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Colleferro, per il TMB la Regione Lazio annulli la VIA. Lazio Ambiente SPA, società a perdere. Valle del Sacco, cosa c'è da fare dopo la perimetrazione del SIN.

SIN Bacino del fiume Sacco, cosa si ottiene con la partecipazione agli incontri pubblici?


Comunicato Stampa
Retuvasa e Coordinamento Interprovinciale
 
 Cosa si ottiene con la partecipazione agli incontri pubblici?

 
Informazione, Conoscenza, Partecipazione, Condivisione, Trasparenza sono stati gli obiettivi dell’incontro pubblico tenutosi a Colleferro per lo stato dell’arte della bonifica del SIN “Bacino del Fiume Sacco”.

Sono elementi che non possono prescindere l’uno dall’altro, senza uno di essi non può esserci Consapevolezza e Coscienza, e questo dovrebbe valere per ogni area tematica non solo per quella ambientale.

La ‘Vertenza valle del Sacco’ ha sollevato già queste necessità, di fronte allo scarso impegno da parte delle diverse Istituzioni coinvolte e soprattutto senza un loro coordinamento, che costituisce una condizione necessaria non solo per una azione efficace, ma anche per rendere fattibile la partecipazione dei cittadini. Associazioni e Comitati hanno svolto in proposito una funzione di supplenza, ma questa azione non può sostituire procedure e strumenti di partecipazione e condivisione delle informazioni e della conoscenza.

Il convegno di sabato 22 novembre ha permesso a cittadini ed Istituzioni di entrare in contatto diretto con chi dovrà sovraintendere tutte le operazioni di bonifica del SIN , il cosiddetto RUA o Responsabile Unico dell’Attuazione, attualmente in capo all’area Bonifiche della Regione Lazio sotto la Direzione dell’ Ing. Flaminia Tosini.
 
Uno dei primi effetti di questo incontro è stato quello di definire modalità di consultazione periodica e permanente con tutti i soggetti attivi  del territorio.
Premesso che i contenziosi aperti con la Regione Lazio  restano necessariamente in piedi, per il SIN apriamo una nuova fase, già sperimentata durante le sessioni della conferenza dei servizi istituita allo scopo di ridefinire la nuova perimetrazione del SIN, quella dell’incontro tra le parti per la soluzione dei problemi.

L’ing. Tosini, assieme ai suoi collaboratori, dopo una breve introduzione sullo stato dell’arte della bonifica si è prestato alle numerose domande e richieste da parte di Amministratori e Cittadini, nelle quali si è manifestato la volontà di capire, a fronte della oggettiva complessità degli aspetti tecnici ed amministrativi.

Se i presenti hanno potuto rendersi conto della estrema articolazione delle procedure amministrative, da cui dipendono i tempi di esecuzione delle diverse pratiche, dalle caratterizzazioni ai progetti di bonifica ed alla loro esecuzione, non si sono certo sentiti rassicurati dalla scarsità del personale addetto a queste pratiche. In proposito è emersa una proposta da parte delle amministrazioni di Colleferro (Sindaco Pierluigi Sanna) e Ceprano (assessore all’ambiente Elisa Guerriero) di recuperare personale per istituire un ufficio/sportello di collegamento. Nel frattempo si è in attesa della conclusione del bando di gara per la nomina del Dirigente dell’Area Bonifiche della regione Lazio.
 
Le domande hanno coperto un ampio raggio, passando per questioni specifiche nei vari angoli della valle del Sacco, Colleferro Arpa 2 e caratterizzazioni area industriale, Anagni polveriera, Frosinone Le Lame, Ceccano Bosco Faito, Ceprano Europress e regolamenti edilizi, indagini epidemiologiche., partecipazione e collaborazione.

L’importanza di partecipare a questo tipo di incontri è fondamentale, si viene a sapere ad esempio che a parte Arpa2 a Colleferro, il resto è in fase di avvio.

Per quanto riguarda le aree di proprietà SE.CO.SV.IM a Colleferro -area industriale-, la caratterizzazione fu effettuata ai tempi dall’Ufficio Commissariale senza il contraltare di intervento analogo da parte dell’ ARPA regionale,  richiesta in modo vincolante per ogni indagine. Alla richiesta di chiarimenti in merito,  si è prospettato una integrazione di indagine, sino ad allora comunque la questione della validità di quelle indagini resta in sospeso.

Le caratterizzazioni nelle aree ripariali ad esempio richiedono 4 campionamenti ad ettaro, per circa 800 ettari, da eseguire in un tempo che dipende ovviamente dalle strutture e dalle risorse a disposizione. L’Arpa Lazio, che dispone oggi di un laboratorio autonomo anche per le diossine, non sarebbe in grado di effettuare tutte le analisi in tempi brevi, per cui si pensa di stipulare convenzioni con altre ARPA, Istituto Superiore di Sanità, Servizio Sanitario Nazionale, Istituto Zooprofilattico Nazionale e ASL come comunicato dal RUA alle amministrazioni locali. Probabile si debba ricorrere anche all’ausilio dei Carabinieri Forestali per l’accesso alle aree oltre naturalmente al supporto delle Amministrazioni locali. La tipologia di interventi si valuterà in relazione al grado di contaminazione, prima di allora non c’è motivo di delineare sperimentazioni o altro. E’ previsto un incontro con le Amministrazioni per i giorni dal 13 al 16 gennaio 2020 presso la sede del RUA.

La Circolare ministeriale del 02.05.19 per gli interventi edilizi in area SIN non ha contribuito a una reale normalizzazione, per cui i Comuni si trovano costantemente in netta difficoltà nel rispondere alle richieste che gli pervengono, ciò tende a congelare questo settore tecnico amministrativo con il pericolo di ricorsi avverso gli stessi Enti. E’ stato chiesto al RUA di farsi portavoce di questa situazione presso il Ministero.

La nuova indagine epidemiologica è in fase di avvio secondo i termini dettati dalla Delibera Regionale del 2016, delibera che prevedeva anche il monitoraggio delle acque. Quest’ultima, che include anche pozzi privati, richiede per la sua complessità il coinvolgimento dei Comuni, delle ASL, dei cittadini. Quindi collaborazione e coordinamento.

Per la discarica delle Lame a Frosinone si è accennato, ma il discorso è ancora prematuro, ad una paratia che tenda ad evitare la migrazione di contaminanti in falda e nel fiume, impensabile ad oggi che si possa pensare all’asporto dei 600.000mc di materiale informe da inserire nella programmazione della bonifica, anche perché ciò non è previsto in termini legislativi. La discarica delle Lame è stata inserita nel SIN per la sua internità all’area industriale e prossimità al fiume. Asportare i rifiuti dalle Lame costerebbe un centinaio di milioni di euro, inoltre recuperare quei rifiuti è praticamente impossibile per la loro eterogeneità.
 
Ci si è concentrati anche sugli scarichi nel fiume per i quali ci sono normative vincolanti da rispettare. Molti impianti ricadono in aree di competenza ASI ad esempio ed è da li che dovrebbe partire la task force sui controlli. Molte aziende sono state indotte agli auto-campionamenti e si sta provvedendo, in caso di rinnovo di autorizzazioni provinciali, ad intervenire con prescrizioni nel merito.

In particolare la situazione di Patrica molto preoccupante, ora può diventare area ad elevata crisi ambientale secondo la nuova Legge regionale, ci sarà da ragionare come ciò si integra nel SIN.

In generale ogni procedura attivata per gli interventi sul Sin è documentata sul sito della regione, tuttavia può risultare difficile recuperarla per cui è stato accolto con favore l’idea prospettata in un intervento di creare un sito in cui vengano raccolte tutte le informazioni relative in modo da renderne agevole la consultazione.

Le informazioni fornite in questo incontro pubblico, grazie alla ricca interlocuzione tra i responsabili ed partecipanti, ha delineato i caratteri di un contesto molto complesso che richiederà per essere affrontato il senso della responsabilità da parte di tutti gli attori in gioco in questa partita. A tal proposito dobbiamo ancora una volta evidenziare la scarsa partecipazione da parte delle amministrazioni dell’area SIN, invitate in tempo utile via PEC, a cui forse è sfuggita l’importanza di un confronto pubblico con i soggetti responsabili della azione di caratterizzazione e bonifica.

Ci siamo premuniti di ringraziare chi -nel corso di questi anni- ha contribuito con passione a mettere in campo la propria professionalità per il bene del nostro territorio, dai componenti dell’ex Ufficio Commissariale per quanto fatto nel periodo di loro competenza, a quelli regionali, in particolare sul ricorso al TAR contro il declassamento e per l’approccio sulla fase di riperimetrazione.

Come Retuvasa, come Coordinamento Interprovinciale, come Vertenza valle del Sacco abbiamo aperto una strada al confronto pubblico che, come richiesto in fase di firma dell’Accordo di Programma Quadro della bonifica, può portare ad una forma di partecipazione e collaborazione volontaria delle Associazioni - il RUA ci ha chiesto indicazioni su come improntarla- soprattutto dando disponibilità a programmare trimestralmente questa tipologia di incontri, necessari per garantire la conoscenza dello stato dell’arte.

 
Valle del Sacco, 27 novembre 2019
 
Al LINK le slides dell’incontro
 

Incontro Pubblico 22 novembre 2019, a che punto siamo con la bonifica del SIN "Bacino del fiume Sacco"

Comunicato Stampa Retuvasa e Coordinamento Interprovinciale

A che punto siamo con la bonifica del SIN “Bacino del fiume Sacco”
Incontro Pubblico con l’Ing Flaminia Tosini RUA del SIN
22 novembre 2019 a Colleferro
 

In seguito all’Accordo di Programma Quadro del 6 marzo scorso si delinea una nuova fase per la bonifica del Sito di Interesse Nazionale (SIN) “Bacino del fiume Sacco”.

Dopo l’interruzione delle attività di inizio 2013 con il declassamento a competenza regionale, il ricorso al TAR da parte della regione Lazio che lo riporta a competenza nazionale, la fase di ri-perimetrazione, si giunge a stabilire il cronoprogramma e chi dovrà presiedere le attività connesse.
Il Comitato di Controllo composto da un responsabile del Ministero dell’Ambiente, della Regione Lazio, dell’Ispra, dell’Arpa Lazio avranno la funzione di supervisione.

Il 22 novembre 2019 presso la ex sala Konver di Colleferro in via degli Esplosivi alle ore 17.00 incontreremo l’Ing. Flaminia Tosini, Responsabile Unico dell’Attuazione (RUA) delle attività di bonifica del SIN per fare il punto della situazione sullo stato dell’arte.

Invitiamo alla partecipazione Cittadini, Associazioni, Amministratori, riportando uno dei punti cardine della Piattaforma preparata per la Vertenza Valle del Sacco a nome del Coordinamento Interprovinciale Ambiente e Salute valle del Sacco e bassa valle del Liri al quale Retuvasa ha aderito: “Le forme di partecipazione che vogliamo attivare devono produrre una profonda e radicale innovazione organizzativa -un cambiamento del modo di funzionare delle istituzioni- capace di renderle più efficienti, di rendere più efficaci e giusti i processi decisionali.
Cabina di regia, informazione, formazione, educazione e partecipazione.
Sino ad oggi comitati e associazioni si sono dovute dedicare alla caccia delle informazioni, d’ora in poi il sistema delle informazioni pubbliche deve essere aperto, deve rivolgersi ai cittadini educandoli alla consultazione, rendendoli partecipi di ogni importante cambiamento. Deve essere strumento di educazione e formazione di una opinione pubblica consapevole, al servizio delle istituzioni e delle reti educative e culturali da cui dipende la formazione di cittadini consapevoli.”
 

Valle del Sacco, 18 novembre 2019
 
Info:
Link Manifesto
https://drive.google.com/file/d/1GpAAOCCsOxsI1vZCP8vXeKFoNpcUOtES/view?usp=sharing
Link Evento FB
https://www.facebook.com/events/501842890414839/
 

Colleferro e la cultura delle armi.


Comunicato Stampa Retuvasa

Colleferro e la cultura delle armi


 
Nel mondo la guerra, le guerre non si sono mai interrotte dai milioni di morti del Congo alla macelleria dello Yemen.  La guerra continua ad essere strumento per risolvere conflitti e regolare l’accesso alle ricchezze del pianeta, devastando regioni di soluzione dei conflitti che nascono dalla volontà di appropriarsi delle risorse strategiche delle diverse regioni del globo. Guerre che distruggono le condizioni di vita di intere popolazioni, mentre il modello di sviluppo produce la migrazione verso le aree urbane con conseguente sviluppo di gigantesche megalopoli verso le nazioni più sviluppate. La guerra è un elemento fondamentale e necessario per il modello di sviluppo dominante, certamente non l’unico, ma ineliminabile.
 
Il nostro paese è diventato una posta in gioco simbolica dello scontro politico -la contesa è su poche decine di migranti salvati dalle ONG, mentre contemporaneamente centinaia di altri sbarcano autonomamente, senza contare quelli che nel frattempo sono annegati-, soprattutto da parte di chi punta ad esasperare le contraddizioni e le reazioni dei cittadini italiani, soprattutto le parte più povera esasperata dalle proprie condizioni di vita, incapace di mettere in piedi autonomamente un conflitto, una lotta per migliorare le proprie condizioni di vita, a cui è facile proporre un capro espiatorio.
In questo contesto globale, nazionale e locale è necessario fare i conti con il ruolo che gioca l’industria degli armamenti del nostro paese.
 
Un riconoscimento particolare va riconosciuto agli attivisti che combattono contro la RWM Italia e la sua fabbrica di Domusnovas-Iglesias in Sardegna, che esporta armamenti verso l’Arabia Saudita artefice -nel silenzio globale- dell’eccidio nello Yemen.
Nessuna voce si alza in difesa di quelle popolazioni vittime di un massacro quotidiano da parte dei governi del mondo: lo Yemen non ha risorse da depredare, quindi può tranquillamente affondare nel mare dell’indifferenza.
La produzione di armamenti -bombe per aereo- della RWM Italia -100% di capitali tedeschi-, prima S.E.I. Società Esplosivi Industriali SPA, è un'attività insediatasi da poco meno di venti anni, nell’Iglesiente, territorio piagato dalla disoccupazione, facilmente ricattabile.
Colleferro fa da contraltare, ha nel DNA la cultura delle armi, Colleferro ha quel marchio di fabbrica che poche città italiane hanno “l’onore” di avere. A Colleferro si è nati e cresciuti con gli esplosivi nel giardino di casa. Colleferro è stata strategica nelle guerre mondiali e nel panorama industriale del nostro Paese. Colleferro ha dato da mangiare al popolo contadino bisognoso di cibo, ha permesso a tanti giovani di studiare, li ha resi edotti e volenterosi di sapere.
 
Tutto ciò però è splendidamente terminato.
 
L’industria bellica è oggi il residuo di un apparato industriale che mentre produceva ed esportava strumenti di morte, produceva e diffondeva sostante che portavano malattia e morte in tutto il territorio circostante.
Come dicemmo anni fa “la morte dentro e fuori”.
 
Oggi l’innovazione tecnologica, la forte concorrenza, l’impatto di armamenti ipertecnologici rende l’assetto industriale bellico di Colleferro ridicolo rispetto agli allori del passato, ma la cultura delle armi permane, ridimensionata, non più eccellenza italiana come un tempo, da tempo proprietà straniera.
La relazione del Governo per le autorizzazioni alle esportazioni nell’anno 2018 parla chiaro, c’è il crollo dell’interesse per il prodotto locale, ma il signore della guerra non demorde e attende con calma che ci sia una ripresa, qualche nuovo conflitto che gli permetta di risollevarsi.
 
La Simmel Difesa Spa segue l’onda nazionale riguardo al netto ridimensionamento delle esportazioni di armamenti.
Nel 2018 il paese ha subito un -53,78% rispetto al 2017 (-66,71% rispetto al 2016) di valore di autorizzazioni alle esportazioni passando da circa 10mld di euro a circa 5 mld di euro -erano 14mld di euro circa nel 2016-, cifre che comunque dovrebbero far riflettere su quanto possa essere ghiotta l’economia delle armi, e se il mercato estero è in ribasso allora si passa ad alimentare quello interno.
 
Nel 2018 la fa da padrone il Qatar con circa 2Mld di euro di richieste di armamenti dall’Italia -in seconda posizione il Pakistan, in terza l’Egitto-, lo scorso anno il primato spettava all’Arabia Saudita, complice anche la RWM Italia. A lume di naso tutti paesi che i diritti umani non sanno proprio dove siano di casa, alcuni sono anche in guerra e ciò contrasterebbe con la Legge italiana di riferimento, la 185/90, ma si sa in alcuni casi le Leggi vengono lasciate a libera interpretazione.
 
La Simmel Difesa SpA nel 2018 riceve autorizzazioni alle esportazioni per circa 23,6mln di euro contro i circa 60mln di euro del 2017 e i circa 45,5 mln di euro del 2016.
Facile intuire che è una azienda in decrescita, difficile intuirne il destino visto che in questo ventennio di insediamento dopo l’acquisizione del comparto bellico della ex Snia BPD, ha visto prima la cessione in mani inglesi, Chemring Group PLC, e da qualche anno in mano ai francesi, Nexter, gruppo societario di proprietà dello Stato transalpino.
 
La tipologia di produzione è cambiata di poco, i francesi l’hanno acquisita con tutta probabilità per il know how, la Simmel Difesa è l’unica in Italia che produce proiettili per i cannoni navali della Oto Melara, calibro 76/62, oltre a classiche produzioni come le bombe da mortaio illuminanti, 81mm, che schiariscono i cieli di guerra, o la testa di guerra del Missile anti-missile Aster frutto di cooperazione internazionale a cui partecipa anche la AVIO Spa, anch’essa sede di Colleferro.
 
Colleferro ha da decenni l’Arabia Saudita come cliente, la stessa di RWM Italia; circa 5mln di euro di spesa dal più grande paese della penisola arabica, un buon 20% del totale autorizzato all’esportazione per il 2018. L’India però si attesta a circa 13mln di euro di acquisti (più del 50% del totale), poi le Filippine, l’Egitto, la Grecia.
Insomma un variegato parco clienti, da più di 100 anni contribuisce a rifornire di armi le guerre, nei decenni passati anche con strumenti poi banditi dalla comunità internazionale come le mine antiuomo, le armi chimiche -nel caso di Colleferro ancora più subdola perché si fornivano ai clienti i test per modificare gli armamenti “convenzionali” forniti come i razzi Firos o i proiettili di artiglieria da 155mm, in vettori chimici-, le cluster bombs.
 
Un’onta che non potrà mai essere lavata.
 
Ora in seguito all’intervento del precedente Governo, che con un provvedimento ha posto il veto alla vendita di RWM Italia all’Arabia Saudita, di cui peraltro non si riesce a trovare traccia documentale, ci si attende che si faccia luce anche sulle esportazioni di Colleferro.
 
Qualcuno ci potrebbe domandare che cosa se ne fa dei lavoratori in caso di crollo delle vendite.
 
Riconosciamo le complessità e le difficoltà di sviluppare produzioni alternative, proprio per questo come movimenti abbiamo aperto un percorso che punta a costruire una vertenza di tutta la Valle del Sacco con l’obiettivo dare vita ad un modello di società, di uso del territorio, di filiere produttive, non solo compatibile, ma capace di ricostituire gli equilibri ambientali devastati nei decenni passati, di valorizzare le risorse del territorio.
 
La sfida non è delle più semplici, ma credere nella Vita è la nostra forza.
 
 
Colleferro, 21.09.2019
 
P.S. Invitiamo a sintonizzarsi su Rai2 Protestantesimo, programma curato dalla Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia in convenzione con la Rai, lunedi 23 settembre ore 8.00 per un interessante servizio su Colleferro e Domus Novas-Iglesias.
 
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Valle del Sacco, per la bonifica si naviga a vista.


Comunicato Stampa Retuvasa

Valle del Sacco, per la bonifica si naviga a vista


 
Dal 6 marzo scorso con la firma dell’Accordo di Programma Quadro (AdPQ) per il riavvio delle attività di bonifica del SIN Bacino del fiume Sacco sono passati altri cinque mesi e il Responsabile Unico per l’Attuazione (RUA) in seno alla regione Lazio ancora non si insedia
 
Ci si domanda il perché dei tempi così lunghi per la formazione di un organo tecnico-amministrativo.
 
La risposta probabilmente è nella Determinazione 25 luglio 2019, n. G10190, Direzione Politiche Ambientali e Ciclo dei Rifiuti diretta dall’Ing. Flaminia Tosini, onnipresente in tutto ciò che riguarda autorizzazioni sul ciclo dei rifiuti e con la quale ci sono dei contenziosi aperti con il nostro territorio, vedi Marangoni e Saxa Gres.
 
Nella delibera predetta si riprende una convenzione Consip, società per azioni del Ministero dell’Economia e delle Finanze, delegando alla “Pricewaterhouse Coopers Advisory S.p.a. (mandataria) e Ecoter S.r.l. (mandante), per l’affidamento dei servizi di supporto specialistico e assistenza tecnica ….”, costo dell’operazione € 1.740.256,80 Iva compresa prelevati dal capitolo di spesa E32529 ex E32525 e relativo ad una parte dei 16,3mln di Euro provenienti dal Fondo di Sviluppo e Coesione e destinati alle attività di bonifica.
La motivazione dell’affidamento è “CONSIDERATA l’insufficienza del personale necessario, all’interno della Direzione Regionale Politiche ambientali e Ciclo dei rifiuti, alle attività di finalizzazione della programmazione/pianificazione degli interventi e per la redazione di progetti/studi di fattibilità tecnico economica per l’attuazione all’Accordo di Programma di cui sopra”. Il riferimento è al punto 6 dell’AdPQ denominato “Programma degli Interventi”.
 
In parole povere si affida un servizio strategico per la bonifica della valle del Sacco, durata due anni, ad una società esterna per mancanza di personale.
 
Non è nostra intenzione mettere in dubbio la professionalità dei soggetti chiamati ad intervenire, ma è opportuno puntualizzare alcuni aspetti.
 
Il primo è che riteniamo opportuno recuperare tutto il lavoro fatto dall’ex Ufficio Commissariale, ripartendo così da un punto conosciuto, possibilmente coinvolgendo alcuni tecnici che hanno già partecipato alle attività di bonifica.
 
Il secondo è che ancora non riusciamo a comprendere, se non lavorando di immaginazione, del perché la struttura regionale non abbia mosso alcun dito per trattenere il Dott. Eugenio Maria Monaco quando ha manifestato l’idea di affrontare una nuova esperienza lavorativa, dopo avere fornito l’essenziale contributo nel ricorso al TAR contro il declassamento del SIN, avere avviato il percorso partecipativo pre-perimetrazione, avere fornito in fase di Conferenze di Servizi e Tavoli Tecnici un supporto fondamentale al Ministero dell’Ambiente per districare la matassa di una delle situazioni ambientali più complicate in Italia, avere fornito preziose indicazioni e partecipato all’avvio del Contratto di Fiume Sacco.
 
Non ci è dato sapere cosa possa essere accaduto, ma se si tratta dei soliti giochetti para-politici nell’ambito delle nomine dirigenziali, significa che non si vuole avere a cuore la soluzione del problema valle del Sacco, preferendo spendere soldi pubblici destinati a soggetti informali piuttosto che investire su soggetti che hanno dimostrato nel tempo una passione per il nostro territorio, anche se non residenti.
 
Se il RUA fosse stato insediato e si fosse dato seguito alla richiesta di Associazioni e Comitati di una minima possibilità di partecipazione al tavolo della bonifica, questo aspetto l’avremmo di certo sottolineato, ma d’altronde si sa quando si gestiscono soldi non propri spenderli in maniera poco oculata risulta essere una pratica collaudata.
 
 
Valle del Sacco,13.08.2019
 

Colleferro, una soluzione per contrastare le emissioni odorigene


Comunicato Stampa Retuvasa

Colleferro, una soluzione per contrastare le emissioni odorigene


La discarica di Colle Fagiolara a Colleferro sta vivendo i suoi ultimi mesi di vita più che ventennale, ma incombono problemi di convivenza quotidiana sui quali è indispensabile intervenire.

Il conferimento di rifiuti si è riaperto nell’ottobre del 2018 in seguito alla richiesta del gestore Lazio Ambiente SpA presso il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) per lo spostamento dei tralicci di alta tensione posti tra le due colline, ostacolo insormontabile per il proseguimento delle attività. Nell’iter autorizzativo, EL-389, iniziato il 20.11.2017 e concluso con Decreto Ministeriale il 18.05.2018, ci sono stati numerosi interventi tra pareri, note e deliberazioni, ma il più interessante, tra quelli di vari dicasteri ed Enti, risulta quello dei Vigili del Fuoco-Ufficio Prevenzione e Incendi di Velletri. I VVFF indicano nel parere allegato a quello del Ministero dell’Interno la pericolosità dell’allora situazione con rifiuti, a circa 10 metri dalle linee elettriche, ed esprimono un parere di conformità al progetto rispetto alle normative di prevenzione incendi, fornendo ulteriori prescrizioni riguardo alle attività future, quale ad esempio la vigilanza continua. Il Comune di Colleferro, dal canto suo, rilascia nel suo parere l’attestato di Conformità Urbanistica, l’unico che gli competa in casi del genere.

Premesso ciò per dovere di cronaca, ci sono un paio di aspetti che bisogna precisare.

Si tratta, innanzitutto, di un iter che esula dal corretto funzionamento in termini ambientali di una discarica, svincolato dalle autorizzazioni in capo alla Regione Lazio. Il MISE è obbligato a rilasciare l’autorizzazione a meno di elementi ostativi, che non ci sono stati. Di contro, il Comune di Colleferro ha rilasciato positivamente il parere urbanistico e, anche in questo caso, non ci possono essere motivi ostativi. Ci preme sottolineare che già con l’autorizzazione di ampliamento per 1,7 mln di mc di Colle Fagiolara dell’8 maggio 2009, denominata opportunamente riordino per mascherare l'ampliamento, risultava imprescindibile che l’elettrodotto venisse spostato. Tutto ciò che è avvenuto successivamente, quindi, è stato effettuato al di fuori dei termini prescrittivi dell'autorizzazione, senza che nessuno tra gli Enti abbia mai provveduto a farlo notare.

Nel contesto della perenne situazione emergenziale sui rifiuti nel Lazio, attualmente, la discarica di Colleferro è l'unica in funzione assieme a quella di Roccasecca; la prima chiuderà il 31.12.2019, la seconda qualche mese dopo.  
Qualcuno si sta preoccupando del futuro?

Di certo non il Presidente del Consiglio Regionale, ex assessore all’Ambiente della regione Lazio, Mauro Buschini, che non trova di meglio da fare che tranquillizzare i suoi elettori ciociari, dichiarando che i rifiuti di Roma trattati nell’impianto di TMB di Colfelice, per la quota di conferimento in discarica, prenderanno la via di Colleferro e non quella di Roccasecca per prossimità. Ma di queste affermazioni infelici sono piene le cronache.

Sulla riapertura della discarica di Colleferro erano state chieste a gran voce diverse garanzie, quelle finanziarie di Legge, quelle collegate alla gestione post-operativa e, soprattutto, quelle riguardanti la qualità del rifiuto conferito. Nessuna garanzia al momento risulta essere chiara nel modo più assoluto.

È ormai da tempo evidente e conclamato un dato: la discarica di Colleferro puzza. Le emissioni odorigene sono sicuramente frutto di un rifiuto non completamente trattato e privato della sostanza organica come da normativa, ipotesi ancora più probabile dopo che gli impianti di trattamento regionali sono stati messi sotto pressione dall'ordinanza di Zingaretti. In pratica, i suddetti impianti non riescono a gestire correttamente una mole così elevata di rifiuti. Di conseguenza rischiano anche l’illecito, visto che nessuno osa fermarli. Come se non bastasse, a completare il quadro, la processione quotidiana di camion in entrata a Colle Fagiolara. Per questi motivi, non è pensabile effettuare la copertura dei rifiuti a cadenza per evitare lo sprigionamento di gas, pertanto è probabile che l'operazione venga svolta a fine giornata, quando il danno sanitario (ed esistenziale) è già fatto.

Abbiamo chiesto ad Arpa Lazio quali misure avesse preso in esame. L'ente ha effettuato un controllo l'1.02.2019 e, avendo trovato alcune situazioni non pienamente conformi, a nostro parere chiudendo un occhio, ha sottolineato la necessità di rispettare il D.Lgs. 36./2003 e s.m.i. al paragrafo 1.8 dell’Allegato 1 prevede che “I rifiuti che possono dar luogo a dispersione di polveri o ad emanazioni moleste devono essere al più presto ricoperti con strati di materiali adeguati”. Inoltre, l’ente ha auspicato una revisione dell’atto autorizzativo al fine di rendere attuali le prescrizioni in relazione alle condizioni di gestione ad oggi in essere, gestione che sicuramente è molto più complessa rispetto alla data di autorizzazione del 2009. Può anche essere che quel giorno non ci fossero miasmi molesti e che, quindi, l’Arpa Lazio abbia trovato una situazione accettabile. Ma ad oggi la situazione è inaccettabile e non vogliamo nemmeno immaginare cosa accadrà alla riapertura dell’istituto professionale fronte discarica all'inizio dell'anno scolastico, nel settembre prossimo.

In definitiva, dobbiamo tenerci la puzza fino a chiusura della discarica di fine anno? No, qualcosa si può fare oltre che sbraitare ai quattro venti.

Il controllo dei rifiuti in entrata a Colle Fagiolara è normato dall’AIA in una modalità abbastanza generica, controllo dei rifiuti in uscita da parte degli impianti TMB, lotti e sottolotti, e campionamento in loco ogni due mesi messi a disposizione dell’Ente di Controllo. E’ evidente che, in una situazione come l’attuale, ciò risulta essere insufficiente e molto spesso inutile, soprattutto se nessuno va a verificare i rifiuti oggetto di campionamento. Quindi una soluzione può essere intervenire con l’art. 29-decies del Testo Unico Ambientale (Dlgs 152/2006 modificato con il Dlgs 46/2014) “Rispetto delle condizioni dell’autorizzazione integrata ambientale”, al comma 11bis, punto e) le procedure per le ispezioni straordinarie, effettuate per indagare nel più breve tempo possibile e, se necessario, prima del rilascio, del riesame o dell’aggiornamento di un’autorizzazione, le denunce ed i gravi casi di incidenti, di guasti e di infrazione in materia ambientale.

Nel caso specifico, ci sono denunce - una l’abbiamo presentata tempo fa - e possibili infrazioni in materia ambientale, quindi il Comune di Colleferro dovrebbe farsi carico di chiedere alla regione Lazio di intervenire in tal senso in tempi celeri, con onere a carico regionale, al fine di verificare, senza preavviso, la qualità del rifiuto entrante e le procedure di copertura dello stesso o altre mancanze. Si tratta di un impegno politico-economico che potrebbe aprire scenari inediti, oltre che tutelare i diritti dei cittadini.
 
 
Colleferro, 02.08.2019
 

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