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Piattaforma Programmatica Re.Tu.Va.Sa.

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PIATTAFORMA PROGRAMMATICA

VALLE DEL SACCO 2010

Work in progress delle associazioni e dei comitati che aderiscono alla Rete

Coordinato da Francesco Bearzi e Alberto Valleriani

Versione aggiornata il 2.3.10

(nota del 22.12.10: molte delle indicazioni qui contenute sono state accolte, altre vanno ricontestualizzate in base alla situazione attuale; a breve la Piattaforma Programmatica 2011)


Introduzione

Il bene della popolazione della Valle del Sacco non si misura unicamente in base agli indicatori economici e alla crescita del PIL, come a lungo le è stato fatto credere (in particolare da Colleferro in giù, con il sistema posti di lavoro nelle fabbriche – inquinamento – consumo delle risorse esauribili e del patrimonio ambientale e turistico).

La qualità della vita non è il risultato dello sviluppo infinito e della sola ricchezza ma - questa è la definizione che offriamo - del dispiegamento delle potenzialità creative, fisiche e spirituali di un essere umano in salute e in relazione armonica con il suo contesto ambientale, inserito in una società equa e solidale. L’etichetta di “sviluppo sostenibile o eco-compatibile”, che anche noi in passato abbiamo spesso adottato, sembra oggi riduttiva, oltre che inflazionata, quantomeno nelle sue interpretazioni strumentali e deteriori. Ciò non significa misconoscere la centralità dell’economia nel sistema globale in cui viviamo, ma “usarla” per un obiettivo di livello più alto, senza essere “usati” da essa, come non di rado avviene tra gli stessi promotori dello sviluppo sostenibile. La qualità della vita si sposa meglio con la decrescita e la bioeconomia che con lo sviluppo, al di là di una ripresa letterale o meno delle tesi di Georgescu-Röngen o di altri autori.


Principi generali

I dieci indicatori privilegiati su cui operare per promuovere una più alta qualità della vita nella Valle del Sacco sono i seguenti:

1) Qualità dello sviluppo: l’obiettivo primario è la promozione di uno sviluppo economico durevole e compatibile con gli ecosistemi e l’equità sociale, che eleva la qualità della vita delle attuali generazioni e non ne compromette la possibilità per le future, preservando l’esauribile patrimonio naturale.

2) Green Economy & Green Jobs.

3) Partecipazione democratica ai processi decisionali e alla programmazione delle istituzioni.

4) Tutela della salute (in particolare dell’infanzia) pianificata in base alle effettive esigenze del territorio. Applicazione del principio di precauzione e di moratorie in relazione agli impianti a potenziale impatto inquinante.

5) Valorizzazione dell’offerta culturale.

6) Promozione dello sviluppo turistico, con particolare attenzione alle forme equo-solidali ed eco-sostenibili.

7) Efficienza, sostenibilità ed equità sociale dei servizi pubblici e delle infrastrutture (in primis sanità, trasporti, acqua, rifiuti ed energia, istruzione)

8) Pari opportunità. Integrazione sociale, in particolare dei disabili, degli emarginati, degli immigrati e dei Rom, con peculiare attenzione alla socializzazione primaria infantile.

9) Efficiente sistema di giustizia e sicurezza, in dialogo informatico con la cittadinanza, con particolare attenzione ai meccanismi di controllo dei fenomeni di infiltrazione mafiosa, speculazione edilizia e industriale, collusione tra politica e imprenditoria.

10) Cultura della pace, sua promozione ai vari livelli del sistema scolastico e in generale nella società, conversione delle produzioni belliche presenti nel territorio.


Il contesto

La promozione della qualità della vita della popolazione della Valle deve naturalmente tenere conto in primo luogo delle peculiarità del suo contesto. In estrema sintesi, si possono distinguere due macroaree principali, una sud (sostanzialmente corrispondente alla Media e Bassa Valle del Sacco) e una nord (sostanzialmente corrispondente alla Alta Valle del Sacco), raccordate da un’area centrale di cerniera (Paliano).

Macroarea sud

Quadro socio-economico-ambientale

La macroarea sud coinvolge in particolare i Comuni che si snodano da Colleferro a Ceccano lungo il corso del Sacco.[1] Un contesto allargato richiama nell’area numerosi comuni che si estendono da una parte verso i Monti Lepini e i Monti Ernici, dall’altra verso Roma. 

Per quanto riguarda la qualità della vita, quantomeno per l’area in oggetto valgono sostanzialmente, in assenza di dati bilanciati, quelli relativi alla provincia di Frosinone.[2] La graduatoria delle 103 province italiane del 2008 stilata da Il Sole 24 ore la colloca solo 83ª, arretrata di 3 posizioni rispetto al 2007.[3] In tre aree Frosinone si trova in posizione decisamente modesta: 77º nel Tenore di vita, 83º negli Affari e Lavoro, 91º nelTempo libero. Solo per l’Ordine pubblico Frosinone si distingue positivamente, grazie soprattutto al basso indice di “minori denunciati”. Discreta la voce Popolazione (38°), in particolare grazie al dato laureati ogni mille abitanti (19°). Pesantissimo il 100° posto della voce Servizi, Ambiente e Salute. Che in primo luogo è il risultato del 103° attribuito dalla classifica di Legambiente sull’ecosistema urbano.[4]

Relativamente al quadro economico strutturale e congiunturale, una particolare criticità nel medio periodo è data da un indice di vecchiaia più alto della media nazionale (FR 149, Italia 142,8) e da uno sfavorevole indice di ricambio tra lavoratori giovani e anziani (FR 97,1, Italia 114,8). Vista la struttura demografica, si delinea un tendenziale impoverimento della popolazione. Il tasso di disoccupazione è nettamente superiore alla media nazionale (9,3% contro 6,7%; Frosinone si colloca 78°, dietro Avellino e Nuoro). Relativamente alla ripartizione degli occupati per settore produttivo, tra il 2007 e il 2008 si registra un fortissimo calo degli addetti nell’agricoltura (-16,2%; versus Latina +17%), un forte calo dei lavoratori nell’industria (-8%), compensati in termini assoluti da un notevole sviluppo dei servizi (+9,7%), dove però si diffonde il part-time. Ore di cassa integrazione: +43%. Sul versante delle infrastrutture, che presentano un indice complessivo inferiore alla media nazionale (81,7 su 100, 64ª posizione), vanno sottolineati i deficit in termini ferroviari (62,3; 71,1 nel 2001; 84,1 nel 1991) e sanitari (56,8; 72,3 nel 2001), tra l’altro negativamente collegati per la mobilità passiva. E va sottolineato l’intensissimo pendolarismo sulla linea Roma-Frosinone-Cassino. Inoltre il deficit in termini di reti energetico-ambientali (59,4; 66,9 nel 2001; 67,1 nel 1991). Impressionante il calo nelle strutture culturali e ricreative, che scendono dal 189,5 del 1991, al 95,2 del 2001, sino al 66,5 odierno.

La macroarea sud è da anni al centro delle cronache, anche nazionali, per il devastante inquinamento che, accentuatosi dagli anni Settanta, ha prodotto oggi per accumulo e per specifiche contaminazioni recenti o attuali (in particolare quella da beta-HCH) effetti allarmanti sulla salute della popolazione, già rilevati dagli studi epidemiologici, tuttora in corso e da implementare. Va tenuto ben presente che le acque e i terreni contaminati si concentrano quasi esclusivamente lungo la fascia limitrofa all’alveo del Sacco. La contaminazione dell’aria, più facilmente reversibile, pare coinvolgere invece buona parte della Valle. Essa è dovuta principalmente alle polveri sottili prodotte dalla combustione delle auto, dalle industrie in generale e dagli inceneritori in particolare (due linee di incenerimento rifiuti a Colleferro, uno impianto di incenerimento di pneumatici ad Anagni). Questi ultimi sono inoltre responsabili di una enorme emissione di nanoparticelle, che sfuggono alle tradizionali metodologie di controllo.

L’industrializzazione è stata foriera per la Valle di un certo benessere negli scorsi quarant’anni, ma con costi altissimi in termini di uso del territorio e suo vero e proprio consumo. Un’industria in buona parte ad alto impatto ambientale (ad esempio chimica e farmaceutica ad Anagni, dell’amianto a Ferentino, bellica e aerospaziale a Colleferro), elevato esponenzialmente dall’assenza di infrastrutture elementari e dall’inefficienza dei controlli. Un’industria oggi in grave crisi, con conseguenze drammatiche in termini occupazionali, in particolare nei Comuni di Anagni e Colleferro, che si ripercuotono sull’intera area. Vaste zone ASI si estendono da Anagni fino a Ceccano, impegnando migliaia di ettari e determinando un impatto inquinante e paesaggistico di delicata, complessa ma non impossibile reversione. Si tratta peraltro di aree industriali ancora del tutto inadeguate in termini infrastrutturali (depuratori consortili e collegamenti stradali in primo luogo). Alle aree ASI naturalmente si aggiunge l’area industriale di Colleferro.

Tuttavia la maggior parte del territorio non è affatto compromessa in termini di potenzialità produttive agro-zootecniche. Così ad esempio il territorio collinare e buona parte del territorio pianeggiante di Comuni della Valle che pur si trovano al centro della contaminazione, come Anagni, Sgurgola, Morolo, Supino, Ferentino. Essi vantano ancora produzioni di eccellenza nel campo oleario e vinicolo. Sarebbe dunque un gravissimo errore sacrificare queste potenzialità a una concezione strumentale spinta da interessi di altra natura, sulla base della miope considerazione che tanto la Valle è già inquinata.

Il territorio della macroarea sud presenta ottime potenzialità in termini di turismo d’arte e storico-religioso (ad esempio le città d’arte di Alatri, Anagni, Ferentino, che offrono anche forti attrattive religiose insieme alla Certosa di Trisulti e, più a sud, ai poli delle abbazie di Casamari e Cassino) e buone potenzialità in termini di turismo eno-gastronomico, considerato che il marchio della cucina ciociara nel medio termine può oscurare la cattiva fama della “Valle del Sacco - Valle dei Latini” in emergenza ambientale. In forte crescita l’agriturismo. Le potenzialità del turismo d’arte e storico-religioso si potrebbero mettere a frutto promuovendo una domanda più robusta, attraverso il miglioramento della struttura ricettiva e lo sviluppo delle presenze internazionali, checonsentirebbe incrementi di permanenza media e dellaspesa sul territorio.[5] Decisiva però rimane anche la capacità di accrescere l’offerta in senso ampio (cultura, arte, ambiente, servizi, tempo libero).[6] Il turismo può inoltre raccordarsi al polo termale di Fiuggi; al polo montano dei Monti Simbruini e a quello, ancora per lo più potenziale ma molto promettente, dei Monti Ernici e dei Monti Lepini; al turismo naturalistico-culturale-enogastronomico della macroarea nord.

Dal punto di vista socio-culturale il territorio mostra delle forti contraddizioni. In primo luogo quella tra la storica vocazione agricola e la recente vocazione industriale. Il tenace attaccamento alle tradizioni agricole delle generazioni anche non anziane convive con la drammatica coscienza della contaminazione del territorio, che è stata per così dire liquidata in termini di posti di lavoro nelle fabbriche, ormai ridotti al lumicino. Tale coscienza è per lo più affrontata con una sorta di rimozione collettiva e con un qualunquismo di massa. Nelle giovani generazioni (e non solo) le contraddizioni mostrano però segni più marcati di insofferenza e l’aspirazione a soluzioni alternative, con segnali ancora incoativi di rinnovata mobilitazione di massa e di ricerca di nuovi centri di aggregazione per elaborare progetti socio-ambientali. Anche nella macroarea sud, finalmente, si comincia ad avvertire più sensibilmente l’onda lunga della nuova coscienza ambientale comune ai paesi del mondo industrializzato.

L’immigrazione, in forte crescita anche in Ciociaria, solleva problematiche più delicate che in altri contesti, considerata la difficile situazione economica e occupazionale, che potrebbe dar luogo nel breve-medio termine a fenomeni di rigetto in assenza di un’adeguata politica di integrazione. In generale però caratterizza ancora la Ciociaria e la zona del medio e basso corso del Sacco, fungendo da collante sociale, un forte radicamento alla famiglia (nucleare e allargata).         

Priorità per elevare la qualità della vita nella macroarea sud

Elevare la qualità della vita è possibile avendo il coraggio di lasciar cadere la zavorra dei vecchi modelli di sviluppo, spesso di matrice clientelare e ormai palesemente perdenti (industria ad alto impatto ambientale, grandi infrastrutture come irrealizzabili aeroporti), e di aprirsi all’incipiente realtà della Green Economy. La Valle del Sacco offre la situazione ideale, potendo diventare, se vi è la necessaria volontà politica, il laboratorio della Green Economy italiana. Sono necessari enormi investimenti, con potenziali cospicui interventi europei, per la bonifica della Valle del Sacco. In sintesi:

  1. Bonifica e recupero per le attività agro-zootecniche tradizionali della zona contaminata intorno agli argini del fiume Sacco da Colleferro a Ceccano, con realizzazione di tutte le infrastrutture necessarie al monitoraggio e a prevenire immissioni di nuovi inquinanti (depuratori consortili in primo luogo). I fondi vanno destinati prioritariamente a questo e non, come si sta cercando di fare a Colleferro, alla rilocalizzazione delle industrie volta a promuovere dubbie manovre e potenziali speculazioni edilizie.
  2. Realizzazione di una rete di ecodistretti industriali (progetto allo studio della Regione Lazio per Colleferro, da estendere in primis ad Anagni e Ferentino) con adeguato coinvolgimento delle imprese e dei cittadini. Approvazione della proposta di legge Fontana 18.10.2006 su “Indirizzi e competenze per la individuazione, progettazione e gestione dei distretti eco-industriali e delle aree produttive ecologicamente attrezzate”.
  3. Inserimento della Valle del Sacco in un più ampio Programma energetico regionale che punti sul risparmio energetico e sulle energie autenticamente rinnovabili, rifiutando la nuclearizzazione del Lazio e della provincia di Latina. Adozione del bilancio energetico nelle istituzioni pubbliche.
  4. Tutela e valorizzazione delle aree verdi, da concepire anche come risorsa dello sviluppo sostenibile, in integrazione con il turismo e l’agricoltura sostenibile. Aree come il Monumento Naturale di Bosco Faito a Ceccano, l’istituendo Monumento Naturale della Macchia e l’ex deposito militare di Anagni, ad esempio, vanno coordinate ad aree principe prossime alla macroarea sud, come gli istituendi Parchi dei Monti Lepini, dei Monti Ernici, dei Monti Prenestini e l’Area Naturale de La Selva di Paliano. Potrebbero costituire congiuntamente ilParco naturale della Valle del Sacco.
  5. Istituzione di strumenti di coordinamento delle forze imprenditoriali, lavorative e associative presenti nel territorio per stimolare la nascita o la crescita di imprese locali disposte a investire nella Green Economy e nel Green Job.
  6. Istituzione di un centro di ricerca autoctono (polo di ricerca della Valle del Sacco) per analisi chimico-biologiche-mediche di alto livello e programmazione di progetti ambientali e agricoli, coordinato con le Università laziali (Cassino, Università romane, Un. della Tuscia) e gli istituti di ricerca regionali e nazionali.
  7. Subordinazione di ogni progetto con emissioni inquinanti ad una valutazione globale dell’impatto sull’intera Valle, superando le valutazioni dei singoli VIA e delineando un ambito territoriale di attenzione i cui confini vengano dedotti da uno studio delle caratteristiche idrografiche, orografiche, geologiche e in generale naturali dell’area in oggetto.
  8. Conclusione delle indagini epidemiologiche in corso sul beta-HCH e loro implementazione con un ambiziososcreening epidemiologico di ampia portata relativo a tutti i principali inquinanti storicamente presenti nella Valle.

Realizzare questi progetti significa non solo rimuovere le cause dell’inquinamento e tutelare la salute della popolazione, ma anche creare migliaia di posti di lavoro verde. 

Per quanto riguarda le altre infrastrutture prioritarie:

  1. Nell’immediato, ottimizzazione della linea Roma-Frosinone-Cassino, mediante acquisto di nuovi convogli e potenziamento della capacità dei treni esistenti (anche espediente dell’utilizzo della doppia motrice per aumentare il numero delle carrozze). Nel breve-medio periodo, realizzazione di un collegamento metropolitano tra Roma e Frosinone. Protocollo d’intesa tra Trenitalia, RFI e Regione Lazio per la ripartizione degli oneri necessari; adeguati stanziamenti da parte della Regione. Attuazione del sistema integrato di verifica dei disservizi come previsto dalla legge regionale del 2003, in collaborazione con le associazioni dei consumatori. Puntuale rispetto del Contratto di servizio esistente da parte di Trenitalia, e sua revisione in termini migliorativi. Cura e decoro delle strutture essenziali (carrozze, bagni, stazioni). Progetto regionale ciclopedonale “bike and walk”: in tutto il Lazio deve essere possibile per i pedoni e i ciclisti circolare agevolmente nei centri storici e in percorsi extra o periurbani di rilevanza storica e paesaggistica.  
  2. Concreta attuazione del Piano Regionale di Tutela delle Acque, che prevede lo stanziamento di enormi risorse per la ristrutturazione della rete dei reflui industriali e civili e capillari sistemi di monitoraggio. Promozione dell’acqua come bene pubblico, con gestione pubblica. Concreta attuazione del Piano Regionale del Risanamento della Qualità dell’Aria.
  3. Redazione di un nuovo Piano Regionale dei rifiuti, che conservando del precedente la centralità della raccolta differenziata porta a porta,sia accompagnato dai necessari strumenti per la sua capillare attuazione nel Lazio e da autentica volontà politica di realizzarlo, senza cedere alle tentazioni delle lobbies dell’incenerimento. Oculata e attendibile calendarizzazione di un rapido pensionamento degli inceneritori e delle discariche della provincia di Frosinone e di Colleferro. Istituzione di un Garante Regionale unico di Acqua e Rifiuti, autorità indipendente dotata di poteri di indagine e sanzione, supportata da organismi partecipativi. Per il resto, vale quanto previsto dalla Piattaforma programmatica della campagna pubblica “Non bruciamoci il futuro” e dalla Rete nazionale Rifiuti Zero, in particolare riguardo a: presenza di Centri di riciclo, impianti di compostaggio e isole ecologiche; riduzioni degli imballaggi e riprogettazione industriale; applicazione della tariffa individuale.
  4. Riforma e potenziamento dell’ARPA di Frosinone. Trasparenza e accessibilità informatica dei risultati delle analisi. Agili canali di partecipazione democratica ai controlli.
  5. Programma regionale di sviluppo turistico per la Valle del Sacco,[7] concertato con le istituzioni locali e la società civile, con immediati stanziamenti per gli interventi iniziali.
  6. Accelerazione delle pianificazioni regionali e provinciali per l’istituzione di marchi di qualità per prodotti agricoli e relative microaree. Promozione dell’agricoltura biologica e del commercio equo e solidale. Concreta attuazione e implementazione partecipata della Legge Regionale 20/09 sull’Altra Economia.
  7. Delibera da parte della Regione Lazio che, preso atto dei rilievi degli enti tecnici (in primis ENAC), dichiari l’irrealizzabilità del progetto di un aeroporto civile a Frosinone, con conseguente annullamento di tutta la programmazione e degli atti pregressi di valenza regionale orientati in senso contrario. In particolare annullamento della procedura di esproprio avviata dall’ASI a Ferentino e Frosinone per l’area aeroportuale.
  8. Moratoria ventennale dell’espansione delle aree ASI. Dettagliato piano di recupero delle aree dismesse. 
  9. Attuazione del bilancio partecipativo in tutti i Comuni della Valle.
  10. Rigorosa osservazione del nuovo Piano Territoriale Paesistico Regionale nei Comuni della Valle. Rigorosa osservazione della Legge regionale 6/2008 sulla bioarchitettura e la bioedilizia. Progetto e incentivi regionali per la ristrutturazione e riuso degli immobili in alternativa a nuovi insediamenti edilizi.
  11. Varo di strumenti legislativi per l’adozione, nella Valle e nell’intera Regione, del bilancio ambientale nelle aziende e della contabilità ambientale nelle istituzioni pubbliche. Rigorosa applicazione dell’attuale normativa della Regione Lazio sul Green Public Procurement, accelerazione del completamento del suo iter legislativo e della sua estensione applicativa.

Progetti prioritari analitici per i nodi di Anagni, Colleferro e Ferentino

Nodo di Anagni

Realizzazione dell’ecodistretto industriale di Anagni.[8]

Realizzazione del depuratore consortile di Anagni (il progetto del secondo lotto non ci è ancora stato inviato dall’Ufficio commissariale per l’emergenza della Valle del Sacco, nonostante regolare richiesta; per il momento ci risulta che la principale integrazione necessaria sia l’esplicitazione dei termini e delle modalità di allacciamento delle aziende).

Realizzazione del Parco agricolo-universitario nell’area dell’ex deposito militare. L’area, di 180 ettari, è stata acquisita nel novembre 2009 dal Comune di Anagni. L’ipotesi di un parco agricolo-universitario è stata vagliata, in sede preliminare, tra il 2008 e il 2009, dall’assessorato all’agricoltura della Regione Lazio. Il preside del Dipartimento di Agraria dell’Un. della Tuscia, prof. Bruno Ronchi, ha più volte ribadito la piena disponibilità dell’ateneo in tal senso. Lo stesso Comune di Anagni ha espresso interessamento al progetto.

Realizzazione del Monumento Naturale della Macchia. Il progetto, che comprende circa 600 ettari del territorio del Comune di Anagni, 500 del Comune di Sgurgola e 100 del Comune di Ferentino, promosso dall’assessorato regionale all’Ambiente nella scorsa legislatura, ma immobilizzato da inerzie dello stesso assessorato e pastoie burocratiche, deve procedere con energia e speditezza.

Bocciatura in Conferenza dei Servizi del progetto di incenerimento di car-fluff della Marangoni Tyre di Anagni. Proseguimento ed estensione del monitoraggio in corso sulla contaminazione da diossina, pcb e metalli pesanti, con analisi (finanziate da idonei fondi regionali) che coinvolgano oltre agli animali e i terreni anche i residenti storicamente esposti nei pressi del suddetto stabilimento (località Quattro Strade). Moratoria dell’incenerimento pneumatici. Conversione dell’inceneritore pneumatici in impianto di trattamento a freddo, da promuovere anche con incentivi regionali.

Dismissione dell’impianto di cdr di Paliano (presso l’abitato di San Bartolomeo-Anagni) e ricollocazione della manodopera in attività di raccolta differenziata.

Bonifica della discarica di Radicina, a nord della Macchia.

Nodo di Colleferro

Realizzazione dell’ecodistretto industriale di Colleferro.[9]

Dismissione degli impianti di incenerimento dei rifiuti di Colleferro.[10]

Dismissione della discarica di Colle Fagiolara entro il 31.7.2011,come stabilito dalla Conferenza dei Servizi del 18-25.3.2009; abbandono del progetto di impianto di TMB da realizzare all’imbocco della discarica, previsto dalla suddetta Conferenza dei Servizi.

Annullamento dei propositi di riconversione della vecchia centrale a olio minerale con una centrale a Turbogas a servizio delle aziende esistenti nel Comprensorioe utilizzo di parte del territorio interno per fornitura di energia elettrica derivante da fonti rinnovabili.

Verifica accurata da parte di ARPA ed enti supervisori delle operazioni di bonifica a carico delle aziende del Comprensorio industriale come da relazione dell’Ufficio Commissariale per l’emergenza nel territorio del bacino del fiume Sacco tra le province di Roma e Frosinone di Gennaio 2009;conclusione della bonifica delle aree denominate Arpa 1, Arpa 2, Cava di Pozzolana.

Caratterizzazione dell’intera area del Comprensorio Industriale di Colleferro con controllo capillare del preesistente, dalla sua nascita (1912).

Verifica della presenza di componenti chimici derivanti dalle lavorazioni industriali belliche ed aerospaziali nelle acque consortili del Comprensorio Industriale, come ad esempio il perclorato di ammonio, utilizzato in notevoli quantità come combustibile solido per razzi e missili, e sotto accusa negli Stati Uniti per la contaminazione di falde acquifere.

Revisione del Patto Territoriale Colline Romane, Castelli Romani, Monti Prenestini, “Documento generale delle linee di indirizzo”,in riferimento ai propositi sempre più evidenti del Comune di Colleferro di proporre delibere di varianti al PRG attraverso l'accordo di programma, tra i cinque settori di intervento prioritari. Tali varianti comporterebbero dissennato consumo del territorio e scambi improponibili tra costruzione di abitazioni e inconsistenti rivalutazioni urbanistiche.  Ricordiamo che “alla base del progetto del Patto c’è un’idea forza: il ‘Sistema Turismo’ come volano di sviluppo locale del territorio, per giungere alla creazione di un modello di crescita sostenibile che rispetti l’ambiente e produca benessere diffuso”. Idea che non deve essere snaturata.

Annullamento del passaggio regionale del Piano Urbanistico Generale Comunale, così come proposto dal Documento preliminare di indirizzo adottato con delibera CC n. 21 del 30.3.2009. Esso in alcune parti propone progetti in contrasto con lo sviluppo sostenibile.Nuova redazione del Piano attraverso partecipazione attiva delle componenti associative di categoria e non.  

Istituzione di un Parco Verde  alla Memoria  con recupero e riutilizzo degli stabili esistenti ex Snia BPD,con funzione di centro permanente di cultura di archeologia industriale inquinante che serva da insegnamento e monito per le generazioni future. 

Nodo di Ferentino

Realizzazione dell’ecodistretto di Ferentino.

Realizzazione del parco naturalistico dell’Alabro entro il progetto del Monumento naturale della Macchia di Anagni,[11] valorizzando l’uliveto di Monte Trave e i terreni limitrofi al corso del fiume, con aree attrezzate e percorsi ciclo-pedonali.

No Aeroporto Ferentino-Frosinone.[12]

Bonifica del territorio dall’amianto: sito della Cemamit e manufatti presenti in diverse abitazioni civili e rurali. Elaborazione degli strumenti tecnici e finanziari necessari per la raccolta e smaltimento di tali manufatti, a carico del pubblico. 

Area di cerniera – Paliano

Il Comune di Paliano costituisce la frontiera tra i mondi della macroarea sud e nord. La parte settentrionale del suo territorio comunale ha pressoché tutte le caratteristiche della macroarea nord. Assenti le industrie, è pressoché incontaminata, pregevole dal punto di vista paesaggistico, sede di colture che meriterebbero marchi di qualità (vite e olivo). La parte meridionale del territorio è invece in più punti “assediata” dalle aree industriali di Colleferro e Anagni. Già si è ricordata la criticità dell’impianto di cdr di Castellaccio, che incombe sull’abitato di San Bartolomeo (Anagni). Ancor più grave la presenza, al confine col territorio colleferrino, della discarica di Colle Fagiolara, di cui anche si è già detto. Quest’ultima minaccia una delle principali risorse in termini sia ambientali che economici dell’intero territorio, La Selva.

La qualità della vita e lo sviluppo ecompatibile dell’area sono legate in primo luogo alla valorizzazione del turismo e dell’agricoltura. 


Priorità per elevare la qualità della vita nell’area di cerniera

Rivalutazione e rilancio dell’area de La Selva di Paliano(circa 440 ettari), in relazione alle indicazioni della Determinazione n. B3933 del 1 settembre 2009 della Direzione Regionale Ambiente e Territorio, che ha per oggetto l’elaborazione di un Master Plan per la tutela, la promozione e la valorizzazione de La Selva di Paliano, gli investimenti finanziari necessari e l’istituzione dell’area protetta da parte della Regione Lazio e dell’amministrazione comunale di Paliano. Il Parco La Selva di Paliano, il cui Parco uccelli richiamava fino a pochi anni fa milioni di visitatori, rappresenta un autentico nodo di sviluppo turistico nel panorama dell’offerta turistica nazionale, una speranza economica ed occupazionale per il futuro dell’intero comprensorio della Valle del Sacco.Inoltre il sito adatto per un contributo ad una maggiore coscienza in materia di conservazione della natura e sviluppo ecocompatibile.

I principi da seguire sono quelli dei distretti dell’Altra Economia determinati dalla Legge Regionale 4.12.2009 n. 20 con gli ambiti descritti dal Capo II della stessa legge.L’intento principale è restaurare un rapporto diretto tra territorio e società attraverso forme di partecipazione diretta, creando un luogo che sia al tempo stesso alternativo al mercato, alla produzione, ai consumi, attraverso sperimentazioni di innovazione di processo e di prodotto.


Macroarea nord

Quadro socio-economico-ambientale

La macroarea nord comprende in primo luogo i territori dei Comuni di Bellegra, Capranica Prenestina, Castel S. Pietro Romano, Cave, Genazzano, Olevano Romano, Palestrina, Rocca di Cave, San Vito Romano.[13]

Rispetto alla macroarea sud, il quadro è completamente diverso. La macroarea nord è priva di insediamenti industriali, pressoché integra, antropizzata in modo equilibrato. Conosce scorci di straordinaria bellezza, come ad esempio Olevano romano, noto a livello internazionale e meta dei viaggi degli artisti romantici tedeschi. L’area presenta una forte vocazione turistica e agricola, e può conoscere un notevole sviluppo economico valorizzando queste potenzialità. Essa è inclusa nel Docup – Obiettivo 2, Asse 3, Ambito territoriale n.6. Si raccorda a titolo ancora più pieno della macroarea sud all’area centrale di Paliano, e in particolare al punto di forza costituito da La Selva.

Elevare la qualità della vita nella macroarea nord significa dunque in primo luogo preservarne le caratteristiche, evitando inutili nuove infrastrutture stradali ed espansioni urbanistiche e promuovendo invece quelle legate allo sviluppo sostenibile. Le grandi opere programmate per il comprensorio che ogni amministratore vorrebbe vedere realizzate (antenne su Colle Sterpara alle Prata di Guadagnalo; impianto Eolico sulle creste dei monti Prenestini; impianto di compostaggio nella valle di Olevano Romano) devono essere in equilibrio con l’ambiente, sulla base del principio di Precauzione. Inoltre vanno concepite nel quadro di un autentico Piano di Area, da costruire in maniera partecipata. Un Piano capace di promuovere lo sviluppo ecosostenibile applicando efficacemente alla realtà locale i Fondi strutturali dei programmi comunitari, nazionali regionali e provinciali.

Priorità per elevare la qualità della vita nella macroarea nord[14]

  1. Istituzione del Parco Naturale dei Monti Prenestini.
  2. Sezione “Alta Valle del Sacco” del Programma regionale di sviluppo turistico.[15]
  3. Realizzazione della pista ciclopedonale a completamento dell’esistente percorso Lago di Canterno-Fiuggi-Paliano, per raggiungere La Selva e La Mola Piscoli, le valli di Genazzano e Cave fino alla frazione di San Bartolomeo, al confine con Palestrina. Per il progetto, che procede a rilento, la Regione Lazio ha già stanziato 1 milione di euro.
  4. Realizzazione del progetto della Via Francigena del sud, per l’itinerario di pellegrinaggio Roma-Paliano. Anch’esso procede a rilento.
  5. Istituzione di un Polo informatico agricolo comprensoriale. Creazione di Sistema Informativo Ambientale, una banca dati territoriale con portale agro-silvo-pastorale per l’organizzazione del sistema agricolo territoriale, assistenza per le cartografie particellari e colturali, ricerche sul genoma, archivio dinamico sulle produzioni di eccellenza agro-alimentari e sulle iniziative e le offerte commerciali, culturali e di turismo rurale. Promozione dei marchi di qualità dei prodotti agricoli locali. In primis, realizzazione della “Strada del Cesanese”, che coinvolge i Comuni di Genazzano e Olevano Romano (oltre ad Arcinazzo Romano, Affile, Roiate, Paliano, Serrone, Piglio, Acuto, Anagni), e della “Strada della Castagna” nei comuni di Cave, Rocca di Cave, Capranica Prenestina, San Vito Romano.

Valle del Sacco, 16.02.2010 

                                                           




[1] Forse superfluo ricordare che l’area di Valmontone, Colleferro e Comuni contestuali rientra geograficamente a rigore nell’Alta Valle del Sacco. La Bassa Valle del Sacco inoltre si estende da Ceccano a San Giovanni Incarico.

[2] Cfr. Osservatorio Economico della Provincia di Frosinone, Rapporto strutturale 2008, Il sistema economico di Frosinone durante la crisi. A cura della Camera di Commercio di Frosinone e dell’Istituto “G. Tagliacarne”, 154 pp., http://www.fr.camcom.it/files/Studi/Osservatorio/2008/Rapporto%20strutturale%202008.pdf  . Ci riferiremo qui ai dati statistici di vari rapporti del 2008, inattesa di approfondita riflessione sui dati del 2009, che peraltro non mostrano sostanziali variazioni o miglioramenti.

[3] Nella classifica 2008 di Italia oggi Frosinone è 89°, anche qui in perdita di 3 posizioni.

[4] Particolarmente negativi nella classifica di Legambiente gli indici di Pm10, trasporto pubblico, mobilità sostenibile, politiche energetiche e solare termico.

[5] Cfr. Osservatorio…, cit., p. 20.

[6] Ibid., p. 148.

[7] Cfr. p. 2 punto 6.

[8] Cfr. p. 4 punto 2.

[9] Ibidem.

[10] Cfr. p. 5 punto 3.

[11] Cfr. p. 6.

[12] Cfr. p. 5 punto 7.

[13] Si ricordi l’inclusione di Colleferro, Valmontone e Comuni limitrofi nella macroarea sud, benché a rigore rientrino geograficamente nell’Alta Valle del Sacco.

[14] A ciò naturalmente si aggiunge quanto già contemplato dai principi generali e dalle indicazioni sulle infrastrutture relative alla macroarea sud. In particolare relativamente a trasporti, energia, acqua, ciclo dei rifiuti, agricoltura biologica, commercio equo e solidale, urbanistica, bioarchitettura e bioedilizia.

[15] Cfr. p. 5 punto 5.

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