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di DENISE
COMPAGNONE
Sono negativi gli
esiti delle analisi sui tre campioni di fieno raccolti a Ceccano sugli
appezzamenti di terreno risultati inquinati da Beta Hch secondo la
caratterizzazione ministeriale della scorsa estate. Ma ciò non basterà per
poterlo utilizzare come foraggio. Non rappresentando infatti i prelievi
sul fieno un campione omogeneo, anche se gli esiti risultano negativi, non
è esclusa al 100% la positività al Beta Hch. Lo confermano del resto gli
esiti degli ultimi carotaggi effettuati sugli stessi terreni dall’Arpa, i
quali mostrano ancora positività al beta Hch anche a venti metri dalle
sponde del fiume. Il servizio veterinario della Asl quindi non potrà dare
il via libera al comune di Ceccano per la revoca dell’ordinanza sindacale
che vieta le coltivazioni e l’allevamento. Ordinanza nel frattempo
rinnovata per altri 45 giorni (per l’ennesima volta dallo scorso 21
gennaio) dal sindaco Antonio Ciotoli lo scorso 14 agosto. L’ordinanza
prescrive il divieto di coltivazione e allevamento sui terreni incriminati
che si aggiunge all’obbligo di tagliare il fieno per la prevenzione degli
incendi. Una situazione di stasi che si sta rivelando critica sia per i
coltivatori, per i quali a questo punto si dovrà necessariamente far
ricorso al rimborso messo a disposizione dalla Regione Lazio pari a 70mila
euro, ma anche per gli allevatori interessati in passato direttamente
dalle positività sul latte e sui foraggi, ed oggi ancora indirettamente.
Mentre man mano che passavano le settimane, infatti, qualcuno di loro è
riuscito a recuperare il lavoro perso, seppure si tratti di perdite
consistenti e comunque non rimborsate, per altri la questione è ben
diversa. Gli allevatori in questione pur avendo da tempo campioni negativi
trovano difficoltà a smerciare i propri prodotti e così si ritrovano nella
paradossale situazione di dover comprare foraggio e mantenere i propri
animali, e poi non poter vedere il latte prodotto, né la carne. Un mercato
bloccato che si traduce in notevoli perdite economiche. La beffa, oltre al
danno, è che la Regione Lazio non ha ancora messo a punto per loro il
piano di risarcimenti come per l’area nord della Ciociaria. Se ciò accadrà
in futuro, come pare abbia intenzione di fare, potrebbe comunque essere
troppo tardi per garantire la sopravvivenza degli allevamenti in
questione. Ma finché si tratta di un danno economico, seppur grave, la
portata del danno rimane ancora limitata. La reale consistenza della
situazione, in verità, si scoprirà solo quando arriveranno, in autunno, i
primi esiti delle analisi sul sangue umano in corso in questi giorni a
cura della Asl di Frosinone. |