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Acqua

ACEA, il business dell'acqua anche a Colleferro.


Comunicato Stampa Retuvasa

ACEA, il business dell’acqua anche a Colleferro.


 

A quasi due anni dall’insediamento di Acea ATO 2 S.p.A. come gestore del servizio idrico di Colleferro sono arrivate le prime bollette. Non è certo un fulmine di guerra questo nuovo gestore, soprattutto trattandosi di una delle maggiori multinazionali del settore in Italia. Tra l’altro, in due anni Acea non è riuscita a leggere i contatori nemmeno una volta e ora tappezza la città di manifesti, minacciando conti più salati se gli utenti non fanno anche il lavoro al loro posto, ovvero se non comunicano con autolettura il volume di mc di acqua consumati. Eppure a pagina 23 della carta dei servizi si legge che la lettura del contatore verrà effettuata almeno una volta l’anno.

Come abbiamo detto più volte, l’avvento del nuovo gestore ha portato con sé un cambiamento nel metodo tariffario, che prevede che tutti i costi del servizio vengano remunerati con la bolletta. Pagheremo, assieme all’acqua che consumiamo, anche gli interventi di manutenzione -piccoli o grandi che siano- e gli investimenti che il gestore farà.

La vecchia tariffa, in maniera molto più equa, prevedeva che le spese per investimenti fossero finanziate con la fiscalità generale a cui i cittadini partecipano in maniera proporzionale al proprio reddito. Così è stato per la realizzazione degli ultimi pozzi, finanziati con fondi regionali, che forniscono acqua di buona qualità alla nostra cittadina.

Anche per questo motivo le tariffe Acea rispetto a quelle praticate dal precedente gestore sono molto più alte: ad eccezione del primo scaglione di consumo, che è lievemente più basso, si va da aumenti del 40% per il secondo scaglione di fornitura, al 69% per il quarto. 
Scorrendo le voci in bolletta ci accorgiamo di un’altra particolarità che fa sorgere qualche dubbio.

A quanto sappiamo, infatti, ACEA ATO 2 ha per ora rilevato solo il servizio idrico, mentre i servizi di fognatura e depurazione sono rimasti in capo al comune di Colleferro, fino a che non saranno  terminati i lavori di adeguamento del depuratore sito in Valle Settedue (punto 6 lettera c della delibera n. 5 del 21/5/2015).

Sappiamo anche (Determ. Dirig. 281 del 25.05.2015) che il comune ha affidato la conduzione tecnica  e  la manutenzione di questo depuratore ad Acea ATO 2  per una cifra pari a 246.711 euro (fino al 31.12.2015) che, a quanto si dice nella determina, è la stessa cifra pagata al vecchio gestore. La voce in bolletta relativa ai costi di fognatura e depurazione dovrebbe quindi ancora tornare nelle casse del Comune, come avveniva nel precedente contratto. Non riusciamo a comprendere quindi perché la tariffa per queste due voci si sia adeguata alla nuova tariffa (più cara di circa il 56%) pur permanendo la situazione gestionale precedente. Opportuno che qualcuno ci dia una risposta.

Ma torniamo a parlare di investimenti, tema spesso agitato dai privatizzatori per dimostrare la supremazia della gestione privata rispetto a quella pubblica.

Riportiamo quanto si legge in proposito nel recente studio dalla Merian research (marzo 2017):  ”All’interno del bilancio 2012 di Acea Ato 2 SpA si specifica che, nel periodo 2012-2015, si sarebbero dovuti effettuare investimenti pari a 951,8 milioni di euro. In realtà, nello stesso periodo, gli investimenti effettuati in totale sono stati pari a 576,83 milioni di euro (374,97 milioni di euro in meno del previsto).

Fino al 2011 è stata assicurata agli azionisti una remunerazione del capitale investito pari al 7%. Tale remunerazione garantita  è stata cancellata dalla conferenza dei sindaci dell’aprile 2012, che  ha recepito l’esito del referendum del 2011.
La cancellazione della remunerazione garantita si è accompagnata ad un aumento delle tariffe, giustificato da un aumento degli investimenti programmati nel periodo 2012-2015.

In realtà tali investimenti non sono stati effettuati (o sono stati effettuati solo in parte). Nei fatti quindi la cancellazione della remunerazione garantita al 7% ha portato a un aumento della remunerazione del capitale investito dagli azionisti dal 7% a circa il 10% nel periodo 2012-2015. Infatti, se si fossero realizzati tutti gli investimenti, i relativi ammortamenti avrebbero portato a una diminuzione dell’utile e quindi della redditività del capitale nel periodo considerato.”

Detta in maniera molto semplice: Acea non ha fatto tutti gli investimenti che avrebbe dovuto e i soldi non spesi sono andati dalle nostre tasche a quelle degli azionisti.

Tra l’altro, le tariffe Acea ATO 2, dal 2016 al 2017, sono aumentate ancora quasi del 5%, valore importante in un contesto di deflazione generalizzata dei prezzi e di crisi economica che colpisce in maniera più dura le fasce più povere della popolazione.

I ricavi di Acea ATO 2 dal 2011 al 2015 segnano un + 19,25% solo per il servizio idrico, da 423,75 milioni di euro nel 2011 a 505,34 milioni di euro nel 2015.  Il Margine operativo lordo, fatta eccezione per il 2011, rimane abbastanza stabile negli anni; nel 2015 è di 238,83 milioni di euro.

Questa costanza nel margine di profitto si spiega col fatto che il servizio idrico è un monopolio naturale, regolato da leggi che evitano al gestore di rischiare i propri capitali mentre gli consente guadagni sicuri, anche dopo l’esito referendario, aggirato in ogni modo.

Dove vanno a finire gli utili incamerati da Acea ATO 2? A migliorare il servizio? A sanare acquedotti colabrodo?

Non propriamente. Gran parte di questi soldi (il 93% degli utili nel 2015) vanno alla capofila del gruppo, Acea S.p.A. che in parte li divide tra i propri azionisti, in parte li presta ad Acea ATO 2 a tasso di mercato per effettuare gli investimenti previsti dalla conferenza dei sindaci.
Si legge infatti nello studio Merian research: “L’utile di Acea ATO 2 (70,70 milioni di euro nel 2015) viene costantemente distribuito ad Acea Holding, che lo presta poi ad Acea ATO 2 tramite la linea di credito intercompany. Quindi Acea ATO 2 finisce per pagare interessi sul suo stesso utile, incamerato da Acea S.p.A. come dividendo e concesso poi ad Acea ATO 2 come prestito.”
  
Siamo di fronte ad un’architettura societaria che rende impossibile ai cittadini una qualsiasi forma di controllo sulla gestione di un servizio indispensabile ed irrinunciabile, mentre permette di mascherare l’accaparramento dei profitti tramite giochi finanziari.

Utili per 70,70 milioni di euro nel 2015, divisi tra gli azionisti: immaginate quante opere infrastrutturali si sarebbero potute realizzare con quei soldi.

Ricordiamo infine che la Regione Lazio ha un piano regolatore degli acquedotti che risale al 2004, realizzato in base a previsioni che arrivavano al 2015, mentre i problemi causati dal cambiamento climatico e le perdite negli acquedotti rendono sempre più critico l’approvvigionamento idrico alle popolazioni.

Fin qui abbiamo dato i numeri. Ma dopo due anni di gestione Acea possiamo anche dare qualche parere sull’operato: abbiamo visto miglioramenti nel servizio? Efficienza nelle riparazioni? Solerzia per nuovi allacci? Ascolto all’utenza e trasparenza nelle azioni? Efficacia e tempestività nelle comunicazioni?

A voi cittadini la parola e il giudizio, con una avvertenza: le considerazioni che possiamo fare sulla nostra situazione locale ci possono far alzare lo sguardo sulla condizione di una risorsa, l’acqua, che nel suo ciclo di riproduzione non conosce confini.
 
Colleferro, 21 aprile 2017

Chi ha paura di ACEA?


Comunicato Stampa Retuvasa

Chi ha paura di ACEA?
Perché da oltre 2 anni non si dà attuazione alla legge regionale sulla gestione dei sistema idrico?

 

I Sindaci dei Comuni di Colleferro, Valmontone, Labico, Artena, Carpineto Romano, Gorga, Gavignano, Segni e Montelanico prendendo atto delle criticità presenti nell’attuale servizio erogato da Acea hanno richiesto un incontro urgente.”

La richiesta del sindaco di Colleferro e di altri sette comuni del circondario di incontrare l’AD di ACEA ATO2 in merito alla qualità del servizio erogato è una iniziativa positiva e necessaria.

Ci preme tuttavia rammentare ai sindaci che è pendente da molti mesi una questione che potrebbe modificare radicalmente i rapporti tra cittadini, amministrazioni e territori con il gestore del Servizio Idrico Integrato, a favore dei primi. Stiamo parlando della legge regionale n.5/2014, Tutela, governo e gestione pubblica delle acque, approvata il 4 aprile 2014. Questa legge, nata dall’iniziativa popolare, fortemente voluta da comitati e associazioni per l’acqua pubblica, all’art. 5 comma1 recita:

Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, la Regione individua con apposita legge gli ambiti di bacino idrografico e, al fine di costituire formalmente le Autorità di detti ambiti, disciplina le forme e i modi della cooperazione fra gli enti locali e le modalità per l’organizzazione e la gestione del servizio idrico integrato, costituito dall’insieme dei servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione di acqua, di fognatura e di depurazione delle acque reflue.

A distanza di due anni e mezzo a questo e a ad altri obblighi derivanti dalla legge non si è messo mano, col risultato di fare della legge lettera morta. Riveliamo ai disattenti amministratori ed ai cittadini che la definizione dei nuovi Ambiti di Bacino Idrografico (ABI) -in sostituzione degli attuali ATO (ambiti di bacino ottimale)- produce il decadimento delle attuali gestioni aprendo la strada anche a forme di gestione più dirette da parte degli enti locali. Facciamo nostro il sospetto che proprio questa conseguenza abbia consigliato alla amministrazione regionale di non porre mano ai regolamenti ed alle leggi attuative. Il problema è tutto politico, non vi sono inerzie burocratiche, di cui tanto si discute in queste settimane, a creare impedimenti.

Il coordinamento regionale per l’acqua pubblica, di cui Retuvasa fa parte, ha organizzato molteplici interventi e spedizioni presso la Regione per esigere l’approvazione dei decreti attuativi della legge, ottenendo solo promesse e rinvii di settimana in settimana, di mese in mese. E' quindi ingiustificata e colpevole la disattenzione delle amministrazioni nel merito.

Il testo della legge peraltro apre a spazi di partecipazione e di codecisione da parte dei cittadini e delle amministrazioni, un modello rivendicato da questi stessi soggetti nella nostra valle da lungo tempo.

Per oltre due anni l’ineffabile assessore Refrigeri -eseguendo diligentemente il compito a lui affidato- ha continuato a promettere una proposta della giunta sui nuovi ABI, nel frattempo gli esperti del coordinamento regionale hanno realizzato una proposta di suddivisione del territorio in ABI, seguendo la configurazione dei bacini idrografici e degli acquedotti; questa proposta, fatta propria da alcuni consiglieri regionali, è diventata la proposta di legge 238/2105. Anch’essa è rimasta nel cassetto, nonostante ripetuti incontri non è mai andata in discussione in commissione ambiente, tanto meno in aula: proposta di giunta con cui confrontarsi, non pervenuta.

In tale proposta viene individuato tra i 12 bacini previsti, come bacino a sé stante, il bacino idrografico del fiume Sacco, che va a ridisegnare la ripartizione attuale fondata sui confini amministrativi delle provincie, affermando un principio che in tutti questi anni con sempre più forza e consapevolezza associazioni, comitati ed amministratori cercano di realizzare.

Esplicitiamo la domanda, perché tutta questa inerzia sino ad ora da parte della Regione? Perché questo incomprensibile temporeggiare per la costituzione degli ABI?

Forse perché si ventila da tempo la volontà del governo centrale di costituire un unico grande ABI regionale da dare in gestione all’azienda che in quel momento avrà il maggior numero di utenti a livello regionale? Si parla anche di un progetto di spartizione macroregionale da dare in pasto alle più grandi e pompate multi utility, tra cui Acea S.p.A.

Coerente con questo progetto è il fatto che proprio ACEA abbia acquisito il controllo della società Idrolatina che a sua volta controlla Acqua Latina, gestore del sistema idrico in provincia di Latina, in attesa di acquisire il controllo sulla provincia di Viterbo.

Inoltre, a proposito di servizi, ACEA ha creato un sistema di gestione del servizio idrico -in particolare della manutenzione- che va imponendo a tutte le sue partecipate, in Toscana, Umbria e Campania, con ciò anticipando e preparando il terreno al piano di acquisizione del controllo totale sul sistema idrico in tutte le regioni del centro Italia. Il nuovo sistema garantisce il monopolio di tutte le informazioni sui sistemi idrici, sottraendole a qualsiasi possibilità di controllo da parte delle amministrazioni, rendendo remota ogni possibilità di dialogo diretto tra cittadini e gestore: una ristrutturazione tecnologica ed organizzativa i cui effetti ben conosciamo in altri tipi di servizio.

L’amministrazione della Citta di Roma, azionista di maggioranza di ACEA -nonostante le affermazioni in campagna elettorale- non muove un dito, non alza un sopracciglio e per bocca del suo assessore alle partecipate afferma di non poter intervenire sulla dirigenza di ACEA, affermazione alquanto originale nel campo del diritto societario che regola le SPA.

Molto c’è da dire per illustrare il progetto di ACEA di diventare una piccola multinazionale dell’acqua -e non solo- principale oligopolista sul piano nazionale, e delle sue conseguenze sui cittadini ed i territori. Molto c’è da approfondire sulla legge regionale n. 5/2104 e da fare per la sua applicazione, soprattutto da parte delle amministrazioni comunali.

Nel frattempo, dopo la sentenza della Corte Costituzionale, il governo è stato costretto a ritirare il decreto sui servizi pubblici locali, che aveva l’obiettivo di imporne la privatizzazione. In regione con il DPRL n. T00205 del 12/10/2016 viene affidato l'incarico in materia giuridico-amministrativa al Prof. A. Lucarelli per "l'elaborazione di una proposta di legge che regoli la materia degli ambiti di bacino idrografico e del sistema idrico integrato".

Sarà la volta buona o perderemo altro tempo?

Siamo a disposizione per fornire tutti i chiarimenti alle amministrazioni, che peraltro hanno tutti gli strumenti per informarsi ed agire di conseguenza.

 
Valle del Sacco, 6 dicembre 2016
 

Contratto di Fiume Sacco, avanza positivamente il processo costituente.


Comunicato Stampa
 
Coordinamento Associazioni Valle del Sacco
 
 
Valle del Sacco, 20 novembre 2016
 
Avanza positivamente il processo costituente del Contratto di Fiume per il Sacco
 

 
Continua l’impegno delle associazioni per il processo costituente del Contratto di Fiume, riconosciuto come valido strumento di programmazione territoriale per la riqualificazione e lo sviluppo della Valle del Sacco.
 
Con una nostra comunicazione dello scorso giugno, cinque sindaci del territorio (Anagni, Ceprano, Colleferro, Paliano e Patrica) sono stati invitati a farsi parte attiva per affiancare le associazioni nel processo costituente.
Agli amministratori, allo scopo di favorire una doverosa ed opportuna valutazione, sono stati consegnati i seguenti documenti relativi alle attività effettuate:
 
  1. Definizione e requisiti qualitativi dei Contratti di Fiume
  2. Cronistoria delle attività
  3. Manifesto di intenti “Verso il Contratto di Fiume per il Sacco"
  4. Elenco provvisorio dei soggetti potenzialmente interessati
  5. Elenco progetti Mini Centrali elettriche sul Sacco (in continuo aggiornamento)
 
Il 10 ottobre scorso ad Acuto, si è svolta la periodica riunione del “Tavolo dei Sindaci” che ha visto la partecipazione, oltre che dei Sindaci aderenti al Coordinamento, anche della Regione Lazio nelle persone dell’assessore all’Ambiente, Mauro Buschini, e di Eugenio Monaco, funzionario responsabile del settore “Bonifiche Siti Inquinati, Dismissione Nucleare e Contratti di Fiume”.
In questa occasione, il Sindaco di Anagni, Fausto Bassetta, ha informato i partecipanti della delibera del 6 ottobre con la quale l’amministrazione di Anagni ha approvato la partecipazione del Comune al processo costituente del Contratto di Fiume. Un mese dopo, il 7 novembre, anche l’amministrazione comunale di Ceprano ha deliberato la sua adesione.
Lo stimolo continuo delle associazioni sta determinando, anche se lentamente, un cambio di rotta ed auspichiamo che gli altri Consigli Comunali si pronuncino favorevolmente.
 
Nel merito le associazioni proseguono il loro percorso e intendono condividere nei prossimi giorni con gli altri soggetti attivi sul tema, tutte le fasi di consultazione e informazione con l’obiettivo di giungere nei primi giorni del 2017 alla convocazione dell’ “Assemblea Costitutiva del Contratto di Fiume per il Sacco”.
 
 
per il Coordinamento Associazioni Valle del Sacco:
Comitato Residenti Colleferro
Laboratorio Comune Alta Valle del Sacco
Legambiente Lazio
Pulliano
Retuvasa
 

Paliano, il dilemma dell'acqua pubblica.


Comunicato Stampa Retuvasa

Paliano, il dilemma dell’acqua pubblica.

 
 
La vicenda del braccio di ferro tra il Comune di Paliano, che non vuole passare la gestione del servizio idrico integrato ad Acea ATO 5, e quest’ultima società, che a suon di ricorsi al TAR vuole acquisire impianti e gestione del servizio idrico di Paliano va a nostro avviso approfondita, almeno per comprendere i termini della questione.

Il Comune di Paliano, per quanto riguarda il servizio idrico, ricade nell’Ambito Territoriale Ottimale (ATO) 5 del Lazio, che è stato affidato con gara ad evidenza pubblica nel 2003 ad Acea ATO 5, una controllata del gruppo Acea S.p.A.. Acea ATO 5, quindi, dovrebbe prendere in carico tutti i comuni dell’ATO 5.
Per inciso, gli ATO, coinvolti dagli innumerevoli tagli alla spesa pubblica, sono stati aboliti a partire dal 31dicembre 2012. E’ per tale motivo che le Regioni sono state chiamate a ridisegnare, secondo criteri di razionalizzazione, gli ambiti di bacino idrografico (ABI). La Regione Lazio, colpevolmente in estremo ritardo, non ha ancora definito i nuovi ABI, nonostante  giaccia  da molto tempo in commissione ambiente la  proposta di legge 238/2015 che riprende la proposta sugli ABI degli esperti del Forum regionale dei movimenti per l'acqua.

Fino ad ora la gestione di Acea ATO 5 è stata molto inefficiente tanto che i sindaci dell’ATO 5 hanno deciso di rescindere il contratto con essa. Perché i cittadini di Paliano dovrebbero affidare uno dei servizi pubblici  più importanti a un’azienda del genere?

Ricordiamo che Acea S.p.A. è una società per azioni quotata alla  borsa di Milano che vede nel proprio capitale il Comune di Roma, con una quota maggioritaria (51%) e importati soggetti privati, quali il Gruppo Caltagirone, la multinazionale francese dell’acqua Suez e la Norges Bank; quest’ultima gestisce il fondo sovrano norvegese, uno dei più importanti al mondo, alimentato dai proventi dell’estrazione petrolifera nel Mare del nord e proprietario di importanti partecipazioni azionarie anche in Italia.

Va ricordato che le società di capitali (tra cui le s.r.l. e le S.p.A.), anche se a TOTALE CAPITALE PUBBLICO, sono società di diritto privato che rispondono a logiche di mercato piuttosto che all’interesse pubblico. La quotazione in borsa, inoltre, rende ancor più preponderante l’obiettivo della generazione  di profitti.
Tornando ai fatti, il sindaco Alfieri ha inviato una lettera  a  Virginia Raggi, attuale sindaco di Roma (il Comune, come detto, è azionista di maggioranza di Acea S.p.A.), chiedendole di ritirare il nuovo ricorso al TAR presentato da Acea ATO 5 l’11 luglio scorso in cui l’azienda  intima al comune di Paliano di cedere gli impianti.

Nella lettera si fa cenno anche all’esito referendario di giugno 2011, quando 26 milioni di italiani hanno scelto la gestione pubblica di tutti i servizi, in primis il servizio idrico.

Chi gestisce al momento il servizio idrico di Paliano? L’AMEA, una S.p.A. a capitale misto pubblico-privato, con il seguente assetto azionario (ripreso dal sito della società): Comune di Paliano: 65,494%, Comune di Piglio 1,506%; A.R.I.A S.r.l.  33%.

Gli enti pubblici locali in questo caso hanno una quota preponderante nell’assetto societario, ma non si tratta comunque di una società di diritto pubblico, come può essere invece un’azienda speciale; quest’ultima risulta ente strumentale dell’ente locale di riferimento, il suo obiettivo è esclusivamente la gestione del servizio affidatole, per statuto non può operare a fini di lucro e deve reinvestire eventuali utili per migliorare il servizio. E’ per tale motivo che questa forma di gestione è stata sempre vista dai movimenti per l’acqua pubblica come la migliore in grado di garantire la pubblicità del servizio.
Non a caso il comune di Napoli ha ripubblicizzato il proprio servizio idrico effettuando proprio la trasformazione  della società per azioni Arin S.p.A. nell’azienda speciale Acqua Bene Comune Napoli (ABC Napoli).

Il sindaco Alfieri quindi, che noi stimiamo per la sua netta presa di posizione contro Acea ATO 5, dovrebbe però dare seguito al referendum del 2011 avviando un processo di ripubblicizzazione di Amea attraverso la trasformazione in azienda speciale.

Tra l’altro nella lettera viene ricordato che la legge 5/2014 sul servizio idrico della Regione Lazio permette e incoraggia la scelta pubblica per la gestione di questo servizio.

Siamo consapevoli dei vincoli sempre più pressanti con i quali tutti i governi degli ultimi decenni hanno di fatto imposto ai comuni la privatizzazione dei servizi pubblici (proprio attraverso la negazione delle aziende speciali), ma il rispetto della volontà popolare dovrebbe essere la priorità per ogni amministratore.

I fatti, d’altra parte indicano che la privatizzazione non migliora il servizio: è notizia di qualche giorno fa che i comuni di Valmontone e Rocca di Papa hanno minacciato azioni legali contro il gestore Acea ATO 2 per ripetuti e irrisolti problemi alle infrastrutture idriche mentre nel Comune di Colleferro  continuano le interdizioni all’uso umano dell’acqua potabile per parametri batteriologici non conformi (da alcuni giorni interdizione al quartiere Scalo e via Casilina), la chiusura completa per il periodo estivo dello sportello utenti di zona, la mancata bollettazione da oltre un anno.

Non si può evitare il confronto con il caso Saracena, un piccolo Comune del Pollino che gestisce l’acqua con azienda speciale da molto tempo anziché affidarla alla Sorical S,p.A., come avrebbero voluto imporgli. Il caso fece scalpore a luglio dello scorso anno perché il sindaco Gagliardi era insorto contro la multa imposta dall'Authority. La colpa? Le tariffe applicate dal sindaco erano troppo basse, sarebbero dovute lievitare secondo l’Authority, da 26 centesimi a 1 euro e 40. Il sindaco la spuntò mostrando semplicemente i dati: gestione del servizio eccellente e altamente economica.

Cosa si può chiedere di più ad un sindaco?

Comunque l’azione della amministrazione di Paliano che resiste alle pretese di Acea di costruire un monopolio della gestione del sistema idrico, capace di macinare profitti in  Italia e nel mondo a discapito di un diritto fondamentale, potrà continuare ed avere successo solo se  si realizzerà compiutamente la collaborazione tra tutti gli enti locali nella creazione di un sistema di gestione adeguato ai bisogni del territorio ed al mantenimento della risorsa acqua nella sua naturale struttura di bacino idrico.

 
Paliano, 31 luglio 2016
 

SIN Valle del Sacco, contaminazione area ex AGIP petroli oggi Viscolube spa.


COMUNICATO STAMPA RETUVASA

Dalle vicende del SIN riemerge a tinte fosche l’irrisolta contaminazione dell’area ex Agip Petroli, oggi Viscolube.


 
Dai verbali della Conferenza dei Servizi del SIN Bacino del Fiume Sacco (sui cui esiti non certo esaltanti avremo modo di ritornare, ampiamente, in un successivo comunicato stampa) tenutasi in data 26.05.16, indetta dal Ministero dell’Ambiente, Direzione Generale per la Salvaguardia del Territorio e delle Acque, riemerge la questione dello stato di contaminazione dell’area ex AGIP Petroli, oggi Viscolube spa, sita nel Comune di Ceccano, vicina al confine con il Comune di Frosinone.

Nel corso della Conferenza (presenti: Viscolube spa, Ecotherm, Comune di Ceccano, Unione Petrolifera, ISPRA, ARPA Lazio Dipartimento Frosinone; assenti: Prefettura Frosinone, Provincia Frosinone, Regione Lazio, Istituto Superiore Sanità, ASL Frosinone), tale questione, oggetto di cronaca nei mesi scorsi, si ripropone con nuovo spessore, visti i rilievi di Arpa Lazio e dello stesso Ministero dell’Ambiente.
In estrema sintesi, questi i punti salienti:
 
la bonifica dell’area è lontanissima dal conoscere la conclusione, nonostante il suo iter sia cominciato alla fine del 2002;
 
dei 4 cicli previsti di bonifica con tecnica di landfarming (semplificando non poco, depurazione che catalizza l’azione dei microorganismi presenti nel terreno), non è stato completato neppure il secondo, pressoché fermo dal 2009;
 
mentre la Viscolube spa sostiene, con nota del 31.03.16, che non vi sono fenomeni di migrazione della contaminazione verso l’esterno, ARPA Lazio comunica in data 22.04.16 al Ministero dell’Ambiente che «ancora persiste una rilevante contaminazione di inquinanti nelle acque sotterranee, sia all’interno del sito», sia in 8 piezometri «posti a valle idrogeologica della barriera idraulica» che dovrebbe impedire la diffusione della contaminazione; da tali piezometri «si evidenzia che la contaminazione è presente nelle acque di falda in concentrazioni rilevanti con particolare riferimento» a composti molto nocivi, ovvero in particolare solventi organoclorurati e metalli pesanti;
 
il Comune di Ceccano, in data 08.04.16 ha emesso ordinanza di divieto di consumo di acqua entro i 500 metri dal sito contaminato;
 
Viscolube difende energicamente la propria azione di bonifica, con argomentazioni che saranno vagliate dai tecnici competenti (i quali al momento, come si è visto, sembrano smentirne categoricamente la bontà).
 
Il Ministero ha dunque predisposto un tavolo tecnico per risolvere il problema della diffusione della contaminazione, che coinvolge, a differenti livelli e con specifici compiti, ARPA Lazio, ISPRA, Comune di Ceccano e Viscolube spa. Le relative azioni di tale organo sono in corso, ed entro il 20 luglio la Viscolube spa è tenuta a presentare un’Analisi di Rischio e conseguentemente una Variante del progetto di Messa in Sicurezza dei suoli contaminati.
 
Oltre a sottolineare la paradossalità della vicenda in questione relativamente ai tempi dell’incompiuta (o meglio in alto mare) bonifica, ai gravissimi rischi che ne derivano per l’ambiente e per la salute della cittadinanza, vogliamo rilevare qualche elemento positivo.
 
In primis, l’operato di ARPA Lazio Dipartimento Frosinone, o meglio dei tecnici e dei dirigenti direttamente responsabili di tale lavoro.
 
In secundis, l’operato del Ministero dell’Ambiente, che nel caso specifico si fa carico del problema. Con che esiti, valuteremo più avanti.
 
È importante infine rilevare come la contaminazione da solventi organoclorurati non interessi solo l’area oggi Viscolube spa, ma anche l’area Klopman International srl e l’area ex Schlumberger nel Comune di Frosinone, vicino alla discarica Le Lame. Ci chiediamo come mai vi sia interesse, da parte dei politici e della maggior parte degli organi di controllo, solo per la contaminazione provocata dalla discarica, posto che le due aree precedentemente citate presentano profili di rischio, nonché già alcuni riscontri, molto più preoccupanti.
 
 
Frosinone, 26.06.16

 

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