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Gestione Rifiuti

RIFIUTIAMOLI, dopo l'otto luglio assemblea permanente.


Una intera comunità ha detto il suo NO definitivo agli inceneritori.
La mobilitazione è permanente, le istituzioni ne traggano le dovute conseguenze.

 
Tutti noi cittadini della Valle del Sacco che abbiamo partecipato al corteo abbiamo visto una manifestazione determinata, allegra e allo stesso tempo seria, con chiaro nella testa di ognuno dei partecipanti il proposito di impedire la ricostruzione e la riapertura degli inceneritori di Colle Sughero. Migliaia di cittadini (almeno 5.000 facendo la media di diverse valutazioni), hanno sfilato, dopodiché uno spezzone di oltre 200 partecipanti ha raggiunto, con una azione simbolica, il piazzale degli inceneritori, accompagnati dai 17 sindaci - o loro delegati - che hanno partecipato alla manifestazione pur senza mai prendere parola.

Non molti nella Regione e sui media nazionali ne hanno dato notizia. Ne hanno parlato i media locali, peraltro non sempre in modo puntuale e corretto. Informazioni riguardo la manifestazione, assieme ai commenti hanno corso e si sono diramate lungo i social network e mediante servizi di messaggistica da persona a persona.

Nei pochi giorni utilizzati per organizzarla tuttavia, la notizia ed i contenuti della manifestazione si sono diffusi capillarmente nella città di Colleferro e nelle città della Valle del Sacco.  

Contenuti e modalità della manifestazione sono stati decisi in una serie di assemblee aperte a chiunque volesse dare il proprio contributo, giungendo alle scelte che sono state espresse in piazza attraverso un confronto libero e serrato.

In sostanza informazione e confronto hanno coinvolto e continuano a coinvolgere migliaia di cittadini, è stato un momento di grande democrazia e partecipazione, col contributo delle risorse e dell’esperienza delle associazioni ambientaliste, ma si è andati oltre: il momento dell’organizzazione e del confronto trova ulteriore sviluppo nell’istituzione di un’assemblea permanente capace di raccogliere il punto di vista ed il contributo di chiunque voglia partecipare per la causa.

Un'assemblea permanente che sarà lo strumento per la nascita di un nuovo spirito di comunità pienamente espresso nella manifestazione e nella serrata di una parte importante dei commercianti, assieme alla esposizione di drappi bianchi e con la sigla di Rifiutiamoli ai balconi di molte abitazioni.
Non è solo il presente o l’immediato futuro, ma il futuro lungo almeno vent’anni in cui si proietta la minaccia degli inceneritori, lo vogliamo e lo vogliono trasformare, decidere, costruire i cittadini che hanno discusso e si sono mobilitati.

I contenuti della mobilitazione sono stati espressi sinteticamente nel comunicato di convocazione della manifestazione.
https://www.facebook.com/rifiutiamoli/posts/1867629033490504

Tuttavia è lo spirito di comunità che lotta per il proprio futuro, ciò che da forza e prospettiva ad una lotta che non sarà semplice vincere ma che ci permette di condividere tutte le conoscenze necessarie ed affrontare un confronto serrato e continuo.

C’è chi ha deciso di sottrarsi a questo confronto, a questa lotta, calunniandola, cercando farla deragliare dal proprio percorso; c’è chi insiste ad usarla per le proprie rese dei conti, ritagliando nella trama delle responsabilità. Non c’è bisogno di offrire indicazioni più precise, chi deve e vuole può riconoscersi in queste responsabilità e sa cosa deve fare se vuole rientrare in questo movimento popolare oppure restare nello sfondo di questa mobilitazione.

Chi riteneva inutile la manifestazione, bollandola una inutile sfilata è stato e sarà servito, tanto sono impressionanti le immagini e le voci prodotte dal suo evento e gli sviluppi. Ci dovremo confrontare con un contesto ampio di norme e poteri, decisioni politiche e interessi, con drammatici ritardi di chi poteva agire per tempo e con più efficacia per invalidare la scelta dell’incenerimento.

Per questo la creazione di un’assemblea permanente e la manifestazione di sabato 8 luglio sono un grande passo per la costruzione di un movimento più ampio, capace di superare divisioni incancrenite e localismi. Un movimento che può permettere ai cittadini di Colleferro e della Valle del Sacco di vincere la propria battaglia.

Una campagna di informazione estesa e capillare è altrettanto necessaria connettendo le reti di informazione ambientale e sui servizi pubblici.

Nell’immediato ci siamo posti un obiettivo immediato: il ritiro dei bandi per i lavori necessari al mini revamping degli inceneritori, la sospensiva delle autorizzazioni, l’annullamento dell’iter di rinnovo delle stesse. Alle amministrazioni presenti alla manifestazioni è stato chiesto di adoperarsi in ogni modo per il raggiungimento di questo e altri obiettivi, mettendo in campo tutte le iniziative a loro disposizione per intralciare l’avvio dei lavori di ristrutturazione e la ripresa della produzione.

Ogni decisione per il proseguimento della mobilitazione verrà ulteriormente sviluppata e confermata nell’assemblea di venerdì 14 luglio alle ore 21,15 presso Piazza Italia a Colleferro.

 
F.to
L’assemblea permanente di lotta contro gli inceneritori.
 
Foto di Carlo Ribaudo
 

Lazio Ambiente SpA, un "fumoso" protocollo d'intesa.


Comunicato Stampa Retuvasa

Lazio Ambiente SpA, un “fumoso” protocollo d’intesa.

 
Tutti felici e contenti sul protocollo d’intesa stipulato in data 5 giugno 2017 tra la Regione Lazio e le maggiori sigle sindacali tranne l’USB, esclusa dalle contrattazioni anche se rappresentata all’interno della società Lazio Ambiente S.p.A..

Come ben noto, questa azienda, di proprietà della Regione Lazio, è proprietaria delle due linee di incenerimento rifiuti e gestisce la discarica di Colle Fagiolara a Colleferro, oltre alla presenza nel ramo servizi di raccolta e spazzamento di cui usufruiscono alcuni comuni del versante est della Città Metropolitana di Roma.

Per cominciare in tutto il protocollo non si fa menzione della vendita della società Lazio Ambiente S.p.A., come già deliberato dalla Regione, che ha attivato da tempo procedure di audit da parte di società qualificate per valutarne le condizioni a cui cedere la società, avendo peraltro deciso di venderla interamente ad un unico acquirente. Siamo infatti in attesa dell’apertura del bando. Premesso che a noi piacerebbe un’azienda di diritto pubblico, questa omissione rende comunque poco chiaro tutto l’impianto del protocollo.

Fatta questa precisazione, su alcune posizioni espresse potremmo concordare, mentre su altre siamo estremamente critici.

Cosa devono sapere i cittadini che non viene minimamente menzionato dai rilanci stampa che tendono a riportare le dichiarazioni ufficiali dell’assessore regionale Mauro Buschini?

Partiamo dal punto 1 del protocollo che prevede la promozione della Regione Lazio con l’Assessorato allo Sviluppo Economico e Attività Produttive, l’Assessorato Ambiente e Rifiuti, al fine di cercare di indirizzare le risorse del POR 2014-2020, del Ministero dello Sviluppo Economico, del Bilancio Regionale, per la definizione di un progetto a gestione consortile e ad indirizzo e controllo pubblico. Il tutto per i Comuni rimasti che usufruiscono ancora dei servizi di Lazio Ambiente SpA. Nei sotto capitoli si evidenzia la necessità di dare una spinta ulteriore alla raccolta differenziata, la realizzazione di un impianto di separazione e conferimento delle materie prime ricavate dal processo di raccolta con eventuali partner industriali presenti nella Regione Lazio, la modalità di partecipazione di soggetti pubblici e privati.

Ottime intenzioni, peccato che siano passati due anni da quando è partita l’azione di sollecito verso le amministrazioni comunali, in particolare quella di Colleferro, affinché si realizzasse un ciclo integrato di gestione dei rifiuti sul territorio. Il tempo perso si paga nel momento in cui incombe la vendita di Lazio Ambiente SpA che versa sempre più in crisi. Quanto ai fantomatici partner industriali, sappiamo bene cosa significa, di solito, cedere la barra del timone e soprattutto garantire profitti ai privati in luogo di investimenti e servizi ai cittadini.

Il punto 2 riguarda le operazioni di vigilanza e non solo, da parte della regione Lazio attraverso Lazio Ambiente SpA, sulle attività di valorizzazione del patrimonio, sui cambi di appalto derivanti dalle scadenze dei contratti di servizio, sulle tempistiche degli interventi programmati per la ristrutturazione degli inceneritori e discarica: ci sfuggono completamente l’operatività, le conseguenze concrete di una tale attività di vigilanza ed in base a quali norme e prerogative dell’ente pubblico sarebbe realizzata.

Nello stesso punto, al di fuori del contesto, si dice: “.. si rimuova il blocco determinato dalla mancata autorizzazione di AMA agli impegni di investimento riguardanti la linea di E.P: Sistemi S.p.A..”. Intenzione coerente con la volontà regionale di rilanciare gli inceneritori. Il problema appare sottovalutato se la posizione di AMA rimanda ad un progetto complessivo di gestione dei rifiuti dell’amministrazione di Roma capitale che non preveda l’utilizzo degli inceneritori di Colleferro.

In secondo luogo si parla di impianti, inceneritori e discarica, quindi impegno dichiarato ancora più esplicitamente, senza se e senza ma, a proseguire l’incenerimento. Si può dedurre -in base alla volontà di spostare i tralicci- anche l’intenzione di utilizzare il sito di discarica per i due anni rimanenti prima che vengano applicate le tanto declamate intenzioni di chiusura definitiva: post-mortem non contemplato, forse questione troppo imbarazzante.

Nella nostra assemblea pubblica di qualche giorno fa ci siamo domandati come era distribuito lo stanziamento della Regione Lazio di 5,3 milioni per il ramo discarica. Oggi ne abbiamo notizia: 3,5mln per impiantistica, selezione e compostaggio rifiuti, 1,3mln per l’impianto di trattamento del percolato, 500 mila euro per lo spostamento dei tralicci. Ricordiamo che la discarica da tempo non riceve più rifiuti perché ha completamente esaurito la capienza.

Ebbene si, la regione Lazio finanzia tutto questo, compreso lo spostamento dei tralicci posti nel bel mezzo della discarica, mentre i sindaci di Colleferro e Paliano intervenendo al nostro incontro, hanno espressamente dichiarato che questa operazione non si farà mai se non come attività propedeutica alla chiusura. Come ci dovremmo regolare? Riusciamo a stare tranquilli se questa operazione viene fatta in breve? Supponiamo di no, in quanto il passato insegna che quando c’è una buca autorizzata per i rifiuti, la si riempie fino a quando ne viene data possibilità. A meno di non voler sovvertire la storia. 

Il punto 3 è relativo alla salvaguardia dell’occupazione e di tutte le misure da mettere in atto per far sì che questa operazione sia più indolore possibile attraverso il coinvolgimento diretto delle Organizzazioni Sindacali. Anche qui è una storia conosciuta: dalla dismissione della ex Snia BPD, alla nascita del Consorzio Gaia, all’Amministrazione Straordinaria dello stesso, al subentro di Lazio Ambiente SpA, tutte operazioni che hanno decretato tagli occupazionali e operazioni che con il diritto del lavoro avevano poco a che fare.

Nella gestione dei rifiuti si è passati da 1200 occupati nel periodo d’oro del Consorzio Gaia agli attuali 405 con Lazio Ambiente SpA. Quando parliamo di passaggi di proprietà teniamo  bene a mente il famoso verbale  di conciliazione che i dipendenti Gaia furono “costretti” a firmare, garantendo a Lazio Ambiente SpA come acquirente, la rinuncia da parte dei dipendenti a  ferie,  TFR, permessi e tutti i diritti che avevano maturato dal 2008 anno in cui si insediò l’Amministrazione Straordinaria. Una ricatto alla luce del sole.

Ci saranno anche in questo caso manovre del genere con l’avallo delle Organizzazioni Sindacali? Il tempo ce ne darà notizia.

E’ certo che in questo contesto decisionale vengono messi da parte sia gli Enti Locali che i cittadini. Anzi no, gli Enti Locali sono richiamati nel punto 1 per la costituzione -tardiva e non meglio definita- del nuovo soggetto in house providing, mentre per i cittadini è di prassi l’estromissione.

Al punto 4 viene esplicitato l’interesse per la salute congiuntamente con l’Assessorato alla Sanità per predisporre un piano di salvaguardia della salute pubblica assegnando alle strutture sanitarie del luogo, in particolar modo il presidio di Colleferro e Anagni, il “… ruolo di monitoraggio, prevenzione e diagnosi precoce per le patologie prevedibilmente conseguenti alle attività lavorative e non lavorative…”. Anomalo controsenso. Si afferma che questi impianti danneggiano la salute prima ancora di affidare alle strutture sanitarie il monitoraggio e la diagnosi? Soprattutto ancora un intervento estemporaneo al di fuori del rilancio complessivo del sistema sanitario e della sorveglianza epidemiologica sul territorio. In questo contesto che ruolo vogliono giocare le organizzazioni sindacali?

I punti 5 e 6 confermano l’intenzione di rimettere in marcia gli impianti di incenerimento, il punto 7 comunica l’istituzione di una cabina di regia di supervisione che come la storia insegna poco potere e poca influenza sul corso degli eventi potrà avere. Non si rimuove l’ambiguità di fondo che deriva dall’ignorare il percorso già deciso di vendita per intero di Lazio Ambiente SpA.

In definitiva il protocollo d’intesa è unilaterale. Gli impianti di incenerimento devono funzionare forzando anche Roma perché in questo modo si manterrebbe l’occupazione, la discarica deve funzionare fino alla sua morte, i cittadini e i lavoratori devono ammalarsi perché solamente così si mantiene in funzione il giocattolo. Tutto questo con soldi pubblici.

Le parti si riconvocano il 3 luglio 2017.

 
Colleferro, 09.06.2017
 

Colleferro, per la chiusura della discarica dove sono i soldi del post mortem?


Comunicato stampa Retuvasa

Colleferro, per la chiusura della discarica dove sono i soldi del post mortem?


 
La discarica di Colle Fagiolara è tornata agli onori delle cronache grazie alla proposta, da parte della sindaca di Roma Virginia Raggi, di utilizzarla per lo smaltimento dei rifiuti della capitale. A parte la confusione su chi abbia la proprietà –non la gestione- del sito attributo erroneamente alla regione mentre è del comune di Colleferro, questa dichiarazione crea ulteriori pesanti interrogativi sul suo futuro.

Cerchiamo allora di fare chiarezza laddove possibile o quanto meno cerchiamo di individuare i punti più controversi.

La discarica ha ottenuto parere positivo al rinnovo dell’Autorizzazione Integrale Ambientale (AIA), parere valido fino al 2022. Il fatto desta allarme poiché appare in contraddizione con le ripetute dichiarazioni di chiusura nel 2019 da parte delle istituzioni tra cui il sindaco di Colleferro, e come ribadito da diversi sindaci dei paesi limitrofi prima e dopo la notizia di rinnovo AIA. Noi vorremmo tanto credere a queste rassicurazioni ma ci sono diversi punti che non ci fanno stare tranquilli.

Una questione in particolare vorremmo che fosse chiarita, dirimente per la chiusura della discarica: dove sono i fondi per la gestione post-operativa del sito, il cosiddetto post mortem?

Per chiudere questo tipo di impianti, infatti, sono necessari importanti risorse finanziarie per gestire le operazioni di messa in sicurezza, manutenzione, sorveglianza e controllo per il periodo in cui può comportare rischi per l’ambiente secondo il Decreto Legislativo 36/2003, solitamente per trent’anni e a carico del gestore.   
 
La cifra necessaria non è indifferente e per legge deve essere accantonata durante tutta la vita attiva della discarica, attraverso una parte della tariffa pagata per il conferimento, fino ad oggi per i siti nella regione Lazio pari a 13,95 euro per ogni tonnellata di rifiuti sversati.

Il soggetto che deve provvedere all’accantonamento della somma per il post mortem è il gestore, nel caso di Colleferro il Consorzio Gaia fino al 2007 successivamente l’Amministrazione straordinaria del Consorzio Gaia fino al 31 luglio 2013, infine Lazio Ambiente S.p.A. di proprietà della Regione Lazio.

Stiamo parlando di cifre importanti, circa 29 milioni di euro, secondo la nota integrativa allegata al bilancio 2015 della società; ma questi soldi sono stati accantonati realmente? Pare proprio di no e pare anche che il problema fosse noto già da molto tempo.

Nel resoconto stenografico della seduta del 14 maggio 2009 della Commissione parlamentare di inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, il commissario straordinario del Consorzio Gaia, Andrea Lolli, dichiarava: “Nello stesso momento, ci siamo dovuti porre un altro problema: la discarica al servizio dei 44 comuni, quella di Colle Fagiolara a Colleferro, era esaurita. Inoltre, non erano state accantonate le risorse per il capping e per la gestione post mortem. Abbiamo verificato che vi era una condizione estremamente positiva per chiedere un riordino della discarica, in quanto la stessa era attraversata da due linee elettriche e la « calata » ne impediva il riempimento; lo spostamento delle linee avrebbe permesso un recupero molto importante di cubatura, senza aumentare il perimetro e l’altezza della discarica, anzi avvalendosi di tutte le infrastrutture già realizzate per il controllo della stessa. Ci siamo immediatamente attivati con TERNA per chiedere lo spostamento delle linee elettriche, così avremmo avuto a disposizione nel nostro territorio e nel territorio laziale circa due milioni di metri cubi di possibilità di smaltimento di rifiuti in discarica. Abbiamo, quindi, elaborato il progetto e chiesto l’autorizzazione integrale ambientale; sempre il giorno 8 maggio 2009 – giorno da festeggiare, quindi – finalmente abbiamo ottenuto l’autorizzazione. Siamo riusciti, perciò, a incrementare il patrimonio della società, avendo la possibilità di trasferire all’assuntore l’autorizzazione al completamento di questa discarica e anche il modo per reperire le risorse per far fronte al capping della discarica e alla gestione post mortem”.

Per inciso, il dott. Lolli con la sua ipotesi avrebbe ventilato l’ampliamento della discarica di 1.700.000 tonnellate, poi ottenuta come “riordino”, garantendone di fatto la vita per parecchi anni e per trovare i soldi per chiuderla!

Nella relazione sulla gestione relativa al bilancio al 31.12.2013, Lazio Ambiente specifica: ”Infine tra i fondi del passivo il bilancio accoglie l’accantonamento della quota di tariffa di conferimento in discarica, pari a 13,95€ per tonnellata, destinata al finanziamento della gestione post mortem ai sensi del D.lgs 36/2003 e l’accantonamento per le spese future relative al Capping della discarica”.

Lazio Ambiente SpA ne chiede conto anche nella relazione di gestione allegata all’ultimo bilancio pubblicato, quello del 2015: “Tanto più che -come ampiamente noto al Socio [ndr la regione Lazio]- allo stato, la Società non dispone delle garanzie finanziarie necessarie per garantire la fase di chiusura e gestione post operativa della discarica. Questo in quanto, come confermato dalla perizia di valutazione degli asset aziendali ex Agensel [ndr ex gestore della discarica di proprietà del Consorzio Gaia] veniva evidenziato che, a fronte di un accantonamento presente in bilancio per € 26 ML di euro, non corrispondeva una reale disponibilità finanziaria”.

In pratica si dichiara che Lazio Ambiente SpA ha acquistato sapendo che i fondi non erano stati accantonati, non è dato sapere se questa mancanza si è protratta nelle precedenti gestioni e in che misura. Ulteriore gravità è che il Consorzio Gaia SpA era partecipato dai Comuni e che l’Amministrazione straordinaria successiva era stata ammessa con Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico. Entrambi a conoscenza della situazione? 

L’unico accantonamento economico certo o quantomeno dichiarato al momento è quello di Lazio Ambiente che, durante la sua gestione, ha aperto un conto corrente dedicato su cui ha accumulato la cifra dovuta, poca cosa rispetto a quanto servirà.

La situazione è talmente ingarbugliata che anche Lazio Ambiente, tramite il suo socio la regione Lazio, ha chiesto un parere alla Corte dei Conti, come si evince da quanto riportato nella nota integrativa sempre allegata al bilancio 2015: “il fondo ereditato dalle precedenti gestioni è pari a € 26.234.350 ed oggetto di quesito, attraverso la regione Lazio alla Corte dei Conti circa la legittimità della provvista, da parte di questa Società”. Vista la situazione la domanda è d’obbligo: è stata avanzata la richiesta alla Corte dei Conti e quali sono i tempi di risposta?

Stando ai fatti, però, il Consorzio Gaia non esiste più, l’Amministrazione Straordinaria dello stesso Consorzio con Decreto del Tribunale fallimentare di Velletri il 3 maggio del 2016 ha cessato l’esercizio d’impresa; Lazio Ambiente SpA ha notoriamente le casse disastrate e il socio Regione Lazio ha stanziato nell’ultimo bilancio di previsione relativo al 2017-2019 solo i fondi finalizzati al light revamping degli inceneritori. (*)

Tra l’altro Lazio Ambiente SpA nell’ultimo bilancio disponibile ripropone come soluzione quella dello spostamento dei tralicci, idea già del Dott. Lolli, al fine di avere a disposizione volumetrie utili per ricavarne il necessario e coprire il buco del post mortem. Sarebbe bene che l’attuale Dirigenza imparasse a far di conto in quanto con il costo attuale di conferimento presso la discarica di Colleferro per coprire la mancanza di accantonamento del post mortem bisognerebbe conferire circa 350.000 tonnellate di rifiuti entro il 2019, intesa come data di chiusura e senza avere nessuna spesa, inverosimile e mai accaduto in tutti questi anni di funzionamento del sito, figuriamoci oggi che la raccolta differenziata nei Comuni sta iniziando a prendere piede.

In sostanza, allo stato attuale non esistono garanzie finanziarie sufficienti per chiudere la discarica e sinceramente non crediamo che esista una società assicuratrice che stipuli una polizza fidejussoria così rischiosa, stante la situazione economica di Lazio Ambiente. In riferimento alla DGR 239/2009 “Criteri generali per la prestazione delle garanzie finanziarie conseguenti al rilascio delle autorizzazioni all’esercizio delle operazioni di smaltimento e recupero” – Allegato 1 (Documento Tecnico) – punto 6.2.1, come pensa Lazio Ambiente di rispondere all’AIA con le garanzie necessarie nel termine di 90 giorni a partire dal 4 aprile 2017?

Senza garanzie finanziarie la Regione Lazio, socio unico di maggioranza della società attuale gestore della discarica, potrebbe anche diffidare dall’utilizzo ulteriore di questo impianto o addirittura decretarne la chiusura definitiva (art. 29-decies comma 9 della L. 152/2006, sostituito dal DLGS 46/2014).

Siamo giunti alla resa dei conti ed è necessario e dovuto un chiarimento pubblico sulla questione da parte delle autorità competenti che ci auguriamo abbiano già trovato una soluzione al problema.

Ci auguriamo inoltre che altri soggetti interessati si attivino con tutti i mezzi per chiedere di far luce sulla vicenda.
 
Colleferro, 14 maggio 2017


(*) In realtà i 12,6 milioni di euro stanziati dalla regione Lazio finalizzati alla ricapitalizzazione di Lazio Ambiente SpA sono così suddivisi:
  • 5,3 mlioni di euro per il ramo discarica
  • 300.000 euro per il ramo servizi
  • 3,5 milioni di euro per l'inceneritore Lazio Ambiente SpA
  • 3,5 milioni di euro per l'inceneritore EP Sistemi (60% Lazio Ambiente Spa, 40% AMA)
 

 

Colleferro, rinnovo AIA discarica di Colle Fagiolara.


Comunicato Stampa
Retuvasa e Comitato Residenti Colleferro
 
Colleferro, la Regione Lazio rilascia l’AIA per la discarica di Colle Fagiolara in un contesto privo di certezze e carico di rischi.

 

Con Determinazione regionale n. G04202 del 4 aprile 2017, pubblicata sul BURL del 13 aprile, Lazio Ambiente S.p.A. ottiene il rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) per la discarica di Colle Fagiolara a Colleferro.
 
Prima di questa Autorizzazione, secondo le nostre conoscenze di diritto amministrativo, la discarica era gestita in modo illegittimo e abbiamo fatto valere l’assenza di un titolo autorizzativo valido nei nostri ricorsi contro l’impianto di Trattamento Meccanico Biologico (TMB), la sopraelevazione di 7 metri della discarica, l’impianto di percolato, tutti ricorsi pendenti nei diversi gradi di giudizio al TAR del Lazio e al Consiglio di Stato con richiesta di pregiudiziale alla Corte di Giustizia Europea.
 
Ed ecco che improvvisamente la Regione, riteniamo costretta dai nostri ricorsi, corre ai ripari sana lo stato di presunta illegittimità e concede il rinnovo fino al 2022.
 
Partiamo dalla constatazione che rimangono sempre inascoltate le nostre obiezioni sul presumibile conflitto di interessi tra ente autorizzatore (Regione Lazio) e società autorizzata (Lazio Ambiente SPA), di proprietà dell'Ente Regione e che come sappiamo sono lo stesso soggetto sotto diversa forma giuridico-amministrativa.
 
L’illogicità e l’illegittimità, però, di questi procedimenti autorizzativi si evidenziano nell’Autorizzazione menzionata, in quanto l’iter per il rinnovo dell’AIA inizia addirittura nel 24.10.2011 (in quel periodo la legge vigente determinava in cinque anni il rinnovo), con procedura di riesame e Conferenze di servizi conclusesi nel 2012, ma mai chiusa con l'adozione dell'atto di autorizzazione finale. Se la Conferenza fosse stata chiusa e contestualmente emanata l’AIA, quest’ultima si sarebbe dovuta rinnovare nel 2017, anno in cui invece viene chiuso l’iter di quella precedente. Nel frattempo con le modifiche inserite al Testo Unico Ambientale nel Decreto Legislativo 46/2014 il rinnovo viene raddoppiato e portato a dieci anni, di conseguenza la discarica viene autorizzata obbligatoriamente all’esercizio fino al 2022.
 
Dal 2012 ad oggi non sono state convocate ulteriori Conferenze di servizi e ce ne domandiamo il motivo, quindi come è possibile autorizzare un sito in contenzioso come quello di Colleferro senza aver preventivamente valutato l’insorgere di ulteriori possibili danni alla salute e all’ambiente o avere ascoltato, oggi, i pareri dell’amministrazione proprietaria del sito e di quelle confinanti?
 
In tutto questo periodo si è continuato ad abbancare rifiuti, addirittura a sopraelevare la discarica di altri 7 metri, e si è autorizzato un nuovo impianto di percolato, oltre a tenere in piedi un procedimento al TAR del Lazio, aperto contro la Regione e Lazio Ambiente spa su un vecchio progetto di impianto di TMB. Peraltro nel rinnovo dell’AIA quel progetto non viene minimamente menzionato a conferma delle parole dell’Assessore regionale Mauro Buschini che il Lazio non ha bisogno di ulteriori impianti! Ma allora perché non ritirare il progetto e la causa davanti al TAR del Lazio?
Nell’AIA invece viene richiamata l’esigenza di spostare i tralicci di Terna, interni al sito di discarica, per occupare con altri rifiuti lo spazio che viene liberato?  E’ un’altra operazione di salvataggio, esattamente come quelle degli anni precedenti, per sopperire e coprire le mancanze programmatiche regionali in materia di gestione del ciclo dei rifiuti, soprattutto nell’ottica del nefasto ATO unico regionale previsto nel Nuovo piano rifiuti, di conseguenza un possibile utilizzo in caso di necessità.
 
In definitiva cosa si prospetta?
Premesso che la discarica di colle Fagiolara è un bene economico di proprietà del Comune di Colleferro;
 
Precisato che il 2019 è l’anno in cui scade il contratto di gestione del servizio tra Comune di Colleferro e l’attuale gestore, la società Lazio Ambiente spa;
 
Constatato che l' AIA scadrà nel 2022, ma la chiusura della discarica è una decisione che rientra nei poteri dell'Amministrazione comunale di Colleferro.
 

  • La discarica è autorizzata all’esercizio fino al 2022, dieci anni dalla data di chiusura delle Conferenze di Servizi, previo l’ennesimo esito di una sicura impugnazione al TAR del Lazio da parte delle Amministrazioni comunali e/o di associazioni e comitati.
  • L’Amministrazione di Colleferro continua a ripetere che il sito verrà chiuso nel 2019, anno di scadenza del contratto di gestione con Lazio Ambiente S.p.A. che a sua volta -in relazione alla sua dismissione da parte della regione- potrebbe cederla al Comune proprietario oppure ad altra società.
  • Restano ancora forti dubbi sulla reale data di chiusura del sito, sul soggetto gestore del post-mortem (se e quando la partecipata regionale sarà liquidata) e dei fondi necessari per effettuarla.
  • Continua la diatriba sullo spostamento dei tralicci di Terna, anche per la poca trasparenza delle informazioni. A detta dei tecnici esso è necessario anche ai fini della chiusura definitiva, operazione insidiosa, se portata avanti ora, perché renderebbe il sito nuovamente oggetto di attenzioni e nemmeno sappiamo a chi toccherà farsi carico del costoso onere di gestione post-operativa.
  • L’impianto di TMB sembrerebbe scongiurato ma è sempre pendente il giudizio al TAR del Lazio; c’è il concreto rischio che il vecchio progetto venga sostituito da una differente tipologia di impianto per il trattamento multimateriale, questo almeno è nelle intenzioni dell’Amministrazione di Colleferro, ma non della Regione. Sia chiaro però che se cambia il progetto a quel punto si apre un nuovo procedimento di autorizzazione. 
  • La sopraelevazione della discarica è in giudizio al Consiglio di Stato e in ogni caso oggi essa non è più in grado di accogliere rifiuti. Vogliamo assistere alla spettacolare operazione di ripristino del sito sotto soglia, conoscere i costi e verificare il rispetto degli 8 mesi per la rimozione indicati nella Determinazione, ovvero per fine anno.
  • L’impianto di trattamento del percolato, che abbiamo impugnato, è all’esame del TAR del Lazio;
  • Continuano le segnalazioni dei residenti prossimi alla discarica verso i Comuni di Colleferro e Paliano per i nocivi effetti odorigeni e il sorvolo di colonie di gabbiani, anomalie visto che il rifiuto tal quale, dopo il successo del nostro ricorso al TAR del 2014, non dovrebbe più essere ammesso in discarica.

 
Due fattori potrebbero esserci favorevoli. A nostro parere l’Amministrazione comunale dovrebbe innanzitutto scongiurare lo spostamento dei tralicci (in caso contrario non avremmo garanzie che la “buca” non venga riempita con altri rifiuti). In secondo luogo la saturazione del sito, con il raggiungimento dei 7 metri, porta automaticamente alla chiusura definitiva della discarica entro il 2019, adoperandosi, nel frattempo il Comune, per incassare i fondi per la gestione trentennale del sito.
 
Sono tanti gli aspetti problematici e non vediamo le giuste premesse per una loro risoluzione positiva. Cerchiamo di farci valere nelle sedi giudiziarie, visto che continuiamo ad essere relegati ai margini del confronto sulla programmazione del ciclo dei rifiuti, nonostante le nostre proposte siano fattibili, concrete e sostenibili nel contesto generale di una politica regionale che riconosce solo un sistema anacronistico di gestione del ciclo dei rifiuti.
 
Le Amministrazioni interessate evitino una possibile ripresa in vita del sito e si preoccupino di farsi carico presso la Regione Lazio di avere “nero su bianco” le giuste garanzie fatte di certezze e non di parole affinché una volta decisa la chiusura di colle Fagiolara ci siano in cassa le risorse per il post-gestione, e non di meno di impugnare al TAR l’attuale rinnovo autorizzativo da ritenersi non privo di irregolarità.

 
Colleferro, 18 aprile 2017

f.to:
Rete per la tutela della Valle del Sacco (Retuvasa)
Comitato Residenti Colleferro (CRC)
 

Italcementi Colleferro, ceneri da centrali termoelettriche nel cemento.


Comunicato Stampa Retuvasa

Italcementi Colleferro, tenta la carta del cemento con le ceneri dalle centrali termoelettriche e viene rinviato a VIA.
 

Il progetto presentato da Italcementi Colleferro (Rm) in Verifica di Assoggettabilità a VIA ci era sfuggito tra la miriade di impianti e proposte che vengono presentate frequentemente sul nostro territorio. O meglio, ce ne siamo accorti in ritardo e i tempi per le osservazioni erano scadute.

Lo stabilimento di Colleferro ha richiesto nel novembre 2016 la possibilità di sostituire alcune materie prime (fanghi da industria cartaria, fanghi e polveri da segagione e lavorazione pietre, marmi e ardesie, fanghi e polveri da segagione, molatura e lavorazione granito, fanghi da impianti di decantazione, chiarificazione e decarbonatazione delle acque per la preparazione di acqua potabile o di acqua addolcita, demineralizzata per uso industriale), introducendone un’altra (ceneri dalla combustione di carbone e lignite, anche additivati con calcare e da combustione con esclusione dei rifiuti urbani ed assimilati tal quali), il tutto in parziale sostituzione della farina cruda o del cemento.

Le ceneri previste sarebbero costituite dal particolato solido raccolto dai sistemi di depolverazione dei fumi di combustione nelle centrali termoelettriche che utilizzano come combustibile il polverino di carbone.

Questa delle ceneri sta diventando una persecuzione per le nostre zone visto l’altro progetto sperimentale di Saxa Gres ad Anagni (Fr) per l’utilizzo di ceneri derivanti da incenerimento rifiuti nelle ceramiche, ceneri che tra l’altro nella cementeria di Colleferro vengono utilizzate già da tempo (Autorizzazione Integrata Ambientale del 2010)  per un utilizzo massimo di tipologie di rifiuti pari a 226.000 tonn./anno di cui 20.000 tonn./anno di ceneri derivanti da diversi tipi di combustione tra cui rifiuti e biomasse.

Appare un vero business quello delle ceneri, chi le produce deve pagare per lo smaltimento vuoi che a riceverle possa essere il cementificio o l’azienda di ceramiche o una eventuale azienda di trattamento; chi le riceve oltre ad essere pagato le utilizza come materia prima riducendo quindi anche i costi di produzione, ad eccezione delle aziende di trattamento che, una volta trattate, devono smaltirle in discarica pagandone il conferimento.
 
Per quanto riguarda il riutilizzo in prodotti immessi nella filiera commerciale come quella del cemento o delle ceramiche, restano gli interrogativi legittimi sulla tracciabilità e sullo smaltimento dei materiali prodotti a fine vita.

Tornando al progetto presentato da Italcementi Colleferro, però, la Direzione Regionale Valutazioni Ambientali e Bonifiche – Area Valutazione di Impatto Ambientale con Determinazione Dirigenziale G03525 del 21.03.2017 ha rinviato il progetto a Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) nonostante non ci siano state osservazioni.

Le motivazioni sono di diversa natura, alcune interessanti.

Sul quadro programmatico si fa riferimento alla fascia di rispetto dei Centri e nuclei Storici, alla viabilità e ai beni archeologici e naturali presenti; sul Piano di Tutela delle Acque lo stabilimento ricade in area sensibile; sul Piano della Qualità dell’Aria si fa riferimento alla nuova zonizzazione regionale, al microclima sfavorevole, alla presenza di case sparse entro i limiti previsti dalla Legge.

Pertanto anche se tale nuova attività è inserita in uno stabilimento dotato di sistemi di abbattimento fumi, viste però le criticità relative al contesto territoriale, considerato che non è possibile escludere ulteriori impatti negativi sull’ambiente circostante, richiamato il Principio di Precauzione, la Direzione Regionale ha rimandato il Progetto a VIA, sede più opportuna per considerare nel dettaglio tutte le possibili conseguenze derivanti dal progetto.

Alla luce dei fatti è interessante il richiamo al Principio di Precauzione sancito dall’art. 3-ter del D.Lgs. 152/2006 (Testo Unico Ambientale), per cui non essendoci evidenza scientifica che tale nuova attività non può nuocere alla salute si ritiene opportuno approfondire sulla base di pareri dei vari Enti.

In definitiva una buona notizia che ci permetterà di partecipare con le osservazioni alla fase di VIA quando il progetto verrà sottoposto alla procedura.

 
Colleferro, 15 aprile 2017
 

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