combustibile sprigiona metalli pesanti e diossine talora superiori agli ordinari combustibili fossili.
 
Il nostro appello si rivolge a tutti i cittadini attivi sul suolo nazionale e nella Regione Lazio, a partecipare ad adiuvandum al ricorso proposto, contattando per informazioni l’avvocato Vittorina Teofilatto al 3389213916.
 
Roma, 15.05.2013
 
Raggio Verde – 338.9213916 - raggioverdenazionale@gmail.com
Rete per la Tutela della Valle del Sacco - 335.65.45.313 - retuvasa@gmail.com  
Forum Ambientalista -  06.45.44.99.48 - posta@forumabientalista.org
 

COLLEFERRO, DOCUMENTI INFORMATIVI SPECULAZIONE EDILIZIA


COLLEFERRO, CEMENTIFICAZIONE A NORMA DI LEGGE?
 
La vicenda della cementificazione della collina del castello, la distruzione del museo marconiano e la costruzione di un assurdo e inutile megaparcheggio per TIR sono emblematiche dello scempio che  avviene sempre più spesso nel nostro territorio e in tutta Italia a discapito di bellezze paesaggistiche e di aree verdi. Per tale motivo riteniamo utile mettere a disposizione il materiale informativo preparato in occasione di una delle iniziative contro questi progetti, che ne spiega l'iter, le cifre economiche in ballo, i vantaggi smisurati del privato in barba a vincoli e normative di salvaguardia e la preoccupazione di perdere per sempre degli importanti pezzi della nostra storia, assieme agli ultimi spazi verdi del nostro territorio. 

CLICCA QUI per scaricare i documenti in formato PDF e sfoglia il Numero Zero di Eco della Valle 



 

SPECULAZIONE EDILIZIA SU UNO DEI SIMBOLI DI COLLEFERRO: FERMIAMO LO SCEMPIO


COMUNICATO STAMPA COMITATO SALVAGUARDIA CASTELLO COLLEFERRO
 
 
Colleferro, da sempre considerata città prettamente industriale e di origini recenti, in realtà vanta nel suo territorio delle  notevoli testimonianze del suo antico passato.
Una di queste, forse la più significativa, è il Castello Vecchio e la collina su cui sorge. Un unicum indissolubile e talmente fondante della nostra comunità che proprio quella collina ha dato origine al nome stesso della nostra cittadina, così come simbolicamente pregnante è il castello, le cui arcate, ormai ricoperte da edera e rovi, sono disegnate sullo stemma di Colleferro e riprese dall'architetto Morandi  per la facciata della chiesa di S. Barbara.
 
Questo spazio verde, uno degli ultimi rimasti, e il castello stanno per essere deturpati per sempre dall'ennesima speculazione edilizia a vantaggio della ditta Furlan, proprietaria del bene.
In questo caso la speculazione è ancora più odiosa perché "truccata" come vantaggioso scambio per la cittadinanza.
Infatti il comune sta concedendo l'edificabilità in gran parte dell'area collinare (ricadente sotto doppio vincolo, cimiteriale e paesaggistico, e dichiarata area agricola nel piano regolatore) e di un altro lotto in zona Fontana Bracchi in cambio della costruzione di un parco relegato sulla parte rimanente della collina. Il costruttore cederebbe al comune anche il castello che, dopo decenni di incuria e abbandono, necessiterebbe di abbondanti capitali solo per la messa in sicurezza.
 
Tanti sono gli aspetti vergognosi di questa vicenda, a partire da quello economico, per cui risulterebbe  per  il costruttore un guadagno netto di  12 milioni di euro, a fronte di un investimento iniziale di 180.000 euro circa.
 
Da diversi mesi è nato il Comitato per la Salvaguardia del Castello di Colleferro che ha intrapreso diverse iniziative  in questo senso.
 
Sabato prossimo il comitato animerà un banchetto informativo in cui verranno mostrati a chi volesse saperne di più, dati economici, fondiari, spiegazioni sulle controverse deroghe a vincoli paesaggistici e cimiteriali elargiti dal comune al costruttore; ma soprattutto verranno illustrati alcuni progetti alternativi a quello della ditta Furlan, che renderebbero finalmente l'area fruibile a tutti.
 
Vi aspettiamo  SABATO 13 APRILE, DALLE ORE 16:00  A CORSO FILIPPO TURATI (presso la Chiesa Valdese).
 
Comitato per la Salvaguardia del Castello di Colleferro
 

13 APRILE A FERENTINO, IL CVS CHIAMA A RACCOLTA REALTA' ASSOCIATIVE E CITTADINI


COMUNICATO STAMPA COORDINAMENTO VALLE DEL SACCO
 
 
Continua il lavoro di monitoraggio, divulgazione e proposta del CVS che da due anni cerca di porre un freno alle politiche speculative e di mala gestione del ciclo dei rifiuti.
La decennale crisi ambientale e sanitaria della Valle del Sacco si aggrava giorno dopo giorno, non facendo intravedere spiragli di risanamento e bonifica.
Le Province di Roma e Frosinone continuano ad essere sotto assedio dai rifiuti di Roma Capitale che ormai spingono alle porte  dei nostri territori.
La vacatio di un Piano Rifiuti Regionale ed il Commissariamento delle Province rende le Amministrazioni locali prive di qualsivoglia linea di indirizzo programmatica. Sempre più la pianificazione territoriale, comunale ed inter-provinciale, si allontana da una sana progettazione di riconversione e risanamento delle aree inquinate e dal mettere uno stop alle emissioni nocive, alla speculazione edilizia ed al consumo del territorio.
La mancata intraprendenza delle Istituzioni locali ha aperto la strada a nuove speculazioni dell’iniziativa privata. Le lobby dell’incenerimento e dell’energia stanno invadendo ormai anche le campagne e i borghi storici che erano riusciti a resistere, con una propria vocazione agro-alimentare, turistica e culturale, all’ urbanizzazione industriale. Sotto la pseudo-ideologia di una falsa e fallace green-economy, sono in fase di autorizzazione impianti a biogas e parchi fotovoltaici che rispondono solo alle logiche del profitto. Così come i rifiuti solidi secondari che bruceranno nei nostri cementifici.
Dopo anni di commissariamenti vari, che non hanno prodotto nessuna soluzione, l’unica risposta che viene data alle istanze di questo territorio è il pugno di ferro del Ministro e super-commissario Clini, che chiede ulteriori sacrifici ai cittadini ciociari e della nostra valle, in barba ai diritti costituzionali di tutela dell’ambiente e della salute.
Per Colfelice e Colleferro si prospetta lo stesso infausto destino: diventare le pattumiere di Roma.
Ancora una volta le associazioni, lasciate sole, dovranno farsi carico della difesa del territorio. Non mancheranno azioni di protesta. 
Ancora una volta, per sopperire allo stallo istituzionale creatosi ed all'inefficacia delle soluzioni intraprese, il CVS non farà mancare la propria proposta. 
Sabato 13 aprile, il Coordinamento Valle del Sacco chiama all’ appello tutte le realtà associative, di cittadinanza attiva e i comitati in lotta, delle Province di Roma e Frosinone, per organizzare un ampio tavolo permanente che discuta e metta in cantiere una nuova governance ambientale, non più rinviabile.
 
L’incontro pubblico si terrà a Ferentino, presso il Palazzetto dello Sport, Via Aldo Moro, sala del Comitato Ponte Grande, a partire dalle 16:00.

 
Valle del Sacco, 10 aprile 2013

Mappa per raggiungerci al link

https://maps.google.it/maps?q=via+aldo+moro,+palazzetto+dello+sport,+ferentino&hl=it&ll=41.69775,13.238568&spn=0.009373,0.01929&sll=41.697747,13.238576&sspn=0.037491,0.077162&t=h&gl=it&z=16

COMBUSTIBILI SOLIDI SECONDARI, GARANZIA DI IMPUNITA' PER I TRASGRESSORI


            


Comunicato Stampa
Raggio Verde e Rete per la Tutela della Valle del Sacco

 
Il nuovo Regolamento del Ministero dell’Ambiente sui CSS (Combustibili Solidi Secondari): garanzia dell’impunità per i trasgressori

 

Sulla G.U. n. 62 del 14.03.2013 è stato pubblicato il Decreto del Ministero dell’Ambiente che ha introdotto i Combustibili Solidi Secondari come la nuova fonte di energia termica e di energia elettrica “che concorre al raggiungimento degli obiettivi nazionali dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili”.

Non è la prima volta, purtroppo, nel nostro paese, che si fa passare come uso di energia da fonti rinnovabili, fonti che nulla hanno di ecologico, anzi che hanno compromesso e danneggiato l’ambiente più dei combustibili fossili che vorrebbero sostituire.
 
Il caso dei Combustibili Solidi Secondari non fa eccezione.
Vi sono studi che evidenziano che le emissioni determinate dalla combustione dei CSS (che sono rifiuti urbani e speciali sottoposti ad un determinato trattamento regolato da norme UNI) da parte dei cementifici sono molto più pregiudizievoli per l’ambiente e per la salute umana rispetto alle emissioni determinate dalla combustione del pet-coke.
In considerazione di ciò, ci si attenderebbe da un Ministero dell’Ambiente, in ossequio al principio di precauzione, l’introduzione di controlli specifici sia nella fase di produzione del CSS che nella fase di utilizzo del CSS.
 
Invece nulla di ciò. Secondo l’art. 8 del Regolamento, è il produttore del CSS e non un ente terzo ad emettere – senza contraddittorio – la dichiarazione di conformità del CSS prodotto agli standard richiesti. Già questo rappresenta un’anomalia.
Ma non è tutto.
Il produttore del CSS, sempre ai sensi dell’art.8 del Regolamento, deve conservare la dichiarazione di conformità per un anno ai fini di eventuali controlli, ma, si badi bene, il campione relativo alla dichiarazione di conformità, assolutamente necessario al fine di operare un controllo in ordine alla correttezza della dichiarazione di conformità emessa, deve essere conservato dal produttore solo per un mese !!!
 
Da quanto sopra pare evidente che la possibilità di incastrare chi dovesse rilasciare una dichiarazione di conformità non corretta o falsa è pressoché nulla.
 
Evidentemente il Ministero nutre un’immensa fiducia nel senso di responsabilità dei produttori, degli utilizzatori e degli enti di certificazione.
Peccato che tale fiducia sia mal riposta, considerato che nel nostro paese hanno luogo processi per fatti che hanno visto dirigenti di imprese far bruciare negli inceneritori rifiuti di ogni genere falsamente qualificati come CDR, beneficiando anche degli incentivi da fonti rinnovabili. Peccato inoltre che vi siano imprese, che da quanto risultante dalla cronaca non possono essere certamente definite come gestite in maniera responsabile da un punto di vista ecologico nonostante siano state dotate di certificazioni ambientali.
Ci si domanda allora se il Ministero dell’Ambiente operi in Italia o su Marte.

Roma, 5 aprile 2013
 
Per info:
Vittorina Teofilatto - Vicepresidente Raggio Verde - 3389213916
Alberto Valleriani - Presidente Rete per la Tutela della Valle del Sacco – 3356545313

9 APRILE, SIT IN A MONTECITORIO PER I DIRITTI NEGATI


 
Comunicato Stampa Coordinamento Valle del Sacco
 
Il 9 Aprile 2013 il Coordinamento Valle del Sacco parteciperà con una sua delegazione al sit-in indetto da NOWAR e Peacelink dinanzi al palazzo di Montecitorio, a partire dalle ore 10.00 del mattino.
Dato che in quella data ci sarà il pronunciamento sull'incostituzionalità del cosiddetto “Decreto salva ILVA”, avverso il quale è doveroso precisare che “la Costituzione sancisce e garantisce il diritto alla salute dei cittadini", così come il lavoro,  che ora si trovano paradossalmente sui due piatti della bilancia giudiziaria. Questo è il prezzo che ha pagato negli anni anche la Valle del Sacco...così come Taranto e numerose altre situazioni territoriale nel nostro paese.
Il decreto inoltre mette in luce un inedito "scontro istituzionale" sulle tematiche ambientali. A Taranto un Ministro che esautora d'imperio le decisioni di un magistrato, nella Valle del Sacco un continuo di veti e scontri incrociati, in particolar modo sul tema rifiuti, tra Commissari, Ministro e rappresentanza elettiva.
L'adesione a tale iniziativa nasce da un ben più profondo legame che unisce i cittadini del Salento, avvelenati dai fumi dell'Ilva e degli altri impianti ivi presenti, a quelli della Valle del Sacco, anch'essa storico sito industriale, ora chiamati a confrontarsi con le scomode eredità ambientale lasciata dagli impianti che hanno, negli anni, abusato e stuprato questi territori.
Una connessione che questa partecipazione intende ribadire, rafforzando ancor più il fronte di coloro che chiedono giustizia ambientale, dopo anni di barbari sversamenti, pratiche illecite e pericolose, tanto per l'ecosistema che per i cittadini residenti.
Un messaggio ancor più importante da rilanciare oggi, a seguito dei nuovi e recenti attacchi che il dimissionario Governo Monti, nella triste figura del suo Ministro per l'Ambiente Corrado Clini, continua a perpetrare ai danni dei territori, a partire del declassamento di molte località, tra cui la Valle del Sacco, da Sito di Interesse Nazionale (SIN) a Sito di Interesse Regionale (SIR), per giungere alla parossistica gestione dell'emergenza rifiuti romana, senza dimenticare l'infame tentativo di autorizzare i cementifici all'incenerimento di rifiuti, classificati quali Combustibili Solidi Secondari (CSS).
Nonostante le motivazioni siano diverse e molteplici, la lotta che unisce Taranto e la Valle del Sacco è la stessa: la difesa dell'ambiente e della salute dei cittadini, prima di ogni profitto, prima di ogni sfruttamento economico.
Il 9 Aprile, a Montecitorio, invocheremo a gran voce: GIUSTIZIA!
 
Taranto-Valle del Sacco, 5 aprile 2013
 

VERTICI GESTIONALI INCENERITORI COLLEFERRO. REQUISITI:INQUISITI


Comunicato Stampa Rete per la Tutela della Valle del Sacco
 

Lo scorso 10 gennaio, il Tribunale di Velletri ha accolto tutte le istanze del PM, rinviando a giudizio, in relazione ai noti illeciti del 2009 negli inceneritori di Colleferro, l’intero vertice di gestione dell’epoca: Paolo Meglia, Direttore Tecnico; Stefania Brida, Responsabile della Gestione dei Rifiuti; Franco Perasso, Rappresentante Legale; Marino Galuppo, Direttore Tecnico-Operativo della Divisione Ambiente del Consorzio Gaia Spa; Andrea Lolli, Commissario Straordinario del Consorzio Gaia; Daniele Adamo, Direttore del Personale del Consorzio Gaia. Da aggiungere numerosi altri responsabili e dirigenti di società operanti nel settore, tra cui AMA, sparsi tra Lazio, Puglia, Campania, Toscana.
Il processo si aprirà il 12 novembre prossimo e Retuvasa è stata ammessa come parte civile.
I capi di imputazione, già prima del rinvio a giudizio e con la presunzione di innocenza, sarebbero stati sufficienti, a nostro modesto avviso, per disporre la rimozione dei componenti del vertice di gestione da qualsiasi incarico, che invece ancor oggi ricoprono. Uno di essi è stato addirittura nominato responsabile per la certificazione EMAS, finalizzata al conseguimento dei certificati verdi in sostituzione dei CIP6 e al “miglioramento delle prestazioni ambientali” dell’azienda.
 
Non ci galvanizza neppure il passaggio di consegne alla Direzione Tecnica da Paolo Meaglia a Francesco Capriotti. Si apprende infatti che quest’ultimo il 22 febbraio scorso è stato rinviato a giudizio, insieme ad altri due dirigenti cui si contestano i reati di crollo colposo, aggravato dalla previsione dell’evento e deturpamento di bellezze naturali, in relazione al disastro ambientale del gennaio 2011 nel Golfo dell’Asinara (Sardegna): a causa della rottura di un oleodotto della centrale termoelettrica di Fiumesanto, si riversarono in mare 36.000 litri di olio combustibile.
In relazione a ciò sarebbe auspicabile che si spiegasse alla cittadinanza cosa è avvenuto negli inceneritori di Colleferro il 13 novembre 2012, quando si innalzò nell’atmosfera una densa nube, forse per la rottura di uno dei tubi di collegamento alla combustione, e quali sostanze siano state emesse in atmosfera senza filtrazione.
 
Potrebbe trattarsi, tra l'altro, di diossine e PCB (policlorurobifenili), consueti prodotti della combustione di rifiuti [nello scorso febbraio riclassificati da 26 esperti di 12 paesi riunitisi presso l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC): da probabili cancerogeni (Gruppo 2A) a cancerogeni (Gruppo 1).
 
A prescindere dalla nostra contrarietà ad un ciclo dei rifiuti incentrato sull’incenerimento, è più che legittimo nutrire dubbi e sospetti riguardo all’operato dei personaggi sopra citati, così come è sconfortante che i soggetti decisori non provvedano ad un’operazione di pulizia e trasparenza.
Ci auguriamo che il passaggio del Consorzio Gaia, e quindi anche della gestione degli inceneritori, alla regionale Lazio Ambiente SpA determini un cambio di rotta nell’attribuzione di incarichi di responsabilità con possibili implicazioni ambientali e sanitari, a favore di soggetti che non destino giustificate preoccupazioni.
 
Restiamo, con molta meno pazienza del passato, in attesa di adeguati provvedimenti e risposte esaustive.
 
Colleferro, 27 marzo 2013 
 

UFFICIALE: I SIN DELLA VALLE DEL SACCO SONO "DECLASSATI"


COMUNICATO STAMPA
RETE PER LA TUTELA DELLA VALLE DEL SACCO
   

Come avevamo già anticipato, dopo la firma del ministro, era questione di giorni la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto sulla conversione di 18 Siti di bonifica di Interesse Nazionale (SIN) in Siti di bonifica di Interesse Regionale (SIR), avvenuta ieri (G.U. n. 60 del 12 marzo 2013). Si è atteso oltre un mese dal comunicato stampa con cui Ministero dell’Ambiente ha diramato le motivazioni relative al provvedimento. Con ogni probabilità il tempo necessario al passaggio del provvedimento alla Corte dei Conti. Il Ministero dell’Ambiente dismette dunque la competenza diretta per i SIN “Bacino del Fiume Sacco” e “Frosinone”.
Riserviamo ulteriori e dettagliate considerazioni a integrazione di quanto già detto sul tema a un successivo comunicato stampa.
 
Valle del Sacco, 13 marzo 2013  
 

RIFIUTI DI ROMA NELLE PROVINCE DEL LAZIO, SUL RICORSO CLINI AL CONSIGLIO DI STATO


Comunicato Stampa
Rete per la Tutela della Valle del Sacco - Raggio Verde
 
  
In data 22 febbraio 2013 il Ministero dell’Ambiente ha presentato al Consiglio di Stato (CdS) tre ricorsi (nn. 1316, 1318, 1319), impugnando le ordinanze di sospensiva del TAR Lazio in merito al trasferimento dei rifiuti di Roma nelle Province.Con decreto monocratico, il CdS ha provvisoriamente sospeso i provvedimenti emessi dal TAR, fissando l’udienza per la discussione della sospensiva, in composizione collegiale, al giorno 8 marzo 2013. Sembra quindi che il CdS, ad un primo sommario esame, abbia ritenuto che i provvedimenti emessi dal TAR avrebbero potuto determinare il mancato trattamento dei rifiuti provenienti dai Comuni colpiti dall’emergenza (in primis il Comune di Roma) e il consequenziale conferimento di rifiuti non trattati in discarica, con possibili conseguenze anche sotto il profilo di eventuali sanzioni da parte dell’Unione Europea (essendo, proprio su questo punto, aperto un procedimento di infrazione). Pertanto, dal 22 febbraio fino all’8 Marzo, i rifiuti dei Comuni interessati dall’emergenza potranno nuovamente essere trasferiti agli impianti situati nelle Province. Ovviamente, nell’udienza dell’8 marzo lo stesso CdS, a seguito di una disamina più approfondita, potrebbe pervenire a conclusioni differenti e revocare il decreto monocratico.
 
Le associazioni Retuvasa e Raggio Verde rilevano che a tutt’oggi non vi è chiarezza, come rilevato dalla stessa ordinanza di sospensiva del TAR, in ordine alle reali capacità di trattamento meccanico biologico degli impianti dei Comuni colpiti dall’emergenza. Tale circostanza, con espresso riferimento al Comune di Roma, è del resto emersa chiaramente anche in sede di Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti.
Non vi è inoltre chiarezza in ordine alla percentuale di raccolta differenziata raggiunta nei Comuni colpiti dall’emergenza, nonché sulla quantità di rifiuti avviata al riutilizzo, recupero in materia, riciclaggio. In sostanza, quindi, non vi è neppure chiarezza sulla quantità di rifiuti da sottoporre a trattamento meccanico biologico.
Inoltre, ad oggi non si sa se siano stati implementati o autorizzati nuovi impianti per il compostaggio, al fine di evitare il conferimento in discarica dei rifiuti urbani biologici, nonostante il Ministro Clini, a rettifica del precedente decreto, avesse considerato necessario provvedere anche su questo punto.
 
Le sottoscritte associazioni ritengono che, in sede di discussione sulla domanda cautelare in data 08.03.2013, tutti gli aspetti sopra menzionati dovrebbero essere oggetto di adeguato approfondimento, non solo per consentire ai Giudici del CdS di adottare decisioni con la dovuta serenità, ma anche perché le associazioni e la popolazione laziali chiedono maggiore trasparenza e partecipazione nelle scelte politiche, che le riguardano direttamente, specie dopo vent’anni di mala gestione dei rifiuti che hanno comportato le gravi conseguenze in ambito sanitario e ambientale ben evidenziate dai relativi rapporti ISPRA ed ERAS.  
 
Roma, 25 febbraio 2013
 
Vittorina Teofilatto - Raggio Verde
Alberto Valleriani - Presidente Retuvasa
Francesco Bearzi - Coordinatore Retuvasa Frosinone
 
Per info sul presente CS: Vittorina Teofilatto, 3389213916
 

COLLEFERRO E LA COLLINA DEL CASTELLO: PARCO PUBBLICO O LUCRO

 
 

 

Comunicato Stampa Rete per la Tutela della Valle del Sacco
 
Chi non vorrebbe per Colleferro un bel parco, percorsi attrezzati per fare ginnastica all'aperto, panchine e giochi per bambini? 
Noi lo riteniamo assolutamente necessario per il nostro povero territorio martoriato dal cemento e dal traffico, che costringe bambini ed anziani in angusti giardinetti assediati dalle automobili.
Un posto adatto a questo scopo, forse l'unico rimasto nel nostro comune, è la collina su cui sorge il Castello Vecchio, di proprietà del costruttore Furlan che nel 1996 acquisì l’edificio e la collina circostante per soli 350 milioni di lire, circa 180.000 euro. L'esiguità della cifra era dovuta essenzialmente alla tipologia del terreno, agricolo e sottoposto a due vincoli stringenti, quello legato alla fascia di rispetto cimiteriale e quello paesaggistico, quindi assolutamente non edificabile.
 
Logica e pubblica utilità avrebbero dovuto indirizzare gli amministratori che si sono succeduti in Comune a rilevare il terreno ad un prezzo equo, che non avrebbe leso gli interessi del proprietario ed avrebbe finalmente donato alla comunità uno spazio verde vitale per il benessere e la qualità della vita.
Invece, con gran clamore di vittoria, il Comune sta approvando un progetto, presentato nel 2009 dalla ditta Furlan, che prevede la cementificazione della parte più bella della collina, quella con pendio più dolce e soleggiato, che verrebbe deturpata da 9 palazzine (più altre 5 da costruirsi in località Fontana Bracchi).
In cambio della concessione edilizia, il costruttore cederebbe l'altra parte della collina e il Castello, che necessita tra l’altro di interventi urgenti  e costosissimi di messa in sicurezza dopo decenni di incuria e totale disinteresse sia del proprietario che del Comune.
Entrando nei dettagli economici presentati nel piano finanziario del progetto, si svela chi sarebbe il reale beneficiario dell'affare: la cessione di parte della collina verrebbe a costare all’ amministrazione comunale 1.212.000 euro e la cessione del Castello  1.500.000 euro, in totale 2.712.000 euro!  Un profitto che difficilmente un altro affare riuscirebbe  ad uguagliare.
Ma, si obietterà, ci sono i vincoli, il terreno non è edificabile.
A questo sta pensando il comune che, come nulla fosse, ha adottato l'ennesima variante al piano regolatore (delibera CC n.85/2009).
 
Ma l'atto veramente inaudito riguarda la deroga al vincolo cimiteriale: da 200 m, la fascia di rispetto viene portata a 100 metri, in barba a tutte le norme e sentenze emesse negli anni dagli organi competenti che  stabiliscono l'assoluta impossibilità di ridurre questo  vincolo proprio per motivi di edilizia privata (art. 28 L.n. 166/2002; sentenza corte Cass. Sez. III n.8626 del 26.02.2009). In particolare, la sentenza della Corte di Cassazione recita: “Contrariamente all'assunto del ricorrente, il legislatore, con l'articolo 28 della legge n. 166 del 2002, non ha inteso assolutamente estendere la deroga anche all'edilizia residenziale privata, sia pure su esplicita deliberazione del Consiglio Comunale. Invero l'articolo 338 dianzi citato, come modificato dall'articolo 28 della legge 1° agosto del 2002 n.166, ribadisce al primo comma la regola generale che i cimiteri debbano essere collocati alla distanza di almeno duecento metri dai centri abitati e che è vietato costruire nuovi edifici (siano essi pubblici o privati) entro il raggio di duecento metri dal perimetro del cimitero".
Leggendo il parere espresso in proposito dalla ASL, chiamata ad esprimersi per motivi igienico-sanitari, emerge chiaramente come questa abbia emesso parere favorevole solo per quanto riguarda la creazione del parco, non delle abitazioni private!
 
Questi due regali concessi per rendere edificabile il terreno fanno lievitare l'affare, stimato complessivamente dallo stesso Furlan in quasi 13 milioni di euro, al netto di spese di costruzione ed oneri di urbanizzazione (la descrizione dettagliata è  visibile nel Piano di concertazione economica).
Da un investimento di 180.000 euro spesi nel 1996 dal costruttore si arriva ad un guadagno di 13.000.000 nel 2013!
I cittadini invece perderanno per sempre lo splendido paesaggio costituito dal castello arroccato sulla sua collina in cambio di un modesto parco, circondato  anche in questo caso da una strada a scorrimento intenso (le palazzine porteranno altro traffico, smog e caos).
Inoltre il Comune si farà carico della messa in sicurezza del castello: la spesa dichiarata dal comune al riguardo  è di 2.000.000 di euro a totale carico di noi cittadini. Questi ultimi, tra l’altro, quando messi al corrente della realtà, si sono dimostrati assolutamente contrari al progetto, firmando una petizione che in pochissimi giorni ha raggiunto 500 firme, in un periodo sfavorevole come il mese di luglio.
 
Il parco è un'esigenza primaria per Colleferro, ma ciò non deve assolutamente passare attraverso propositi di speculazione edilizia che rappresentano una fine tragica e irrimediabile per il nostro  territorio.
 
Colleferro, 21 febbraio 2013
 

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