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Cementificio

Colleferro, la reale dimensione dei rifiuti nel cementificio.


Comunicato Stampa

Colleferro, la reale dimensione dei rifiuti nel cementificio.


 
Negli ultimi giorni è salita alla ribalta la questione Italcementi di Colleferro e la notizia che saremmo stati inondati da rifiuti per essere bruciati nel cementificio.
Vi dimostriamo come tale notizia sia falsa, riportandola alle sue reali dimensioni.
 
E’ necessaria una premessa.
Il cementificio, nella sua normale attività, produce una quantità di emissioni maggiore di altri impianti (come evidenziato dal rapporto in preparazione della Legge regionale sullo stato della qualità dell’aria). Per questo motivo è necessario pretendere il massimo di trasparenza in merito e ogni contestazione deve essere supportata da un adeguato approfondimento, seguendo la metodologia che in passato hanno adottato le associazioni ambientaliste.
 
I cementifici -come le centrali termoelettriche- possono utilizzare  rifiuti come combustibile ai sensi della Legge 22 del 14 marzo 2013 a firma dell’ex Ministro dell’Ambiente Corrado Clini. I rifiuti nella fattispecie sono i CSS (Combustibili Solidi Secondari) che addirittura cessano di essere considerati rifiuti, ma prodotti per cui il loro utilizzo diventa riciclo di materia.  
Non va dimenticato che ai cementifici  si applicano vincoli ridotti -sulle emissioni da combustione- rispetto a quelli applicati agli inceneritori. 
Una legge assurda sul cui regolamento le uniche associazioni in Italia che si sono opposte ricorrendo al TAR del Lazio sono state Retuvasa, Raggio Verde e il Forum Ambientalista ottenendo di fatto l’annullamento del comma 6 art. 8 del suddetto Decreto Legge.
 
Anticipando la Legge nazionale del ministro Clini e più precisamente il 27 dicembre 2012, Italcementi Colleferro presenta una Verifica di Assoggettabilità a Valutazione di Impatto Ambientale per il progetto “Recupero di rifiuti come combustibile nella cementeria di Colleferro” per:
 
1) Fanghi decadenti da impianti di trattamento acque reflue urbane successivamente essiccati in impianti dedicati – codice CER 190805 “fanghi prodotti dal trattamento delle acque reflue urbane”;
2) Pneumatici fuori uso (PFU) granulati in pezzatura <20 mm – codice CER 191204 “plastica e gomma”;
3) Residui di materie plastiche non clorurate provenienti da impianti di trattamento della plastica da raccolta differenziata, triturati in pezzatura 10-35 mm - codice CER 191204 “plastica e gomma”.
 
Ricordiamo che le associazioni di Colleferro ricoprirono il loro ruolo egregiamente producendo iniziative e presentando osservazioni nel merito all’area VIA della Regione Lazio che con la Determina n. A05159 del 19/06/2013 rimandò la decisione a Valutazione di Impatto Ambientale, quindi ad un livello superiore di approfondimento per il quale necessitano maggiori dettagli progettuali e numerosi pareri di Enti.
 
Italcementi Colleferro incassa e ripropone il progetto agli uffici VIA il 07.01.2014 sul quale le associazioni rispondono nuovamente con le osservazioni, ma la società non produce controdeduzioni all’area regionale e pertanto con Determina G01828 del 02/03/2016 il procedimento viene annullato.
 
Di fatto Italcementi, per Legge, non può bruciare rifiuti come combustibile alternativo a Pet Coke e gas metano (solo in avvio), se non presentando un nuovo progetto all’Area di Valutazione di Impatto Ambientale della Regione Lazio.
 
Può però utilizzare rifiuti in mescola con il prodotto in qualità di “Recupero” già dal 2007, ma certificato dalla Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata dalla ex Provincia di Roma con Determinazione Dirigenziale R.U. 4732 del 30.06.2010 e rinnovata con Determinazione Dirigenziale R.U. 2297 del 01.06.2017 ai sensi della Legge 133/2005.
I rifiuti in questione sono di diversa tipologia, in linea di massima fanghi, materiali refrattari, polveri, ceneri e scorie comprese quelle derivanti da incenerimento rifiuti, per un totale annuo di 226.000 tonnellate.
L’uso di questi materiali come detto è per la mescola in cottura del clinker, componente base del cemento.
 
Nella nuova autorizzazione AIA c’è un dato fondamentale per la qualità dell’aria a Colleferro: per l’inquinante NOx (Ossido di azoto) il limite emissivo è stato ridotto a 500 Mg/Nmetrocubo contro il precedente di 800 Mg/Nmetrocubo proveniente da una limitazione prima delle autorizzazioni integrate ambientali a 1200 Mg/Nmetrocubo.
In sostanza Italcementi Colleferro negli ultimi anni, oltre allo spegnimento di un forno da alcuni anni, ha dovuto abbassare notevolmente i livelli emissivi, in riferimento alle BAT (Best Available Technologies) o MTD (Migliori Tecniche Disponibili) dettate dalle leggi vigenti e facenti riferimento elle Direttive Europee.
 
In tempi più recenti, per la precisione in data 23.06.2016 Italcementi presenta un nuovo progetto sempre in Verifica di Assoggettabilità a VIA, concernente la modifica di alcune tipologie di rifiuti da utilizzare nella mescola del clinker, in pratica una sostituzione.
 
La Regione Lazio con Determinazione Dirigenziale del 21.03.2017 rimanda la decisione a Valutazione di Impatto Ambientale e Italcementi ripresenta il progetto nell’apposita area in data 04.12.2017 e pubblicata sul sito della Regione Lazio in data 06.12.2017.
 
Alcune note sul progetto in questione.
 
Secondo dati ed informazioni forniti dall’azienda.
La prima è che i rifiuti utilizzati nella cottura del cemento sono entrati, come affermato dall’azienda, in una percentuale dell’1,6% (10.699 tonnellate nel 2016).
La seconda è che dai rilievi effettuati presso gli altri cementifici, non essendo i rifiuti in esame materiale che entra in combustione ma in cottura, le emissioni sono da definirsi comparabili anche nei confronti di cementifici che non utilizzano rifiuti nella mescola. L’impianto di Colleferro utilizza come contenimento filtri a tessuto in luogo di elettrofiltri, più costanti nei livelli emissivi.
 
La terza forse la più importante è la seguente (tratta dalla sintesi del progetto presentato in fase di Verifica di Assoggettabilità a VIA ):
 
In occasione della presentazione del presente screening, inoltre, Italcementi intende modificare il quadro delle tipologie di rifiuti recuperati rinunciando al recupero delle tipologie di recupero e di rifiuti:
  • 12.1 (fanghi da industria cartaria),
  • 12.3 (fanghi e polveri da segagione e lavorazione pietre, marmi e ardesie),
  • 12.4 (fanghi e polveri da segagione, molatura e lavorazione granito),
  • 12.13 (fanghi da impianti di decantazione, chiarificazione e decarbonatazione delle acque per la preparazione di acqua potabile o di acqua addolcita, demineralizzata per uso industriale),
ed introducendo il recupero della tipologia:
  • 13.1 (ceneri dalla combustione di carbone e lignite, anche additivati con calcare e da combustione con esclusione dei rifiuti urbani ed assimilati tal quali),
lasciando inalterata rispetto a quanto autorizzato la capacità di recupero complessiva pari a 226.000 tonnellate/anno.
 
Quindi in definitiva si tratta di una sostituzione con percentuali ridotte di utilizzo.
 
Ci domandiamo perché i rifiuti e non le materie prime?
La risposta è puramente economica -poco credibile la riduzione delle materie prime con minori impatti ambientali- visto che attraverso  la cottura dei rifiuti indicati nell’autorizzazione avviene la dissociazione di molecole presenti generalmente nell’argilla e nelle rocce carbonatiche
Da aggiungere che per i conferimenti di rifiuti l’azienda ottiene un corrispettivo.
 
L’allarme peraltro è stato lanciato a seguito di un errore nella documentazione pubblicata dalla Regione Lazio per cui pubblica sul suo sito il progetto e relativa indizione di una conferenza di servizi indicando come data 06.12.2018 collocando l’avvio del procedimento nel 2018 in luogo del 2017.
In base ad una nostra segnalazione gli uffici regionali hanno provveduto a correggere la data.
Da lì parte l’allarme domino sui social per un progetto presentato l’anno precedente e già in fase conclusiva, supportato da una lettura degli atti alquanto approssimativa: si diffonde la leggenda metropolitana per cui a Colleferro si abbattono gli inceneritori e i rifiuti si possono bruciare nel cementificio. Chi ha lanciato l’allarme in tal senso con preoccupante leggerezza avrebbe dovuto fare questo passaggio di approfondimento e rendersi conto del pregresso.  
 
Tutto falso quindi: a Colleferro non si bruciano rifiuti nel cementificio, si utilizzano determinate tipologie di rifiuti nella cottura del cemento in rispondenza a Direttive Europee e Normative Nazionali e l’attuale progetto è una sostituzione di tipologie autorizzate.
Su questa pratica che dura ormai da anni è necessario acquisire il massimo di informazione ed informare in modo adeguato i cittadini, partendo dal fatto che cottura e combustione si applicano a materiali differenti e producono differenti qualità e quantità di emissioni.

Le verifiche sui materiali in ingresso e la massima efficienza dei filtri applicati alle emissioni, sono necessari e devono essere garantiti dalle autorità di controllo. Teniamo presente che come combustibile per il riscaldamento dei forni si utilizza il coke di petrolio (il cosiddetto petcoke) che di per sé costituisce una delle principali fonti di inquinanti. Siamo in attesa di sapere se Italcementi realizzerà un nuovo impianto a circuito chiuso che recuperi tutti gli inquinanti della combustione.
 
Per il futuro dei lavoratori, della salute e dell’ambiente Italcementi deve chiarire quale sia il futuro di questo stabilimento a fronte di importanti investimenti nei processi produttivi e nei sistemi di controllo realizzati in altri stabilimenti del gruppo, su scala europea e non solo nazionale, nel contesto del gruppo europeo che ha acquisito il controllo di Italcementi.
 
Detto ciò ci auguriamo che il nostro report cronologico e necessariamente lungo nonostante la sintesi, possa tornare utile a tutti e possa in qualche modo limitare la frenesia di chi preferisce far diventare notizia ciò che non è, in modalità allarme sociale.
 
Colleferro, 03.11.2018 
 

Colleferro, Italcementi recede dal bruciare i CSS.


Comunicato Stampa Congiunto
 
Colleferro, Italcementi non risponde alle osservazioni delle associazioni e la pratica autorizzativa per bruciare rifiuti è archiviata.

 

Le associazioni continuano ad avere un ruolo importante, un valore aggiunto nel tessuto sociale ed è necessario supportarle, fornendo loro strumenti e rendendole partecipi a tutti i livelli.

Italcementi richiese la verifica di assoggettabilità a VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) e le associazioni produssero una serie di osservazioni ben dettagliate sul possibile impatto di un nuovo impianto inquinante in un’area già fortemente compromessa.

Le osservazioni, oltre che al parere negativo dell’allora Amministrazione, vennero recepite e l’impianto proposto venne rimandato a VIA con Italcementi che esattamente un anno dopo presentò nuovamente il progetto con tutte le documentazioni del caso in un iter autorizzativo più complesso. Le Associazioni osservarono con le medesime eccezioni.
 
Oggi con determina G01828 del 02.03.2016   il progetto viene archiviato e la conferma che il ruolo delle associazioni è stato determinante la si rileva nel testo dell’atto regionale:
 
Considerato che il competente Ufficio Valutazione Impatto Ambientale dell’Area Qualità dell’Ambiente e V.I.A., ha effettuato con nota prot.n. 605410 del 31/10/2014 richiesta di integrazioni e controdeduzioni sulle osservazioni pervenute;
 
Considerato che non è pervenuto alcun riscontro alla suddetta nota e quindi non è possibile dare ulteriore corso alla valutazione relativa al procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale in oggetto e risulta necessario, pertanto, procedere all’archiviazione dell’istanza;”
 
Ricordando che sui CSS è pendente un ricorso al TAR Lazio contro il Ministero dell’Ambiente sul decreto firmato dall’allora ministro Clini, oggi ribadiamo il concetto che il lavoro delle associazioni, instancabile e in continua crescita a livello di conoscenza, ha una funzione integrata nel processo amministrativo a cui non si può non dare merito e giusto riconoscimento.

 
F.to
Ass. Rete per la Tutela della Valle del Sacco (retuvasa)
Ass. Unione Giovani Indipendenti (UGI)
Ass. Raggio Verde
Comitato Residenti Colleferro
Ass. Mamme Colleferro (A.ma)
Ass. Culturale Gruppo Logos
 
 
Colleferro, 09.03.2016 
 

ITALCEMENTI COLLEFERRO, COMBUSTIBILI SOLIDI SECONDARI E BUSINESS DEI RIFIUTI





Comunicato Stampa

Retuvasa, Raggio Verde, Ugi, Comitato Residenti, A.MA., Gruppo Logos
 
Italcementi Colleferro e il business dei rifiuti

 

Anno nuovo, vita vecchia o progetti vecchi: Italcementi Colleferro ha ripresentato il 7 gennaio 2014  alla Regione Lazio presso l’Area di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) il suo vecchio, lucroso quanto pericoloso progetto: bruciare “fanghi prodotti dal trattamento delle acque reflue urbane”, pneumatici fuori uso (PFU), residui di materie plastiche non clorurate.

Ricordiamo che la società aveva presentato un anno fa analogo progetto, ma gli uffici preposti della Regione Lazio, dando ragione alle osservazioni delle associazioni che segnalavano l'estremo degrado ambientale della zona e la pericolosità di tali combustibili proposti, avevano rinviato il progetto alla procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), necessitando di ulteriori e maggiori approfondimenti.
I rifiuti che Italcementi vorrebbe bruciare rientrano nella tipologia dei Combustibili Solidi Secondari (CSS), che potrebbero essere utilizzati in parziale sostituzione dell’attuale sistema di alimentazione (Petcoke). I CSS sono la nuova frontiera del business dei rifiuti, dai quali i cementifici possono trarre esclusivo beneficio economico: minor utilizzo del tradizionale e costoso petcoke. Ricordiamo che i CSS sono stati introdotti dal ministro Clini (governo Monti) e pende sulla loro legittimità  un ricorso al TAR presentato dalle associazioni, la cui udienza non è ancora fissata, che puntano il dito sulla nocività dei materiali che verrebbero bruciati e su alcuni difetti normativi. Inoltre per i cementifici c’è una maggior tolleranza nei valori di emissione rispetto ai tradizionali impianti di termodistruzione. Nello specifico delle plastiche non clorurate (i cloruri sono sostanze molto pericolose in quanto precursori delle diossine), diversi studi ribadiscono la difficoltà a separare plastiche che li contengono da quelle che ne sono esenti.
 
Il governo Letta, persistendo sulla stessa strada, ha effettuato una ricognizione sul suolo nazionale indicando sia i possibili impianti per la produzione di CSS, sia le attività industriali che possono accogliere tali combustibili.
 
Per comprendere meglio i reali interessi sottesi ad un disegno così grave dal punto di vista ambientale, abbiamo letto gli atti prodotti dal Ministero dell’Ambiente e ripercorso le fasi che hanno portato alla deleteria introduzione del CSS nei cicli di produzione. 
L'impressione che si ha è che la regolamentazione con la quale l'allora Ministro dell'Ambiente ha stabilito quando il rifiuto cessa di essere tale e diventa CSS-Combustibile sia stata “partorita” in tutta fretta, evidentemente sotto la pressione dell'emergenza rifiuti nel Lazio. Infatti al Prefetto Sottile l'allora Ministero dell'ambiente ha immediatamente conferito speciali poteri con un provvedimento, pure impugnato dalle associazioni,  per spingere sull'introduzione del CSS-Combustibile. Il CDR è ora inoltre pressoché sostituito dal CSS. Vengono coinvolte le società di trattamento rifiuti, tra cui l’AMA la municipalizzata di Roma, che dovrebbero predisporre il CSS, e le industrie cementiere che, in piena crisi produttiva, accolgono a braccia aperte l’invito. L’AMA si dichiara pronta ad avviare la produzione di CSS, ma vuole avere garanzie che questo materiale venga poi smaltito negli impianti, visto che ci sono nuove regole da seguire e qualche difficoltà tecnico-normativa rispetto al vecchio CDR. Peraltro emerge un certo fraintendimento tra ciò che è CSS e ciò che è CSS-Combustibile, quando non si tratta di termini equivalenti.

Il Ministero dell’ Ambiente il 17 aprile 2013 comunica ad AMA gli impianti sul suolo nazionale potenzialmente disponibili ad accogliere CSS: Guidonia e Colleferro per il Lazio, Salerno e Maddaloni per la Campania, Castrovillari e Marcellinara per la Calabria, Isola delle Femmine, Augusta e Ragusa per la Sicilia, Matera per la Basilicata, Barletta, Galatina e Taranto per la Puglia. Tutti cementifici, alcuni dei quali stanno già utilizzando CSS.

Il contatto tra AMA e AITEC, l’associazione dei cementieri, forse dietro accelerazioni del Prefetto Sottile per scongiurare il rischio di emergenza, è immediato e si avviano le consultazioni tecniche tra le parti per cercare di “aiutare a risolvere l’emergenza dei rifiuti nel Lazio”.
Intanto la Regione Lazio rilascia alcune autorizzazioni agli impianti di TMB per la trasformazione di rifiuto indifferenziato in CSS mentre vengono presentate mozioni alla Camera e al Senato da parte del M5S e SEL per l’annullamento del Decreto Clini, purtroppo senza risultati positivi.

Se tanta solerzia e rapidità fossero state poste per diminuire la produzione di rifiuti e migliorare la raccolta differenziata, da tempo saremmo usciti dall’emergenza rifiuti, con minori spese e meno fonti di inquinamento.

Contro questo ennesimo scriteriato metodo di risoluzione dei problemi, che valorizza unicamente l’aspetto economico dei cementifici anziché adottare soluzioni più rispettose dell’ambiente e della salute delle persone, chiediamo ai Comitati e Associazioni presenti sul territorio nazionale di aderire al ricorso contro il Ministero dell’Ambiente.

Chiediamo inoltre ai cittadini di Colleferro e della Valle del Sacco di partecipare alle iniziative che verranno proposte contro l’ennesimo insensato progetto ad alto impatto ambientale e sanitario sul nostro territorio, per promuovere azioni concrete contro l'inquinamento, mentre ci sembra paradossale che la stessa Italcementi che intende incenerire CSS proponga incontri nelle scuole per parlare di sicurezza e polveri sottili nell’aria. Anche l’opuscolo prodotto dall’Amministrazione comunale, riepilogativo dello stato dell’ambiente a Colleferro, ci sembra assai limitato e deficitario.
L’impressione è che si tratti sostanzialmente di spot pubblicitari a difesa del proprio operato, senza contraddittorio, su questioni delicate come la Salute pubblica.

Si auspica che ci sia un impegno collettivo con la collaborazione delle autorità locali per tutelare l'ambiente e la salute pubblica, che sono beni primari di tutta la comunità.

 
Info per il ricorso al TAR: Avv. Vittorina Teofilatto - 338.92.13.916

Colleferro, 17 gennaio 2014
 
CLICCA QUI per gli elaborati progettuali Italcementi CSS
 

ITALCEMENTI COLLEFERRO E COMBUSTIBILI SOLIDI SECONDARI RINVIATI A VALUTAZIONE IMPATTO AMBIENTALE



 
COMUNICATO STAMPA
Retuvasa, Ugi, Associazione Mamme, Comitato Residenti, Raggio Verde, Gruppo Logos
 
Italcementi Colleferro, il progetto di utilizzo rifiuti come co-combustibile nel cementificio rinviato a VIA
 
E' giunto ieri, 27 giugno 2013, il risultato degli sforzi prodotti dal sodalizio associativo composto da Retuvasa, Ugi, Associazione Mamme, Comitato Residenti, Raggio Verde, Gruppo Logos, in contrapposizione alle intenzioni progettuali di Italcementi Colleferro sull’ utilizzo di alcune tipologie di rifiuti come co-combustibili (CSS) nei propri impianti.
La Determinazione Dirigenziale A05159 pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione Lazio, in seguito a verifica di assoggettabilità a  Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) presentata dal proponente, ha accolto le osservazioni delle Associazioni e del Consiglio Comunale di Colleferro, rinviando il progetto all’Area di Valutazione di Impatto Ambientale.
Le considerazioni che hanno determinato tale valutazione sono: l’applicazione del decreto legislativo 152/2006 sulla capacità impiantistica e non sulle quantità di rifiuti giornalieri conferiti indicati nel progetto preliminare come 100 T/g; la direttiva 97/11/CEE che indica la necessità di sottoporre a VIA impianto di smaltimento rifiuti mediante incenerimento.
 
Ulteriori considerazioni, quelle ammesse e sollevate dalle Associazioni hanno avuto un peso fondamentale e sono riferite: alle problematiche relative alla qualità dell’aria e delle emissioni in atmosfera, aspetto considerato rilevante, in relazione alla possibile formazione e diffusione di sostanze pericolose legate al tipo di combustibili che si vuole inviare ai forni; al fatto che l’abitato è a 300 mt [ndr molto meno] e che quindi necessitano ulteriori approfondimenti sugli impatti sanitari e ambientali; che risulta mancante un’analisi modellistica previsionale sulla diffusione degli inquinanti e sulle ricadute al suolo; che risulta assente un’analisi previsionale di impatto acustico; che risulta necessario un approfondimento sulla pericolosità dei materiali utilizzati i quali potrebbero produrre metalli pesanti determinando quindi un’ incompatibilità del loro utilizzo per la produzione di materiali edilizi.
 
Il cuore di quanto considerato dall’area VIA e VAS e che possiamo definire la nostra VITTORIA è:
 
le osservazioni hanno evidenziato una serie di rilevanti problematiche che si ritiene necessario esaminare in un ambito di V.I.A.
 
Ci sentiamo estremamente soddisfatti di questo primo risultato raggiunto frutto di uno studio approfondito e di una sinergia di intenti volti alla necessaria autodifesa della nostra città e delle aree limitrofe.
A questo punto ci auguriamo che il TAR del Lazio accolga e si pronunci positivamente sul ricorso presentato per l’annullamento del Decreto Ministeriale sull’utilizzo dei CSS nei cementifici italiani.
 
 
Colleferro, 28 giugno 2013

Clicca QUI per scaricare la Determinazione della Regione Lazio
 

IMPUGNAZIONE DECRETO COMBUSTIBILI SOLIDI SECONDARI



 

COMUNICATO STAMPA
 
“Le associazioni Raggio Verde, Rete per la Tutela della Valle del Sacco, Forum Ambientalista  impugnano il Decreto del Ministero dell’Ambiente sui Combustibili Solidi Secondari”
 
Le associazioni Raggio Verde, Rete per la tutela della Valle del Sacco, Forum Ambientalista in data 13 maggio 2013, hanno impugnato il Decreto del Ministero dell’Ambiente sui Combustibili Solidi Secondari. Il decreto stabilisce quando i Combustibili Solidi Secondari (CSS) cessano di essere qualificati o qualificabili come rifiuti per poter essere utilizzati come combustibile in impianti come i cementifici, in luogo o in aggiunta dell’attuale alimentazione di tipo fossile.
Con successivo decreto, anch’esso impugnato dalle associazioni, il Ministero ha anche ritenuto di integrare i poteri conferiti al Commissario Sottile per l’emergenza ambientale della Provincia di Roma, il quale potrà, anche d’ufficio, autorizzare gli impianti di Trattamento Meccanico Biologico della Provincia di Roma a produrre il CSS che può essere utilizzato anche in impianti che attualmente utilizzano  CDR, come gli inceneritori.
 
Nella redazione di tali decreti, il Ministero dell’Ambiente sembra aver voluto più perseguire l’obiettivo di trovare una soluzione all’emergenza rifiuti e favorire impiantistica di per se alquanto pericolosa e dannosa per la salute, piuttosto che introdurre norme che regolino in maniera stringente la produzione e l’utilizzazione di CSS-Combustibile, non rispettando oltremodo la gerarchia dei rifiuti imposta dalle direttive europee.
 
Basti pensare che la cessazione di qualifica del CSS come rifiuto è determinata da un’autocertificazione dello stesso produttore di conformità della classificazione (vale a dire –tra l’altro- delle percentuali di mercurio e cloro) del suo prodotto alle norme UNI e che solo per un mese il produttore deve conservare il campione relativo a tale “autocertificazione”. Inoltre il produttore deve effettuare un esame sulla specificazione (composizione per metalli pesanti, ecc..) del CSS-Combustibile per lotto e se accerta la non conformità del prodotto, non è nemmeno tenuto a verificare la specificazione dei sottolotti che compongono il lotto.
 
L’assenza di controlli efficaci sulla produzione del CSS-combustibile espone ed esporrà l’ambiente e la salute pubblica a danni ulteriori, se solo si considera che la produzione e l’utilizzo del CSS-Combustibile sprigiona metalli pesanti e diossine talora superiori agli ordinari combustibili fossili.
 
Il nostro appello si rivolge a tutti i cittadini attivi sul suolo nazionale e nella Regione Lazio, a partecipare ad adiuvandum al ricorso proposto, contattando per informazioni l’avvocato Vittorina Teofilatto al 3389213916.
 
Roma, 15.05.2013
 
Raggio Verde – 338.9213916 - raggioverdenazionale@gmail.com
Rete per la Tutela della Valle del Sacco - 335.65.45.313 - retuvasa@gmail.com  
Forum Ambientalista -  06.45.44.99.48 - posta@forumabientalista.org
 

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