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Aria

Colleferro, #monitoraggiocivicoaria per le polveri sottili.


Comunicato Stampa Retuvasa

Colleferro, #monitoraggiocivicoaria per le polveri sottili.

 
Come ogni anno da diversi anni pubblichiamo alcuni dati statistici relativi alle polveri sottili PM 10 nell’area Valle del Sacco, in base ai dati rilevati dall’Agenzia per la qualità dell’aria del Lazio e pubblicati sul sito di Arpa Lazio (in allegato i grafici che sintetizzano i dati delle rilevazioni).

L’analisi di questi dati, correlata alla situazione della rete di monitoraggio, evidenzia la mancanza di controllo delle PM 2,5 e PM 1, cosa che chiediamo da diverso tempo. Ci è apparso opportuno, quindi, valutare la fattibilità di un monitoraggio civico della qualità dell’aria, installando centraline autoprodotte di rilevamento delle polveri sottili (PM 10, PM 2,5, PM 1).

Ricordiamo che le PM 10 sono polveri con diametro inferiore. o uguale a 10 micron.

Le rilevazioni non si occupano della composizione chimica di queste particelle. Quest’anno possiamo far riferimento nel merito al documento L’impatto sulla salute dell’inquinamento atmosferico a Roma, 2006-2015 uscito a dicembre scorso a cura del Dipartimento di epidemiologia del Servizio sanitario regionale  Regione Lazio, la ASL Roma 1 e la Regione Lazio.

In questo documento si legge: “Il PM è una mistura di particelle solide che contengono materiale carbonaceo, residuo delle combustioni, altre sostanze organiche (come gli idrocarburi policiclici aromatici o IPA), metalli e ioni inorganici e sostanze gassose intrappolate nelle particelle come NO2, SO2 e CO.
Il particolato viene classificato in base al diametro in PM 10 e PM 2,5, con diametro pari rispettivamente a 10 e 2.5 micron, vale a dire la frazione inalabile (PM 10) e fine (PM 2,5). Più il diametro del PM è piccolo, maggiore è la capacità di penetrare nel tratto respiratorio con conseguente instaurarsi di processi infiammatori in grado di innescare meccanismi patologici a carico del sistema respiratorio e cardiovascolare (…)”.
Il documento riporta che dal 2006 al 2015 le polveri sottili hanno subito una diminuzione costante a Roma, fenomeno che osserviamo fortunatamente anche nelle nostre cittadine, sebbene non in maniera costante.

E’ difficile attribuire il motivo della diminuzione a cause sicure: probabilmente concorre l’introduzione di normative ambientali più rigide e la deindustrializzazione diffusa.

Gli autori dello studio aprono con le seguenti parole: ”L’inquinamento atmosferico rappresenta il più importante fattore di rischio ambientale con effetti rilevanti sulla salute umana”.
 Nel complesso, nei dieci anni dal 2006 al 2015 sono più di 12.000 i decessi prematuri attribuibili all’inquinamento da polveri fini a Roma. Una media di 1200 l’anno.”

Lo studio offre anche spunti importanti per diminuire la concentrazione delle polveri:
  • “In merito alle misure per ridurre l’impatto dell’inquinamento nella città, non si possono che ribadire le conclusioni del documento “Inquadramento dello scenario di Roma Capitale e valutazione delle priorità e della sostenibilità di applicazione delle misure proposte dal Protocollo d’Intesa tra Ministero dell’Ambiente e Tutela del Territorio e del Mare, ANCI e Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome”, Roma Capitale, Gennaio 2016. In particolare:

1. La riduzione “sostenibile” delle emissioni.
 
Derivanti dai veicoli privati circolanti, attraverso la progressiva ed effettiva limitazione della circolazione dei veicoli più inquinanti, in particolare i veicoli diesel (NO2, PM);
Emissioni da ri-sospensione (PM), materiale frenante, pneumatici;
Da gasolio da riscaldamento, attraverso la metanizzazione delle caldaie a gasolio;
Da biomasse (caldaie a pellet o legna, forni a legna, camini) attraverso una variazione nella comunicazione relativa a queste tipologie di impianti, in passato promossi e oggi da disincentivare;
Attraverso la promozione di incentivi a mezzi e impianti a bassa emissione (veicoli elettrici / ibridi / a GPL-Metano, caldaie a metano / teleriscaldamento / cogenerazione distribuita, in particolare a partire da impianti di riscaldamento di strutture ospedaliere).
 
2. Gli incentivi all’uso del Trasporto Pubblico Locale (TPL) attraverso miglioramenti di rete, puntualità, frequenza, parcheggi di scambio, e l’incentivazione economica.

L’inquinamento grave di tutte le matrici ambientali nella Valle del Sacco (aria, acqua e suolo) rende ancora più urgente l’adozione di queste misure a cui deve essere aggiunta la richiesta, che da anni stiamo portando avanti: la moratoria di ogni attività industriale che aggiunga fonti di inquinamento a quelle già esistenti.

L’organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS) nelle sue Linee guida sulla qualità dell’aria ha stabilito nel 2005 nuovi limiti della media annuale e quotidiana per le PM presenti nell’aria, molto più restrittivi rispetto a quelli dell’Unione Europea (in particolare le soglie per le medie annuali sono il doppio di quelle fissate dall’OMS) sono:
 
PM 2.5:

10µg/m3 media annuale

 

25µg/m3 media 24-ore

PM 10: 20µg/m3 media annuale
  50 µg/m3 media 24-ore


L’OMS attribuisce maggior valore alla media annuale rispetto a quella quotidiana, soprattutto quando si analizzano gli effetti di una esposizione prolungata su più anni, corrispondente alla vita reale. La media quotidiana a sua volta è indicatrice del raggiungimento di picchi che producono effetti particolari sulla salute.

Dalla relazione della dott.ssa Petricca dei medici di base di Frosinone ricaviamo le seguenti considerazioni, in base alle diverse soglie di pericolosità definite da OMS ed Unione Europea:

variazione enorme tra le percentuali di esposizione della popolazione europea agli inquinanti:
•        PM 10: 17 – 30 % secondo i limiti UE -    61 – 83% secondo i limiti OMS
•        PM 2,5: 9 – 14 % secondo i limiti UE -     87 – 93% secondo i limiti OMS
•        O3: 14 – 15 % secondo i limiti UE -    97 – 98% secondo i limiti OMS

La dott.ssa Petricca ci ricorda anche che gli effetti dell’inquinamento atmosferico colpiscono particolarmente i bambini i quali, per l’intensa attività fisica, sono più esposti degli adulti ai suoi effetti immediati, cronici e sulle attese di vita.

A fronte di questi dati dobbiamo considerare il danno provocato tanto dalla prolungata esposizione agli inquinanti quanto dai picchi raggiunti quotidianamente. Abbiamo allora la necessità di acquisire una conoscenza puntuale dei livelli di inquinamento dell’aria nelle diverse aree del territorio e nei diversi periodi dell’anno e della giornata.

Dispositivi di controllo e controllo partecipato.

Lo scorso anno denunciammo la mancanza nelle città della valle del Sacco di centraline di rilevamento delle PM 2,5, polveri ultra fini, più insidiose per la salute dell’uomo rispetto alle PM10.

In attesa di un incremento dei dispositivi di controllo presenti sul territorio da parte della Regione, abbiamo deciso di contribuire al rilevamento dei valori delle PM 2.5 /PM 10 pensando di posizionare, per il momento, due centraline nel territorio del comune di Colleferro.

La rilevazione non vuole avere carattere istituzionale né sostituirsi agli enti preposti al controllo, vuole avere un valore indicativo, fornendo misure aggiuntive attendibili per questo tipo di inquinamento. Questa attività prende lo spunto e viene svolta in collaborazione con quella messa in atto dai medici di base di Frosinone e punta alla realizzazione di una rete di rilevamento e ad un’attività di controllo sulla qualità dell’aria partecipata dalla cittadinanza in tutta la Valle del Sacco. Una attività analoga è stata svolta nel territorio del comune di Ceccano e ne è stata data testimonianza in un evento presso l’associazione Tolerus.

Vogliamo svolgere ancora una volta una funzione di critica costruttiva e di stimolo nei confronti delle istituzioni regionali, locali e sanitarie, lavorando al coinvolgimento ed alla partecipazione dei cittadini, all’accrescimento della consapevolezza e della conoscenza sulle cause di aggravamento di molteplici patologie che colpiscono in modo particolare la popolazione della Valle del Sacco.

Valutiamo positivamente lo sforzo delle amministrazioni per coordinare gli interventi di emergenza, creando un modello condiviso di ordinanza. Il percorso si presenta lungo ed accidentato dopo decenni di indifferenza e richiede per avere successo il supporto una critica radicale al nostro modello sociale ed economico.

Saranno fornite tutte le informazioni tecniche ed operative necessarie a garantire l’attendibilità ed il grado di precisione delle attività di rilevamento e degli indici prodotti.

Ai cittadini che pensano, come noi, che tale attività sia utile e importante, chiediamo una collaborazione fattiva ed un contributo economico per l’acquisto dei dispositivi e la conduzione dell’attività di rilevamento ed una partecipazione alla valutazione dei dati acquisiti.

Le donazioni a Retuvasa per il finanziamento del progetto danno origine a detrazione IRPEF, se effettuate tramite bonifico.
Causale: Donazione per monitoraggio civico aria 
IBAN: IT 68 J 08327 39060 000000701826
Intestato a: Associazione Rete per la Tutela della Valle del Sacco
Banca di riferimento: Credito Cooperativo di Roma, filiale di Colleferro
Per info su chiarimenti, partecipazione/contributo, mail retuvasa@gmail.com, cell. 3358032442.
 
Colleferro-Valle del Sacco, 02.02.2017

CLICCA QUI per condividere il manifesto



 
 

 











Numero di superamenti mensili del limite di 50 microgrammi/mc nella media giornaliera.




 

Inceneritore Marangoni, lettera aperta al Sindaco di Anagni.


COMUNICATO STAMPA ASSOCIAZIONI AMBIENTALISTE
ANAGNI E VALLE DEL SACCO

Istanza rinnovo autorizzazione inceneritore pneumatici fuori uso –
lettera aperta al Sindaco di Anagni
 

Martedì 8 novembre, presso la Regione Lazio, si aprirà la Conferenza dei Servizi istruttoria dedicata all’istanza di rinnovo dell’inceneritore di pneumatici fuori uso Marangoni, nato come impianto di cogenerazione a servizio dell’impianto produttivo di pneumatici, ormai chiuso da anni.
Limitiamoci a ricordare solo alcuni fatti salienti, in estrema sintesi:

  • La normativa regionale vigente non consente impianti di trattamento rifiuti (e tantomeno inceneritori) a una distanza inferiore di 500 metri dalle abitazioni, che sono invece numerose intorno a quello in causa;
  • È vigente, dal 2009, a causa di contaminazione di PCB, un’ordinanza comunale di divieto coltivazione e razzolamento animali in località “Quattro Strade” (accanto agli impianti Marangoni), per un raggio di 500 metri;
  • È in corso, su richiesta del Tribunale di Frosinone, un’indagine epidemiologica al fine di accertare la presenza di picchi di alcune patologie tumorali fra i residenti della località “Quattro Strade”;
  • È nota, da alcuni anni, la presenza di una contaminazione di PCB e diossine, dovuta a cause non ancora accertate, in un’ampia area situata a 1-2 km. a ovest dell’inceneritore in oggetto;
  • L’inceneritore si trova nel perimetro del SIN Valle del Sacco;
  • È nota la pessima situazione ambientale ed epidemiologica del Comune di Anagni e dell’intera Valle del Sacco, confermata dai recenti dati ARPA Lazio (29 settembre 2016);
  • È noto che i pneumatici fuori uso si riciclano, con trattamenti non impattanti sull’ambiente, e sono utilizzabili in numerose applicazioni, ad esempio per i manti stradali;
  • L’inceneritore in oggetto, che impiegherebbe solo poche unità lavorative, troverebbe l’unica ragion d’essere negli incentivi per le energie impropriamente considerate “alternative”.

 
Le sottoscritte associazioni confidano che il Sindaco di Anagni, massima autorità sanitaria del territorio, saprà ben rappresentare, con queste e numerose altre ragioni,  l’opposizione dell’ente  all’istanza di rinnovo.

 
Anagni (FR), 05.11.16
 
LE ASSOCIAZIONI
 
Anagni Viva
Comitato Osteria della Fontana
Legambiente Anagni
Retuvasa
 

Valle del Sacco e smog, perchè nascondere la polvere sotto un tappeto?


Comunicato Stampa Retuvasa

Valle del Sacco e smog, perché nascondere la polvere sotto un tappeto?
 

Premessa

“Passata la festa, gabbato lo santo”, si diceva nella tradizione popolare. Accade analogamente per le polveri sottili, le PM10 e PM2,5 che puntualmente ogni fine anno, da molti a questa parte, emergono come problema, dati gli immancabili superamenti dei limiti stabiliti per legge in gran parte delle città italiane monitorate. E ogni anno politici e amministratori accolgono il fenomeno come una novità inaspettata.
Appena però arriva la prima pioggia salvifica o inizia l’anno nuovo, il contatore dei superamenti viene riportato a zero e il problema rientra e si sgonfia. Eppure, da inizio anno al 13 febbraio sono già molti i superamenti dei limiti nelle cittadine della valle (Ceccano 31, Frosinone Scalo 27, Colleferro 11, Alatri 17, Ferentino7).
 
Quando, come a fine 2015, il fenomeno è più grave del solito, le Amministrazioni e il Governo si affrettano ad indicare soluzioni inefficaci e di breve respiro, incapaci di affrontare un problema così complesso e dipendente da molteplici fattori, con scelte coraggiose e lungimiranti quanto necessarie. In questo contesto rientra anche la valle del Sacco, citata negativamente nelle cronache nazionali a causa dell’inquinamento atmosferico di Frosinone.
Tempo fa abbiamo avviato un osservatorio delle PM10, il particolato sottile monitorato dalle centraline dell’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente del Lazio (ARPA) nell’intera valle del Sacco. Oggi lo riproponiamo con i dati aggiornati, cercando di fornirne una lettura di inquadramento e, se possibile, trarne delle conclusioni.
 
Per una più facile lettura abbiamo estrapolato dal sito di ARPA i valori giornalieri di monitoraggio per diverse centraline installate a Colleferro, Anagni e Frosinone dal 2006, e per Ferentino, Alatri e Ceccano dal 2011. La serie storica è quindi abbastanza significativa, trattandosi di dieci anni. Per Frosinone ci limitiamo alla lettura della centralina dello Scalo, mentre per Colleferro a quella di viale Europa.
 
Abbiamo monitorato essenzialmente i parametri di legge relativi al numero di superamenti e al valore medio annuale, parametri al di sopra dei quali sono riconosciuti danni all’organismo umano.
 
Come vedremo in dettaglio, i dati sono chiari e indicano che l’inquinamento da PM10 nella Valle del Sacco ha sede stabile da anni, si ripete ciclicamente e in maniera puntuale.
 
PM10

La nostra serie storica prende in considerazione solo le polveri sottili PM10 perché, seppure più pericolose per la salute umana, le PM2,5 non sono monitorate nella valle del Sacco.

Cominciamo con la quantità di superamenti del limite di 50 µg/m³ (microgrammi per metro cubo) giornalieri come da normativa nazionale. Il grafico 1 riporta mese per mese, da gennaio 2006 a dicembre 2015, quante volte è stato superato questo limite. I paesi presi in considerazione sono Colleferro, Anagni, Frosinone, Ceccano, Alatri e Ferentino, E’ evidente l’andamento analogo per tutti i siti, cosa che indica come la valle sia un sistema strettamente interconnesso. È altrettanto evidente l’andamento ciclico del numero di superamenti: in inverno si raggiunge il picco, arrivando a situazioni in cui il limite viene superato tutti i giorni del mese; in estate le cose migliorano.
I nostri amministratori sanno quindi perfettamente che, con altissima probabilità, a fine anno il problema si ripresenterà puntualmente.
 
 

 
Il grafico 2 riporta invece per ciascuna città il numero annuale di superamenti, sempre dal 2006 al 2015.

  
 
Si osserva che la situazione in generale negli anni è andata migliorando, ma rimane sempre molto critica, evidenziando che quasi tutti i paesi considerati hanno ampiamente superato la soglia fuorilegge di 35 giorni e in molti casi anche quella di tolleranza di 50 giorni ad eccezione di Anagni.

Infine, il grafico n. 3, mostra la media annuale del valore delle PM10 per ciascun paese dal 2006 al 2015. Si conferma il miglioramento della situazione che permane comunque critica: la media annuale deve essere infatti inferiore a 40 µg/m³, superata ogni anno dalle centraline di Frosinone e Ceccano, segno di cronicità.

 
 

Qualche considerazione

Non vogliamo spingerci in analisi sulle cause locali del fenomeno, che richiederebbero mezzi e strumenti che non abbiamo.

Ad esempio, quanto incide sul miglioramento la deindustrializzazione dell’area? Quanto pesa la presenza di impianti altamente inquinanti come cementifici, inceneritori e grandi vie di comunicazione? E il riscaldamento domestico? Sicuramente c’è una stretta correlazione con la situazione meteorologica, che in inverno spazza via le polveri in maniera meno efficace.

Sta di fatto che la nostra valle è un sistema strettamente interconnesso e che l’aggiunta di qualunque altra fonte di inquinamento dell’aria ad un sistema già così compromesso sarebbe estremamente pericolosa.
 
PM2,5

Tra PM2.5 e PM10 ci sono delle differenze che dipendono non solo dalla sorgente di emissione ma anche dalla meteorologia/climatologia. Rimanendo ad un livello molto generico, possiamo considerare le seguenti fonti di emissione di particolato:
 
1)                 le sorgenti industriali e i riscaldamenti moderni emettono prevalentemente particolato fine inferiore a 2.5 micron;
 
2)                 le automobili emettono particolato fine dal tubo di scarico (a parte i vecchi diesel che emettono fumi  di granulometria maggiore);
 
3)                 le auto emettono particolato anche per abrasione (gomme, asfalto, freni, frizione) e risospensione di polveri dal terreno. Queste emissioni non trascurabili indicate tecnicamente come "non-exhaust",  sono in parte grossolane (maggiori di 2,5 micron) e sono prodotte da qualsiasi tipo di veicolo, anche elettrico;
4)                  le combustioni all'aperto (fuochi agricoli, rifiuti etc) producono sia particolato fine che grossolano. Dal punto di vista tecnico, c'è sempre più convergenza nell'attribuire l'inquinamento delle piccole città dell'interno alla penetrazione della biomassa da riscaldamento, dal camino integrativo alle nuove stufe a pellets;
5)                 l’azione del vento risolleva polveri producendo particolato grossolano.

In inverno la quantità di particolato sottile PM2,5 è poco diversa da quella delle PM10. In estate la frazione grossa cresce, ma le concentrazioni, soprattutto per le condizioni meteorologiche, sono molto più basse. I picchi episodici nei quali la frazione grossa aumenta per breve tempo sono dovuti ad eventi particolari, ad esempio l’avvezione di sabbie sahariane.

Il contenuto delle polveri dipende dalle emissioni locali ma anche dagli inquinanti secondari (nitrato, solfato, ammonio) che si formano in atmosfera.
Passando ai dati circa le polveri ultrasottili, le PM2,5, gli analizzatori su Roma offrono un quadro che andrebbe approfondito.

Verificando i bollettini settimanali si evince che sussiste un rapporto tra PM10 e PM2,5 e, aggregando i dati, si potrebbe concludere che il rapporto si attesta in media sul valore di 0,7, con un minimo di 0,6 sulla centralina di Villa Ada e un massimo di 0,8 sulla centralina di Corso Francia (Grafico 4 - Fonte Arpa Lazio).
 
Se abbiamo, ad esempio, un superamento di 100 microgrammi/mcubo per le PM10, il valore per le PM2,5 si attesta su 70 microgrammi/mcubo. Di fatto se il valore di 100 microgrammi/mcubo indica il superamento del doppio rispetto al limite consentito per le PM10 (50 microgrammi/mcubo), il valore limite per le PM2,5 (25 microgrammi/mcubo) verrebbe superato di circa il triplo.

 

Il riferimento è l’ultimo bollettino settimanale dell’anno 2015 con esclusione della centralina di Fontechiari dove il rapporto in alcuni giorni è addirittura pari a 1.  
Ribadendo che la correlazione necessita di studi approfonditi, riteniamo necessario che questa possa diventare elemento di discussione.  
Non ci spingiamo oltre a definire quali possano essere i rischi per la salute in quanto a questi possono rispondere in maniera più competente le autorità e i professionisti sanitari.
 
Conclusioni

La condizione di inquinamento atmosferico, nella città di Frosinone ed in tutta la Valle del Sacco, segnalato dal superamento della soglia delle polveri sottili, è indubbiamente aggravato dalle condizioni atmosferiche, ma trova la sua causa strutturale nella particolare circolazione atmosferica che impedisce lo smaltimento degli inquinanti e li accumula nella conca della Valle. 
 
Gli enti locali non si sono risparmiati nel favorire questo processo, evitando misure restrittive sulle emissioni degli stabilimenti industriali, non prendendo minimamente in esame piani urbani per il traffico sempre più insistente favorendo in modo opposto urbanizzazione e l'antropizzazione degli spazi naturali della Valle. I cambiamenti climatici rendono sempre più drammatica una condizione già grave.
 
A ciò si aggiunge il fallimento evidente del piano regionale per la qualità dell'aria, che non ha fornito le giuste linee guida per incidere sulle cause strutturali dell'inquinamento.
 
Tutte le matrici ambientali (aria, acqua e terreno) del nostro territorio sono gravemente inquinate; dobbiamo bonificare ciò che in passato è stato devastato; dobbiamo ridurre drasticamente le fonti di inquinamento; è necessaria una moratoria nei confronti dell'insediamento di nuovi impianti inquinanti.

Il sistema della mobilità delle persone e delle merci deve essere ridisegnato, dando ampio spazio al servizio pubblico di qualità e realmente senza scopi di lucro, fattore quest’ultimo che rende qualunque discorso o iniziativa traballante e non incisivo. Non c’è altro tempo da perdere.

È in gioco la salute di tutti gli abitanti della valle: la sua difesa richiede un monitoraggio costante e capillare che si scontra con lo smantellamento in corso della rete dei servizi sanitari. Non sono sufficienti rimedi palliativi, e neppure misure d'emergenza. Come da anni andiamo ripetendo, e non da soli, è necessario ripensare un modello di sviluppo che è miseramente fallito.

Un tale cambiamento richiede la partecipazione attiva di tutte le componenti della società: sin da subito è necessario stabilire meccanismi di consultazione e di coordinamento tra amministrazioni, reti associative ed economiche per una progettazione di lungo periodo e per l'attivazione di tutte le misure, anche drastiche, da mettere in atto, tali da ridurre il danno nell’immediato.

 

Valle del Sacco, 15 febbraio 2016
 

Scrivi anche tu ai Senatori: "Si alle bonifiche, No alla sanatoria per gli inquinatori".


Appello da:

Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua
Coordinamento Nazionale Siti Contaminati
Stop Biocidio Lazio e Abruzzo


SCRIVI AI SENATORI
DECRETO 91/2014 = Inquinatore protetto


 
 
Il Governo Renzi sta varando il nuovo Decreto 91/2014, un regalo per chi ha provocato disastri ambientali.

Sostanzialmente si demanda tutto al privato in un vero e proprio "far west" dove a rimetterci sono le comunità che vivono nelle migliaia di siti inquinati nel nostro Paese.

Diviene, dunque, urgente far sentire la pressione ai Senatori affinchè si odoperino per far modificare radicalmente tali norme.


Per questo Ti invitiamo a far pervenire il testo sottostante e la cartolina allegata.

In fondo il materiale occorrente compreso l'indirizzario mail dei Senatori.


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Oggetto: Decreto 91/2014 = “Inquinatore protetto”


"Gentile Senatrice/ore,
Le scrivo in merito al Decreto 91/2014 ora in discussione in Parlamento.
Partito con il positivo intento di semplificare le farraginose procedure delineate dal Testo Unico dell'Ambiente (D.lgs.152/2006) si è trasformato in un vero e proprio invito a nascondere la polvere inquinata sotto il tappeto. 
Infatti, con tale decreto, dal punto di vista sanitario e giudiziario, si perderebbe la sicurezza sul reale stato di contaminazione a cui sono stati esposti magari per decenni i cittadini. La popolazione che vive in un'area inquinata (ma anche i ricercatori che devono valutare l'esposizione ad inquinanti e le eventuali conseguenze) dovranno basarsi sui dati dei privati per capire se sono stati esposti a pericoli per la salute!
Inoltre, una volta avvenuta la bonifica faranno fede solo i dati “autocertificati” dei privati. Ma viene spontaneo chiedersi: quale privato, quale multinazionale autocertificherà mai l'esistenza di uno stato di inquinamento per il quale potrebbe essere chiamata a rispondere per danni nelle aule dei tribunali?

 

Per queste ragioni Le chiedo di intervenire in sede di conversione in legge al fine di superare le criticità che evidenziamo:

- sulla trasparenza e informazione dei cittadini durante il procedimento;

- sulla definizione di criteri minimi rispetto ai dati di partenza necessari per redigere il progetto di bonifica e il piano di caratterizzazione;

- sull'incredibile innalzamento dei limiti di legge per la contaminazione nelle aree militari;

- sulla certificazione a campione di questi dati di contaminazione di partenza da parte delle agenzie regionali;

- sulla modifica del criterio del silenzio/assenso per l'approvazione dei piani di caratterizzazione.


Solo in questo contesto potrebbe giustificarsi un intervento per semplificare le procedure, intervento che così come configurato ad oggi nel Decreto 91/2014 si tradurrebbe in una potenziale sanatoria regalata agli inquinatori contraria al principio "Chi inquina paga".

La ringrazio in anticipo per la disponibilità.

 
Io sottoscritta/o."

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ALLEGATI

IL TESTO DA INVIARE AI SENATORI

LA CARTOLINA DA ALLEGARE

L'INDIRIZZARIO MAIL DEI SENATORI


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COMUNICAZIONI PRECEDENTI

Comunicato 1

Comunicato 2

Bussi-Brindisi-Valle del Sacco, storie simili in un Italia disseminata di veleni


Comunicato Stampa
Rete per la Tutela della Valle del Sacco

Bussi-Brindisi-Valle del Sacco, storie comuni in una Italia disseminata di veleni
4 Luglio 2014 – Piano d’Orta – Bolognano (PE)
 
 

Abbiamo raccolto volentieri l’invito degli amici di Pescara per raccontare la nostra esperienza nella Valle del Sacco. L’iniziativa è il prodotto della costruzione del Coordinamento Nazionale Siti Contaminati (CNSC), che Retuvasa ha contribuito a fondare. Si tratta di un percorso nazionale iniziato da oltre un anno, che procede unificando l’impegno quotidiano in ognuno nei territori di provenienza con la costruzione di strumenti ed iniziative che affrontano in modo sistemico il problema drammatico ed irrisolto da decenni dei siti contaminati.

Accomunati da un passato di danni disastrosi inflitti all’ambiente ed alla salute dei cittadini, vogliamo fare del problema delle bonifiche una questione nazionale. Ciò è possibile solo progettando un futuro radicalmente alternativo fondato sulla riconversione ecologica della gestione del territorio, degli assetti urbani e delle filiere produttive.

Ci ritroviamo il 4 luglio 2014 a Piano d’Orta - Bolognano (PE) con il Forum Abruzzese Movimenti per l’Acqua, con il Comitato Villanova e Ondaverde Onlus, con il Comitato No al Carbone di Brindisi, con il Comitato cittadino Pianodortese Fara Ambriliae a visitare luoghi dal vissuto industriale, a parlare di partecipazione, di bonifiche, di indagini epidemiologiche, di discariche, di mancati interventi, di possibili soluzioni per il futuro. Siamo consapevoli che quel passato vuole ritornare riproponendo modelli di sviluppo, logiche speculative, collusioni a tutti i livelli, che abbiamo imparato a riconoscere e denunciare.

Quella della condivisione della conoscenza, dello scambio di esperienze, dell’azione comune è l’unica strada percorribile per progettare e costruire il nostro futuro, rafforzando ed estendendo l’azione locale.
 
Valle del Sacco, 3 luglio 2014
 

VIDEOTECA VALLE DEL SACCO

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Osservatorio PM10

Emissioni Valle del Sacco

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