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Rassegna stampa 27.04.11

Versione stampabileInvia a un amicoVersione PDFDopo anni di segnalazione del giornalista Ettore Cesaritti (ndr)
La Provincia 27.04.11
p.23, occhiello in prima pagina
I carabinieri sequestrano Radicina, dando il via dopo 15 anni, alla possibile eliminazione di un pericolo mortale. Ieri mattina i militari della stazione di Anagni, assieme a colleghi del Noe, hanno apposto i sigilli alla vasta area in prossimità della Macchia comunale, adibita negli anni dal 1997 al 1998 a deposito dei rifiuti dell'intero territorio provinciale.
Il Gip dott. Francesco Mancini, su richiesta del Sostituto Procuratore, dott.ssa Rita Caracuzzo, ha emesso il relativo decreto, dopo una intensa attività di indagine, avviata a seguito delle notizie riportate dal nostro quotidiano.
Le analisi effettuate dall'Arpa nel mese di febbraio, evidenziavano la copiosa infiltrazione di percolato contenente piombo, arsenico, selenio e vanadio, oltre i limiti consentiti dalla legge, con conseguente inquinamento dei terreni. Per ora sono stati denunciati in stato di libertà il Presidente della Saf ed il Responsabile comunale, per non aver effettuato prelevamento e smaltimento del percolato.
I Carabinieri del cap. Costantino Airoldi analizzavano la copiosa certificazione relativa alla pratica, risalendo alle varie situazioni (dal 1996 al 1999) e ai diversi nominativi degli enti responsabili. Accertamenti sono ancora in corso, e non si escludono ulteriori novità. I veleni dispersi per anni nel terreno e nel sottosuolo, possono aver inquinato anche le falde acquifere, dando luogo ad una situazione gravissima, tutta da definire.

Radicina, cerchiamo di ricordare. Nell'anno 1996, c'era nel Lazio l'emergenza rifiuti. L'immondizia non poteva essere trasportata fuori regione, ma nel Lazio scarseggiavano i siti atti a riceverla. La discarica Casermette era pressoché esaurita, e il Comune di Anagni decise di approntarne una provvisoria. Il 4 aprile 1996 al periodico "gare ed appalti" venne inviata la documentazione di gara per la realizzazione di una discarica provvisoria. La gara non venne mai esperita, e il 25 luglio 1996, con delibera di giunta 707, l'amministrazione affidò a trattativa privata i lavori ad un'impresa locale.
I lavori vennero iniziati tra polemiche ed episodi vari, e nella primavera successiva, con l'impianto ancora da ultimare e collaudare, il presidente Badaloni decise di trasferirvi i rifiuti dell'intera provincia di Frosinone. L'ordinanza n. 28 dell'11 marzo 1997 (art. 13 decreto Ronchi), prevedeva il deposito a Radicina dei sovvalli provenienti da Colfelice, dove si stava per realizzare una discarica a servizio dell'impianto medesimo. Iniziò l'inferno: giorno e notte decine e centinaia di camion trasportavano e scaricavano balle che, definiti "sovvalli" quindi privi di materiali pericolosi organici ed altro, contenevano quelli che alcuni denunciarono subito come rifiuti.
L'11 luglio '97 il comune di Ferentino (vice sindaco Fabio Magliocchetti) richiedeva interventi al sistema di drenaggio e di captazione del percolato, denunciando esalazioni nauseabonde. Il 31 luglio 97 un consigliere comunale di maggioranza denunciava al sindaco il deposito di rifiuti e non di sovvalli. Il 12 agosto '97 con ordinanza 118 il sindaco sospendeva il conferimento dei "sovvalli" per esaurimento delle due vasche. Il 13 agosto scoppia un incendio a Colfelice, e con ordinanza 119 dello stesso giorno, il sindaco ordina il deposito dei rifiuti presso la ex discarica Casermette, che appena una settimana prima esperti avevano ispezionato dichiarando la presenza "inusitata in impianti RSU" di esalazioni di acidi a base zolfo. Il 2 settembre, altre segnalazioni denunciavano il conferimento di rifiuti da Colfelice a Radicina.
Il 20 settembre '97 con ordinanza sindacale 156, veniva ripreso il conferimento dei sovvalli. Il 3 dicembre 1997 a seguito della verifica da parte dell'Asl "l'eccessivo accumulo dei rifiuti ha reso inagibile la vasca di accumulo del percolato…", con ordinanza sindacale 216 veniva sospeso il conferimento dei sovvalli. Il 5 dicembre '97 il Consorzio garantiva l'esecuzione dei necessari interventi di bonifica. Il 9 dicembre '97 con ordinanza sindacale 221 veniva ripresa l'attività di conferimento.
Con nota datata 6 aprile 1998, tutti i dipendenti di BW Italia denunciavano esalazioni pestifere, provenienti da Casermette e Radicina. Il 9 aprile '98, il sindaco veniva informato da un consigliere comunale della fuoriuscita di liquami e percolato dal deposito di Radicina. Il rivolo terribile non si arresta, e finalmente i Carabinieri hanno dato la svolta alla scandalosa situazione.


IN ALLEGATO IL RICORSO PROMOSSO DALL'ASSOCIAZIONE DAS DI ANAGNI PER L'OSPEDALE CITTADINO

ARTENA - LA DENUNCIA DI CODICI: CANONI DI TERRENI TRIPLICATI GLI ALLEVATORI MINACCIANO LO SCIOPERO DELLA FAME.

Cinque giorni 27.04.2011, p. 18

«Dopo gli aumenti dei canoni di alcuni terreni demaniali di Artena, gli allevatori rischiano di chiudere le proprie aziende a causa degli eccessivi rialzi». La denuncia arriva direttamente dal Codici che ha chiesto ieri chiarimenti all'Amministrazione comunale sul provvedimento adottato nel 2006. «Con una delibera comunale del 2006, l’Amministrazione ha triplicato i canoni dei terreni che sono rovinosamente così slittati da 12 euro a 36 euro all’ettaro - si legge in un comunicato. Un allevatore, in particolare, ci fa sapere che fino al 2006/2007 corrispondeva, per l’utilizzo dei campi, 118,74 euro annui. Con l’approvazione della delibera, il canone equivalente è salito a 10.531,80 euro. A questo punto, vista l’impossibilità di pagare una cifra incongruente rispetto ai suoi reali guadagni, l’allevatore ha presentato l’iscrizione alla Camera di Commercio per poter così usufruire dello “sconto” del 50 per cento; nonostante il ribasso, le somme da versare sono ancoraingenti». «Sono allevatori che praticano il vero allevamento – commenta Valentina Coppola, segretario provinciale Codici Roma – i bovini da carne sono infatti tenuti allo stato brado, non si utilizzano mangimi e la carne è genuina. Anche per questo motivo, quello del Comune è un atto sconsiderato. Con l’approvazione della delibera gli allevatori non riescono più a sostenere le spese, sono costretti a vendere i bovini e a cessare l’attività. E’ paradossale – continua Coppola - mettere dei piccoli allevatori nelle condizioni di chiudere l’azienda agricola nella quale hanno investito anni di duro lavoro e denaro. E’, a nostro avviso, quantomeno sospetto decidere di ammazzare un’attività intrapresa da generazioni e che dovrebbe essere portata alla luce come un vanto del territorio, in un  momento in cui la crisi economica è forte. Non comprendo come l’amministrazione di Artena possa desiderare di nuocere anziché incentivare l’imprenditoria  agricola». Gli allevatori, intanto, minacciano lo sciopero della fame se dal Comune non dovesse arrivare una risposta adeguata.

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