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Urbanistica

Anagni, NO alla (s)vendita dell'ex deposito militare.


COMUNICATO STAMPA
RETE PER LA TUTELA DELLA VALLE DEL SACCO

No alla (s)vendita del territorio dell’ex deposito militare di Anagni

 
 
 
Premesso che si può valutare in termini complessivamente positivi l’operato dell’attuale Amministrazione comunale in campo ambientale, in particolare a partire dall’istituzione dell’Ufficio Ambiente (che peraltro non ci sembra essere stato minimamente coinvolto nella vicenda in questione), dobbiamo segnalare, con grande preoccupazione, il gravissimo errore che potrebbe conseguire per la qualità della vita della popolazione anagnina e della Valle del Sacco a seguito della Delibera di Giunta Comunale n. 55 del 25.02.16 e di eventuali successivi atti.
 
Il vasto territorio dell’ex deposito militare di Anagni rappresenta un unicum con straordinarie potenzialità. Pur non essendo un sito ambientale di particolare pregio, è un’area che, oltre a costituire sulla mappa una felice finestra verde in una valle notoriamente grigia e afflitta da problemi post-industriali, detiene, analogamente a “La Selva” di Paliano (anch’essa oggi clamorosamente trascurata dalla Regione Lazio), tutte le carte in regola per svolgere la funzione  di polo di aggregazione ricreativo-culturale-naturalistico per la popolazione. Limitrofa alla 
stazione di Anagni, potrebbe essere facilmente raggiunta da un bacino d’utenza molto ampio. Vi si potrebbero realizzare piste ciclabili e percorsi pedonali didattici, naturalistici e sportivi. Parte delle  infrastrutture ex militari, che occupano modeste cubature, potrebbero essere valorizzate in termini di stand educativi, anche di archeologia industriale. Si potrebbero inoltre sollecitare presenze culturali e di ricerca di varia tipologia, universitaria, associazionistica, ecc. Organizzare eventi e spettacoli open air, cinematografici, teatrali, musicali. E molto altro.
 
Adattando al contesto territoriale il “modello Ruhr”, investimenti piuttosto contenuti potrebbero porre le premesse di un significativo ritorno economico, attraverso concessioni sportive, ricreative e commerciali di parte dell’area (entro un disegno complessivo che resterebbe di competenza del regista comunale, ente proprietario) con strutture del tutto eco-compatibili (in legno, smontabili, ecc.) o ripristinanti parte delle modeste cubature esistenti, nonché consentire la creazione di un numero significativo di posti di lavoro “verdi”.
 
Per conseguire questo obiettivo, l’Amministrazione comunale potrebbe, coerentemente con quanto dichiarato ai tempi della campagna elettorale, promuovere “bandi delle idee”, attivando percorsi orientati, attraverso la Regione Lazio, all’accesso ai finanziamenti europei.
 
L’Amministrazione pare invece decisamente intenzionata a concludere nel modo peggiore l’iter avviato dalle Amministrazioni precedenti: esercizio del diritto di prelazione per l’acquisto dell’area dal Demanio, in virtù della Delibera di Consiglio comunale n. 23 del  05.11.09; diritto di proprietà con atto n. 4686 del 25.11.2010. L’acquisto di un’area così ampia per soli 6 milioni di euro è stato, allora, un grande affare per la comunità anagnina.
 
Va detto che la successiva Delibera Comunale n. 308 dell’8.11.2013, di pregressa responsabilità, predisponeva un avviso pubblico per la concessione dell’area, in diritto di superficie (semplificando, un diritto molto forte, assimilabile alla nuda proprietà), per la realizzazione di un polo attrattivo di rilievo internazionale con finalità turistiche, ricettive, commerciali, sociali, ricreative, sportive e, comunque, con profili di pubblica utilità. Già qui si potevano scorgere dei gravi pericoli.
 
La scelta dell’attuale Amministrazione comunale di passare addirittura alla vendita dell’area ci sembra gravissima e del tutto insensata.
In primo luogo perche aliena un patrimonio pubblico. In secondo luogo perché dimostra di non averlo saputo valorizzare.
 
La congiuntura economica non è certo rosea, i 300.000 euro di rata annua per il mutuo pesano sulle casse comunali. Ma pensare di (s)vendere questo patrimonio pubblico sembra un’operazione terribilmente miope.
 
La Delibera GC 55/2016 sembra nascere da un totale vuoto di idee e di energie di fronte a uno dei temi più importanti per il futuro della collettività. Per di più, rappresenta una sorta di parodia delle succitate dichiarazioni elettorali.
 
La Delibera attiva un “avviso pubblico esplorativo” che, pur non vincolante per l’ente, è propedeutico alla partecipazione dei rispondenti al successivo avviso pubblico di vendita. Il Comune valuta manifestazioni di interesse all’acquisto corredate da progetti compatibili con selezionate destinazioni d’uso (tutte quelle citate in precedenza, con l’aggiunta di “terziario”, “direzionale”, “naturalistico”, “didattico”, “espositivo”, “agricolo”, “congressuale”, “innovazione tecnologica”; quest’ultima, in particolare, di assai ambigua interpretazione), da realizzarsi con strutture eco-compatibili e nel rispetto dei valori paesaggistici. Sul nuovo proprietario ricadono tutti gli oneri di eventuali bonifiche (grave che il Comune in questi anni non sia stato in grado di avviare caratterizzazioni ambientali per prefigurarne l’effettiva necessità o meno). Tramite variante urbanistica, l’area acquisirà una destinazione urbanistica compatibile con la proposta che il Comune riterrà più vantaggiosa.
 
Dietro il fumo, ci sembra di scorgere una sola certezza: si pongono le premesse per la VENDITA DI UN’AREA PUBBLICA ANCORA PRIVA DI DESTINAZIONE URBANISTICA.
 
Cosa impedisce che il futuro proprietario possa decidere, in seguito, di valorizzare l’area in base a nuove destinazioni d’uso, la cui approvazione potrebbe avere la pazienza di attendere?
 
Altri impellenti interrogativi sorgono spontanei. Ci saranno rispondenti in grado di proporre progetti per acquistare l’area in blocco affrontando il valore catastale di 12 milioni di euro, o l’avviso esplorativo cadrà nel vuoto? Oppure c’è qualcuno che ha già fiutato un lucroso affare ed è pronto ad approfittare di questa svendita di patrimonio pubblico? Perché non si è voluto puntare su tanti piccoli progetti nascenti “dal basso” e si vuole privilegiare un macrosoggetto “pigliatutto”? Se proprio si voleva vendere l’area per soddisfare le esigenze di bilancio, perché non ci si è limitati a cederne una porzione circoscritta?
 
Chiediamo dunque all’Amministrazione comunale di acquisire consapevolezza del gravissimo errore che rischia di commettere e di avviare, a partire dal Consiglio comunale del 18 marzo 2016, un iter credibile per la valorizzazione di un’area pubblica dotata di grandi potenzialità, mantenendone la proprietà.
 
Anagni, 13.03.16
 
Rete per la Tutela della Valle del Sacco – Nodo di Anagni
 

Colleferro, il murale di Mister Thoms


Comunicato Stampa

UGI (Unione Giovani Indipendenti) 
RETUVASA (Rete per la Tutela della Valle del Sacco)


 
Perché il murale sul parcheggio della stazione di Colleferro.
 
Così l'intenzione del suo creatore Mister Thoms.
 
Cosa c'è di meglio che un'esplosione di colori per ridare la vita?
Ecco, noi vogliamo partire da qui! Da colori, pennelli, forme, occhi curiosi di giovani e anziani, da pendolari quotidianamente distratti che alzeranno finalmente gli occhi al cielo ma questa volta non per guardare del fumo.
Vogliamo partire dall'arte, un'arte accessibile a tutti, un'arte che trasformi un quartiere in un museo a cielo aperto, un'arte che si avvicini al territorio e che stimoli interazione e aggregazione tra gli abitanti, e non.
 
Un segno che offre allo sguardo l'eredità di un passato industriale che si è in gran parte dissolto, una gran parte del territorio della città da bonificare e da riutilizzare che può diventare  la speranza , il progetto d un futuro diverso attraverso la creazione di spazi pubblici e di attività compatibili con la qualità della vita e dell'ambiente.
 
Sollevando lo sguardo la potente suggestione dell'artista ci stimola a ricordare, a conoscere a partecipare alla costruzione del nostro futuro comune.
 
Colleferro, lì 05/08/2015
 
f.to
UGI (Unione Giovani Indipendenti)
RETUVASA (Rete per la Tutela della Valle del Sacco)
 

Colleferro, il MIBACT dichiara il Castello Vecchio bene di interesse culturale.


Comunicato Stampa
Comitato per la Salvaguardia del Castello

 
Colleferro, il MIBACT dichiara il Castello Vecchio bene di interesse culturale.
 
 

Il Castello Vecchio di Colleferro andrà finalmente ad occupare il posto che merita tra i beni culturali italiani: con un apposito decreto il Ministero dei Beni e Attività Culturali e del turismo ha ufficialmente apposto il vincolo di interesse culturale sull’importante edificio medievale colleferrino. Al castello è stato dunque formalmente riconosciuto l’interesse culturale sancito dall’art. 10 c. 3 del Codice dei Beni Culturali secondo cui rientrano in questa categoria le cose immobili e mobili che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico particolarmente importante.
 
Si tratta di un riconoscimento di grande rilevanza, che segnala l’indiscutibile valore dell’edificio in questione e che rappresenta il giusto coronamento della lunga attività di opposizione intrapresa da cittadini e associazioni riuniti nel Comitato di Salvaguardia del Castello Vecchio contro il progetto edilizio che dal 2009, con l’avallo dell’Amministrazione Comunale, minacciava seriamente l’integrità dell’area che circonda il castello nonché la sua reale fruizione pubblica.
 
Come non ricordare le nove palazzine di due, tre e quattro piani che il proprietario-costruttore Furlan avrebbe voluto innalzare proprio a ridosso del castello con il relativo apparato di garage, rampe e strade carrabili? Come dimenticare il goffo tentativo di far passare per un intervento di riqualificazione un programma di cementificazione e di sottrazione di spazio verde alla città? Come non sorridere ripensando alle briciole, insufficienti persino alla sola messa in sicurezza del castello, con cui il progettista sperava di dare un contentino alla collettività? Ma soprattutto, come non indignarsi ancora una volta ripensando alle illegalità procedurali compiute dall’Amministrazione in relazione allo spostamento del vincolo cimiteriale al fine di “agevolare” l’iter di approvazione del progetto?
 
Banchetti informativi con vasta partecipazione di persone, una raccolta di firme che in tre giorni ha registrato oltre 400 adesioni, manifestazioni di partecipazione collettiva come la biciclettata del luglio dello scorso anno, oltre ai numerosi interventi formali prodotti nel corso dell’iter burocratico, sono stati gli strumenti con cui la città ha voluto difendere il proprio patrimonio.
 
Se dunque le numerose criticità segnalate dalle associazioni hanno contribuito alla bocciatura del progetto edilizio da parte delle autorità competenti (Conferenza dei Servizi del 24 aprile 2013), il nuovo atto del Ministero smentisce nella sostanza i pareri favorevoli dati da alcuni organi di valutazione dimostrando in modo palese quanto si è cercato con ogni mezzo di affermare: l’integrità del Castello Vecchio e dell’area verde circostante non sono barattabili con alcun interesse privato, essi rappresentano un bene di interesse storico e culturale che prescinde dal valore meramente economico dell’area e costituiscono un patrimonio comune dell’intera collettività.
 
Alla luce di questo nuovo atto l’apposizione del vincolo non può pertanto costituire un punto di arrivo ma solo una tappa, importantissima, di un percorso più lungo che dovrà condurre alla piena valorizzazione del sito nel reale interesse dei cittadini. Attendiamo con ansia l’impegno dell’amministrazione in tal senso, esortando chi governa questa città a mettere finalmente in atto tutte le misure necessarie a garantire una volta per tutte la reale tutela e valorizzazione di un sito così rilevante per la stessa città di Colleferro. Come associazioni garantiamo il nostro impegno per avviare un percorso di valorizzazione di tutta l’area del castello, promuovendo la ricerca di idee progettuali, delle risorse e delle competenze necessarie, anche nel contesto europeo, consapevoli del fatto che è necessario affermare nuove logiche di valorizzazione del patrimonio culturale, artistico, paesaggistico e ambientale del nostro territorio.
 
Colleferro, 20 settembre 2014
 

VIDEOTECA VALLE DEL SACCO

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