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Valle del Sacco

Valle del Sacco, quale bonifica del SIN e quale sviluppo?


Comunicato Stampa Retuvasa
 
Valle del Sacco, quale bonifica del SIN e quale sviluppo?

 
Le valutazioni della Commissione Bicamerale: la partecipazione  dei cittadini
La Relazione della Commissione Bicamerale della XVII Legislatura sul traffico illecito di rifiuti e sulle Bonifiche dei Siti di Interesse Nazionale (SIN), approvata il 28 febbraio scorso, riproduce un quadro ancora più allarmante della precedente, affermando come “abbia dovuto registrare una serie di problemi in buona parte sovrapponibili a quelli allora evidenziati”.
 
Nella precedente relazione si metteva in luce l’estrema lentezza delle operazioni di bonifica, se non addirittura la stasi, un chiaro fallimento da attribuire alla vischiosità e pesantezza delle procedure.
La situazione secondo quanto riportato dall’audizione del Ministro Galletti per questa Commissione riporta da un lato numeri migliorativi, ma nel contempo valuta che lo strumento della Conferenza di Servizi, nonostante sia stato semplificato, risulti essere ancora lento e spesso non risolutivo in particolare per l’approvazione dei progetti di bonifica.
 
La Commissione conclude che bisogna perseguire non più una logica procedurale, ma una logica “di risultato” che è capace di coniugare una maggiore interlocuzione con i soggetti privati con competenze tecniche e giuridiche condividendo il tutto con i soggetti presenti nei siti, interlocutori pubblici e cittadini.
 
Alla luce di ciò vengono forniti alcune indicazioni:  migliore definizione dei protocolli e delle linee guida, organizzazione puntuale dei dati a disposizione e relativa omogeneizzazione e conoscenza pubblica, valutazione economica complessiva, applicazione degli strumenti giuridici per giungere ad accordi di programma, coinvolgimento dei cittadini per condividere con loro le scelte di bonifica, rilettura della funzione svolta dalle conferenze di servizi per ridurne numero e tempi di svolgimento.
 
Il punto sulle conferenze di servizi è particolarmente critico poiché costituiscono il luogo, la procedura dove convergono e si confrontano tutti gli interessi ed i punti di vista delle parti coinvolte. Nella nostra esperienza come associazione abbiamo riscontrato l’assenza di strumenti che permettano la condivisione efficace e tempestiva delle informazioni tra le parti coinvolte, in grado di supportare il confronto, anche conflittuale,
 
In definitiva le indicazioni per un cambio di strategia per cercare di dare una spinta maggiore alle bonifiche che riguardano il 3% del suolo nazionale.
 
SIN Bacino del Fiume Sacco
Come è noto i SIN erano 57 prima dell’entrata in vigore del Decreto Clini nel gennaio 2013 che ne ha ridotto il numero a 39.
La sentenza del TAR del Lazio a luglio 2014 ha reintrodotto il “Bacino del Fiume Sacco”, dopo di che con un procedimento durato due anni ne è stata ridefinita la perimetrazione. Sono state necessarie numerose Conferenze di servizi alle quali hanno partecipato associazioni ed enti territoriali, partecipazione che ha reso ancora più evidente la mancanza di un supporto organizzativo adeguato.
 
A maggior ragione, visto l’impegno profuso nella fase di ridefinizione della perimetrazione, riteniamo necessario intervenire su alcune valutazioni espresse dalla Commissione in merito al SIN “Bacino del fiume Sacco”.
 
Gli interventi
Nella precedente gestione e struttura del SIN ci si era concentrati esclusivamente sulla contaminazione da Betaesaclorocicloesano (Beta-HCH), oggi non è più così. La nuova perimetrazione, oltre all’area industriale di Colleferro, le fasce ripariali del fiume Sacco (100mt. a destra e sinistra) e le aree di esondazione, va ad includere tutte le aree industriali fino al Comune di Falvaterra, quindi in sequenza verso sud Anagni, Ferentino, Frosinone, Ceccano, Ceprano con la presenza di altri marker contaminanti sostanzialmente differenti per ogni area se non per ogni azienda inserita all’interno del SIN, segno evidente dello stato di abbandono nel tempo da parte degli enti di controllo.
Il 23 febbraio scorso siamo stati ricevuti in audizione dal MATTM insieme ad altre Associazioni del territorio e abbiamo puntato il dito su alcune situazioni che nella relazione della Commissione vengono riportate in modo sommario e sconnesse.
Il primo in assoluto è la questione della bonifica del sito denominato ARPA2 nell’area industriale di Colleferro, uno dei due siti contenente centinaia di fusti tossici, che hanno poi determinato l’avvelenamento del fiume Sacco da Beta-HCH.
E’ accertato che su ARPA2 sono presenti sostanze pericolosissime e che deve ancora essere fatta la Messa in Sicurezza di Emergenza (MISE) come in altre aree del comprensorio. Siamo alquanto perplessi per il fatto che che sia la Commissione che il Ministero sembrano ignorare che per ARPA2 c’è un progetto di bonifica approvato e con fondi a disposizione, ereditati dalla contabilità speciale della vecchia gestione Commissariale.
 
La Regione ha richiesto al MATTM un parere il progetto ARPA2 considerato organo competente in quanto il progetto era stato redatto in vigenza di commissariamento. Senza parere del MATTM non si può dare esecutività ed iniziare i lavori.
 
La gara era stata assegnata e per quanto riguarda i fondi, sull’importo totale di 8,7mln di euro necessari per chiudere nel sarcofago i rifiuti tossici come per il sito gemello ARPA1, l’80% era a carico della SE.CO.SV.IM., l’immobiliare proprietaria dell’area  in cui si trovano i rifiuti, secondo un accordo di programma che segue il principio di chi “inquina paga”, stipulato con la vecchia gestione commissariale del SIN.
 
Sono in stallo anche gli interventi puntuali definiti per altre parti dell’area industriale di Colleferro, come i pozzi di barrieramento idraulico necessari alla protezione della falda acquifera, costruiti dalla stessa SE.CO.SV.IM. per un importo di 4,5mln di euro e mai messi in funzione. La commissione non fornisce alcuna spiegazione ed il MATTM durante la nostra audizione non ha dato risposte esaurienti alle nostre domande, ma è stato preso l’impegno ad acquisire maggiori informazioni.
 
Se non si sblocca ARPA2 resta in sospeso anche l’intervento sul cumulo di rifiuti industriali nell’area denominata Chetoni Feniglicina, una collina antropica di circa 25.000 mc che dovrebbe andare ad essere stoccata proprio in ARPA2. Di conseguenza non può avere inizio la riqualificazione dell’ex area industriale. Teniamo presente che i lavori di completamento dell’intervento su ARPA2 richiedono almeno 3 anni (secondo il cronoprogramma dei lavori all’atto del bando di gara).
 
Lo stesso cadere dalle nuvole è avvenuto per il famigerato depuratore di Anagni, tanti soldi pubblici spesi da 20 anni a questa parte con l’ASI affidataria dell’impianto che non si decide a metterlo in funzione. Anche su questo è stato chiesto un intervento. Qualche giorno dopo, il 28 febbraio, l’ex Ministro Galletti risponde ad una interrogazione parlamentare indicando che il depuratore dovrebbe entrare in funzione entro fine 2018, ricordando che per l’Italia è in procedura d’infrazione, la 2014/2059, anche per l’agglomerato di Anagni.
 
Nel frattempo il 12 ottobre scorso erano state stabilite delle priorità, preliminari e parziali, che potranno essere utilizzate da ministero e Regione per l’individuazione degli interventi più urgenti.
Il criterio utilizzato è stato quello di individuare le aree pubbliche e quelle private per cui sono state concluse le procedure di sostituzione in danno, in pratica soldi che vengono anticipati dallo Stato e successivamente recuperati a danno dei colpevoli. In aggiunta anche l’individuazione delle aree private con gravi compromissioni ambientali di cui però non sono ancora state concluse le procedure in danno.
 
Il risultato ha messo in evidenza la situazione di Ceprano con i siti Europress e ex Olivieri, la cartiera di Ferentino, la discarica delle Lame di Frosinone, la ex Polveriera di Anagni, Bosco Faito con la ex Snia BPD di Ceccano, molte aree industriali di privati non valutate come ad esempio quelle di Ceccano e di Patrica.
 
 
I fondi pubblici
I fondi a disposizione per il SIN sono circa 36mln di euro, per l’area industriale di Colleferro ed il fiume Sacco: 10mln derivanti dalla contabilità speciale della vecchia gestione commissariale da utilizzare per interventi programmati (vedi area di Colleferro), 10mln in dotazione al MATTM divisi per le annualità 2016-2017 e ancora non utilizzati in quanto il SIN era in fase di perimetrazione, 16mln di euro stanziati dalla Regione Lazio con i fondi del Fondo Sviluppo e Coesione (FSC).
Dal FSC dovrebbero essere prelevati anche i fondi inseriti nella delibera del Presidio Salute e Ambiente (PresSA) e della nuova sorveglianza epidemiologica, del maggio 2017, fondi mai erogati per cui la sorveglianza sanitaria è ferma al palo.
 
Il protocollo d’Intesa e la Cabina di Regia.
Di questi 36mln di euro si era parlato nel periodo precedente le elezioni regionali del Lazio. con comunicazioni entusiaste dell’ex assessore all’Ambiente Mauro Buschini che si vantava di avere sbloccato tali fondi tramite il “protocollo d’intesa per la bonifica e la reindustrializzazione del sito di interessa nazionale Valle del Sacco” stipulato il 21 marzo 2018 e della durata di due anni, tra Ministero dell’Ambiente (MATTM), Ministero dello Sviluppo Economico (MISE), Regione Lazio, l’Agenzia Nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa (Invitalia).
 
Di fatto nel protocollo d’intesa questi fondi non vengono assolutamente menzionati.
 
Viene istituita una Cabina di Regia che dovrebbe integrare azioni e risorse derivanti dalla istituzione dell’Area d Crisi Complessa e dalla gestione delle bonifiche in area SIN.
 
Le logiche di investimento fanno riferimento generico al programma Industria 4.0 ed alla economia Circolare, oltre alla sempre presente industria chimico-farmaceutica. Il precedente è l’accordo di programma per l’area di crisi riferita alla Videocon: 70mln di euro sono finiti nelle casse della farmaceutica con un costo  altissimo per ogni posto di lavoro. Il precedente sul territorio per l’economia circolare è il progetto di Saxa Gres e Saxa Grestone  per la realizzazione di ceramiche e sanpietrini che integrano le scorie degli inceneritori, che questo esempio di ‘economia circolare’ dovrebbe rendere eterni.
 
Soldi pubblici verranno erogati ancora una volta in assenza di un progetto integrato per lo sviluppo del territorio, in assenza di una partecipazione di tutte le parti sociali, della cittadinanza attiva, condizione per valorizzare le vocazioni e le risorse del territorio ed un uso ottimale dei fondi impiegati.
 
La cabina di regia doveva essere istituita entro 30gg dalla firma del protocollo d’intesa, ma da nostra interlocuzione con il MISE non risulta ancora nessun atto.
 
In conclusione
Allo stallo nelle operazioni di bonifica e nel rilancio dello sviluppo economico e sociale del territorio si risponde con la solita operazione di centralizzazione, incapace di costruire i necessari strumenti di condivisione delle conoscenze e di costruzione partecipata dei processi decisionali.
Il risultato è scontato, protagonisti saranno i soliti noti, le coalizioni di interessi le cordate che monopolizzano ogni decisione importante per il territorio. Una situazione che allo stato attuale delle cose non lascia dubbi: la bonifica di questo passo non avrà mai termine.
 
 
Colleferro, 07.06.2018
 

Valle del Sacco, nuovi impianti rifiuti in vista.


Comunicato Stampa Retuvasa
Valle del Sacco, nuovi impianti rifiuti in vista


 
Siamo alle solite, nella Valle del Sacco si preferisce investire sui rifiuti e non su una riconversione che ne permetterebbe il rilancio nei termini di sostenibilità e sviluppo.

Mentre a Colleferro i cittadini del presidio permanente Rifiutiamoli continuano la loro battaglia di civiltà, ostacolando il passaggio dei camion con materiali destinati al revamping degli inceneritori locali, nel resto della valle si deve far fronte alla presentazione di progetti riguardanti la gestione dei rifiuti, in molti casi non rispondenti alle necessità territoriali.

Abbiamo già delineato nei tempi passati mappe di impianti autorizzati o in via di autorizzazione sottolineando la loro inutilità ai fini del fabbisogno, oggi ne intervengono altri su cui è necessario soffermarsi aggiornando il quadro della situazione.

A Piglio si trova un centro di trasferenza attivato in emergenza nel 1998 e gestito da T.A.C. Ecologica s.r.l. Di Falvaterra. Accoglieva, per non più di 24 ore circa 36.000 tonnellate di rifiuti e dall'avvento della raccolta differenziata ha ridotto notevolmente la sua attività. Periodicamente l'autorizzazione ad operare era rinnovata dalla Provincia finché, nel 2014, l' atto di richiesta dell'ennesimo rinnovo non è stato corredato dal progetto di una variazione sostanziale dell'impianto. In realtà non una semplice “variazione” ma qualcosa di totalmente diverso rispetto all' impianto originario.

Un vero centro di lavorazione dei rifiuti: si passa da 36.000 tonn/anno (negli anni passati quasi tutto rifiuto indifferenziato) a 50.500 tonn/anno più 8.000 tonn/anno (rifiuti derivanti da raccolta differenziata con aggiunta di pretrattamento), mentre la durata del deposito è prolungata a 72 ore. E tra i rifiuti trattati anche batterie, pneumatici e rifiuti ingombranti.

Nel gennaio 2018 la Provincia di Frosinone ha concesso l' autorizzazione alla società richiedente e, come spesso accade, una  situazione emergenziale ha dato origine ad un impianto permanente   attraverso rinnovi su rinnovi. La speranza, ora risiede nella richiesta di sospensiva presentata al Tar e in attesa di essere discussa.

A nulla e' valsa la presenza, a ridosso dell' impianto, di un fosso di acqua chiara denominato “Gricciano” e classificato come pubblico, come è stata ignorata anche l' appartenenza a “La strada del Cesanese”, percorso con vocazione turistica che si snoda tra sei Comuni (Acuto, Affile, Anagni, Paliano, Serrone e, naturalmente Piglio).

E a nulla, soprattutto, e' valsa la valutazione del contesto, quello dei vigneti del Cesanese, unico Docg della regione Lazio, che allora come oggi non fu tenuto in alcun conto.

Associare una delle eccellenze della valle del Sacco alla gestione di rifiuti non ci sembra la migliore campagna promozionale e mette a rischio il riconoscimento della denominazione di origine controllata. Ricordiamo che in campagna elettorale il presidente della regione Lazio Nicola Zingaretti e il suo fido ex assessore Mauro Buschini che  presenziando alla celebre sagra locale, decantavano i prodotti locali e virtù del paesaggio. Anche all' ultimo Vinitaly non sono mancate loro foto con i calici del pregiato rosso stretti nella mano.

In questo caso il detto “in vino veritas” non può essere citato.

Un altro caso allo stesso modo allarmante è quello dell’impianto di Ceprano nell’area ex laminatoio proposto dalla Cooperativa Sociale “In Dialogo” di Trivigliano, appoggiata nella redazione tecnica ad un’altra Cooperativa Sociale “Agapè” di Alatri.

Osserviamo che questo impianto ricadrebbe in piena area Sito di Interesse Nazionale (SIN) sotto competenza del Ministero per l’ambiente (MATTM) al cui parere dovrebbe essere sottoposta ogni decisione in merito ad un impianto che aggiunge inquinamento al disastro ambientale esistente.

La vicenda di questo impianto solleva diverse perplessità se non un vero e proprio allarme. Il primo dato riguarda le cooperative sociali, benché costituiscano un  vero e proprio fiore all’occhiello del terzo settore locale, l’investimento più 500.000 euro per l’acquisto del terreno nei presi dell’ex laminatoio appare quanto meno sorprendente. Non solo, pare che anche l’area circostante sia stata acquistata, da un noto imprenditore locale operante sempre nel settore dei rifiuti delle cui intenzioni naturalmente nulla si sa.

Infine molti dubbi suscita la tipologia di impianto, che sebbene non sia di grandi dimensioni (tratta circa 40.000 tonn/anno di rifiuti diversi), ha una peculiarità: può gestire diverse tipologie di rifiuti eterogenee tra di loro quali il RAEE (rifiuti elettronici), gli olii, i rifiuti sanitari, l’indifferenziato. Sembrerebbe quasi una sorta di piattaforma multifunzione, apripista per operazioni di ampliamento future, in attesa di nuove emergenze derivanti dalla mancata programmazione degli interventi sul ciclo di rifiuti.

In effetti il problema di fondo è proprio questo e riguarda l’intero territorio regionale.

Se esistesse un piano rifiuti aggiornato, siamo fermi a quello della Polverini del 2012, tutti questi progetti non avrebbero motivo di esistere, non solo Piglio e Ceprano, ma anche altri già esistenti come quelli di Anagni e Patrica. Un piano rifiuti determina un fabbisogno, cioè in ogni territorio o ambito necessita di impiantistica sufficiente allo smaltimento derivante dalla produzione di rifiuti del territorio medesimo. Soprattutto non è stata definita una strategia basata su tecnologie per trattare il rifiuto differenziato, diverse dalle discariche e dagli inceneritori, basata invece sul recupero di materie, tanto meno un investimento straordinario nella crescita della raccolta differenziata.

Questo piano durante il periodo della giunta Zingaretti non è stato rivisto e di conseguenza i pescecani dei rifiuti continuano ad imperversare, a Piglio portando un grave danno ad una produzione pregiata, a Ceprano aggravandone la situazione di disastro ambientale.

Nel frattempo oggi come ieri prosegue l’opposizione di cittadini – da segnalare la nascita di nuove strutture organizzate, a Piglio il neonato Comitato “Terra Madre” e a Ceprano in divenire il Comitato locale -,  che con manifestazioni, volantinaggi, incontri pubblici, ricorsi in sede giuridico-amministrativa, intervengono su ogni nuova minacce  all’ambiente d salute con la richiesta, spesso inascoltata,  di piena trasparenza su ogni investimento.

La partecipazione dei cittadini non è una palla al piede alla crescita del benessere ed allo sviluppo,  ma al contrario stimolo all’elaborazione di strategie innovative ed alla mobilitazione delle risorse del territorio.
 
Valle del Sacco, 29 aprile 2018
 

Contratto di Fiume Sacco, le associazioni promotrici chiedono un cambio di passo.


Contratto di fiume Sacco: le associazioni promotrici chiedono un cambio di passo

 
 

Il Contratto di Fiume per il Sacco è uno strumento volontario di programmazione strategica e negoziata per la tutela, la corretta gestione della risorsa idrica e la valorizzazione del territorio del Bacino fluviale del Sacco, in larga parte coincidente con il perimetro del SIN.
Dalla proposta iniziale di Legambiente, presentata durante il convegno di Anagni del 10 aprile 2015, si è giunti, dopo molti successivi incontri, alla sottoscrizione del Manifesto di Intenti, firmato il 5 maggio 2017, da parte delle scriventi associazioni promotrici –Legambiente Lazio, ReTuVaSa e Pulliano-, da 18 sindaci (Anagni, Paliano, Ceprano, Acuto, Patrica, Serrone, Sgurgola, Falvaterra, Arce, Piglio, Colleferro, Carpineto Romano, Valmontone, Gavignano, Morolo, Fumone, Segni e Ferentino), oltre che dalla Coldiretti, alla presenza di rappresentanti tecnici e politici della Regione Lazio.
Ai firmatari iniziali si sono poi aggiunte altre amministrazioni comunali, il CNR, l’Università del Lazio Meridionale e l’Associazione Pescatori Laziali.
 
Siamo solo all’inizio del percorso di impostazione del Contratto di Fiume che si articola in diverse fasi, descritte sinteticamente di seguito:

1. Condivisione di un Documento d’Intenti contenente le motivazioni e gli obiettivi generali, (…) La sottoscrizione di tale documento da parte dei soggetti interessati dà avvio all’attivazione del CdF;
2. Messa a punto di una appropriata Analisi Conoscitiva preliminare integrata sugli aspetti ambientali, sociali ed economici del territorio oggetto del CdF, (…) Tra le finalità dell’analisi vi è la definizione e/o valorizzazione di obiettivi operativi, coerenti con gli obiettivi della pianificazione esistente, sui quali i sottoscrittori devono impegnarsi;
3. Elaborazione di un Documento strategico che definisce lo scenario, riferito ad un orizzonte temporale di medio-lungo termine, che integri gli obiettivi della pianificazione di distretto e più in generale di area vasta, con le politiche di sviluppo locale del territorio;
4. Definizione di un Programma d’Azione (PA) con un orizzonte temporale ben definito e limitato , indicativamente di tre anni (…)
5. Messa in atto di processi partecipativi aperti e inclusivi che consentano la condivisione d’intenti, impegni e responsabilità tra i soggetti aderenti al CdF ;
6. Sottoscrizione di un Atto di impegno formale, il Contratto di Fiume, che contrattualizzi le decisioni condivise nel processo partecipativo e definisca gli impegni specifici dei contraenti;
7. Attivazione di un Sistema di controllo e monitoraggio periodico del contratto per la verifica dello stato di attuazione delle varie fasi e azioni, della qualità della partecipazione e dei processi deliberativi conseguenti.
8. Informazione al pubblico. I dati e le informazioni sui Contratti di Fiume devono essere resi accessibili al pubblico (…)  attraverso una pluralità di strumenti divulgativi, utilizzando al meglio il canale Web.
(Tratto da "Definizioni e Requisiti Qualitativi di base dei Contratti di Fiume" Tavolo Nazionale Contratti di Fiume, Gruppo di Lavoro 1: Riconoscimento dei CdF a scala nazionale e regionale e definizione di criteri di qualità DOC1 - 12 marzo 2015)
 
Lo scorso 30 marzo a Ceprano si è tenuta la prima riunione della assemblea del contratto di fiume che avrebbe dovuto rappresentare un primo passaggio operativo, con l’indicazione da parte di ciascun Ente firmatario dei soggetti responsabili per l’attuazione e con la conseguente definizione degli organi propri dell’Assemblea del Contratto di Fiume: la Cabina di Regia e il Comitato Tecnico-Scientifico.
 
Purtroppo, a fronte di una massiccia presenza delle associazioni e della Regione, si deve registrare la poca partecipazione delle amministrazioni Comunali. Solo 4 comuni su 20 hanno ritenuto di inviare un proprio rappresentante, rendendo pressoché inefficace l’assemblea.
Continueremo ad esercitare una pressione sulle amministrazioni perché siamo convinti che il Contratto di Fiume per il Sacco offra uno strumento innovativo ed efficace, per reagire ai mali del nostro territorio sempre più vulnerabile e bisognoso di bonifica oltre che di manutenzione. Vogliamo contribuire a superare la logica dell’emergenza mettendo in campo una politica integrata e partecipata che coinvolga tutti i soggetti interessati, per una prevenzione attiva che potrebbe avere conseguenze positive anche sul piano economico.
 
La politica deve fare la sua parte. Alla Valle del Sacco non servono buone intenzioni o foto ricordo, ma fatti concreti per restituire la dignità e la speranza che spettano ai suoi cittadini.
 
Valle del Sacco, 16 aprile 2018
Legambiente Lazio
Rete per la Tutela della Valle del Sacco – ReTuVaSa
Associazione Pulliano
 

Valle del Sacco, la Corte Costituzionale si pronuncia per la ripresa del processo.


Comunicato Stampa Congiunto
Raggio Verde, Retuvasa, UGI
 
Il processo sul disastro ambientale nella Valle del Sacco può ripartire: la Corte Costituzionale ha dichiarato infondata la questione di illegittimità costituzionale.

 

Il processo sul disastro ambientale della Valle del Sacco va avanti da anni al fine di accertare la verità giudiziaria su fatti assai gravi (l'avvelenamento delle acque del fiume Sacco a causa dello sversamento abusivo del pesticida lindano e del sottoprodotto  Betaesaclorociclosesano), fatti che hanno lasciato un profondo segno sia da un punto di vista sanitario che morale nella popolazione, in larga parte contaminata da tale sostanza, presente nel sangue di molti cittadini della Valle del Sacco nel sangue, a causa della contaminazione della catena alimentare.

Dal 2005, con alterne vicende, l'area della Valle del fiume Sacco è un Sito di Interesse Nazionale (SIN) da bonificare, in quanto anni di “sviluppo” industriale hanno lasciato una pesante eredità di devastazione ambientale e sanitaria, i cui costi sono scaricati sui cittadini da un punto di vista ambientale e sanitario.

Il processo penale che dovrebbe dunque accertare i responsabili dell'inquinamento del fiume Sacco è pendente, tra alterne vicende, ormai da alcuni anni. Nell'iter giudiziario del processo è stata anche posta dal Giudice Mario Coderoni con ordinanza del 19.11.2015 la questione di legittimità costituzionale dell'art. 157 sesto comma c.p. su sollecitazione della difesa degli imputati.
 
Ebbene, sostanzialmente avallando la tesi sostenuta da alcune delle parti civili del processo con una memoria depositata nel processo che si può definire profetica, la Corte Costituzionale ha, con sentenza  n. 265/2017 depositata il 13.12.2017, dichiarato infondata la questione di illegittimità costituzionale dell'art. 157 sesto comma c.p. che si fondava sull'erronea valutazione dei giudici di merito per cui reati di diversa gravità sotto il profilo dell'elemento soggettivo dovrebbero avere termini prescrizionali diversi.
Sotto questo profilo, la Corte Costituzionale ha fatto presente che numerosissimi delitti dolosi e colposi sono soggetti al medesimo termine prescrizionale e sotto questo profilo la scelta del legislatore  non è incostituzionale in quanto “a differenziare la fattispecie dolosa da quella colposa, assicurando la proporzionalità del trattamento sanzionatorio al disvalore del fatto, provvede la pena”.
 
Secondo la Corte Costituzionale, “al legislatore non è, in effetti, precluso di ritenere, nella sua discrezionalità, che in rapporto a determinati delitti colposi la ‘resistenza all'oblio’ nella coscienza sociale e la complessità dell'accertamento dei fatti siano omologabili a quelle della corrispondente ipotesi dolosa, giustificando, con ciò, la sottoposizione di entrambi ad un identico termine prescrizionale. E tale apprezzamento può legittimamente esprimersi anche attraverso l'introduzione di deroghe alla disciplina generale”.
 
Il processo della Valle del Sacco, proprio per i suoi riflessi sociologici e sanitari, è proprio un caso di “resistenza all'oblio” nella coscienza sociale.
A questo punto le parti civili si augurano di avere una anche minima consolazione in un vero e proprio fiume di veleno ed ingiustizia. 
 
 
Valle del Sacco, 22.12.2017
 
 
f.to come parti civili nel processo:
Ass. Raggio Verde
Ass. Rete per la tutela della Valle del Sacco (retuvasa)
Ass. Unione Giovani Indipendenti (UGI) 
 

Colleferro, blocco del camion con parti meccaniche per gli inceneritori


Comunicato Stampa Rifiutiamoli
 
Abbiamo bloccato il trasporto eccezionale con le nuove parti meccaniche per gli inceneritori di Colleferro. Non fermeranno la nostra determinazione a decidere del nostro futuro!

 
 
Oggi martedì 5 dicembre, poco dopo le 18 un trasporto eccezionale  che trasportava una parete di caldaia degli inceneritori, si è presentato all’imbocco della strada che porta agli impianti di Colle Sughero a Colleferro. Le persone presenti al presidio hanno immediatamente reagito bloccando il trasporto. In pochi minuti è accorso il sindaco di Colleferro Pierluigi Sanna, che si è sdraiato davanti al mezzo.
L’allarme lanciato dal presidio grazie al tam tam social ha fatto accorrere al quartiere Scalo una folla di oltre 150 persone, mentre il sindaco di Colleferro si sdraiava davanti al camion e veniva raggiunto dai sindaci di Paliano e Genazzano, che si sono seduti accanto a Sanna assieme agli assessori e ai consiglieri di Colleferro.
Dopo una trattativa tra i responsabili dell’ordine pubblico, il sindaco e i suoi legali, l’autista è stato invitato a fare retromarcia e uscire dalla città.
Il mezzo è arretrato al ritmo della parola d’ordine “retromarcia” scandita dai cittadini, ha percorso la Casilina e si è diretto verso un’area attrezzata per i mezzi pesanti poco fuori Colleferro. All’assemblea del presidio oltre ai sindaci di Colleferro, Paliano e Genazzano si sono poi aggiunti i primi cittadini di Valmontone, Piglio e Serrone, i consiglieri di Segni e Ferentino.
 
Dopo questa prova di forza abbiamo dimostrato che l’opposizione alla riapertura degli inceneritori è ormai profondamente radicata sia nella popolazione che nelle istituzioni del territorio e che la lotta aperta con la manifestazione dell’8 luglio e poi proseguita con il corteo del 18 novembre, ha fatto un ulteriore salto di qualità.
La coscienza, l’unità, la determinazione espresse, sono la risposta ad anni di silenzio alle richieste di un territorio che subisce da decenni gli effetti di un inquinamento profondo e diversificati.
 
L’unità di cittadini ed istituzioni del territorio è stata e continua ad essere la garanzia che la mobilitazione proseguirà, con l’obiettivo di far nascere un progetto alternativo che trasformi questo ciclo dei rifiuti basato su discariche e inceneritori in un’economia del riciclo, del recupero e del riutilizzo delle cosiddette materie prime-secondarie. Tutto questo avviene all’interno del Sito di Interesse Nazionale (Sin) Valle del Sacco, uno dei più estesi e complessi per quanto riguarda le diverse fonti di inquinamento del nostro paese. Nonostante tutto, sta maturando la forza e l’intelligenza per imporre il risanamento complessivo del territorio, per battere un progetto che vuole riavviare un nuovo ciclo dei veleni su aree compromesse, per progettare e costruire il proprio futuro.
 
Non è più tempo di vaghe promesse e gioco delle parti.
 
La Regione Lazio, principale responsabile del progetto di revamping che per quattro anni, succube dei poteri forti che dominano la filiera del ciclo dei rifiuti, non ha spostato di un millimetro le sue strategie di gestione, ha pensato fino ad oggi di cavarsela con vaghe promesse. E ha continuato a fare il gioco delle parti, mentre lasciava ad un pugno di dirigenti squalificati il compito di portare avanti la ristrutturazione degli impianti tramite la società di proprietà regionale Lazio Ambiente SpA..
 
Chi pensava di logorare le energie del movimento Rifiutiamoli, di dividere movimenti ed istituzioni  ha fatto male i suoi calcoli. Nelle prossime settimane la mobilitazione cittadina, che non coinvolge solo Colleferro come è stato platealmente dimostrato stasera , continuerà con le altre battaglie sparse su tutto il territorio della Valle del Sacco, a partire da Anagni.
 
Nei prossimi giorni, mentre continuerà il blocco dell’accesso dei carichi speciali agli inceneritori di Colleferro, Regione Lazio, responsabile del collasso di Lazio Ambiente e della mancata innovazione della strategia sui rifiuti, e Comune di Roma, responsabile in forma partecipata delle scelte gestionali attuate finora, saranno anche responsabili di quanto potrà accadere a Colleferro.
L’amministrazione regionale dovrà decidere definitivamente la propria strategia  nelle opportune sedi di governo. Non solo, sarà costretta a rendere conto delle scelte che farà sul nostro territorio ai cittadini della Valle. Non gli saranno di certo permesse le solite innocue passerelle elettorali.
 
A tutte e a tutti  diamo appuntamento al presidio che giorno e notte continuerà a vigilare per impedire il passaggio dei mezzi attesi. Ci impegniamo a  portare la discussione in tutti i luoghi di aggregazione e di incontro della città di Colleferro e della Valle del Sacco.
Prepariamo nuove mobilitazioni.
 
L’assemblea permanente di Rifiutiamoli.
 
Colleferro, 5 dicembre 2017
 

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