Home

Buone Letture



 Il futuro Bruciato
Così ci uccidono

La casta dell'acqua
 

Learn to See Like an Artist How level is https://www.levitradosageus24.com/ buy online securely brand viagra a line?

inceneritori

Rifiutiamoci, la raccolta firme per il referendum consultivo



Comunicato stampa Rifiutiamoci:
 

La carica dei mille: la festa della raccolta firme”

 

Colleferro,

Sabato 19 è stata una giornata calda! Non parliamo solo della temperatura.


La mattinata è iniziata con un'azione dimostrativa da parte dei consiglieri di minoranza, che hanno calato uno striscione dal tetto del comune. Un innocuo striscione con la scritta “Basta Monnezza”, ha causato l'intervento delle forze dell'ordine, dei vigili e dei carabinieri, che hanno posto fine alla dimostrazione conducendo i consiglieri in commissariato. Un gesto pacifico e dimostrativo ha richiesto l'intervento delle forze dell'ordine; la semplice manifestazione delle proprie posizioni sembra sufficiente per passare una mattinata in commissariato.

Come realtà ambientaliste, impegnate da anni, per la difesa del territorio e per il rispetto della legalità all'interno degli edifici delle nostre istituzioni ci chiediamo se abbia senso perseguire chi lotta per la salute della propria città o se sia meglio rivolgere l'attenzione verso chi consapevolmente fa affari sulla pelle dei cittadini avallando politiche scellerate di gestione della cosa pubblica. Invitiamo le forze dell'ordine, nel pieno e legittimo esercizio delle proprie funzioni, a guardare cosa succede dentro il comune di Colleferro: un fiume di striscioni vi indicherà la strada.

 

A Largo San Francesco nel pomeriggio sale ulteriormente la temperatura.

Dalle 16:30 associazioni e cittadini che fanno parte della campagna RIFIUTIAMOCI continuano la raccolta firme per un referendum che ha un chiaro obiettivo: dire no all'impianto TMB di Colle Fagiolara. La partecipazione è massiccia da subito: alcuni cittadini si presentano prima dell'arrivo degli organizzatori, lì già dalle 16:00, sotto il sole sono già pronti a fare la loro parte con una firma. Una firma che è un gesto semplice ma ricco di significato, ognuna è il risultato dell'impegno delle associazioni e delle persone che ogni giorno si battono per un futuro migliore per la Valle del Sacco, a partire da Colleferro e passando per i paesi vicini. Passare l'intero pomeriggio a raccogliere delle firme ci fa capire ancora meglio cosa è che preoccupa i nostri concittadini e perché sono venuti a firmare.

 

L'idea di uno sviluppo sensato ed attento alle tematiche ambientali: ci si rende subito conto che qualcosa non va nel modo in cui i nostri rifiuti vengono gestiti: la seconda discarica più grande nel Lazio dopo Malagrotta sorge tra il Monumento Naturale della Selva di Paliano e l'Istituto Professionale per l'Industria e l'Artigianato “Paolo Parodi Delfino”, una scuola superiore; l'inceneritore di Colleferro, costruito a meno di 200 metri dal centro abitato e col parere negativo della ASL, ha contribuito al peggioramento della qualità di vita generale di uomini, donne e, soprattutto, bambini ( fonte: http://www.eraslazio.it/impianti/colle-sughero-colleferro ). E' contro questa logica che si firma un referendum per abrogare tutte le delibere che consentirebbero ad un impianto di alimentare discarica ed inceneritori in un unico ciclo perverso dei rifiuti.

 

Oggi firmo perché a Colleferro non si deve più morire così” - Queste le parole di una persona che evidentemente ha sperimentato cosa significa essere vittime del luogo in cui si vive e in cui un giorno si avranno dei figli che vedremo crescere con la preoccupazione che l'aria che respirano e l'acqua che bevono gli possa fare male.

 

Firmo perché se non cambia questa città me ne andrò via” - Non ci si può sentire a casa se il luogo in cui vivi ti allontana. Cresce il numero di persone che sentono il disagio di vivere in una terra massacrata dove l'idea di sviluppo che domina è quella dell'economia della monnezza!

 

A fine serata la conta delle firme raccolte fornisce l'idea della partecipazione che c'è stata: in un solo pomeriggio 800 firme di cittadini residenti a Colleferro e se aggiungiamo anche la presenza consistente di persone dei paesi limitrofi arriviamo a un migliaio di persone in piazza che hanno scelto di unirsi perché stanche di dover barattare la loro salute con il profitto e gli interessi di chi gestisce un sistema al collasso.

 

Ci teniamo a ringraziare i consiglieri di opposizione per aver avanzato in consiglio comunale la proposta di Referendum cittadino sulla questione TMB e un grazie speciale va a tutti i cittadini che hanno partecipato e parteciperanno alla raccolta firme.

Il nostro impegno sarà sempre massimo e malgrado le difficoltà che ogni giorno incontriamo durante questa faticosa lotta, giornate come quella di sabato ci danno la forza e lo stimolo di andare avanti!

 

Vi invitiamo ai prossimi appuntamenti per raccogliere le firme:

Mercoledì 23 luglio, dalle ore 18:00 su Corso Filippo Turati

Giovedì 24 Luglio, dalle ore 17:00 sul Corso Filippo Turati

 

Grazie a tutti

 

Le associazioni e i Cittadini della campagna Rifiutiamoci
 

Rifiutiamoci!!!

 
Rifiutiamoci!
 
Campagna di mobilitazione contro il progetto TMB

Per un ciclo virtuoso dei rifiuti, per dire basta all'economia della monnezza.
 


Cittadini e realtà associative della Valle del Sacco hanno deciso di promuovere una campagna di mobilitazione contro la realizzazione dell'impianto di Trattamento Meccanico Biologico (TMB) a Colleferro, nei pressi della discarica di Colle Fagiolara. Vecchi inceneritori malmessi , mega-discariche e nessun beneficio.

Questo è il ciclo dei rifiuti della Valle del sacco, un sistema vecchio e al collasso con il quale la popolazione è costretta a vivere senza poter avere alcuna voce in capitolo.
“L'economia della monnezza” continua ad essere attiva e regala guadagni facili a chi gestisce gli impianti mentre i cittadini subiscono i danni ambientali di questa gestione scellerata dei rifiuti.
Perché opporsi?
La Regione Lazio e il Comune di Colleferro vogliono costruire un impianto di trattamento Meccanico Biologico nei pressi della discarica di Colle Fagiolara, a due passi da una scuola superiore, da un quartiere residenziale e a meno di 100 metri dal parco naturale “La Selva” . 
L'impianto presenta delle criticità poiché, come scritto nel progetto,  produrrà combustibile da rifiuto, materiale  quindi destinato agli inceneritori di Colleferro e frazione organica stabilizzata che confluirà nella discarica.
E' necessario opporsi poiché un simile impianto manterrà in vita gli inceneritori e la discarica di Colleferro e non ci sarà nessun miglioramento nella gestione dei rifiuti.
 
La campagna Rifiutiamoci:
“Rifiutiamoci” intende ribadire che non è accettabile continuare a basare lo smaltimento dei rifiuti su discariche e inceneritori.
I cittadini e le associazioni che la sottoscrivono credono fortemente che sia possibile applicare pratiche sostenibili al fine di ottenere una riduzione dei rifiuti.
Nella Valle del Sacco, molti comuni hanno ancora percentuali irrisorie di raccolta differenziata e la maggior parte dei rifiuti finisce nella discarica di Collefagiolara.
Non è ammissibile pensare di autorizzare un impianto simile senza prima aver applicato sul territorio una seria svolta sostenibile, capace di risolvere il problema dei rifiuti e di salvaguardare la salute delle comunità.
 
La campagna vuole esporre delle richieste precise all'amministrazione comunale di Colleferro e alla Regione Lazio
 
-Il fermo dell'Impianto TMB
 
-La chiusura degli Inceneritori e della discarica
 
-L'avvio della raccolta differenziata porta a porta
 
L'irresponsabilità del  Comune di Colleferro
Come garante della salute di una comunità, il Sindaco di Colleferro deve esprimersi chiaramente su questa vicenda e deve dare delle risposte concrete, ricordando che esistono dati sanitari e studi epidemiologici che attribuiscono agli impianti di smaltimento di Colleferro una grossa colpa: quella di contribuire all'aumento di malattie respiratorie e cardiovascolari nei cittadini di Colleferro e dei comuni limitrofi.
 
Rifiutiamoci di essere cittadini di serie B

Rifiutiamoci di dover pagare con la salute
 

Corte Costituzionale, illegittimo il ristoro ambientale


Comunicato Stampa
Rete per la Tutela della Valle del Sacco, Comitato Residenti Colleferro, Raggio verde
 
 
Effetto domino della Sentenza della Corte Costituzionale di illegittimità del “ristoro ambientale”: le Associazioni chiedono alla Regione Lazio la revoca.
 
 

La Regione Abruzzo, con Deliberazione del 17 marzo 2014, n. 171, ha annullato le vigenti Delibere della Giunta Regionale (DGR) riguardanti la “determinazione del contributo ambientale ai Comuni, sede di impianti per rifiuti urbani”, analogamente a quanto già deciso dalle Regioni Piemonte, Veneto e Campania. 

Cosa è il contributo ambientale?
La tariffa di conferimento presso impianti di rifiuti è composta da alcune voci, la tariffa vera e propria comprendente il benefit ambientale, l’ecotassa regionale, l’onere di post-gestione, l’IVA, e vale in particolar modo in misura diversa, per discariche, centri di trasferenza, impianti di incenerimento e impianti di Trattamento Meccanico Biologico (TMB).
La quota relativa al benefit ambientale, calcolata come aggiunta percentuale alla tariffa originaria, viene versata dai Comuni conferitori al gestore dell’impianto che deve provvedere a girarla al Comune ove risiede lo stesso.
Nella fattispecie il gestore funge da intermediario tra i Comuni conferitori e il Comune ove è localizzato l’impianto,
   
Perché queste Regioni decidono esse stesse, autonomamente, di annullare proprie delibere in materia di benefit ambientali fino a questo momento legittime?
Tutto deriva dalla Sentenza n. 280 del 17.10.2011 della Corte Costituzionale che ha dichiarato l’illegittimità della norma della regione Piemonte, in base alla quale “i gestori di impianti di rifiuti urbani e speciali erano tenuti a corrispondere al Comune sede di impianto un contributo ambientale annuo”.
 
La sentenza n. 280/2011 è chiara: 1. il contributo richiesto non ha natura di corrispettivo, ma di “tributo di scopo”; 2. in quanto tale, non può essere oggetto di legislazione regionale, perchè viola gli artt. 23 e 119 della Costituzione Italiana.
 
Gli effetti della Sentenza sono a dir poco dirompenti,  in quanto da un lato i Comuni, sedi di impiantistica di rifiuti e in misura economica maggiore per le discariche o futuri TMB, vedono sottratti dalle loro Casse una notevole entrata “garantita” dalle tariffe di conferimento, dall’altra i Comuni conferitori, almeno teoricamente, vedono diminuita a loro vantaggio la quota percentuale di conferimento stabilita dalle Regioni da corrispondere ai gestori.
 
Ancora una volta vogliamo ribadire che quello della presenza di impianti rifiuti rappresenta un vero business per i Comuni ove risiedono e che gli stessi, ottenendo entrate derivanti dalla localizzazione, spesso e volentieri non attivano le pratiche di raccolta differenziata spinta in quanto lo smaltimento non rappresenta un problema di carattere economico.
 
Inoltre nonostante la previsione contrattuale nelle Convenzioni, Intese e/o Accordi tra le Amministrazioni comunali ed i gestori di rifiuti di destinare il benefit ambientale esclusivamente al ripristino, ristoro e controllo ambientale, i cittadini, spesso, non conoscono il loro effettivo utilizzo.
 
E’comunque certo che la presenza, non meno della gestione spesso illegale, di impianti di trattamento di rifiuti ha un impatto violento sull'ambiente e sulla salute pubblica e quindi è condivisibile il concetto di ristoro ambientale quale indennizzo per lo svolgimento di un'attività inquinante, che però, in seguito alla Sentenza citata, dovrà essere regolamentata da una Legge dello Stato.
 
Per ovviare poi alla distorsione nell'uso dello strumento, affinché non costituisca un incentivo a non effettuare la Raccolta Differenziata, si auspicherebbe un intervento più esteso della Corte dei Conti rispetto ai numerosi Comuni “ritardatari” e/o comunque di svincolare per legge l'indennizzo del ristoro dal prezzo di smaltimento dei rifiuti.    
 
Detto ciò CHIEDIAMO alla Regione Lazio la REVOCA e l’abrogazione dei Decreti e Determinazioni riguardanti il benefit ambientale, al fine di evitare possibili ricorsi di Associazioni e Comitati del territorio sulla illegittimità degli atti adottati rispetto al dettato costituzionale.
 
 
 
Colleferro, 17 maggio 2014
 
 
 f.to      Rete per la Tutela della Valle del Sacco, Comitato Residenti Colleferro, Raggio Verde
 

COLLEFERRO, INCONTRO CON LAZIO AMBIENTE SPA E SITUAZIONE GESTIONE RIFIUTI


Comunicato Stampa - Report
Rete per la Tutela della Valle del Sacco e Comitato Residenti Colleferro
 
Colleferro: rifiuti e affari regionali
 

La Rete per la Tutela della Valle del Sacco e il Comitato Residenti Colleferro hanno incontrato il 15 novembre c.a. – richiesta che risale al mese di giugno - la dirigenza di Lazio Ambiente SpA, la società di proprietà della regione Lazio che l’1 agosto 2013 ha acquistato dall’amministrazione straordinaria del gruppo Gaia Spa alcune società e beni immobili.
A fronte del pagamento di 14,1 milioni di euro, Lazio Ambiente ha rilevato, tra l’altro, il 100% della Mobilservice (gestore di una linea di incenerimento), la gestione della discarica di Colle Fagiolara, attrezzature, automezzi e, infine, il 60% del capitale della EpSistemi (seconda linea di incenerimento).
Più in dettaglio, per l’inceneritore ex Mobilservice sono stati pagati 10,5 milioni di euro, 3,4 milioni per la gestione della discarica di Colle Fagiolara e cifre meno significative per le società Gaiagest e Gaiser. L’acquirente si è impegnato poi a rilevare il 40% di Ep Sistemi, attualmente in capo ad AMA, per 2,8 milioni di euro e alcuni immobili a Frascati e Segni.
Il valore dell’intera operazione di salvataggio potrebbe superare i 20 milioni di euro, capitale massimo stanziato dalla Regione Lazio per Lazio Ambiente SpA, quindi soldi pubblici.
 
All’incontro, tenutosi a Colleferro negli uffici della nuova società annessi agli impianti di incenerimento, erano presenti il dott. Vincenzo Conte, Amministratore unico della società, il dott. Cardoni, Direttore generale, il dott. Scarrone e l’ing. Capriotti, responsabile degli impianti di Colleferro, i rappresentanti delle citate associazioni e i residenti del quartiere Colleferro Scalo.
Riportiamo, di seguito, alcuni elementi emersi nel corso del dibattito integrati con ulteriori informazioni raccolte successivamente.
Il primo tema affrontato è stato quello dei dipendenti della società regionale ancora in posti di responsabilità, nonostante il loro coinvolgimento nel noto processo penale in corso a carico di soggetti interni alla precedente gestione per aver bruciato materiale non a norma negli inceneritori. Al riguardo è stato chiesto ai manager di Lazio Ambiente di valutare l’opportunità di rimuoverli, assegnandoli a incarichi di minore rilevanza. Questo per motivi di sensibilità verso i cittadini che hanno subito danni dai gravi comportamenti delittuosi, ancorché la colpevolezza delle persone in questione non sia stata accertata giudizialmente. Tale decisione costituirebbe un apprezzabile segno di discontinuità gestionale rispetto alle prassi assai discutibili perpetrate nel passato.  Ci è stato assicurato che i personaggi in questione non ricoprono ruoli decisionali, risposta che non ci ha convinto in particolar modo per chi è stato delegato al rilascio del certificato EMAS, al personale, alla direzione di esercizio, ruoli che per noi sono di rilievo.
 
Altro argomento dibattuto è stato quello delle prescrizioni relative alla gestione degli impianti non ancora rispettate, nonostante l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) per gli inceneritori sia stata rilasciata nel maggio 2009 e in procinto di essere rinnovata nel 2014. Abbiamo fatto presente che alcuni importanti vincoli posti non sono ancora osservati (è opportuno ricordare che l’ente preposto al controllo è Arpa Lazio). Ci riferiamo alla mancata installazione del deferrizzatore, richiesta da ottemperare entro il tempo limite di 6 mesi (ampiamente superati) dal rilascio dell’autorizzazione per la separazione dei materiali ferrosi dal CDR in entrata. Quello da noi segnalato è una questione importante in quanto, come affermato dal Dott. Conte, il CDR  - proveniente esclusivamente da impianti di Trattamento Meccanico Biologico del Lazio (E Giovi SRL, Rida Ambiente SRL, Ecologia Viterbo SRL, Pontina Ambiente SRL), come stabilito dal Prefetto, Dott.  Sottile  - non subisce controlli in ingresso, confidando esclusivamente sulle verifiche svolte dalle società che producono e conferiscono il CDR.
Ricordiamo che l’apporto di materiale ferroso all’incenerimento è uno degli elementi di imputazione nel citato processo penale a carico dei responsabili dell’ex gruppo Consorzio Gaia spa.
Sempre in relazione alle prescrizioni AIA non rispettate, i residenti del quartiere Colleferro Scalo hanno esibito prova fotografica del notevole disagio e del pericolo provocato dai trasportatori del CDR, segnalando pure il mancato rispetto dell’ordinanza municipale che impone l’utilizzo di via Romana per due giorni a settimana, chiedendo di farsene carico.
Si è discusso dello smaltimento delle ceneri, problema assai delicato nell’ambito del ciclo di incenerimento, in quanto la produzione di residui è percentualmente rilevante dal punto di vista economico. 
Ad oggi il servizio è espletato dalla società Navarra SpA sulla base di un appalto indetto dalla precedente gestione, che prevede oneri a carico di Lazio Ambiente per 3,8 milioni di euro circa; il management ha precisato che in futuro l’affidamento del servizio dovrà avvenire sulla base di un bando di gara a livello europeo, una scelta di trasparenza, assolutamente auspicabile.
In relazione all’obsolescenza degli impianti il Dott. Conte ha affermato che al momento dell’acquisto è stata redatta una relazione tecnica in cui si assicurava la funzionalità degli stessi fino al 2028.
Ha affermato poi che la società Lazio Ambiente SpA non ha risorse per procedere ad un ammodernamento degli impianti, diverse decine di milioni di euro, e che per il futuro si intende procedere con l’ordinaria manutenzione. Al riguardo, le associazioni hanno sollevato forti perplessità, anche alla luce dei frequenti fermi di produzione degli impianti e degli incidenti verificatisi. Sono stati chiesti ulteriori dettagli sulla relazione tecnica, che cercheremo di ottenere in incontri successivi.
Alla richiesta di informazioni sul piano industriale della società, il Dott. Conte non ha ritenuto di  fornire elementi, riservandosi eventualmente di tornare sull’argomento a fronte di una richiesta scritta. Circa gli aspetti finanziari della futura gestione, in ordine ai quali sono state espresse le preoccupazioni di rivivere ancora le difficoltà dell’ex gruppo Gaia spa, che tanti danni hanno portato alle finanze pubbliche, il Dott. Conte ha affermato che la società è in utile, sebbene molti conferitori di CDR e alcuni Comuni siano in ritardo nei pagamenti. Al riguardo abbiamo segnalato l’incongruenza tra le due affermazioni e l’eccessiva fretta di affermare che la società è in utile a pochi mesi dall’avvio della gestione. Il rischio è che in assenza di precisi meccanismi di garanzia in breve tempo ci si possa ritrovare nella medesima situazione di debito eccessivo e di irregolarità che hanno affossato la gestione dell’ex Consorzio Gaia spa.
Per quanto riguarda i benefit ambientali riconosciuti al Comune di Colleferro per la presenza degli impianti, il Dott. Conte non ha ritenuto di rispondere alla domanda volta a conoscere l’ammontare di quanto viene corrisposto annualmente a favore del Comune.
Secondo le informazioni in nostro possesso i benefit sono ora circa 4 euro a tonnellata;  per la discarica l’accordo è stato appena rimodulato e avrà decorrenza dal 1 gennaio 2014. Nel 2012 sono state conferite circa 100.000 tonnellate contro le 160.000 circa del 2011 e ciò ha indotto l’Amministrazione a chiedere l’aumento del ristoro al fine di “supportare” il bilancio comunale. Il nuovo accordo prevede l’incremento da 30 a 45 euro circa per tonnellata di conferimento nel sito e, soprattutto, la decurtazione di 1 milione di euro circa dall’importo totale che il Comune deve a Lazio Ambiente spa per il servizio di smaltimento in discarica. Queste cifre sono suscettibili di variabilità in quanto legate alla percentuale di raccolta differenziata al cui crescere diminuisce il conferimento in discarica e, di conseguenza, il ristoro riconosciuto al Comune di Colleferro.
L’accordo consente al Comune di avvalersi di un articolo della normativa di introduzione della Tares per aggirare l’ostacolo di utilizzo delle entrate da ristoro ambientale per l’abbattimento dei costi di smaltimento dei rifiuti. In tal modo il Comune riesce a contenere l’incremento al 15%, in attesa delle nuove rimodulazioni per il 2014.
 
Al riguardo poniamo il seguente interrogativo: qual è lo scambio tra il Comune di Colleferro e Lazio Ambiente spa sottostante a tale accordo, a vantaggio dell’uno e dell’altro contraente?
L’aumento del ristoro richiesto diverrebbe un minore introito per Lazio Ambiente SpA e questo potrebbe rappresentare un precedente per gli altri siti di discarica quando la nuova tariffa di benefit verrà sottoposta all’iter autorizzativo con delibera regionale.
 
Sulla discarica di Colle Fagiolara abbiamo ribadito le nostre rimostranze per gli odori nauseabondi persistenti, costantemente monitorati dai residenti e oggetto di segnalazione alla Magistratura. Il motivo dell’aumento dei cattivi odori, secondo l’ing. Capriotti, è  dovuto alla presenza del traliccio di energia elettrica della rete Terna, la cui rimozione era prevista nell’iter autorizzativo del nuovo invaso da 1,7 milioni di tonnellate nel 2009, e la cui ubicazione procurerebbe un vuoto e un ristagno del percolato, complicato da rimuovere. Con questa spiegazione è stata riconosciuta, per la prima volta, la legittimità della protesta dei residenti ed individuata la causa, ma siamo altresì rimasti  interdetti, visto che anche in questo caso si tratta di una delle prescrizioni autorizzative che non sono state rispettate; ci chiediamo se l’ARPA Lazio riporti, nelle sue relazioni, il mancato rispetto delle regole.
 
Il Dott. Conte, in merito alla gestione post-mortem della discarica, ha affermato che la nuova società sta provvedendo agli accantonamenti previsti dalla legge regionale (circa 15 euro a tonnellata) e che la precedente gestione  - per quanto di sua conoscenza  - non aveva accantonato gli importi dovuti. Resta in sospeso la questione se gli accantonamenti di Lazio Ambiente spa siano sufficienti per la gestione a fine ciclo. Aggiungiamo che nessun Comune in quota societaria con Gaia SpA, compreso Colleferro, si è mai preoccupato di verificare il reale stato dei fatti.  
Sull’impianto di Trattamento Meccanico Biologico (TMB,) in iter autorizzativo presso la regione Lazio,, ci sarebbe stata, in Conferenza di Servizi, l’imposizione della Provincia di Roma dell’implementazione di un impianto di compostaggio da 56.250 tonnellate annue, quantità concordata in funzione di una raccolta differenziata porta a porta del 50%. L’iter è ancora fermo in Regione, ma abbiamo reso noto che siamo contrari e che ci opporremo a tutti i costi alla costruzione di un progetto ormai superato.  
Peraltro, sulla grave situazione di illegalità della discarica, sui danni alla salute causati ai residenti e sul superamento del progetto di TMB, presentato nell’agosto del 2010, quindi datato, i sottoscritti hanno informato il Prefetto Pecoraro, nell’incontro del 21 ottobre c.a. con il responsabile per gli enti locali, su cui il Sindaco di Colleferro, sig. Mario Cacciotti, ha dovuto riferire per iscritto fornendo generiche e banali precisazioni.
 
Per quanto riguarda la raccolta differenziata porta a porta, da lungo tempo promessa e ancora non realizzata, è presumibile che venga avviata fra circa un anno, nonostante l’ottimismo dell’Amministrazione che riduce i tempi a 6 mesi, tempo utile, dopo l’avvio del centro di trasferenza o isola ecologica prescritto dalla Provincia di Roma, per ottenere i fondi necessari, avviare la campagna di comunicazione, consegnare i contenitori. Nel frattempo giova ricordare che il Governo Letta vergognosamente va in soccorso dei Comuni inadempienti con uno schema di decreto che prevede lo slittamento di 8 anni delle percentuali di raccolta differenziata previste a partire dal 2006.  Quindi ciò che era previsto nel 2012 dall’art. 205 della Legge 152/2006, cioè il 65% di raccolta differenziata, viene modificato dall’art. 15 del collegato ambientale alla legge di stabilità, con il raggiungimento di tale percentuale al 2020. Sta di fatto che il Comune di Colleferro nel 2012 era al 15% di raccolta differenziata e che, anche in relazione alla previsione dell’impianto di compostaggio collegato al TMB, gli scenari siano da rivedere.
 
L’incontro si è concluso con la disponibilità del Dott. Conte a continuare il confronto e ad accogliere le richieste dei residenti di costituire un gruppo di lavoro per esaminare le problematiche legate alla viabilità nel quartiere di Colleferro scalo e di indicare un referente con il quale interfacciarsi per predisporre un protocollo d'intesa che recepisca le indicazioni degli abitanti e l'impegno reciproco a monitorare periodicamente lo stato dei rapporti e il rispetto degli impegni presi. Ai residenti sono state date assicurazioni circa la possibilità di rivolgersi al Direttore generale di Lazio Ambiente spa per segnalare situazioni problematiche legate alla viabilità di via Romana.
Con riferimento alla discarica è stata chiesta l'applicazione della normativa in materia di corretta gestione del sito per contenere i frequenti episodi di superamento dei livelli di guardia relativamente alla presenza di sostanze biologiche e/o chimiche maleodoranti all’esterno della discarica.
 
Sappiamo tutti che il Consorzio Gaia, nato da una legge regionale  per fronteggiare le ricadute occupazionali della crisi economica della Valle del Sacco causata dal processo di ristrutturazione industriale  degli anni ’90, è stato utilizzato anche per la “sopravvivenza” di alcuni personaggi locali.
Sarebbe per noi opportuno che si iniziasse a ragionare su altre prospettive che mettano prioritariamente in primo piano le questioni ambientali correlate alla salute e poi le considerazioni economiche.
 
L’incontro con Lazio Ambiente spa e gli eventuali altri che dovessero seguire non rappresentano per noi una difesa ovvero una implicita approvazione del suo operato, in quanto la società sta perseguendo politiche distanti anni luce dalla nostra visione di gestione dei rifiuti,  deprecabili anche alla luce del fatto che si tratta di una società pubblica, quindi maggiormente complice della mancata virtuosità.
Il confronto si è concluso dopo 3 ore e, pur se connotato da momenti di forte contrapposizione, è stato cordiale e va ringraziata la nuova dirigenza per la disponibilità al dialogo, in netta controtendenza con il passato.
 
Per parte nostra avevamo ed abbiamo il dovere di segnalare direttamente ai nuovi gestori eventuali incongruenze e in particolar modo le nostre posizioni in merito.

 
Colleferro, 29 novembre 2013  
 

Lettera aperta al Ministro Clini, incenerire i rifiuti di Roma a Colleferro?



 
COMUNICATO STAMPA
Valle del Sacco, lettera aperta al Ministro Clini
Incenerimento rifiuti di Roma a Colleferro?
 
Il Coordinamento Valle del Sacco (CVS), che com’è noto riunisce associazioni, circoli territoriali, comitati e cittadini attivi in difesa dell’ambiente e della salute della Valle, a seguito delle dichiarazioni rilasciate agli organi di stampa nazionali dal ministro dell’Ambiente Corrado Clini in data 21.11.12, a margine di un’audizione presso le Commissioni parlamentari permanenti Ambiente e Politiche dell’Unione Europea, invita il ministro ad una responsabile e doverosa analisi della situazione della Valle del Sacco prima di assumere o pianificare qualsiasi decisione inerente lo smaltimento dei rifiuti di Roma a Colleferro.

Ricordiamo brevemente le dichiarazioni in questione:

- Intanto, "stiamo cercando di capire quali sono le misure urgenti che possono essere messe in moto, a cominciare da quelle che consentono l'autorizzazione rapida degli impianti che sono sotto esame da parte della Regione ormai da troppi mesi - rileva il ministro - la mia valutazione personale è che uno dei problemi critici del Lazio sia determinato proprio da questo aspetto", e cioè "che non siano stati autorizzati nei tempi ragionevoli impianti che avrebbero potuto consentire già nel 2012 di ridurre drasticamente il fabbisogno di conferimento in discarica di una parte importante di rifiuti urbani", In tutto ciò, "stiamo ancora cercando di capire meglio come mai nell'impianto di Colleferro, in provincia di Roma, venga conferito combustibile derivato da rifiuti proveniente da altre regioni d'Italia, mentre invece i rifiuti di Roma non vengono conferiti in quell'impianto. E' paradossale che Roma debba conferire rifiuti all'estero avendo impianti alle porte della città che non vengono utilizzati per i rifiuti della capitale". -

Invitiamo - e non è la prima volta - il Ministro Clini ad effettuare un sopralluogo a Colleferro e in tutta la Valle del Sacco per prendere coscienza della situazione di emergenza ambientale e sanitaria in cui versa il nostro territorio.

VIDEOTECA VALLE DEL SACCO

Community

                                                 
                                   

         

 

Osservatorio PM10

Emissioni Valle del Sacco

Retuvasa on the web