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Lazio Ambiente SpA

Lazio Ambiente SpA, un "fumoso" protocollo d'intesa.


Comunicato Stampa Retuvasa

Lazio Ambiente SpA, un “fumoso” protocollo d’intesa.

 
Tutti felici e contenti sul protocollo d’intesa stipulato in data 5 giugno 2017 tra la Regione Lazio e le maggiori sigle sindacali tranne l’USB, esclusa dalle contrattazioni anche se rappresentata all’interno della società Lazio Ambiente S.p.A..

Come ben noto, questa azienda, di proprietà della Regione Lazio, è proprietaria delle due linee di incenerimento rifiuti e gestisce la discarica di Colle Fagiolara a Colleferro, oltre alla presenza nel ramo servizi di raccolta e spazzamento di cui usufruiscono alcuni comuni del versante est della Città Metropolitana di Roma.

Per cominciare in tutto il protocollo non si fa menzione della vendita della società Lazio Ambiente S.p.A., come già deliberato dalla Regione, che ha attivato da tempo procedure di audit da parte di società qualificate per valutarne le condizioni a cui cedere la società, avendo peraltro deciso di venderla interamente ad un unico acquirente. Siamo infatti in attesa dell’apertura del bando. Premesso che a noi piacerebbe un’azienda di diritto pubblico, questa omissione rende comunque poco chiaro tutto l’impianto del protocollo.

Fatta questa precisazione, su alcune posizioni espresse potremmo concordare, mentre su altre siamo estremamente critici.

Cosa devono sapere i cittadini che non viene minimamente menzionato dai rilanci stampa che tendono a riportare le dichiarazioni ufficiali dell’assessore regionale Mauro Buschini?

Partiamo dal punto 1 del protocollo che prevede la promozione della Regione Lazio con l’Assessorato allo Sviluppo Economico e Attività Produttive, l’Assessorato Ambiente e Rifiuti, al fine di cercare di indirizzare le risorse del POR 2014-2020, del Ministero dello Sviluppo Economico, del Bilancio Regionale, per la definizione di un progetto a gestione consortile e ad indirizzo e controllo pubblico. Il tutto per i Comuni rimasti che usufruiscono ancora dei servizi di Lazio Ambiente SpA. Nei sotto capitoli si evidenzia la necessità di dare una spinta ulteriore alla raccolta differenziata, la realizzazione di un impianto di separazione e conferimento delle materie prime ricavate dal processo di raccolta con eventuali partner industriali presenti nella Regione Lazio, la modalità di partecipazione di soggetti pubblici e privati.

Ottime intenzioni, peccato che siano passati due anni da quando è partita l’azione di sollecito verso le amministrazioni comunali, in particolare quella di Colleferro, affinché si realizzasse un ciclo integrato di gestione dei rifiuti sul territorio. Il tempo perso si paga nel momento in cui incombe la vendita di Lazio Ambiente SpA che versa sempre più in crisi. Quanto ai fantomatici partner industriali, sappiamo bene cosa significa, di solito, cedere la barra del timone e soprattutto garantire profitti ai privati in luogo di investimenti e servizi ai cittadini.

Il punto 2 riguarda le operazioni di vigilanza e non solo, da parte della regione Lazio attraverso Lazio Ambiente SpA, sulle attività di valorizzazione del patrimonio, sui cambi di appalto derivanti dalle scadenze dei contratti di servizio, sulle tempistiche degli interventi programmati per la ristrutturazione degli inceneritori e discarica: ci sfuggono completamente l’operatività, le conseguenze concrete di una tale attività di vigilanza ed in base a quali norme e prerogative dell’ente pubblico sarebbe realizzata.

Nello stesso punto, al di fuori del contesto, si dice: “.. si rimuova il blocco determinato dalla mancata autorizzazione di AMA agli impegni di investimento riguardanti la linea di E.P: Sistemi S.p.A..”. Intenzione coerente con la volontà regionale di rilanciare gli inceneritori. Il problema appare sottovalutato se la posizione di AMA rimanda ad un progetto complessivo di gestione dei rifiuti dell’amministrazione di Roma capitale che non preveda l’utilizzo degli inceneritori di Colleferro.

In secondo luogo si parla di impianti, inceneritori e discarica, quindi impegno dichiarato ancora più esplicitamente, senza se e senza ma, a proseguire l’incenerimento. Si può dedurre -in base alla volontà di spostare i tralicci- anche l’intenzione di utilizzare il sito di discarica per i due anni rimanenti prima che vengano applicate le tanto declamate intenzioni di chiusura definitiva: post-mortem non contemplato, forse questione troppo imbarazzante.

Nella nostra assemblea pubblica di qualche giorno fa ci siamo domandati come era distribuito lo stanziamento della Regione Lazio di 5,3 milioni per il ramo discarica. Oggi ne abbiamo notizia: 3,5mln per impiantistica, selezione e compostaggio rifiuti, 1,3mln per l’impianto di trattamento del percolato, 500 mila euro per lo spostamento dei tralicci. Ricordiamo che la discarica da tempo non riceve più rifiuti perché ha completamente esaurito la capienza.

Ebbene si, la regione Lazio finanzia tutto questo, compreso lo spostamento dei tralicci posti nel bel mezzo della discarica, mentre i sindaci di Colleferro e Paliano intervenendo al nostro incontro, hanno espressamente dichiarato che questa operazione non si farà mai se non come attività propedeutica alla chiusura. Come ci dovremmo regolare? Riusciamo a stare tranquilli se questa operazione viene fatta in breve? Supponiamo di no, in quanto il passato insegna che quando c’è una buca autorizzata per i rifiuti, la si riempie fino a quando ne viene data possibilità. A meno di non voler sovvertire la storia. 

Il punto 3 è relativo alla salvaguardia dell’occupazione e di tutte le misure da mettere in atto per far sì che questa operazione sia più indolore possibile attraverso il coinvolgimento diretto delle Organizzazioni Sindacali. Anche qui è una storia conosciuta: dalla dismissione della ex Snia BPD, alla nascita del Consorzio Gaia, all’Amministrazione Straordinaria dello stesso, al subentro di Lazio Ambiente SpA, tutte operazioni che hanno decretato tagli occupazionali e operazioni che con il diritto del lavoro avevano poco a che fare.

Nella gestione dei rifiuti si è passati da 1200 occupati nel periodo d’oro del Consorzio Gaia agli attuali 405 con Lazio Ambiente SpA. Quando parliamo di passaggi di proprietà teniamo  bene a mente il famoso verbale  di conciliazione che i dipendenti Gaia furono “costretti” a firmare, garantendo a Lazio Ambiente SpA come acquirente, la rinuncia da parte dei dipendenti a  ferie,  TFR, permessi e tutti i diritti che avevano maturato dal 2008 anno in cui si insediò l’Amministrazione Straordinaria. Una ricatto alla luce del sole.

Ci saranno anche in questo caso manovre del genere con l’avallo delle Organizzazioni Sindacali? Il tempo ce ne darà notizia.

E’ certo che in questo contesto decisionale vengono messi da parte sia gli Enti Locali che i cittadini. Anzi no, gli Enti Locali sono richiamati nel punto 1 per la costituzione -tardiva e non meglio definita- del nuovo soggetto in house providing, mentre per i cittadini è di prassi l’estromissione.

Al punto 4 viene esplicitato l’interesse per la salute congiuntamente con l’Assessorato alla Sanità per predisporre un piano di salvaguardia della salute pubblica assegnando alle strutture sanitarie del luogo, in particolar modo il presidio di Colleferro e Anagni, il “… ruolo di monitoraggio, prevenzione e diagnosi precoce per le patologie prevedibilmente conseguenti alle attività lavorative e non lavorative…”. Anomalo controsenso. Si afferma che questi impianti danneggiano la salute prima ancora di affidare alle strutture sanitarie il monitoraggio e la diagnosi? Soprattutto ancora un intervento estemporaneo al di fuori del rilancio complessivo del sistema sanitario e della sorveglianza epidemiologica sul territorio. In questo contesto che ruolo vogliono giocare le organizzazioni sindacali?

I punti 5 e 6 confermano l’intenzione di rimettere in marcia gli impianti di incenerimento, il punto 7 comunica l’istituzione di una cabina di regia di supervisione che come la storia insegna poco potere e poca influenza sul corso degli eventi potrà avere. Non si rimuove l’ambiguità di fondo che deriva dall’ignorare il percorso già deciso di vendita per intero di Lazio Ambiente SpA.

In definitiva il protocollo d’intesa è unilaterale. Gli impianti di incenerimento devono funzionare forzando anche Roma perché in questo modo si manterrebbe l’occupazione, la discarica deve funzionare fino alla sua morte, i cittadini e i lavoratori devono ammalarsi perché solamente così si mantiene in funzione il giocattolo. Tutto questo con soldi pubblici.

Le parti si riconvocano il 3 luglio 2017.

 
Colleferro, 09.06.2017
 

Colleferro, in attesa della decisione del Tar del Lazio sull’opposizione alla sopraelevazione della discarica raccontiamo i fatti.


Comunicato Stampa
Retuvasa e Comitato Residenti Colleferro
 
Colleferro, in attesa della decisione del Tar del Lazio sull'opposizione alla sopraelevazione della discarica raccontiamo i fatti.

 
Nei giorni scorsi è stato pubblicato da alcuni organi di stampa un comunicato che dà per respinto il ricorso al Tar del Lazio presentato da Retuvasa e Comitato Residenti Colleferro. Attraverso un uso scaltro delle parole il comunicato evita accuratamente di fare menzione del motivo del ricorso - “la sopraelevazione della discarica di Colleferro” - al punto da non permettere nemmeno di poterlo dedurre dal testo!

Con tutta probabilità il comunicato è stato pubblicato così come inviato presumibilmente dagli uffici di Lazio Ambiente SpA, con le dichiarazioni del Dott. Gregorio Narda, Amministratore Unico della società, attuale gestore della discarica di colle Fagiolara.

E’ doveroso quindi un chiarimento da parte nostra affinché venga ripristinata la verità dei fatti. 

L’associazione Rete per la tutela della valle del Sacco e il Comitato residenti Colleferro con l’intento di continuare a portare avanti la loro azione di tutela del territorio hanno impugnato, con richiesta di sospensiva dell’atto, la Determinazione con la quale la Regione Lazio ha ultimamente disposto una “provvisoria”  sopraelevazione di 7 metri della discarica di colle Fagiolara, nel Comune di Colleferro, discarica, forse unica al mondo, dove, oltre alle alte colline di rifiuti (da ora in poi e non si sa fino a quando arrivano a 287 m slm), ci sono anche alcuni tralicci di alta tensione all’interno della stessa.

Atteso che la Regione Lazio ha emesso il provvedimento autorizzativo di sopraelevazione dopo solo 8 giorni dalla relativa richiesta presentata da Lazio Ambiente spa (tempismo  incredibilmente celere, considerato che i tempi normalmente sono molto più lunghi),  abbiamo voluto vederci chiaro e in particolare capire se la Regione Lazio ha approfondito l'impatto ambientale che una sopraelevazione di rifiuti alta come un palazzo può avere sotto il profilo dei possibili smottamenti, delle mutate pendenze e delle interazioni con i cavi ad alta tensione (vi ricordate gli incendi che ogni tanto si sviluppano nella discarica?)

Alla nostra richiesta di accesso ambientale per visionare l'istruttoria effettuata la Regione Lazio non ha dato alcuna risposta, violando le disposizioni di legge che regolano la materia.

Possiamo quindi ritenere che 8 giorni di istruttoria dalla richiesta all'emissione del provvedimento siano evidentemente troppo pochi per approfondire questi aspetti!

Studiando le carte abbiamo altresì scoperto che per la discarica di colle Fagiolara non è nemmeno stato adottato a suo tempo un provvedimento di rinnovo dell'AIA e che la Regione ha deciso di emettere un provvedimento di modifica non sostanziale di una autorizzazione (AIA) che non pare essere più operativa.
 
Si badi bene, che l'AIA non sia stata oggetto di un provvedimento di rinnovo, è una circostanza che la Regione Lazio non ha nemmeno smentito in giudizio.

Secondo Lazio Ambiente spa, però, il rinnovo dell'AIA starebbe nel provvedimento della conclusione della Conferenza di servizi, nonostante in quel provvedimento la Regione affermi che sarebbe stato emesso in seguito un “provvedimento finale” nel quale recepire tutte le osservazioni delle Amministrazioni partecipanti alla Conferenza dei servizi, “provvedimento finale” che non è mai stato emesso.

La notizia è che il TAR ha aderito alla tesi difensiva della Lazio Ambiente SpA e ha respinto l'istanza di sospensiva. La causa comunque non finisce qui e verrà decisa nel merito.

Noi però siamo convinti delle nostre ragioni e andremo avanti in tutte le sedi opportune.
 
Colleferro, 8 febbraio 2017
 
f.to:
Rete per la tutela della Valle del Sacco (retuvasa)
Comitato Residenti Colleferro (CRC)
 

Colleferro, la Magistratura apre un nuovo processo sulla gestione dei rifiuti.


COMUNICATO STAMPA CONGIUNTO
Retuvasa, Comitato Residenti Colleferro, Raggio Verde

Colleferro, la Magistratura apre un nuovo processo sulla gestione dei rifiuti


 
Nel difficile rapporto tra economia, ambiente e salute in materia di gestione dei rifiuti le associazioni locali e i comitati cittadini svolgono un continuo monitoraggio e controllo del territorio per verificare che lo smaltimento avvenga nel rispetto della normativa ambientale e della legalità, soprattutto in questo settore, dove gli illeciti amministrativi e penali intorno al traffico dei rifiuti hanno conseguenze dirette sulla salute di tutti.

Gli enti preposti alla vigilanza, nonostante un preciso e chiaro sistema di regole, non riescono a garantire, con la necessaria assiduità, i controlli ordinari, che andrebbero urgentemente potenziati per limitare le tante e diffuse forme di illegalità, di crimini e delitti ambientali.

L’incertezza della punibilità per le fattispecie di reati ambientali nella nostra regione trova conferma nelle parole del Direttore Generale di Arpa Lazio, Marco Lupo, pronunciate nelle audizioni del 13 ottobre 2016 in Commissione bicamerale sul traffico illecito di Rifiuti e il 15 novembre 2016 in Commissione Ambiente della Regione Lazio: “Mi sembra importante evidenziare un dato che può essere per voi anche oggetto di riflessione: su circa 330 controlli il 50 per cento circa (155 controlli) è a supporto dell'autorità giudiziaria o delle forze di polizia.
 
Proprio la carenza di controlli ispettivi da parte delle Autorità competenti ed il mancato rispetto del sistema delle regole porta, nel dicembre 2014, al sequestro preventivo del centro di trasferenza allestito abusivamente presso la discarica di colle Fagiolara, Colleferro (Rm).
A gennaio 2015  l’allora legale rappresentante della Società “Lazio Ambiente SPA” e il Presidente del Consiglio di Amministrazione nonché rappresentante della società di autotrasporti “Autotrasporti Pigliacelli SPA” con sede a Veroli (Fr), vengono raggiunti da due avvisi di garanzia.
 
I fatti contestati risalgono a febbraio 2014 e sono legati alla stazione di trasferenza allestita nel sito di discarica di colle Fagiolara a Colleferro e autorizzata dalla Regione Lazio per sopperire all’impossibilità di continuare a conferire il cosiddetto rifiuto tal quale dopo l’opposizione al Tar del Lazio di Retuvasa e Comitato Residenti Colleferro all’ordinanza contingibile e urgente del Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, che ne permetteva il prosieguo per altri 6 mesi contravvenendo alla Circolare Ministeriale.
Lo stesso Presidente Zingaretti a maggio 2015 era stato ascoltato, come persona informata dei fatti, dal dottor Alberto Galanti, Pubblico Ministero, sostituto procuratore della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma.
 
Contestualmente ai soggetti raggiunti da avvisi di garanzia vengono inviati a processo anche i rappresentanti legali al tempo dei fatti di altre due società di autotrasporti, la “M.ECO.RI.S. SRL” con sede a Frosinone e la “ISOTRAS SRL” con sede a Fiumicino (Rm).
 
Parti offese sono il Ministero dell’Ambiente, il Comune di Colleferro, la Provincia di Roma, la Regione Lazio, le Associazione Rete per la Tutela della Valle del Sacco e Raggio Verde e il Comitato Residenti Colleferro.
 
I capi di imputazione per i quali viene richiesto il rinvio a giudizio sono relativi all’art. 110 c.p., per l’art. 260 del Dlgs 152/2006 (attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti) per tutti e quattro i soggetti, mentre per il solo ex rappresentante legale di Lazio Ambiente SpA si aggiunge il reato di cui all’art. 256 comma 1 lettera a) del Dlgs 152/2006 (attività di gestione di rifiuti non autorizzata), reati contestati nel periodo dal 10 settembre 2014 al 18 dicembre 2014.
 
Sono chiamati a rispondere del fatto che venivano effettuate abusivamente operazioni di trasferenza rifiuti all’interno della discarica di Colle Fagiolara, con attività continuative organizzate, i cui ingenti quantitativi, circa 20.000 tonnellate, non risultavano tracciati sul registro di carico e scarico del gestore, prima dell’invio al trattamento presso gli impianti di Rida Ambiente in Aprilia. Dopo il trattamento i rifiuti tornavano nuovamente in discarica a Colleferro, con aggravio dei costi per i Comuni e la Regione Lazio, che si assumeva l’onere economico della differenza.
 
Il processo è nella fase preliminare di accertamento dei reati contestati, ma qualora venissero confermati, l’intera vicenda mette nuovamente in luce non solo l’insufficienza dei controlli da parte delle Autorità preposte, quanto il fatto che l’Amministrazione comunale allora in carica non era a conoscenza di quanto accadeva a differenza di associazioni e comitati!
Senza voler poi insistere sulla circostanza che a Colleferro come in tante altre parti d’Italia si azzardano operazioni poco trasparenti e pretestuose con il movente della “necessità emergenziale”, spesso indotta, che sfociano in illeciti non sempre perseguiti.
 
Oggi, con l’approvazione della legge n. 68 del 2015  sui reati ambientali seppur criticata e accolta senza troppi trionfalismi, la disciplina è stata modificata e sono stati introdotti nuovi delitti a salvaguardia dell'ambiente. Nel codice penale sono state previste pene più gravi rispetto all'attuale sistema sanzionatorio, che puniva tali illeciti prevalentemente attraverso contravvenzioni e sanzioni amministrative previste dal Codice dell'ambiente. Soprattutto sono state introdotte nuove fattispecie di reato oggi perseguibili, come il disastro ambientale, il traffico e l’abbandono di materiale radioattivo, l’impedimento di controllo e l’omessa bonifica.
 
Quello che accade a Colleferro e nel resto dell’Italia mina nelle fondamenta la nostra fiducia nell’operato di quelle Istituzioni che non tutelano la vita e la salute dei cittadini, che è il fine costante della nostra azione.

 
 
F.to:
Retuvasa
Comitato residenti Colleferro
Raggio Verde
 
 
Colleferro, 29.12.2016 
 

Lazio Ambiente SPA, società a perdere.

 

Comunicato Stampa Retuvasa
 
Lazio Ambiente SpA, società a perdere

 
La società regionale Lazio Ambiente SpA chiude il primo esercizio completo con un passivo di circa 3,5 mln di euro e, alla luce delle pubblicazioni stampa che intervengono su possibili acquisizioni, è necessario fornire elementi utili per cercare di comprendere quale ne sarà il futuro.

Prologo
 
La decisioni di costituire la società Lazio Ambiente S.p.A. avviene con delibera della regione Lazio n. 15 del 13 agosto 2011.
 
I punti salienti dell’atto di promozione sono:
 

  • Il capitale sociale iniziale è di € 120 mila con la possibilità di incrementarlo fino a 20 mln di euro;
  • la Regione Lazio deve possedere almeno il 51% del capitale sociale;
  • la possibilità di acquisire azioni, quote, obbligazioni anche convertibili in azioni o altri strumenti finanziari e titoli di debito del Consorzio Gaia  Gestione Associata Interventi Ambientali S.p.A., stante la natura di creditore privilegiato vantata dalla Regione nei confronti del Consorzio stesso, previa cessione del relativo credito da parte della Regione.

 
Lazio Ambiente SpA, dal primo agosto 2013, ha acquisito alcuni rami d’azienda dell’amministrazione straordinaria di GAIA S.p,A. In particolare, a fronte di un prezzo di  14,1 milioni di euro, prendeva in carico, tra l’altro:

  • il 100% della Mobilservice (gestore di una linea di incenerimento)
  • la gestione della discarica di Colle Fagiolara
  • Attrezzature, automezzi, alcuni immobili a Frascati e Segni.

Più in dettaglio, per l’inceneritore ex Mobilservice sono stati pagati 10,5 milioni di euro, 3,4 milioni per la gestione della discarica di Colle Fagiolara, e cifre meno significative per le società Gaiagest e Gaiser. L’acquirente si impegnava poi a rilevare il 60% di Ep Sistemi (gestore dell’altra linea di incenerimento) per 2,8 milioni di euro (la rimanente quota del 40% fa capo ad Ama) e a reintegrare tutti i dipendenti delle attività acquisite, mantenendo i livelli occupazionali per un biennio.
 
In relazione ai rilevanti impegni finanziari l’azionista unico Regione Lazio, per mezzo di una variazione di bilancio (Deliberazione di Giunta n. 442 del 30 settembre 2011) decideva di procedere all’aumento di capitale (fino a 20 mln), e di partecipare solo in minima parte con apporto di liquidità. Infatti, la Regione Lazio ha conferito propri crediti verso Agensel per € 15 mln circa (una delle società del gruppo Gaia S.p.A. in amministrazione straordinaria), di cui 3 in prededuzione: in sostanza crediti mai versati alla regione Lazio da parte delle società del gruppo Gaia.                         
A fine 2014 la Regione, per fornire le risorse necessarie all’acquisizione del 60% di EP Sistemi (€ 2,8 mln), ricorre ancora all’apporto di crediti privilegiati (ancora una volta nei confronti di Agensel) in conto capitale (€ 2,8 mln).
 
Questo è un punto fondamentale per capire la grave situazione finanziaria ed economica in cui versa oggi Lazio Ambiente S.p.A.. In sostanza, la dotazione patrimoniale è stata  costituita per la maggior parte attraverso la cessione di crediti di dubbia esigibilità che andavano ad appesantire la gestione finanziaria dell’azienda. Ben diverso sarebbe stato apportare capitale liquido.
 
Dunque si decideva di creare un veicolo societario dotato di scarse risorse liquide, elevate immobilizzazioni industriali e finanziarie, per rilevare le attività di smaltimento dei rifiuti in cui i principali debitori sarebbero stati i Comuni, la cui ritrosia a onorare i propri impegni é ben nota a chiunque abbia avuto la sventura di effettuare lavori a loro favore.
 
In definitiva si decideva di avviare una società nata già agonizzante. La struttura finanziaria dell’operazione lascia intuire che anche i benefici finanziari per l’amministrazione straordinaria di Gaia sono stati limitati. E’ probabile, infatti, che i crediti che questa vantava nei confronti di Lazio Ambiente quale contropartita della cessione degli asset (€ 14.1 mln più € 2,8 mln per la cessione della partecipazione in EpSistemi), siano stati compensati con i crediti verso Agensel ceduti dalla ragione a Lazio Ambiente (nel complesso €18 mln ca.). 
           
In conclusione
 
E’ opportuno domandarsi quali garanzie in termini di sicurezza può fornire una società che si trova in una situazione di carenza di liquidità e in strutturale squilibrio economico.
 
Il contesto societario è drammatico. La rottura dai primi giorni di agosto 2015 quasi in contemporanea delle due linee di incenerimento, oltre a portare sicuramente benessere ambientale, rende ancora più chiara la situazione. I fornitori non vogliono offrire i loro servizi per la riparazione delle linee di Lazio Ambiente SpA per la difficoltà a riscuotere i crediti finora maturati: il riavvio della linea di proprietà, nella migliore delle ipotesi potrebbe avvenire alla fine del mese di ottobre, mentre per quella in comproprietà con AMA si sta procedendo per una sistemazione parziale e provvisoria, un rattoppo per dirla in breve, che potrebbe portare ad un riavvio per fine settembre.
 
Nel frattempo gli animi regionali si agitano e iniziano a trapelare ipotesi di acquisizione da parte di soggetti terzi, in un rimpallo di fughe di notizie e relative smentite.
Le ipotesi di acquisizione da parte di altre società ventilate dalla stampa ripropongono il rilancio degli impianti di incenerimento in piena continuità con la politica inceneritorista governativa dello Sblocca Italia.
 
Nel “PIANO OPERATIVO DI RAZIONALIZZAZIONE DELLE PARTECIPAZIONI SOCIETARIE”  della Regione Lazio, erano già prefigurati l’aggregazione di Lazio Ambiente con un operatore del settore, eventualmente anche con la cessione del ramo di azienda relativo alle due linee di incenerimento, e il possibile coinvolgimento dei comuni.
 
La creazione dell’ATO unico nazionale per l’incenerimento, rilanciando un ciclo dei rifiuti basato sugli inceneritori, trasforma gli inceneritori di Colleferro da fattore di crisi ad occasione di profitto, contro ogni ipotesi di gestione del ciclo dei rifiuti basato su riduzione, riciclo e riuso.
 
Dopo l’operazione ‘Lazio Ambiente’ cosa intende fare la Regione? Quale sarà la sua strategia sui rifiuti? Quale l’effettivo piano dei rifiuti regionale?
Emerge senza alternative lo schema che prevede inceneritori, TMB e mega impianti di compostaggio. Ancora una volta si prospettano scelte che non prendono in considerazione i bisogni, la volontà della popolazione residente e la consapevolezza maturata in questi anni dei danni che gli inceneritori portano alla nostra salute ed all’ambiente.
I cittadini non resteranno passivi ed indifferenti, non solo di Colleferro, questa volta assieme alle amministrazioni locali.
Come associazione lavoriamo con chiunque sia disponibile ad un progetto alternativo articolato secondo le esigenze di ogni territorio.
 
 
Colleferro, 19.09.2015
 
 
 
In allegato la nostra analisi dei bilanci per gli anni 2013 e 2014 che riflettono la difficile situazione finanziaria in cui versa Lazio Ambiente Spa.
  
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Allegato. Analisi dei bilanci di Lazio Ambiente per gli anni 2013 e 2014.
 
I risultati dei due bilanci (2013 e 2014) successivi alla chiusura della citata acquisizione, confermano quanto era lecito sospettare all’epoca. Soprattutto l’ultimo, quello del 2014, evidenzia in maniera plateale lo stato di grave difficoltà in cui versa l’azienda. Affrontiamo in dettaglio i temi più difficili e per farlo lasciamoci guidare dalle stesse considerazioni formalizzate dall’Amministratore Unico e dai Sindaci nelle relazioni di loro pertinenza redatte in occasione dell’approvazione dell’ultimo bilancio.
 
 
Bilancio 2013
 
Il bilancio 2013, chiuso con un limitato utile, non è particolarmente significativo perché consegue a soli 5 mesi di attività successiva all’acquisizione dei citati rami di azienda. Emergono comunque alcuni dati interessanti:
 
a)      Il significativo ammontare dei crediti verso clienti (€ 16,1 mln per la quasi totalità con scadenza entro i dodici mesi. L’importo coincide quasi con quello relativo al fatturato (19 mln), vale a dire che sostanzialmente la società non ha percepito pagamenti dai clienti (per lo più i comuni) per gran parte dei servizi effettuati.
 
b)     L’assenza di indicazioni circa il valore di presumibile realizzo (quanto riuscirò ad incassare) dei crediti apportati dalla Regione in conto aumento di capitale. Non è dato sapere quindi se tali crediti siano stati apportati al valore nominale ovvero a quello di probabile recupero. Il codice civile, al riguardo, prescrive che l’apporto di crediti in conto aumento di capitale avvenga al valore di presunto realizzo certificato da perizia di un esperto indipendente; questo al fine di tutelare azionisti di minoranza (questo però non è il caso di Lazio Ambiente in cui è presente un solo azionista) ma anche altri soggetti terzi che a qualunque titolo intrattengono rapporti con la società.
 
c)      Con riferimento in generale alle esposizioni creditizie, la società si limita ad effettuare accantonamenti al fondo svalutazione crediti nella modesta misura di € 80 mila. Da ciò si deduce che la società, ha reputato che tutti i crediti iscritti in bilancio sono integralmente recuperabili. La storia e il fallimento del gruppo Gaia ci hanno insegnato che non è così. 
 
 
Bilancio 2014
 
Gestione reddituale
 
Il Bilancio 2014 è il primo che riflette un intero esercizio di attività, quindi assai significativo per testare la solidità di Lazio Ambiente SPA. Il risultato è assai preoccupante. L’esercizio si chiude con una perdita di € 3,5 mln. Il totale dei ricavi (€ 44,7 mln) non riesce a coprire i costi (€ 48,6 mln), dunque la società è in grave squilibrio economico. Il Collegio Sindacale nella sua relazione allegata al bilancio, si esprime in maniera assai netta mettendo in dubbio la continuità operativa della società. E' una affermazione davvero eclatante.
 
Nella relazione sulla gestione dell’Amministratore Unico, sempre allegata al bilancio, si dice chiaramente che gli obiettivi in termini di ricavi sono stati pienamente conseguiti, quindi qualcosa non ha funzionato nella gestione dei costi operativi, che per Lazio Ambiente sono costituiti in massima parte da:
 
a)      Spese per il personale, € 20 mln ca.
b)     Costi per servizi, € 14 mln ca.
c)      Altre voci importanti sono quelle relativi ad accantonamenti per rischi futuri pari 2,8 mln.
 
Di seguito alcune indicazioni di maggiore dettaglio.
 
La spesa per il personale è stata per Lazio Ambiente una variabile indipendente, almeno fino ad agosto 2015. La società si era impegnata infatti a mantenere inalterati i livelli occupazionali per i due anni successivi all’acquisizione dei rami di azienda. Di rilievo i compensi riconosciuti alle 6 figure dirigenziali in organigramma (€ 796 mila ca) con una nota curiosa: alcune di esse percepiscono un compenso superiore a quello dell’Amministratore Unico pur essendogli subordinate nell’organigramma aziendale.
 
Sul fronte dei costi, nella relazione sulla gestione si evidenzia che le novità normative intervenute di recente hanno condotto ad una lievitazione degli stessi. In particolare la necessità di trattare i rifiuti presso un impianto di TMB ha allungato il processo di trattamento dei rifiuti e ha reso necessario rivolgersi a soggetti esterni, elevando così il costo di trattamento. Vengono poi citati diversi fattori “interni” all’azienda che hanno indotto una lievitazione eccessiva dei costi:
 
a) frequenti interruzioni di lavorazione negli impianti di incenerimento hanno impattato negativamente sia sul fronte dei costi sia su quello dei ricavi (l’impatto complessivo è quantificato in € 1 mln);
 
b) criticità relative all’efficienza gli asset acquisiti (le già ricordate ricorrenti fermate per manutenzione straordinaria degli inceneritori, vetustà del parco mezzi, eccesso di produzione del percolato in discarica per mancanza di capping provvisorio, ecc.).
 
Le argomentazioni riportate appaiono alquanto sorprendenti soprattutto con riferimento ai fattori interni. Le condizioni dei beni acquisiti avrebbero dovuto essere oggetto di valutazione al momento dell’acquisizione e ovviamente considerati nel prezzo di cessione.
 
A questo punto è lecito chiedersi se le criticità siano state correttamente evidenziate dalla società incaricata della valutazione degli asset acquisiti (Ernst & Young Financial Business Advisors S.p.A. che continua a ricevere incarichi consulenziali) e sottovalutate dal management di Lazio Ambiente, ovvero se non siano stata accertate dal consulente o magari non rappresentate puntualmente dal cedente. In questi ultimi due casi Lazio Ambiente dovrebbe procedere quantomeno in sede civile per tutelare i propri interessi.
 
Con riferimento agli accantonamenti è doveroso segnalare che la società, ottemperando alla vigente normativa, provvede ad effettuare gli accantonamenti a fronte delle future spese connesse alla gestione del post mortem e del capping ad avvenuta chiusura della discarica. Nel complesso gli accantonamenti relativi all’esercizio chiuso ammontano a € 1,7 mln ca. Con specifico riferimento al post mortem, la società dichiara di accantonare in un conto dedicato € 13,95 per tonnellata conferita in discarica. A fine 2014 tale conto presenta un saldo di € 798 mila, con una variazione nell’esercizio di € 770 mila. Rileva ricordare che nella relazione sulla gestione viene ribadito con forza la necessità di trovare soluzioni finanziarie con riferimento ai mancati accantonamenti effettuati dal precedente gestore (gruppo Gaia).
 
In questo contesto, l’unica prospettiva di sviluppo è individuata dal management attraverso un ampliamento dei ricavi che dovrà passare attraverso la costruzione dell’impianto di Trattamento Meccanico Biologico e la rimozione del traliccio TERNA che impedisce di sfruttare appieno le potenzialità di ricezione della discarica di colle Fagiolara fino al suo naturale esaurimento, previsto per il 2023. A tal ultimo riguardo è stata presentata una diffida per la rimozione alla società che gestisce la rete elettrica nazionale e al comune di Colleferro.
 
Gestione finanziaria
 
L’esercizio 2014 ha fatto emergere forti problemi di liquidità legati ancora alle difficoltà di incasso delle fatture emesse: sostanzialmente il problema è quello di clienti (i Comuni) che non pagano ovvero pagano in ritardo a fronte del servizio ricevuto.
E’ una storia che conosciamo bene e che, unitamente ad una criminosa gestione, ha contribuito al dissesto del gruppo Gaia.
 
In bilancio vengono esposti crediti commerciali per € 30,5 mln (svalutati solo per € 439 mila ca), una enormità per una società che fattura, come detto € 44,7 mln. Le tensioni finanziarie, ovviamente si ripercuotono sulla situazione dell’indebitamento bancario (5 mln) e, soprattutto, commerciale, quest’ultimo ha infatti raggiunto la ragguardevole cifra di € 17,3 mln.
 
Ciò significa che Lazio Ambiente, non riuscendo ad incassare non sta pagando i fornitori. Fino a quando questa situazione sarà sostenibile? Come si pensa di risolverla?
 
 
Colleferro, 19.09.2015
 

Colleferro, sulla gestione dei rifiuti vige l'anarchia.


Comunicato Stampa
Comitato Residenti Colleferro e Retuvasa
 
 
Colleferro, le attività di trasferimento rifiuti in discarica senza autorizzazioni: vige l’anarchia.


 
La Regione Lazio, il Comune di Colleferro, su richiesta della società regionale Lazio Ambiente spa, il 5 dicembre 2014 portano in Conferenza di servizi la controversa e non risolta questione dei “rifiutidi colle Fagiolara, Colleferro.
 
All’ordine del giorno l’approvazione di una “variante non sostanziale dell’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale), finalizza a realizzare all’interno della discarica, un centro di trasferenza”. 
 
La questione dei rifiuti è rimasta “sospesa” tra i ritardi dell’autorizzazione del nuovo impianto TMB (trattamento meccanico biologico) e l’adempimento dell’ordinanza del TAR del Lazio: adito da Retuvasa, Comitato Residenti Colleferro e Raggio Verde, il Tribunale ha vietato dal 10 settembre 2014 lo sversamento di rifiuti tal quale nel sito di colle Fagiolara.
 
Manca una soluzione definitiva e nelle more, in via provvisoria – per 60 giorni - la Regione ha autorizzato la sola attività di trasbordo, ma  dal 10 settembre scorso,  Lazio Ambiente, la società regionale di gestione del servizio di raccolta, ha messo in pratica anche un’attività di trasferenza, quest’ultima non autorizzata dalla Regione. Per questo motivo nei documenti sulla tracciabilità dei rifiuti  c'è scritto via Palianese, senza altri riferimenti, come l’indicazione esatta del luogo e della sede dove avviene il trasbordo!
 
In applicazione all’ordinanza del TAR del Lazio la Regione si è limitata a prevedere solo operazioni di trasbordo dei rifiuti dai compattatori ai tir, diretti al TMB di Rida Ambiente, ad Aprilia, per rientrare a Colleferro come residuo di lavorazione.   
In pratica, la discarica viene utilizzata come stazione di trasferenza dei rifiuti provenienti dai 25 Comuni aderenti alla suddetta società (circa 30-40 compattatori al giorno). Infatti i rifiuti, dopo una pesatura presunta, vengono riversati a terra, ricaricati nei bilico, trasportati  ad Aprilia; qui vengono lavorati per la preparazione di CDR destinato agli inceneritori di Colleferro e riamessi in discarica come FOS, per quanto riguarda la biostabilizzazione dell’umido,  e come scarti di lavorazione dello stesso CDR.
Il tutto per mantenere la stessa gestione dei rifiuti, drogata dal ristoro ambientale, incassato dal Comune di Colleferro e privo di trasparenza sull’effettivo utilizzo nei capitoli di Bilancio.
L’insieme di queste attività sono qualificabili come afferenti ad un centro di trasferenza e non possono qualificarsi come mere operazioni di trasbordo, travaso e trasferimento, trattandosi di vera e propria compattazione del rifiuto, ottimizzazione del carico, stoccaggio provvisorio e/o deposito preliminare, con tempi di permanenza – in taluni casi - superiori alle 24 ore, nel piazzale della discarica.
 
Nel caso di specie, colle Fagiolara non è un impianto di stoccaggio provvisorio, non ha le caratteristiche richieste ed i tempi massimi di permanenza dal momento della raccolta del rifiuto allo scarico presso il sito danno luogo a percolato, fermentazione e putrefazione dell’organico con pesanti effetti odorigeni e produzione di biogas.
 
Al fine di assicurare che non vi sia soluzione di continuità nell’applicazione della normativa in materia ambientale, le Pubbliche amministrazioni devono adeguare preventivamente gli atti autorizzativi e questo non è avvenuto da parte della regione Lazio.
 
Finora, però, le attività di trasferenza sono avvenute senza una specifica autorizzazione regionale, che fissi tempi certi e misure di protezioni meccaniche per l’abbattimento degli odori nauseabondi, mediante una variazione – a nostro avviso - sostanziale dell’AIA.
L’avvio del procedimento autorizzativo del centro di trasferenza non sana la situazione di fatto “mascherata” come attività di trasbordo.
 
Il 5 dicembre 2014 abbiamo partecipato alla Conferenza dei servizi, convocata in Regione per esaminare la richiesta di Lazio Ambiente sul centro di trasferenza a colle Fagiolara e qui abbiamo assistito al primo atto di una recita inedita di un copione vecchio, dove c’è anche un piccolo colpo di scena.
Protagonisti i dirigenti della Società, i responsabili della direzione regionale Rifiuti, il Sindaco di Colleferro, Mario Cacciotti, i dirigenti dell’ASL e un rappresentante di associazioni e comitati.
 
La scena è occupata interamente dal Sindaco Cacciotti, che prende la parola sul TMB a Colleferro e dichiara la sua contrarietà al progetto.
Il Sindaco deve essersi sentito più a suo agio a manifestare il suo dissenso in una sala riunioni della Regione piuttosto che sfilare sotto la pioggia a fianco dei suoi colleghi Sindaci nel corteo organizzato dalla campagna Rifiutiamoci! il 29 novembre 2014, indetta proprio per dire NO! all’impianto di TMB.
 
Anche sulle questioni ambientali della discarica, il Sindaco si ritrova, stranamente, sulle stesse posizioni di associazioni e comitati.
Il TMB non era all’ordine del giorno e tutti i presenti hanno colto perfettamente il senso politico di quella contrarietà, il cui obiettivo è quello di aprire una trattativa, dove il “io do affinchè tu dia” farà da guida, mentre l’adesione alle questioni ambientali è solo funzionale alla partita. Il Sindaco, infatti,  ribadisce in più di una occasione, che l’AA.CC. intende rivedere la propria posizione favorevole sul TMB.
Anche qualche timida obiezione circa la conduzione della discarica all’indirizzo dei vertici di Lazio Ambiente, in sintonia con le osservazioni della ASL e delle parti sociali, rafforza la finalità strumentale di tali dichiarazioni.
La Conferenza si è conclusa con un rinvio a 30 giorni che significa tollerare la prosecuzione nel sito di discarica delle operazioni di trasferenza ancora senza autorizzazione?
 
Per le associazioni e i comitati, che conoscono molto bene le posizioni, le azioni e le dichiarazioni degli ultimi 20 anni dall’AA.CC. sulla questione rifiuti, contano i fatti.
Chiediamo quindi che sia convocato il Consiglio comunale, in seduta straordinaria, per far conoscere ai cittadini i motivi per i quali sono maturati i presupposti per un ripensamento.
Affermazioni di questa dirompenza, dopo che per 5 anni l’AA.CC. è stata favorevole al TMB  – se corrispondenti ad un nuovo orientamento politico - devono essere conosciute dall’intera collettività.

 
 
Colleferro, 14 dicembre 2014
 
 
CLICCA QUI per scaricare le osservazioni alla Conferenza di Servizi del centro di trasferenza. 
 

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