Domenica 23 Agosto 2009 Chiudi chiudi finestra
di DENISE COMPAGNONE

Sono negativi gli esiti delle analisi sui tre campioni di fieno raccolti a Ceccano sugli appezzamenti di terreno risultati inquinati da Beta Hch secondo la caratterizzazione ministeriale della scorsa estate. Ma ciò non basterà per poterlo utilizzare come foraggio. Non rappresentando infatti i prelievi sul fieno un campione omogeneo, anche se gli esiti risultano negativi, non è esclusa al 100% la positività al Beta Hch. Lo confermano del resto gli esiti degli ultimi carotaggi effettuati sugli stessi terreni dall’Arpa, i quali mostrano ancora positività al beta Hch anche a venti metri dalle sponde del fiume. Il servizio veterinario della Asl quindi non potrà dare il via libera al comune di Ceccano per la revoca dell’ordinanza sindacale che vieta le coltivazioni e l’allevamento. Ordinanza nel frattempo rinnovata per altri 45 giorni (per l’ennesima volta dallo scorso 21 gennaio) dal sindaco Antonio Ciotoli lo scorso 14 agosto. L’ordinanza prescrive il divieto di coltivazione e allevamento sui terreni incriminati che si aggiunge all’obbligo di tagliare il fieno per la prevenzione degli incendi. Una situazione di stasi che si sta rivelando critica sia per i coltivatori, per i quali a questo punto si dovrà necessariamente far ricorso al rimborso messo a disposizione dalla Regione Lazio pari a 70mila euro, ma anche per gli allevatori interessati in passato direttamente dalle positività sul latte e sui foraggi, ed oggi ancora indirettamente. Mentre man mano che passavano le settimane, infatti, qualcuno di loro è riuscito a recuperare il lavoro perso, seppure si tratti di perdite consistenti e comunque non rimborsate, per altri la questione è ben diversa. Gli allevatori in questione pur avendo da tempo campioni negativi trovano difficoltà a smerciare i propri prodotti e così si ritrovano nella paradossale situazione di dover comprare foraggio e mantenere i propri animali, e poi non poter vedere il latte prodotto, né la carne. Un mercato bloccato che si traduce in notevoli perdite economiche. La beffa, oltre al danno, è che la Regione Lazio non ha ancora messo a punto per loro il piano di risarcimenti come per l’area nord della Ciociaria. Se ciò accadrà in futuro, come pare abbia intenzione di fare, potrebbe comunque essere troppo tardi per garantire la sopravvivenza degli allevamenti in questione. Ma finché si tratta di un danno economico, seppur grave, la portata del danno rimane ancora limitata. La reale consistenza della situazione, in verità, si scoprirà solo quando arriveranno, in autunno, i primi esiti delle analisi sul sangue umano in corso in questi giorni a cura della Asl di Frosinone.