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Acqua Pubblica

ACEA, il business dell'acqua anche a Colleferro.


Comunicato Stampa Retuvasa

ACEA, il business dell’acqua anche a Colleferro.


 

A quasi due anni dall’insediamento di Acea ATO 2 S.p.A. come gestore del servizio idrico di Colleferro sono arrivate le prime bollette. Non è certo un fulmine di guerra questo nuovo gestore, soprattutto trattandosi di una delle maggiori multinazionali del settore in Italia. Tra l’altro, in due anni Acea non è riuscita a leggere i contatori nemmeno una volta e ora tappezza la città di manifesti, minacciando conti più salati se gli utenti non fanno anche il lavoro al loro posto, ovvero se non comunicano con autolettura il volume di mc di acqua consumati. Eppure a pagina 23 della carta dei servizi si legge che la lettura del contatore verrà effettuata almeno una volta l’anno.

Come abbiamo detto più volte, l’avvento del nuovo gestore ha portato con sé un cambiamento nel metodo tariffario, che prevede che tutti i costi del servizio vengano remunerati con la bolletta. Pagheremo, assieme all’acqua che consumiamo, anche gli interventi di manutenzione -piccoli o grandi che siano- e gli investimenti che il gestore farà.

La vecchia tariffa, in maniera molto più equa, prevedeva che le spese per investimenti fossero finanziate con la fiscalità generale a cui i cittadini partecipano in maniera proporzionale al proprio reddito. Così è stato per la realizzazione degli ultimi pozzi, finanziati con fondi regionali, che forniscono acqua di buona qualità alla nostra cittadina.

Anche per questo motivo le tariffe Acea rispetto a quelle praticate dal precedente gestore sono molto più alte: ad eccezione del primo scaglione di consumo, che è lievemente più basso, si va da aumenti del 40% per il secondo scaglione di fornitura, al 69% per il quarto. 
Scorrendo le voci in bolletta ci accorgiamo di un’altra particolarità che fa sorgere qualche dubbio.

A quanto sappiamo, infatti, ACEA ATO 2 ha per ora rilevato solo il servizio idrico, mentre i servizi di fognatura e depurazione sono rimasti in capo al comune di Colleferro, fino a che non saranno  terminati i lavori di adeguamento del depuratore sito in Valle Settedue (punto 6 lettera c della delibera n. 5 del 21/5/2015).

Sappiamo anche (Determ. Dirig. 281 del 25.05.2015) che il comune ha affidato la conduzione tecnica  e  la manutenzione di questo depuratore ad Acea ATO 2  per una cifra pari a 246.711 euro (fino al 31.12.2015) che, a quanto si dice nella determina, è la stessa cifra pagata al vecchio gestore. La voce in bolletta relativa ai costi di fognatura e depurazione dovrebbe quindi ancora tornare nelle casse del Comune, come avveniva nel precedente contratto. Non riusciamo a comprendere quindi perché la tariffa per queste due voci si sia adeguata alla nuova tariffa (più cara di circa il 56%) pur permanendo la situazione gestionale precedente. Opportuno che qualcuno ci dia una risposta.

Ma torniamo a parlare di investimenti, tema spesso agitato dai privatizzatori per dimostrare la supremazia della gestione privata rispetto a quella pubblica.

Riportiamo quanto si legge in proposito nel recente studio dalla Merian research (marzo 2017):  ”All’interno del bilancio 2012 di Acea Ato 2 SpA si specifica che, nel periodo 2012-2015, si sarebbero dovuti effettuare investimenti pari a 951,8 milioni di euro. In realtà, nello stesso periodo, gli investimenti effettuati in totale sono stati pari a 576,83 milioni di euro (374,97 milioni di euro in meno del previsto).

Fino al 2011 è stata assicurata agli azionisti una remunerazione del capitale investito pari al 7%. Tale remunerazione garantita  è stata cancellata dalla conferenza dei sindaci dell’aprile 2012, che  ha recepito l’esito del referendum del 2011.
La cancellazione della remunerazione garantita si è accompagnata ad un aumento delle tariffe, giustificato da un aumento degli investimenti programmati nel periodo 2012-2015.

In realtà tali investimenti non sono stati effettuati (o sono stati effettuati solo in parte). Nei fatti quindi la cancellazione della remunerazione garantita al 7% ha portato a un aumento della remunerazione del capitale investito dagli azionisti dal 7% a circa il 10% nel periodo 2012-2015. Infatti, se si fossero realizzati tutti gli investimenti, i relativi ammortamenti avrebbero portato a una diminuzione dell’utile e quindi della redditività del capitale nel periodo considerato.”

Detta in maniera molto semplice: Acea non ha fatto tutti gli investimenti che avrebbe dovuto e i soldi non spesi sono andati dalle nostre tasche a quelle degli azionisti.

Tra l’altro, le tariffe Acea ATO 2, dal 2016 al 2017, sono aumentate ancora quasi del 5%, valore importante in un contesto di deflazione generalizzata dei prezzi e di crisi economica che colpisce in maniera più dura le fasce più povere della popolazione.

I ricavi di Acea ATO 2 dal 2011 al 2015 segnano un + 19,25% solo per il servizio idrico, da 423,75 milioni di euro nel 2011 a 505,34 milioni di euro nel 2015.  Il Margine operativo lordo, fatta eccezione per il 2011, rimane abbastanza stabile negli anni; nel 2015 è di 238,83 milioni di euro.

Questa costanza nel margine di profitto si spiega col fatto che il servizio idrico è un monopolio naturale, regolato da leggi che evitano al gestore di rischiare i propri capitali mentre gli consente guadagni sicuri, anche dopo l’esito referendario, aggirato in ogni modo.

Dove vanno a finire gli utili incamerati da Acea ATO 2? A migliorare il servizio? A sanare acquedotti colabrodo?

Non propriamente. Gran parte di questi soldi (il 93% degli utili nel 2015) vanno alla capofila del gruppo, Acea S.p.A. che in parte li divide tra i propri azionisti, in parte li presta ad Acea ATO 2 a tasso di mercato per effettuare gli investimenti previsti dalla conferenza dei sindaci.
Si legge infatti nello studio Merian research: “L’utile di Acea ATO 2 (70,70 milioni di euro nel 2015) viene costantemente distribuito ad Acea Holding, che lo presta poi ad Acea ATO 2 tramite la linea di credito intercompany. Quindi Acea ATO 2 finisce per pagare interessi sul suo stesso utile, incamerato da Acea S.p.A. come dividendo e concesso poi ad Acea ATO 2 come prestito.”
  
Siamo di fronte ad un’architettura societaria che rende impossibile ai cittadini una qualsiasi forma di controllo sulla gestione di un servizio indispensabile ed irrinunciabile, mentre permette di mascherare l’accaparramento dei profitti tramite giochi finanziari.

Utili per 70,70 milioni di euro nel 2015, divisi tra gli azionisti: immaginate quante opere infrastrutturali si sarebbero potute realizzare con quei soldi.

Ricordiamo infine che la Regione Lazio ha un piano regolatore degli acquedotti che risale al 2004, realizzato in base a previsioni che arrivavano al 2015, mentre i problemi causati dal cambiamento climatico e le perdite negli acquedotti rendono sempre più critico l’approvvigionamento idrico alle popolazioni.

Fin qui abbiamo dato i numeri. Ma dopo due anni di gestione Acea possiamo anche dare qualche parere sull’operato: abbiamo visto miglioramenti nel servizio? Efficienza nelle riparazioni? Solerzia per nuovi allacci? Ascolto all’utenza e trasparenza nelle azioni? Efficacia e tempestività nelle comunicazioni?

A voi cittadini la parola e il giudizio, con una avvertenza: le considerazioni che possiamo fare sulla nostra situazione locale ci possono far alzare lo sguardo sulla condizione di una risorsa, l’acqua, che nel suo ciclo di riproduzione non conosce confini.
 
Colleferro, 21 aprile 2017

Chi ha paura di ACEA?


Comunicato Stampa Retuvasa

Chi ha paura di ACEA?
Perché da oltre 2 anni non si dà attuazione alla legge regionale sulla gestione dei sistema idrico?

 

I Sindaci dei Comuni di Colleferro, Valmontone, Labico, Artena, Carpineto Romano, Gorga, Gavignano, Segni e Montelanico prendendo atto delle criticità presenti nell’attuale servizio erogato da Acea hanno richiesto un incontro urgente.”

La richiesta del sindaco di Colleferro e di altri sette comuni del circondario di incontrare l’AD di ACEA ATO2 in merito alla qualità del servizio erogato è una iniziativa positiva e necessaria.

Ci preme tuttavia rammentare ai sindaci che è pendente da molti mesi una questione che potrebbe modificare radicalmente i rapporti tra cittadini, amministrazioni e territori con il gestore del Servizio Idrico Integrato, a favore dei primi. Stiamo parlando della legge regionale n.5/2014, Tutela, governo e gestione pubblica delle acque, approvata il 4 aprile 2014. Questa legge, nata dall’iniziativa popolare, fortemente voluta da comitati e associazioni per l’acqua pubblica, all’art. 5 comma1 recita:

Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, la Regione individua con apposita legge gli ambiti di bacino idrografico e, al fine di costituire formalmente le Autorità di detti ambiti, disciplina le forme e i modi della cooperazione fra gli enti locali e le modalità per l’organizzazione e la gestione del servizio idrico integrato, costituito dall’insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione di acqua, di fognatura e di depurazione delle acque reflue.

A distanza di due anni e mezzo a questo e a ad altri obblighi derivanti dalla legge non si è messo mano, col risultato di fare della legge lettera morta. Riveliamo ai disattenti amministratori ed ai cittadini che la definizione dei nuovi Ambiti di Bacino Idrografico (ABI) -in sostituzione degli attuali ATO (ambiti di bacino ottimale)- produce il decadimento delle attuali gestioni aprendo la strada anche a forme di gestione più dirette da parte degli enti locali. Facciamo nostro il sospetto che proprio questa conseguenza abbia consigliato alla amministrazione regionale di non porre mano ai regolamenti ed alle leggi attuative. Il problema è tutto politico, non vi sono inerzie burocratiche, di cui tanto si discute in queste settimane, a creare impedimenti.

Il coordinamento regionale per l’acqua pubblica, di cui Retuvasa fa parte, ha organizzato molteplici interventi e spedizioni presso la Regione per esigere l’approvazione dei decreti attuativi della legge, ottenendo solo promesse e rinvii di settimana in settimana, di mese in mese. E' quindi ingiustificata e colpevole la disattenzione delle amministrazioni nel merito.

Il testo della legge peraltro apre a spazi di partecipazione e di codecisione da parte dei cittadini e delle amministrazioni, un modello rivendicato da questi stessi soggetti nella nostra valle da lungo tempo.

Per oltre due anni l’ineffabile assessore Refrigeri -eseguendo diligentemente il compito a lui affidato- ha continuato a promettere una proposta della giunta sui nuovi ABI, nel frattempo gli esperti del coordinamento regionale hanno realizzato una proposta di suddivisione del territorio in ABI, seguendo la configurazione dei bacini idrografici e degli acquedotti; questa proposta, fatta propria da alcuni consiglieri regionali, è diventata la proposta di legge 238/2105. Anch’essa è rimasta nel cassetto, nonostante ripetuti incontri non è mai andata in discussione in commissione ambiente, tanto meno in aula: proposta di giunta con cui confrontarsi, non pervenuta.

In tale proposta viene individuato tra i 12 bacini previsti, come bacino a sé stante, il bacino idrografico del fiume Sacco, che va a ridisegnare la ripartizione attuale fondata sui confini amministrativi delle provincie, affermando un principio che in tutti questi anni con sempre più forza e consapevolezza associazioni, comitati ed amministratori cercano di realizzare.

Esplicitiamo la domanda, perché tutta questa inerzia sino ad ora da parte della Regione? Perché questo incomprensibile temporeggiare per la costituzione degli ABI?

Forse perché si ventila da tempo la volontà del governo centrale di costituire un unico grande ABI regionale da dare in gestione all’azienda che in quel momento avrà il maggior numero di utenti a livello regionale? Si parla anche di un progetto di spartizione macroregionale da dare in pasto alle più grandi e pompate multi utility, tra cui Acea S.p.A.

Coerente con questo progetto è il fatto che proprio ACEA abbia acquisito il controllo della società Idrolatina che a sua volta controlla Acqua Latina, gestore del sistema idrico in provincia di Latina, in attesa di acquisire il controllo sulla provincia di Viterbo.

Inoltre, a proposito di servizi, ACEA ha creato un sistema di gestione del servizio idrico -in particolare della manutenzione- che va imponendo a tutte le sue partecipate, in Toscana, Umbria e Campania, con ciò anticipando e preparando il terreno al piano di acquisizione del controllo totale sul sistema idrico in tutte le regioni del centro Italia. Il nuovo sistema garantisce il monopolio di tutte le informazioni sui sistemi idrici, sottraendole a qualsiasi possibilità di controllo da parte delle amministrazioni, rendendo remota ogni possibilità di dialogo diretto tra cittadini e gestore: una ristrutturazione tecnologica ed organizzativa i cui effetti ben conosciamo in altri tipi di servizio.

L’amministrazione della Citta di Roma, azionista di maggioranza di ACEA -nonostante le affermazioni in campagna elettorale- non muove un dito, non alza un sopracciglio e per bocca del suo assessore alle partecipate afferma di non poter intervenire sulla dirigenza di ACEA, affermazione alquanto originale nel campo del diritto societario che regola le SPA.

Molto c’è da dire per illustrare il progetto di ACEA di diventare una piccola multinazionale dell’acqua -e non solo- principale oligopolista sul piano nazionale, e delle sue conseguenze sui cittadini ed i territori. Molto c’è da approfondire sulla legge regionale n. 5/2104 e da fare per la sua applicazione, soprattutto da parte delle amministrazioni comunali.

Nel frattempo, dopo la sentenza della Corte Costituzionale, il governo è stato costretto a ritirare il decreto sui servizi pubblici locali, che aveva l’obiettivo di imporne la privatizzazione. In regione con il DPRL n. T00205 del 12/10/2016 viene affidato l'incarico in materia giuridico-amministrativa al Prof. A. Lucarelli per "l'elaborazione di una proposta di legge che regoli la materia degli ambiti di bacino idrografico e del sistema idrico integrato".

Sarà la volta buona o perderemo altro tempo?

Siamo a disposizione per fornire tutti i chiarimenti alle amministrazioni, che peraltro hanno tutti gli strumenti per informarsi ed agire di conseguenza.

 
Valle del Sacco, 6 dicembre 2016
 

Paliano, il dilemma dell'acqua pubblica.


Comunicato Stampa Retuvasa

Paliano, il dilemma dell’acqua pubblica.

 
 
La vicenda del braccio di ferro tra il Comune di Paliano, che non vuole passare la gestione del servizio idrico integrato ad Acea ATO 5, e quest’ultima società, che a suon di ricorsi al TAR vuole acquisire impianti e gestione del servizio idrico di Paliano va a nostro avviso approfondita, almeno per comprendere i termini della questione.

Il Comune di Paliano, per quanto riguarda il servizio idrico, ricade nell’Ambito Territoriale Ottimale (ATO) 5 del Lazio, che è stato affidato con gara ad evidenza pubblica nel 2003 ad Acea ATO 5, una controllata del gruppo Acea S.p.A.. Acea ATO 5, quindi, dovrebbe prendere in carico tutti i comuni dell’ATO 5.
Per inciso, gli ATO, coinvolti dagli innumerevoli tagli alla spesa pubblica, sono stati aboliti a partire dal 31dicembre 2012. E’ per tale motivo che le Regioni sono state chiamate a ridisegnare, secondo criteri di razionalizzazione, gli ambiti di bacino idrografico (ABI). La Regione Lazio, colpevolmente in estremo ritardo, non ha ancora definito i nuovi ABI, nonostante  giaccia  da molto tempo in commissione ambiente la  proposta di legge 238/2015 che riprende la proposta sugli ABI degli esperti del Forum regionale dei movimenti per l'acqua.

Fino ad ora la gestione di Acea ATO 5 è stata molto inefficiente tanto che i sindaci dell’ATO 5 hanno deciso di rescindere il contratto con essa. Perché i cittadini di Paliano dovrebbero affidare uno dei servizi pubblici  più importanti a un’azienda del genere?

Ricordiamo che Acea S.p.A. è una società per azioni quotata alla  borsa di Milano che vede nel proprio capitale il Comune di Roma, con una quota maggioritaria (51%) e importati soggetti privati, quali il Gruppo Caltagirone, la multinazionale francese dell’acqua Suez e la Norges Bank; quest’ultima gestisce il fondo sovrano norvegese, uno dei più importanti al mondo, alimentato dai proventi dell’estrazione petrolifera nel Mare del nord e proprietario di importanti partecipazioni azionarie anche in Italia.

Va ricordato che le società di capitali (tra cui le s.r.l. e le S.p.A.), anche se a TOTALE CAPITALE PUBBLICO, sono società di diritto privato che rispondono a logiche di mercato piuttosto che all’interesse pubblico. La quotazione in borsa, inoltre, rende ancor più preponderante l’obiettivo della generazione  di profitti.
Tornando ai fatti, il sindaco Alfieri ha inviato una lettera  a  Virginia Raggi, attuale sindaco di Roma (il Comune, come detto, è azionista di maggioranza di Acea S.p.A.), chiedendole di ritirare il nuovo ricorso al TAR presentato da Acea ATO 5 l’11 luglio scorso in cui l’azienda  intima al comune di Paliano di cedere gli impianti.

Nella lettera si fa cenno anche all’esito referendario di giugno 2011, quando 26 milioni di italiani hanno scelto la gestione pubblica di tutti i servizi, in primis il servizio idrico.

Chi gestisce al momento il servizio idrico di Paliano? L’AMEA, una S.p.A. a capitale misto pubblico-privato, con il seguente assetto azionario (ripreso dal sito della società): Comune di Paliano: 65,494%, Comune di Piglio 1,506%; A.R.I.A S.r.l.  33%.

Gli enti pubblici locali in questo caso hanno una quota preponderante nell’assetto societario, ma non si tratta comunque di una società di diritto pubblico, come può essere invece un’azienda speciale; quest’ultima risulta ente strumentale dell’ente locale di riferimento, il suo obiettivo è esclusivamente la gestione del servizio affidatole, per statuto non può operare a fini di lucro e deve reinvestire eventuali utili per migliorare il servizio. E’ per tale motivo che questa forma di gestione è stata sempre vista dai movimenti per l’acqua pubblica come la migliore in grado di garantire la pubblicità del servizio.
Non a caso il comune di Napoli ha ripubblicizzato il proprio servizio idrico effettuando proprio la trasformazione  della società per azioni Arin S.p.A. nell’azienda speciale Acqua Bene Comune Napoli (ABC Napoli).

Il sindaco Alfieri quindi, che noi stimiamo per la sua netta presa di posizione contro Acea ATO 5, dovrebbe però dare seguito al referendum del 2011 avviando un processo di ripubblicizzazione di Amea attraverso la trasformazione in azienda speciale.

Tra l’altro nella lettera viene ricordato che la legge 5/2014 sul servizio idrico della Regione Lazio permette e incoraggia la scelta pubblica per la gestione di questo servizio.

Siamo consapevoli dei vincoli sempre più pressanti con i quali tutti i governi degli ultimi decenni hanno di fatto imposto ai comuni la privatizzazione dei servizi pubblici (proprio attraverso la negazione delle aziende speciali), ma il rispetto della volontà popolare dovrebbe essere la priorità per ogni amministratore.

I fatti, d’altra parte indicano che la privatizzazione non migliora il servizio: è notizia di qualche giorno fa che i comuni di Valmontone e Rocca di Papa hanno minacciato azioni legali contro il gestore Acea ATO 2 per ripetuti e irrisolti problemi alle infrastrutture idriche mentre nel Comune di Colleferro  continuano le interdizioni all’uso umano dell’acqua potabile per parametri batteriologici non conformi (da alcuni giorni interdizione al quartiere Scalo e via Casilina), la chiusura completa per il periodo estivo dello sportello utenti di zona, la mancata bollettazione da oltre un anno.

Non si può evitare il confronto con il caso Saracena, un piccolo Comune del Pollino che gestisce l’acqua con azienda speciale da molto tempo anziché affidarla alla Sorical S,p.A., come avrebbero voluto imporgli. Il caso fece scalpore a luglio dello scorso anno perché il sindaco Gagliardi era insorto contro la multa imposta dall'Authority. La colpa? Le tariffe applicate dal sindaco erano troppo basse, sarebbero dovute lievitare secondo l’Authority, da 26 centesimi a 1 euro e 40. Il sindaco la spuntò mostrando semplicemente i dati: gestione del servizio eccellente e altamente economica.

Cosa si può chiedere di più ad un sindaco?

Comunque l’azione della amministrazione di Paliano che resiste alle pretese di Acea di costruire un monopolio della gestione del sistema idrico, capace di macinare profitti in  Italia e nel mondo a discapito di un diritto fondamentale, potrà continuare ed avere successo solo se  si realizzerà compiutamente la collaborazione tra tutti gli enti locali nella creazione di un sistema di gestione adeguato ai bisogni del territorio ed al mantenimento della risorsa acqua nella sua naturale struttura di bacino idrico.

 
Paliano, 31 luglio 2016
 

Colleferro e ACEA, chiariamo i ruoli.


Comunicato Stampa Retuvasa

Colleferro e ACEA, chiariamo i ruoli.


 
Ci risiamo, l’Amministrazione di Colleferro non vuole proprio capire che ora c’è un gestore privato ad occuparsi del servizio idrico.

Ci riferiamo ai manifesti apparsi in città nei quali si avvisava la cittadinanza che “per eseguire dei lavori di manutenzione sulle condotte idriche del Serbatoio Simbrivio, si renderà necessario sospendere il flusso idrico cittadino nella notte tra il 19 e il 20 aprile”.

Avvisare la cittadinanza è un dovere del gestore, come scritto all’art. 19 – “Sospensioni temporanee della somministrazione di acqua o riduzione di pressione “del regolamento d’utenza: “per quanto possibile l’ACEA cercherà di avvertire preventivamente della interruzione...”.

Perché allora l’Amministrazione si ostina a fare il mestiere di Acea?

Non è certo tenuta a leggere i nostri comunicati ma già a luglio scorso denunciavano questo comportamento.  Compariva infatti un post sulla pagina facebook del Comune di Colleferro che, a fronte di un guasto alle pompe di alcuni pozzi, scriveva:” I tecnici Acea, coadiuvati dall’amministrazione e dai dipendenti comunali, sono al lavoro per cercare di ripristinare il servizio prima possibile. Vi terremo aggiornati sull’esito degli interventi dei tecnici Acea.” 
La famosa multiutility internazionale ha necessità dei tecnici comunali, tra l’altro molto preparati, per risolvere un piccolo problema del nostro acquedotto?
 
Oltretutto se poi il disservizio permane oltre i tempi indicati e previsti dall'intervento, perché Acea non lo comunica e si rende irreperibile?" [ndr, alle ore 21, cioè 15 ore dopo i tempi previsti, in alcune zone servite dall'acquedotto Acea il servizio idrico non era ancora stato ripristinato].
 
Se l’Amministrazione ha intenzione di occuparsene, chieda al gestore quando arriveranno le prime bollette, visto che ad un anno dalla presa in consegna del servizio Acea non ha ancora emesso le prime fatturazioni.
Non crediamo ci sia da temere sulle possibili rimostranze dei cittadini per l’aumento di prelievo dalle loro tasche visto che il passaggio ad Acea è stato voluto dall’allora Commissario Prefettizio.
 
Oppure si attivi affinché lo sportello Acea di Colleferro, che serve anche tutta l’utenza dei comuni limitrofi, sia aperto più di un giorno a settimana, visto che i cittadini non sanno a chi rivolgersi per informazioni e disservizi.
 
Tornando al manifesto di questi giorni, giova notare che l’acqua di qualità migliore e più abbondante di cui si parla ha probabilmente origine dai nuovi pozzi 8 e 9, siti in posizione tale da captare acque di falda diversa da quella degli altri pozzi e in grande quantità. Questi pozzi, sono stati voluti dalla precedente amministrazione e finanziati con soldi pubblici, in particolar modo fondi regionali.
 
Questo a dimostrazione che, quando si ha la volontà, il pubblico funziona, è più efficiente ed economico di qualunque privato, soprattutto perché il suo fine non è quello di elargire dividendi sempre più cospicui agli azionisti.  
 
Ricordiamo ai cittadini di Colleferro che la regione Lazio si è dotata di una legge, la 5 del 2014, per la gestione del Servizio Idrico Integrato, in attuazione di una legge di iniziativa popolare, che permette la definizione di nuovi ambiti territoriali e la gestione pubblica da parte di Comuni consorziati tra loro.
Da oltre 18 mesi siamo in attesa della sua attuazione con una legge che definisca gli ambiti di gestione dei sistemi idrici territoriali. Il Forum dei movimenti dell’acqua fece a suo tempo una sua proposta, fatta propria da un gruppo di consiglieri con la proposta di legge 238/2015.
 
Il 28 di aprile la giunta regionale presenterà la propria proposta alternativa le due leggi verranno allora discusse in Commissione ambiente, tempo 30 giorni l’iter si concluderà con la discussione in aula.
A questo impegno si è arrivati dopo così tanto tempo solo per la mobilitazione dei comitati di cittadini.
 
Questo ci insegna ancora che non possiamo adeguarci passivamente alle decisioni delle aziende che lucrano su un bisogno primario di ogni famiglia e di ogni cittadino, ed alle decisioni della politica quando ne favorisca sfacciatamente gli interessi.
 
 
Colleferro, 21 aprile 2016
 

Valle del Sacco, fusione ACEA ATO2 e ACEA ATO5.


Valle del Sacco, Fusione ACEA ATO2 e ACEA ATO5.

Sindaco, se ci sei batti un colpo!

 
 
La vicenda della fusione delle due controllate di Acea Spa, Acea ATO2 e ACEA ATO 5, rispettivamente gestori del servizio idrico degli Ambiti Territoriali Ottimali (ATO) 2 e 5 è vergognosa. La cosa ci riguarda molto da vicino, dal momento che nell’ATO 2 rientra il comune di Roma e quasi tutti i comuni della provincia, tra cui Colleferro, e l’ATO 5 coincide con la provincia di Frosinone.
 
Su questa vicenda è stata calata una cappa di silenzio non solo da parte di ACEA ma anche di tutte le istituzioni coinvolte. Ultimo in ordine di tempo è l’assenza di qualsiasi iniziativa da parte delle segreterie tecniche dell’ATO 2 e ATO 5 del Lazio circa questa fusione. Le segreterie tecniche hanno anche il compito di indire le conferenze dei sindaci quando ci sia un fatto di rilevanza che coinvolge i loro comuni. In questo caso nessun comune è stato al momento avvertito della lettera recapitata il 23 dicembre dalla capofila ACEA SPA. La missiva informava di questo eventuale accorpamento, che si farà se nessuno avrà nulla a che ridire, in una sorta di silenzio assenso, senza alcuna possibilità di intervento da parte dei comuni coinvolti e tanto meno da parte dei cittadini.
Il referendum del 2011 ha sancito una nettissima vittoria dell’acqua pubblica e da allora, costantemente e senza ritegno, i governi centrali e periferici hanno emanato leggi e decreti che spianano la strada ai privati per accaparrarsi il business dell’acqua.
 
Cerchiamo però di capire il reale senso dell’operazione, legata logicamente all’articolo 7 dello Sblocca Italia. Questo articolo prevede il gestore unico per ogni Ambito Ottimale; inoltre, se nell’ambito si parte da una situazione con più gestori, si può affidare tutto il servizio ad un unico operatore se quest’ultimo ha in affidamento almeno il 25% della popolazione dell'ATO (art. 172 revisionato del codice ambientale 152/2006).
Dal momento che ripetutamente i vertici del PD regionale si sono espressi per la creazione di un ATO unico regionale, ecco chiarito il gioco di ACEA, retto da politici e controllori: accaparrarsi più utenze possibili per poter usufruire di questa facilitazione e gestire l’acqua di tutto il Lazio. Oltre alla fusione di ACEA ATO 2 ed ACEA ATO 5, la capofila vuole acquistare le quote detenute da Veolia in Acqualatina e punta ad assumere la gestione dell'ATO 1 di Viterbo, nonostante la pessima prova della sua gestione nella stragrande maggioranza dei comuni da essa gestiti.
Ricordiamo che nell’ATO 5 -Frosinone-, si sono creati degli sportelli per raccogliere e attivare una quantità impressionante di reclami nei confronti del gestore contro bollette astronomiche arrivate ai cittadini, mentre nei quartieri popolari di Roma (ATO 2) da mesi è in atto una mobilitazione contro i distacchi delle forniture idriche alle famiglie che non riescono a pagare le bollette per gravi difficoltà economiche.
 
Tra l’altro è bene ricordare la grave inadempienza della giunta regionale, che da mesi tergiversa in maniera vergognosa sulla ridefinizione degli ambiti di bacino secondo la nuova legge regionale, n. 5/2014, una legge che parla di ripubblicizzazione del servizio idrico, che rispetta la volontà popolare dei referendum e va contro le grandi fusioni aziendali che tanto piacciono ad ACEA SPA.
 
Per quanto detto prima è chiaro l’obiettivo che si vuole raggiugere con il rinvio da parte della Regione -di fatto sine die- dell’applicazione della legge.
 
Il forum dei movimenti per l’acqua ha dimostrato a più riprese, cifre alla mano, come sia falsa la presunta efficienza e superiorità della gestione privata del sistema idrico integrato, a partire dalla riduzione drammatica degli investimenti. Abbiamo mostrato in un altro comunicato come ACEA ricavi gran parte dei propri profitti dalla gestione dell’acqua. La ventennale opera di smantellamento della gestione pubblica dei servizi primari e la sottrazione di risorse alle amministrazioni pubbliche ha come effetto la trasformazione di servizi finalizzati a soddisfare bisogni primari riconosciuti dalla costituzione in occasioni di business, oltretutto senza rischio d’impresa, trattandosi appunto di bisogni che non conoscono crisi.
 
Chiediamo alle amministrazioni del nostro territorio -in particolare quelle che si ritrovano nel Coordinamento dei Sindaci della Valle del Sacco- di prendere parola su questa importantissima questione, di far valere la voce e le scelte dei propri concittadini.
 
 
Valle del Sacco, 20.01.2016
 

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