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Acqua Pubblica

Colleferro, l'acqua ad ACEA: cosa cambia?


Comunicato Stampa Retuvasa

L’acqua di Colleferro ad ACEA, cosa cambia?

 
 
Nello scorso mese di maggio il Comune di Colleferro ha ceduto gli impianti del servizio idrico comunale al nuovo gestore ACEA ATO2 SpA.
“Era un passaggio dovuto”, ha tenuto a precisare l’ex Commissario Straordinario Dott.ssa Alessandra de Notaristefani di Vastogirardi. In effetti nel lontano 2003 il comune di Colleferro decise di entrare a far parte dell’ATO 2 LAZIO CENTRALE ROMA (uno dei cinque ambiti in cui era diviso il territorio della nostra regione per la gestione del servizio idrico integrato), insieme ad altri 111 comuni, ambito affidato appunto ad ACEA ATO 2 SpA.
 
La gestione prima di Acea.

Nel 1997, in attesa di ACEA, il nostro servizio idrico è stato privatizzato e dato in gestione ad Italcogim SpA.
In realtà il contratto che il comune di Colleferro stipulò con Italcogim era piuttosto anomalo rispetto a quanto riportato nella normativa. La legge Galli, infatti, stabiliva che la tariffa del servizio idrico dovesse comprendere tutti i costi (principio del “full recovery cost”), da quelli per il personale a quelli per la manutenzione ordinaria e straordinaria. Imponeva anche un guadagno sicuro del 7% su tutti gli investimenti che avrebbe effettuato il gestore. Quest’ultima vergognosa clausola è stata cancellata dal referendum di giugno 2011 ma surrettiziamente reintrodotta con il nuovo sistema tariffario stabilito dall’AEEGSI (Autorità per l'energia elettrica, il gas e il sistema idrico), sotto la voce “oneri finanziari”.
 
Il contratto con Italcogim prevedeva che il comune avrebbe comunque avuto un ruolo rilevante nella gestione, soprattutto relativamente alle spese di manutenzione e innovazione dell’acquedotto: a partire da pochi metri tubo, spettava al comune la riparazione.
Nelle nostre bollette, quindi, non venivano caricati parecchi oneri, che pagava direttamente il comune o comunque un ente pubblico con i propri fondi. Ad esempio,  il pozzo n. 9, costato più di un milione di €, è stato interamente finanziato dalla regione Lazio.
Questi investimenti, come le opere di pronto intervento, erano comunque gestite da delibere comunali, consultabili sul sito istituzionale. L’amministrazione comunale, con i suoi pregi e difetti, era un interlocutore raggiungibile: la nostra associazione è stata più volte ricevuta dall’ufficio tecnico per chiarimenti su eventuali problemi occorsi all’acquedotto. Velo pietoso invece sul gestore privato, che si limitava a gestire la bollettazione, controllare le infrastrutture ed effettuare le analisi dell’acqua.

Arriva Acea ATO 2 SpA

Con l’avvento di ACEA entreremo nel nuovo regime tariffario: in bolletta verranno conteggiati anche gli investimenti (in tutto il territorio dell’ATO) e i relativi guadagni garantiti per il gestore e il conto sarà di conseguenza molto più salato, verosimilmente avvicinandosi al 50% di aumento. Acea però al momento non gestirà gli impianti di depurazione e fognatura, per cui rimane al momento incerto il modo in cui questa voce entrerà in bolletta.
 
Svanirà anche la possibilità di controllo da parte dei cittadini sulla gestione del servizio idrico, che verrà completamente delegato alla società di gestione senza possibilità di alcuna interlocuzione in merito.

Anche i sindaci, che hanno un relativo potere decisionale nell’assemblea dei sindaci dell’ATO, hanno poca voce in capitolo dal momento che il comune di Roma ha un peso decisionale estremamente più significativo rispetto agli altri comuni dell’ATO 2.
 
E se il buongiorno si vede dal mattino, qualche preoccupazione sorge subito dalla chiusura degli sportelli al pubblico diffusi sul territorio: dai primi di luglio al 30 settembre l’utenza si potrà rivolgere solo alla sede centrale di Roma, fatto che ha destato le ire di diversi sindaci dell’ATO, come quello di Subiaco:"In un momento in cui le politiche commerciali di Acea Ato 2 risultano già estremamente penalizzanti per i cittadini - ha commentato il sindaco di Subiaco Pelliccia - con richiesta di conguagli e bollette pazze, oltre al danno aggiungiamo anche la beffa: nel periodo estivo, in cui la popolazione del comprensorio aumenta sensibilmente, anziché implementare ulteriormente il servizio si chiude lo sportello per oltre due mesi".
 
Chi è Acea?

Acea ATO 2 SpA fa parte di Acea SpA, la multiutility che i occupa di importanti servizi pubblici come acqua, rifiuti e energia elettrica. Il suo assetto azionario, al 31 dicembre 2014 è il seguente:

Roma capitale 51%
Mercato 18,64%
Caltagirone 15,86%
Suez Env. Comp. 12,48%
Norges Bank 2,02 %

Benché la maggioranza sia in mano al comune di Roma, a dettare le regole della società sono gli altri componenti dell’assetto azionario. Quella che una volta era l’acqua del sindaco, ora è l’acqua di banche, costruttori e multinazionali.
Nel settore idrico i ricavi nel 2014 sono stati 653,8 milioni di €, con un risultato operativo di 221 milioni. Il settore elettrico presenta ricavi per 2073,7 milioni con un risultato operativo di 4,4 milioni. Questo dato rende conto del peso del settore idrico sul piano dei profitti.

La legge regionale 5/2014: una possibile ancora di salvezza.

Per salvare l’acqua dal mercato è fondamentale che siano approvati i decreti attuativi della legge regionale 5/2014 sulla “Tutela, gestione e governo pubblico delle acque”, che permette la gestione pubblica dell’acqua con la partecipazione dei cittadini. La legge ne prevedeva l’emissione entro il 2014, ma ancora non si è visto nulla.
 
 
Risulta cruciale soprattutto l’approvazione degli Ambiti di Bacino Idrografico (ABI). Gli esperti del movimento per l’acqua del Lazio hanno realizzato una proposta che rispetta la struttura dei bacini idrografici sul piano regionale, identificando in particolare quello della Valle del Sacco. Tale proposta è stata fatta propria da 10 consiglieri con la proposta di legge 238 del 2015. Sollecitato fortemente dai comitati, dopo mesi di inutili confronti, l’assessore Refrigeri si è impegnato per la giunta ad emettere una propria proposta.
 
 
Il 20 luglio ci sarà un incontro in regione con tutti i capigruppo, il presidente del consiglio regionale, il presidente della commissione ambiente e l’assessore Refrigeri per un definitivo chiarimento.

Se non ci sarà l’approvazione del nuovo assetto regionale degli ambiti la Regione sarà commissariata e verrà costretta a creare un ambito regionale nel quale ACEA, avendo più del 23% diventerà l’unico concessionario del servizio idrico. A quel punto verrà vanificata la volontà dei cittadini che hanno proposto la legge di iniziativa popolare e del consiglio regionale che ha votato la legge all’unanimità.
Vi terremo informati sugli sviluppi della legge regionale e del nostro servizio idrico.
 
Colleferro, 18 luglio 2015
 

Colleferro, acqua e ACEA ATO2.


L’acqua di  Colleferro ad ACEA ATO 2 S.p.A., in quale contesto economico e normativo?
Che decisioni sta prendendo la Regione Lazio?

Ovvero

PRESIDENTE ZINGARETTI VUOLE ESSERE COMPLICE DELLA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA?
 
 
La deliberazione n. 5 del commissario straordinario, Dott.ssa Alessandra de Notaristefani di Vastogirardi con i poteri del Consiglio Comunale, ha deciso il “Conferimento in concessione gratuita ad ACEA ATO 2 S.p.A. delle infrastrutture idriche di proprietà del Comune di Colleferro”.
Diciamo subito che il conferimento sottende una transazione economica complessa tra ACEA ATO 2 S.p.A. ed il Comune di Colleferro avente per oggetto le spese sostenute dal comune per gli interventi di adeguamento funzionale dell’impianto di depurazione di Vallesettedue.

Citiamo.

“10)  Di  approvare  lo  schema  di  convenzione,    che  viene  allegato  al  presente  atto  per formarne parte integrante e sostanziale (Allegato 7),  in forza del quale  Acea Ato 2 S.p.A. rimborserà  al  Comune  di  Colleferro  la  quota,  di  competenza  comunale,  del  costo  degli interventi  di  adeguamento  funzionale  eseguiti sul  depuratore  di  Valle Settedue,  pari  ad  € 999.675,84, IVA compresa, tenuto conto che il costo complessivo dell’intervento, pari ad  €  1.795.675,84,  beneficia  di  un  finanziamento  regionale,  non  rimborsabile,  di  € 796.000,00;”.

Questa informazione ci ricorda che nella gestione in essere sino ad oggi tutti gli investimenti, che non fossero interventi su pochi metri di tubo, sono stati fatti con fondi pubblici quindi addebitati alla fiscalità generale e non sono stati scaricati in tariffa sugli utenti.
Saremo comunque più precisi con una analisi puntuale degli aspetti economici del passaggio di gestione.

La situazione cambia con la gestione di ACEA. In base al principio detto del ‘full recovery cost’ tutti i costi sostenuti dal gestore, quindi presumibilmente anche i soldi che Acea darà al comune di Colleferro per il depuratore,  verranno scaricati sulle nostre tariffe.

In realtà la concessione del Servizio Idrico Integrato (SII) del comune di Colleferro ad ACEA risale al 2003, ma sino ad ora ACEA non ha fatto alcuna pressione per una effettiva presa in carico, a differenza di quanto fatto nei confronti di altri comuni dell’ambito  Possiamo presumere che la motivazione di questo comportamento sia stata sino ad ora la situazione in cui versa il sistema idrico, dal lato della depurazione (stato del depuratore) e dalla situazione precaria del sistema di distribuzione: non esiste un vero e proprio acquedotto, mentre molti pozzi sono vecchi ed insistono su zone prossime al fiume ed alle aree inquinate quantomeno nella falda superficiale. Negli ultimi anni sono stati realizzati nuovi pozzi in altra area, adeguati dal punti di vista strutturale e che paiono insistere su altra falda, quella di Ninfa, quindi di notevole valore per il gestore che prende in carico un territorio con pozzi belli e fatti le cui acque potrebbero essere vendute ad altri comuni.

Sul tema della qualità dell’acqua e sul finanziamento della ristrutturazione necessaria ed inevitabile di tutto il sistema i cittadini di Colleferro potranno dire la loro e come loro i cittadini degli altri comuni?

Per rispondere a questa domanda dobbiamo descrivere brevemente lo stato dell’arte della normativa nazionale e regionale.
A livello nazionale gli ultimi interventi legislativi sono andati nella direzione opposta al risultato del referendum, favorendo la privatizzazione della gestione del SII intervenendo pesantemente sulla Sezione III - Gestione delle risorse idriche del DECRETO LEGISLATIVO 3 aprile 2006, n. 152 - Norme in materia ambientale.

In regione Lazio la legge 5/2014 sulla “Tutela, gestione e governo pubblico delle acque” ha recepito in gran parte i contenuti di una legge di iniziativa popolare promossa da diversi consigli comunali, che permette la gestione pubblica dell’acqua con la partecipazione dei cittadini. Purtroppo ancora non sono state portate in discussione alla Commissione Ambiente le norme di attuazione, nonostante fosse stabilito in 6 mesi il termine ultimo e nonostante sia sempre più incombente il rischio di commissariamento per la stessa Regione Lazio da parte del Governo.

In particolare è decisiva la definizione degli ambiti di bacino idrografico ossia gli ambiti territoriali nei quali la gestione del servizio viene affidata secondo la legge nazionale ad un unico gestore. Questo gestore, in base alla legge regionale -conforme alle norme comunitarie che nel merito dettano legge- può essere anche un consorzio pubblico costituito dai comuni dell’ambito.

In merito è giacente una proposta di legge la 238/2015, che riprende una proposta del movimento per l’acqua regionale nella quale sono definiti gli ambiti in base alla struttura idrografica del territorio regionale, così come sarebbe logico e giusto fare.

Perché è cruciale questo passaggio?

In mancanza della definizione dei nuovi ambiti e dei successivi affidamenti si passerebbe al commissariamento della Regione da parte del governo con definizione di un singolo ambito regionale ed affidamento in automatico ad ACEA della gestione di tutto il sistema idrico regionale (in base al fatto che controlla più del 25% dell’infrastruttura).

Nonostante ripetute sollecitazioni e numerosi incontri l’assessore Refrigeri per conto della giunta Zingaretti, pur mostrandosi interessato e d'accordo, non ha fatto alcun passo verso l’emissione delle norme attuative sugli ambiti di bacino.

Nel frattempo, altri 26 Comuni dell’ATO 1 di Viterbo e dell’ATO 2 di Roma martedì hanno dovuto presentare ricorso al Tar per l’annullamento delle diffide della Regione Lazio a cedere le infrastrutture idriche al gestore unico. Eppure, per evitare tutto ciò, basterebbe approvare la proposta di legge consiliare n°238.

Visti i tempi l’esito più probabile è la presa di controllo da Parte di ACEA di tutto il sistema idrico regionale e ciò è coerente con l’obiettivo del governo di fare di ACEA una piccola multinazionale dell’acqua, con base in tutto il centro Italia, Lazio e Toscana in primis.

Anche Colleferro è entrato nel grande gioco dell’acqua, i cittadini di Colleferro possono, anzi, devono prendere parola cominciando da una semplice domanda al presidente della Regione che lunedì scorso, in conclusione della campagna elettorale, è venuto ad inaugurare un reparto ospedaliero.

 
PRESIDENTE ZINGARETTI, VUOLE ESSERE COMPLICE DELLA PRIVATIZZAZIONE DELL’ACQUA?

CANDIDATI A SINDACO, COSA DITE IN PROPOSITO?

Colleferro, 26 maggio 2015
 
CLICCA QUI per consultare i documenti citati. 
 

ANALISI ACQUA COLLEFERRO


ANALISI ACQUA COLLEFERRO - GESTORE G6 RETEGAS ora ENEL RETEGAS



MAPPA DEI PRELIEVI

 
CLICCA QUI per scaricare le analisi estratte dal sito G6 Retegas ora ENEL Retegas
 

Colleferro, acqua a singhiozzo.


Comunicato Stampa Rete per la Tutela della Valle del Sacco
  
Puntualmente con la fine dell’estate arrivano i guai per l'acquedotto gestito da G6Retegas: da martedì scorso 11 settembre  in moltissime case di Colleferro l'acqua arriva  a singhiozzo o per nulla per delle ore.
Da informazioni telefoniche ottenute dall'Ufficio Tecnico del comune, il disservizio è stato causato dalla rottura della pompa del pozzo 5bis. Ciò ha determinato un abbassamento di pressione che ha generato la mancanza di acqua soprattutto nelle zone alte della città.
 
Nelle case, oltre al problema della mancanza di acqua, si rilevano anche ingenti quantità di terriccio e sabbia quando l'acqua torna ad uscire dal rubinetto, evento che spesso provoca il blocco delle caldaie e la rottura di lavatrici e lavastoviglie. Un altro segnale della fatiscenza del nostro acquedotto.
 
Al di là della gravità del fatto in sé, la cosa che ci lascia sempre più interdetti è l'assoluta mancanza di informazione alla cittadinanza sia da parte dell'amministrazione che del gestore: nessun manifesto né nota sul sito del comune. Ne tantomeno forniture di acqua con autobotti per sopperire ai disagi generati.
Solo i telefoni dell'Ufficio Tecnico comunale e della Polizia Municipale in ebollizione per la valanga di richiesta di spiegazioni da parte di cittadini esasperati.
 
Abbiamo ricevuto la conferma che il guasto sarà riparato in emergenza a breve ma che per un lavoro definitivo occorreranno ancora dei giorni, si spera entro la fine della settimana.
 
E per l'ennesima volta non riusciamo a capire  perché  i cittadini di Colleferro debbano pagare un gestore che si dimostra sollecito solo nella riscossione delle bollette e che non affronta la benché minima spesa di manutenzione per l'acquedotto che gestisce.
 
Colleferro, 19 settembre 2012

 
Ufficio Stampa Retuvasa
 

Sentenza Corte Costituzionale privatizzazione acqua e servizi pubblici locali





COMUNICATO STAMPA
 
Grande vittoria dei movimenti, la Corte Costituzionale fa saltare le privatizzazioni di acqua e servizi pubblici locali


Oggi, 20 Luglio, la Corte Costituzionale restituisce la voce ai cittadini italiani e la democrazia al nostro Paese.
Lo fa dichiarando incostituzionale, quindi inammissibile, l'articolo 4 del decreto legge 138 del 13 Agosto 2011, con il quale, il Governo Berlusconi, calpestava il risultato referendario e rintroduceva la privatizzazione dei servizi pubblici locali. Questa sentenza blocca anche tutte le modificazioni successive, compresa quelle del Governo Monti.

La sentenza esplicita chiaramente il vincolo referendario infranto con l'articolo 4 e dichiara che la legge approvata dal Governo Berlusconi violava l'articolo 75 della Costituzione. Viene confermato quello che sostenemmo un anno fa, cioè come quel provvedimento reintroducesse  la privatizzazione dei servizi pubblici e calpestasse la volontà dei cittadini.

La sentenza ribadisce con forza la volontà popolare espressa il 12 e 13 giugno 2011 e rappresenta un monito al Governo Monti e a tutti i poteri forti che speculano sui beni comuni. Dopo la straordinaria vittoria referendaria costruita dal basso, oggi è chiarito una volta per tutte che deve deve essere rispettato quello che hanno scelto 27 milioni di italiani: l'acqua e i servizi pubblici devono essere pubblici.

Si scrive acqua, si legge democrazia! 
   

In allegato la sentenza

VIDEOTECA VALLE DEL SACCO

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