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Frosinone

Caso Addimandi, la Giustizia sembra finalmente arrivata.


COMUNICATO STAMPA
RETE PER LA TUTELA DELLA VALLE DEL SACCO

Caso Addimandi, la giustizia sembra finalmente arrivata
 
 
La sentenza 284/16 della Corte dei Conti sezione del Lazio (di cui riporteremo nel seguito alcuni passi tra virgolato) pronuncia finalmente un verdetto di colpevolezza, sebbene di primo grado, relativamente a una delle vicende giudiziarie ambientali del Frusinate più importanti e tristi degli ultimi anni.
 
Per quelli, molti, che avranno perso la memoria storica degli eventi, è bene ricordare alcuni aspetti salienti della questione. Vincenzo Addimandi, Responsabile del Servizio Risorse idriche e naturali, suolo, rifiuti e bonifiche della Sezione Provinciale di Frosinone di ARPA Lazio, fu accusato di aver modificato nel 2007 il dato analitico relativo allo zinco del campione di scarico di acque reflue della ditta Eurozinco (Anagni), che finivano nel Rio Mola Santa Maria e quindi nel Fiume Sacco. Per la precisione, cercò di costringere un tecnico ad alterare il dato analitico, in modo che risultasse nei limiti di legge; «al rifiuto opposto dal [tecnico] di modificare il dato, di suo pugno lo avrebbe corretto», sostituendo il rapporto di prova originale inviato alla Finanza.
 
Rinviato a giudizio solo nel 2011 per i correlati reati, il procedimento penale si concluse nel febbraio 2015 per prescrizione dei termini. La Corte dei Conti ha però proseguito il proprio procedimento amministrativo-contabile, iniziato nel maggio 2015, volto a tutelare gli enti pubblici da eventuali danni finanziari. Riconoscendo la colpevolezza dell’imputato per i fatti ad esso ascritti, lo ha condannato al pagamento di € 5.304,24 «risultante dalla somma del danno patrimoniale indiretto pari alle spese legali affrontate da ARPA Lazio per avvalersi per la costituzione di parte civile (€ 2.516,80) e del danno da disservizio (quantificato in misura pari alla quinta parte di uno stipendio mensile lordo, e cioè in € 2.787,44)».
 
Si potrebbe concludere che il Dirigente, tornato dopo un breve periodo di sospensione di servizio ad un incarico di pari livello lautamente retribuito presso la struttura capitolina di Arpa Lazio, se la sia cavata con poco, visto che la sua colpevolezza non ha assunto rilievo penale e che l’ammenda è tutto sommato modesta in rapporto alla sua posizione retributiva. Ma la sentenza della Corte dei Conti è importantissima per due motivi.
 
Il primo consiste nel rilievo etico della vicenda, nel morale che infonde ai tecnici di Arpa Lazio che ebbero il coraggio di denunciare l’operato del dirigente, con quali difficoltà e sofferenze si può immaginare. La sentenza ricorda che, nel corso di un interrogatorio del 2010, Addimandi dichiara «di non considerare idoneo al suo ruolo il [suddetto] tecnico di laboratorio, che definisce psicolabile»; nonché le «prove documentali con le numerose dichiarazioni raccolte nel corso delle indagini da diversi dipendenti dell’ARPA che hanno dichiarato di avere subito pressioni dall’Addimandi». La sentenza della Corte dei Conti rende dunque giustizia al coraggio e all’onestà di queste persone.
 
Il secondo motivo è relativo agli equilibri interni ad Arpa Lazio, a quella che ci sembra un’infinita lotta tra dirigenti e tecnici più e meno onesti (alcuni dei primi più che encomiabili), con conseguenze ambientali deleterie nel caso del prevalere dei secondi. Di fronte a una sentenza non si possono chiudere gli occhi. Ciò fa dunque sperare in un’Arpa Lazio più pulita.
 
Coordinamento provinciale Retuvasa Frosinone

 
Anagni (FR), 01.11.16
 

SIN Valle del Sacco, contaminazione area ex AGIP petroli oggi Viscolube spa.


COMUNICATO STAMPA RETUVASA

Dalle vicende del SIN riemerge a tinte fosche l’irrisolta contaminazione dell’area ex Agip Petroli, oggi Viscolube.


 
Dai verbali della Conferenza dei Servizi del SIN Bacino del Fiume Sacco (sui cui esiti non certo esaltanti avremo modo di ritornare, ampiamente, in un successivo comunicato stampa) tenutasi in data 26.05.16, indetta dal Ministero dell’Ambiente, Direzione Generale per la Salvaguardia del Territorio e delle Acque, riemerge la questione dello stato di contaminazione dell’area ex AGIP Petroli, oggi Viscolube spa, sita nel Comune di Ceccano, vicina al confine con il Comune di Frosinone.

Nel corso della Conferenza (presenti: Viscolube spa, Ecotherm, Comune di Ceccano, Unione Petrolifera, ISPRA, ARPA Lazio Dipartimento Frosinone; assenti: Prefettura Frosinone, Provincia Frosinone, Regione Lazio, Istituto Superiore Sanità, ASL Frosinone), tale questione, oggetto di cronaca nei mesi scorsi, si ripropone con nuovo spessore, visti i rilievi di Arpa Lazio e dello stesso Ministero dell’Ambiente.
In estrema sintesi, questi i punti salienti:
 
la bonifica dell’area è lontanissima dal conoscere la conclusione, nonostante il suo iter sia cominciato alla fine del 2002;
 
dei 4 cicli previsti di bonifica con tecnica di landfarming (semplificando non poco, depurazione che catalizza l’azione dei microorganismi presenti nel terreno), non è stato completato neppure il secondo, pressoché fermo dal 2009;
 
mentre la Viscolube spa sostiene, con nota del 31.03.16, che non vi sono fenomeni di migrazione della contaminazione verso l’esterno, ARPA Lazio comunica in data 22.04.16 al Ministero dell’Ambiente che «ancora persiste una rilevante contaminazione di inquinanti nelle acque sotterranee, sia all’interno del sito», sia in 8 piezometri «posti a valle idrogeologica della barriera idraulica» che dovrebbe impedire la diffusione della contaminazione; da tali piezometri «si evidenzia che la contaminazione è presente nelle acque di falda in concentrazioni rilevanti con particolare riferimento» a composti molto nocivi, ovvero in particolare solventi organoclorurati e metalli pesanti;
 
il Comune di Ceccano, in data 08.04.16 ha emesso ordinanza di divieto di consumo di acqua entro i 500 metri dal sito contaminato;
 
Viscolube difende energicamente la propria azione di bonifica, con argomentazioni che saranno vagliate dai tecnici competenti (i quali al momento, come si è visto, sembrano smentirne categoricamente la bontà).
 
Il Ministero ha dunque predisposto un tavolo tecnico per risolvere il problema della diffusione della contaminazione, che coinvolge, a differenti livelli e con specifici compiti, ARPA Lazio, ISPRA, Comune di Ceccano e Viscolube spa. Le relative azioni di tale organo sono in corso, ed entro il 20 luglio la Viscolube spa è tenuta a presentare un’Analisi di Rischio e conseguentemente una Variante del progetto di Messa in Sicurezza dei suoli contaminati.
 
Oltre a sottolineare la paradossalità della vicenda in questione relativamente ai tempi dell’incompiuta (o meglio in alto mare) bonifica, ai gravissimi rischi che ne derivano per l’ambiente e per la salute della cittadinanza, vogliamo rilevare qualche elemento positivo.
 
In primis, l’operato di ARPA Lazio Dipartimento Frosinone, o meglio dei tecnici e dei dirigenti direttamente responsabili di tale lavoro.
 
In secundis, l’operato del Ministero dell’Ambiente, che nel caso specifico si fa carico del problema. Con che esiti, valuteremo più avanti.
 
È importante infine rilevare come la contaminazione da solventi organoclorurati non interessi solo l’area oggi Viscolube spa, ma anche l’area Klopman International srl e l’area ex Schlumberger nel Comune di Frosinone, vicino alla discarica Le Lame. Ci chiediamo come mai vi sia interesse, da parte dei politici e della maggior parte degli organi di controllo, solo per la contaminazione provocata dalla discarica, posto che le due aree precedentemente citate presentano profili di rischio, nonché già alcuni riscontri, molto più preoccupanti.
 
 
Frosinone, 26.06.16

 

Inceneritori San Vittore, Arpa Frosinone e prescrizioni

 
COMUNICATO STAMPA
RETE PER LA TUTELA DELLA VALLE DEL SACCO
 
Inceneritori di San Vittore, quali provvedimenti sono stati presi in merito alle infrazioni rilevate da Arpa Frosinone?
 

Leggiamo con attenzione la stampa relativa alla questione degli inceneritori di San Vittore. Fare Verde, giustamente, richiede una verifica della situazione e presenta un esposto. Il gestore degli inceneritori, ACEA-ARIA, sembra rispondere in tutt’altro modo, per distogliere l’attenzione dal caso.
Ogni impianto industriale deve rispettare delle regole ben precise, ottemperando alle prescrizioni emanate nella fase di rilascio dell’Autorizzazione Integrata Ambientale, strumento normativo indispensabile per evitare eventuali danni per ambiente e salute.
Se tali prescrizioni non vengono rispettate, per tale infrazione si risponde in base all’art. 29 - quattordecies del D.Lgs 152/2006 (i commi 1-3 configurano condotte penalmente rilevanti, i commi 4-6 prevedono sanzioni amministrative).

Posto ciò, chiediamo pubblicamente all’azienda ACEA-ARIA di chiarire puntualmente quanto segue, rispondendo a quanto evidenziato dalla relazione della Sezione Arpa Lazio di Frosinone avente per oggetto le attività di controllo e monitoraggio per l’anno 2012.
Ci sembra che l’ente di controllo abbia dato precise indicazioni e rilevato diverse anomalie nella gestione degli impianti, che non si riconducono ad una sola emissione, come affermato dall’azienda.

In primo luogo, la società non ha effettuato la caratterizzazione del CDR secondo le frequenze previste dai Decreti Commissariali nn. 72/2007 e 2/2008; in secondo luogo, in numerosi casi (e a prescindere dal produttore di CDR) i rapporti di prova relativi al campionamento di CDR “da mezzo” riportano valori superiori a quelli previsti dalla normativa (norma UNI9903, relativi a RDF di qualità normale, e punto 6 del Decreto Commissariale n. 72/2007 e s.m.i.) per alcuni parametri, sia caratteristici dello stesso CDR (umidità e potere calorifico), sia metalli (ad esempio, cromo, cadmio+mercurio, piombo volatile).
Il succitato Decreto Commissariale prevede che qualora questo tipo di prescrizioni non venga rispettato, l’azienda adotti la procedura di non conformità, apportando modifiche correttive, peraltro non specificate nell’autorizzazione rilasciata; perciò, Arpa Frosinone rimanda alla Regione Lazio la valutazione riguardo al rispetto di tale prescrizione.

Risulta inoltre che le ceneri pesanti prodotte dalla combustione, classificate con codice CER 19.01.11 (ceneri pesanti e scorie, contenenti sostanze pericolose), siano state smaltite anche con codice CER 19.01.12 (altra tipologia di ceneri pesanti e scorie), escludendone di fatto la pericolosità. Da un rapporto di prova di Arpa Frosinone, si evidenzia inoltre che la verifica interna ha interessato solamente il 9% del CDR, lasciando incognito il restante 91%, motivo per cui non è giustificabile la declassificazione delle ceneri smaltite.
Arpa Frosinone solleva un analogo dubbio relativamente allo smaltimento delle acque e dei sedimenti del buffer tank, vasca di raccolta acque di prima pioggia, con codici CER declassificati sempre in riferimento a rapporti di prova eseguiti su un campione esiguo.
Arpa Frosinone rileva inoltre che tali materiali sono stati avviati presso impianti non autorizzati allo smaltimento di rifiuti pericolosi.
 
ACEA-ARIA in questi giorni ha risposto relativamente alle emissioni, evidenziando che il superamento dei limiti normativi si è verificato in un solo caso. A riguardo, va rilevato che Arpa Frosinone sottolinea che l’AIA prevede un campionamento in continuo nel lungo periodo per almeno un mese, mentre l’azienda effettua il campionamento in un periodo quindicinale, contravvenendo dunque alla specifica prescrizione. Il superamento delle emissioni riconosciuto da ACEA-ARIA si riferisce probabilmente al campione n. 2827 del 21/12/2012, relativo alla linea 2, che rileva una concentrazione del parametro Mercurio superiore 120 volte al valore prescritto dal D. Lgs 133/2005.
Infine, risultano anomali alcuni dati relativi alle PM10 rilevati dalle centraline fisse di San Vittore e Cervaro, utilizzate per le campagne di monitoraggio stabilite dalle autorizzazioni: molti valori di media oraria risultano poco credibilmente pari allo zero e compromettono alcune misure medie giornaliere, rendendo inutilizzabili tali rilevazioni.
 
Le conclusioni di Arpa Frosinone possono dirsi impietose, riportando quanto descritto sin qui e dandone comunicazione all’Autorità Giudiziaria, nonché alla stessa Società.
 
Chiediamo pubblicamente se questo atto, datato 8 agosto 2013, abbia avuto un seguito, se la Regione Lazio attraverso l’Arpa regionale abbia indotto l’azienda a rispettare le prescrizioni, se l’Autorità Giudiziaria abbia dato corso ad un eventuale procedimento. Per dirla in breve, se qualcuno abbia provveduto al rispetto delle regole, troppo spesso evase.
Provvederemo comunque a presentare un esposto alla Procura di Frosinone al fine di chiedere l’accertamento di quanto avvenuto.
 
San Vittore-Frosinone, 3 maggio 2014
 

Arpa Frosinone, la giustizia prima o poi arriverà


COMUNICATO STAMPA
RETE PER LA TUTELA DELLA VALLE DEL SACCO

Arpa Frosinone, la giustizia prima o poi arriverà.
 


Siamo intervenuti più volti in passato sulla intricata questione interna ad Arpa sezione di Frosinone. Ma raramente, come oggi, i tempi sono stati più difficili per chi intenda riporre fiducia negli enti regionali preposti alla tutela ambientale.
 
Cominciamo dal ricordare alcuni fatti chiave. L’ex direttore di ARPA Frosinone, Vincenzo Addimandi, è arrestato nel settembre 2010, a fronte di elementi probatori molto pesanti, per diversi capi d’accusa, tra cui aver falsificato e indotto a falsificare gli esiti di rapporti di prova relativi a campioni di acque prelevati nel Rio Mola Santa Maria, affluente del fiume Sacco, nel territorio di Anagni. Addimandi viene sospeso per due mesi. Dopodiché, protetto dalla legislazione garantista, ricopre un nuovo incarico dirigenziale, a Roma, percependo circa 116.000 euro l’anno (dati 2011). Il processo volge al termine. Prossima udienza il 6 marzo.
 
Nonostante l’incarico di dirigente di sezione di Arpa Frosinone sia rivestito a un certo punto da una personalità a nostro avviso di valore, Ennio Zaottini, e oggi da Enzo Spagnoli, la sensazione è che non tramonti un sistema interno, una zona grigia tollerante con gli inquinatori o inefficiente, che peraltro ci sembra storicamente legata al dirigente sotto processo. Diversi fatti inquietanti interessano l’ente negli anni seguenti. Ci limitiamo a ricordare, tra gli ultimi, quanto si scopre lo scorso gennaio: a partire dal 2010 (serie di responsabilità dirigenziali da accertare) l’Arpa non ha comunicato agli enti competenti i risultati delle analisi sui piezometri, pozzi di controllo, della discarica di Cerreto, altamente inquinati. Fatto di una gravità inaudita, che ci auguriamo sia perseguito nelle sedi giudiziarie competenti e induca la Regione all’approfondito riesame della vigente autorizzazione.
 
Ma dall’arresto di Addimandi, ancora a tutti gli effetti innocente, sono passati tre anni e mezzo. Qualcuno si è chiesto se chi ha avuto il coraggio di testimoniare contro il dirigente non ne abbia magari subito le conseguenze? Qualcuno si è peritato di proteggere dal mobbing quotidiano chi cerca di far emergere la verità? E se la risposta è negativa, non risulta allora molto più comodo, cittadini del Frusinate, continuare a non denunciare nulla, nascondersi nelle opacità del sistema, farsi i fatti propri, starsene zitti, e magari poi scandalizzarsi scoprendo che qualcuno accanto a sé era o non era onesto perché l’hanno detto la TV e i giornali? Bisogna trarre alla fine queste considerazioni?
 
Veniamo all’indagine in corso sui 5 tecnici Arpa. Noi siamo sempre rallegrati da qualsiasi indagine che miri all’emersione di reati ambientali. E l’indagine scaturisce da lodevoli controlli sulle autorizzazioni ambientali. In particolare, non abbiamo alcun dubbio sull’operato anche in questo caso sicuramente inappuntabile della Forestale. Ma abbiamo la sensazione che qualcosa non torni.
 
In primo luogo, i 5 tecnici indagati sono noti alle stesse forze dell’ordine per essere tecnici di grande professionalità, punti di riferimento cui affidarsi entro un ente palesemente poco attendibile.
 
In secondo luogo, la notizia. Inviata e divulgata da un’agenzia di stampa fasulla. E che puzza lontano mille miglia di volontà di colpire propri quei tecnici. Ma già, alla maggior parte dei media questo non interessa. E’ comunque una notizia. Il fatto in sé, cioè l’indagine in corso che riguarda quei tecnici, è vero. Dunque perché cercare di scavare e a guardare oltre?
 
A prescindere dalle responsabilità che eventualmente le indagini evidenzieranno circa l’operato dei 5 tecnici (a nostro avviso è fantascientifico che essi abbiano favorito qualche azienda, siamo del tutto fiduciosi che lo rileveranno alla fine gli inquirenti), è giusto chiedersi a chi giova questa situazione.
 
Il “corvo” che ha spedito il falso comunicato stampa (benché vero relativamente al fatto dell’indagine in corso) da un’agenzia altrettanto fasulla, a nostro avviso è molto verosimile vada ricercato in quel sistema che, messo in pericolo dall’operato professionale dei tecnici, non vede l’ora di screditarli. Il messaggio che rischia di passare da questa situazione e che è funzionale al sistema è: tutti uguali dentro Arpa, sono tutti indagati. Il rischio dunque è confondere chi collabora a scardinare il sistema del reato ambientale con chi ne fa parte.
 
Non è superfluo ricordare che spesso le istituzioni non riescono a punire in sede di giudizio i grandi inquinatori, le assoluzioni eccellenti si sprecano. Ciò è intollerabile. Ma sarebbe ancora più paradossale che, magari del tutto in buona fede, si finisse per trovare il pelo nell’uovo per mettere fuori gioco gli onesti. Le limitate energie del sistema giudiziario non dovrebbero essere dirette al cuore del sistema? Alle figure dirigenziali, invece che ai pesci piccoli e scomodi?
 
Abbiamo impiegato e impieghiamo tantissima energia e tanta fatica per cercare, collaborando con le forze dell’ordine, di far emergere le illegalità ambientali. Ci sembra che oggi, in buona fede, si persegua una strada che si rivelerà clamorosamente infondata, magari tra qualche anno. E intanto?
 
Ci giungono voci che l’attuale dirigente di sezione, di Arpa Frosinone, Enzo Spagnoli, che ci sembra aver operato con grande serietà, e le oltre quattrocento pagine dell’inchiesta sul sistema Cerroni del Colonnello De Caprio e dei suoi collaboratori descrivono come l’unico dirigente di settore temuto dal Supremo Manlio, sia prossimo ad abbandonare la direzione dell’ente. Nel caso, difficile dargli torto, essere direttore di una sezione in queste condizioni alla fine è logorante. E c’è da chiedersi allora che farà il commissario straordinario di Arpa Lazio, da ben sette anni in carica, che nella stessa inchiesta sul sistema Cerroni gioca al momento un ruolo senza dubbio meno eroico. Quale sarà il suo apporto a tale ingarbugliata situazione?
 
E qui si apre un tema che trascende la sezione di Frosinone dell’Arpa. L’Amministrazione regionale dovrebbe iniziare a pensare seriamente ad una soluzione definitiva in luogo del commissariamento. È necessario un forte cambiamento. Bisogna sottrarre alla politica le nomine dirigenziali di Arpa, introducendo procedure concorsuali interne, basate su titoli e competenze accertabili, con supervisioni internazionali, tali da assicurare indipendenza e terzietà a questi ruoli tanto importanti per il corretto funzionamento di istituzioni al servizio del bene comune.
 
Chiediamo alle Procure di far luce fino in fondo a tutto il calderone Arpa. C’è bisogno di pulizia. E speriamo si pulisca ciò che è veramente da pulire.
 
 
Valle del Sacco, 22 febbraio 2014
 

Indagine Digos su Variante aeroportuale intermodale di Frosinone

Comunicato stampa 05.02.14
 
Apprendiamo con soddisfazione dalla stampa delle indagini in corso, da parte della Digos, relative alle potenziali speculazioni edilizie legate alla Variante aeroportuale intermodale di Frosinone.
Già il 2 agosto 2011 presentammo pubblicamente a Frosinone un Dossier sulla questione, curato dal dott. Francesco Bearzi (preceduto da una presentazione pubblica a Ferentino, il 12 luglio 2011, organizzata dal dott. Marco Maddalena). Successivamente, avanzammo più dettagliate considerazioni insieme all’associazione Codici, redatte dal dott. Bearzi con la collaborazione dell’Avv. Carmine Laurenzano, nelle Osservazioni alla Variante aeroportuale intermodale, inviate in relazione al procedimento di VAS dell’aeroporto di Frosinone, in data 1 settembre 2011, al Consorzio ASI e alla Regione Lazio, e presentate pubblicamente a Frosinone il 19 settembre 2011.
Tali documenti sono ancora pubblicamente consultabili:
http://www.retuvasa.org/no-aeroporto-ferentino-frosinone/dossier-retuvasa-codici-su-aeroporto-frosinone
http://www.retuvasa.org/no-aeroporto-ferentino-frosinone/variante-aeroportuale-intermodale-le-osservazioni-presentate-da-ret
(segue)

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