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Rassegna stampa 28.05.11

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NOTIZIA RECUPERATA: UN FORTE IMPEGNO PER LA SALVAGUARDIA DELLE TERME ROMANE DALL'ASSESSORE ALLA CULTURA ANTONIO ABBATE
Dal sito della Provincia di Frosinone
L’Assessore alla Cultura lancia l’appello per le Terme di Frosinone e ricorda l’impegno della Provincia.

Un accorato appello a tutelare il patrimonio storico e architettonico del territorio. Soprattutto un invito a valorizzarlo come possibile volano di crescita economica e turistica.

E’ questo l’invito che parte dalla Commissione Cultura della Provincia di Frosinone presieduta da Fabio Bracaglia, riunita oggi in seduta allargata ai rappresentanti della Consulta delle Associazioni di Frosinone, il Comune di Frosinone, la Soprintendenza del Lazio, proprio per discutere del problema del ritrovamento dei resti delle Terme romane nella città capoluogo, le soluzioni da adottare per salvaguardare l’area e renderla fruibile come patrimonio culturale per la cittadinanza, soprattutto in conseguenza del mancato vincolo imposto all’area che è oggetto di speculazione edilizia.

Alla riunione ha partecipato anche l’Assessore alla Cultura della Provincia di Frosinone Antonio Abbate: “Il mio intervento nella riunione della commissione di oggi, dallo specifico del problema Terme di Frosinone, vuole allargare lo sguardo ad una visione generale della provincia: ossia quella del recupero delle aree archeologiche. Fermo restando che nel caso di Frosinone e delle Terme, la Provincia non ha poteri di vigilanza ediliza, per quanto riguarda l’aspetto della valorizzazione invece stiamo facendo molto.

La Regione Lazio,  infatti, ha approvato una nostra proposta che prevede il finanziamento quadriennale di 2 milioni di euro per un progetto di recupero e promozione di tali siti del nostro territorio, in collaborazione con la Soprintendenza del Lazio. Dunque un impegno concreto e forte, mai realizzato prima.

Tornando al problema delle Terme di Frosinone, certamente va fatto ogni possibile sforzo per salvaguardare e riportare alla luce i resti dell’antica opera romana. Ben vengano, dunque, tutte le azioni messe in campo, in primis l’attenzione e il coinvolgimento dell’opinione pubblica, insieme agli enti locali, in modo da svegliare, passatemi il termine, un territorio che dorme da questo punto di vista, non disgiunto dall’apposizione del vincolo da parte della Soprintendenza stessa.

Un aspetto fondamentale sono le risorse e noi siamo riusciti a trovarle, grazie ad una progettualità seria messa in opera.

Occorre che l’antico riemerga e sia tutelato, per essere ben in vista alla popolazione.

La nostra storia e le nostre radici vanno valorizzate come strumento di crescita complessiva del nostro paese, da ogni punto di vista: economico, turistico, sociale e di recupero della memoria storica”.

Per approfondimenti sul ritrovamento dei resti delle Terme romane: 
http://www.termeromane.info/

LA TRUFFA ENER - ENERGESCO SUI GAZEBI FOTOVOLTAICI E IL COINVOLGIMENTO DI APEF FROSINONE
Da Eco della Rete 28.05.11

Sarà l'istinto, ma qualcosa ci dice che questa faccenduola di Ener (Ente Nazionale Energie Rinnovabili... ma va?) e di Energesco, le due società poste sotto inchiesta da ben tre procure (Perugia, Fro­sinone e Udine) per la presunta mancata fornitura di gazebo fotovoltaici ai sottoscrittori dei contratti, è una cosuccia che vale la pena di seguire. Potrebbe trattarsi solo di un'intrapresa in una fase difficile, o andata male,  ad esempio una momentanea difficoltà delle due società nel mantenere gli impegni sottoscritti con i loro clienti, oppure di una pianificazione errata, ma potrebbe esserci dell'altro. Nell'attesa di saperne di più, sottoponiamo alla vostra attenzione un comunicato di ADICO (Associazione DIfesa COnsumatori).

Da parte nostra, non staremo con le mani in grembo: ci impegnamo a farvi conoscere i nomi dei responsabili delle due società. Per difenderli a spada tratta, se sono innocenti o, almeno, non intenzionalmente responsabili dei disagi patiti dai sottoscrittori, oppure per gettare un fascio di luce anche su eventuali (Dio non voglia) complicità e/o connivenze della classe politica nostrana, qualora l'intera vicenda assumesse contorni più inquetanti. Non sarebbe una cosa di poco conto perché, "ddigiamolo", tra un anno, a Frosinone, si vota. E non sarà una passeggiata di salute.

 

Potrebbe rivelarsi una vera e propria truffa sull'energia pulita quella che ha per vittime un migliaio di persone in Italia – fa sapere l’ADICO – secondo quanto riporta il quotidiano online Il Salvagente, i truffati sono circa 400 in Umbria, un centinaio a Ragusa, quasi 500 tra Rimini e Cattolica, 184 in provincia di Frosinone, 60 in provincia di Napoli, mentre altre vittime del raggiro si registrano a Verona, Udine, Campobasso, Vico del Gargano.
Ciascuno di loro, come racconta il servizio pubblicato sul Salvagente hanno sottoscritto contratti con una società finanziaria per 21.800 euro, per restituirne circa 28.000 nei prossimi 7 anni, in rate di 337 euro al mese. In cambio avrebbero dovuto avere un impianto fotovoltaico in giar­dino o sul tetto di casa, hanno tuttal più qualche pensilina. Un im­broglio in grande stile, insomma, portato a termine dalla società, per di più con il contributo di Co­muni, Province e Co­munità mon­­tane, che per primi hanno abboccato alla favola dell’energia pulita a costo zero.
 
Le grandi promesse di Energesco
Dal Nord al Sud centinaia di amministrazioni dal 2008 hanno patrocinato l’iniziativa “100 impianti fotovoltaici per 100 Co­muni d’Italia”, pubblicando il bando di Ener (un mai sentito prima Ente nazionale energie rinnovabili) e della società di Frosinone Ener­gesco. Il bando prevedeva per i partecipanti l’accesso a un finanziamento per la realizzazione di un impianto fotovoltaico su un proprio terreno, e di godere dei benefici del conto energia senza anticipare un euro. “La Ener­gesco si impegnava a effettuare progettazione, realizzazione, installazione e manutenzione degli im­pianti fotovoltaici, in cambio della cessione del terreno per venti anni, oltre che degli incentivi statali”, racconta al nostro giornale una delle “vittime”, Seba­stiano Giuf­frida. Non solo, la stessa società avrebbe provveduto a “pagare tutte le rate del finanziamento acceso dal cliente per la realizzazione dell’impianto”.
 
Le società finanziarie
Almeno quattro, a quanto si sa fino a ora, gli istituti di credito proposti: a Santander, Bbva, con cui è stato sottoscritto il maggior numero di contratti, si sono aggiunti poi Fiditalia e Prestitempo. 
 
Pratiche interrotte
In tanti hanno aderito, con l’assicurazione che tutto sarebbe stato completato entro una data prestabilita, e che il prelievo delle rate da parte delle società finanziarie sarebbe iniziato solo dopo. Ma, a oggi, molti di loro si ritrovano con nulla in mano, altri hanno ricevuto pensiline e pannelli, ma non sanno cosa farsene: “A un certo punto le pratiche per l’installazione degli impianti si sono fermate, i telefoni hanno iniziato a squillare a vuoto, e se dall’altra parte qualcuno rispondeva le scuse si facevano sempre più vaghe”, racconta Giuffrida.
 
Le rate da pagare
Tuttora i telefoni suonano invano. Pun­tualmente, però, a 60 giorni dalla firma del contratto i malcapitati hanno iniziato a vedersi addebitare le rate del finanziamento. Inutili le proteste: “Da marzo le raccomandate inviate alla Energesco e all’Ener, con le diffide ad adempiere, tornano indietro con la dicitura destinatario sconosciuto. Prima solo dalla sede di Frosinone, ora anche da quella di Roma”, denuncia Alessandro Pe­truzzi, presidente di Federcon­su­matori in Umbria, che segue centinaia di truffati in tutta Italia.
 
Indagini in tre procure
Le finanziarie inizialmente hanno fatto spallucce, sostenendo che i contratti erano stati stipulati con il cliente, non con Energesco, e prevedevano l’obbligo di “rimborsare mensilmente l’importo finanziato”. 
Poi i comportamenti si sono differenziati. Santander ha promesso  la risoluzione dei contratti e la restituzione delle rate già incassate. La Bbva si è rivolta a società di recupero crediti e ha cominciato a segnalare gli inadempienti nel Crif, la banca dati dei cattivi pagatori. Ora l’is­tituto fa sapere di avere sospeso le rate “in attesa degli esiti giudiziari”, anche se ancora il 19 maggio qualche cittadino lamentava telefonate “minatorie” di Consulfin, società di recupero che agisce per conto della Bbva.
Anche la Provincia di Frosinone tra i querelanti. I più si sono rivolti agli avvocati, altri alle associazioni dei consumatori. Anche gli esperti dell’ADICO “suggeriscono di sospendere le rate ed inviare una diffida alla finanziaria, con la quale si chiede un annullamento del contratto”. Ma il futuro è molto incerto. Su Ener ed Energesco indagano intanto almeno tre Procure, quelle di Perugia, Fro­sinone e Udine, dove sono arrivate le querele per truffa di cittadini e di enti pubblici. Tra queste anche l’Agenzia provinciale dell’energia di Frosinone e la pronvincia di Frosinone. “Metà dei 184 cittadini che hanno aderito all’iniziativa non hanno ricevuto nulla", spiega Antonio Elio D’Emilio, presidente dell’Apef, "Per gli altri, abbiamo provveduto intervenenedo presso il Gse per estromettere Energesco dai rapporti con il gestore. Intanto, i presidenti di Ener ed Energesco si sono dati alla macchia. E non è un buon segno.

FROSINONE, DENUNCIA DELLA GUARDIA DI FINANZA PER DANNI ERARIALI A FUNZIONARI COMUNE E ASL: I COSTI DELLA DIMENTICANZA DI UN VINCOLO BOSCHIVO

di VITTORIO BUONGIORNO
Il Messaggero Fr 28.05.11
Il cantiere del nuovo ospedale del capoluogo rimase bloccato a lungo dopo l’altolà della Forestale perché nè al Comune, né alla Asl si erano accorti che nell’area c’era un bosco di alto fusto. Un ritardo che alla fine costò caro alla Asl: circa sei milioni di euro per la modifica del progetto, il rimboschimento di un’altra area, il fermo del cantiere, la maggiorazione dei costi delle materie prime. Adesso, però, questi soldi rischiano di doverli pagare in tre. La Guardia di Finanza, infatti, ha denunciato alla Corte dei Conti per danno erariale Francesco Acanfora, dirigente dei Lavori Pubblici del Comune; Bruno Leo, funzionario Asl responsabile del procedimento, e Giuseppe Lupoi, responsabile del progetto realizzato da un raggruppamento temporaneo di professionisti.
Secondo il Nucleo di Polizia Tributaria della Finanza, guidato dal maggiore Giovanni De Luca, «i maggiori costi sostenuti dalla Asl sono imputabili all’iter progettuale ed autorizzativo del nuovo Ospedale, per il quale non sarebbero state richieste le specifiche e necessarie autorizzazioni di legge per la rimozione del vincolo boschivo esistente nell’area di costruzione, che ha causato un prolungato fermo lavori».
«Il comportamento omissivo dei tecnici ha comportato dapprima il grave ritardo col quale la cittadinanza ha potuto usufruire del nuovo ospedale - commenta il colonnello Giancostabile Salato - e in seguito l’esborso da parte dell’erario dell’ingente somma di denaro riconosciuta all’impresa appaltatrice».
Le indagini della Finanza, partite la scorsa estate, hanno appurato che «tra il 2000 ed il 2002 venivano espressi tutti i pareri favorevoli degli enti locali interessati alla realizzazione dell’opera e tra questi il Comune di Frosinone che nella deliberazione dell’8 marzo 2001 dichiarava che ”l’area interessata dall’intervento non è assoggettata a vincoli idrogeologici, né a vincoli di tutela paesaggistica, ambientale od artistica, né a vincoli militari”; trascurando di fatto che la porzione di terreno dove andava costruito il nuovo ospedale risultava occupata per la quasi totalità da un bosco di alto fusto di età stimata superiore ai 50 anni e, per questo, sottoposto a vincolo paesaggistico».
I lavori rimasero fermi dal 2004 al 2005 e alla fine la ditta appaltatrice (la Consorzio Cooperative Costruzioni di Bologna e il Gruppo Zeppieri) avanzarono «una serie di aggiuntive richieste economiche» ottenendo circa 6 milioni di euro in più rispetto a quanto previsto. Adesso la parola passa alla Procura della Corte dei Conti e in particolare al vice procuratore generale Lucio Alberti.

UN PARCHEGGIO COMUNALE SVENDUTO PER COSAPER CHI?
Il Messaggero FR 28.05.11 pp.37 (prima) e 39

Una riunione di urgenza convocata dal sindaco Michele Marini per chiarire la vicenda del parcheggio ad angolo tra via De Matthaeis e via Del Casone. Il parcheggio dove si sta scavando per eseguire dei sondaggi preventivi per un intervento edilizio è di proprietà degli imprenditori che vorrebbero realizzare il complesso residenziale I Portici. Quell’area inizialmente era di proprietà dei Monopoli dello Stato. Poi il Monopolio fa un’asta pubblica per cedere la proprietà del terreno. Un terreno nevralgico per la sua posizione centrale ma stranamente non solo la prima asta va deserta ma il Comune, primo interessato ad acquisire un’area poi su cui realizzare il parcheggio, non vi partecipa. L’asta va avanti, il prezzo diminuisce e spuntano i privati che acquisiscono l’area per una cifra irrisoria (sembra intorno ai 60 mila euro). Le associazioni sono insorte, ma è critico anche l’ex sindaco Marzi.
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E’ polemica sullo smantellamento del parcheggio ad angolo tra via De Matthaeis e via Del Casone nell’area dove dovrebbe sorgere il complesso “I Portici”. Sui 50 posti auto pubblici spariti da un giorno all’altro la Consulta delle associazioni ha chiesto chiarimenti al sindaco. «Vorremmo capire se il Comune - dice il presidente Francesco Notarcola - gestiva questo parcheggio in modo abusivo o in presenza di un protocollo o di una convenzione concordati e sottoscritti con i proprietari? Dal momento che l’assalto con le ruspe si è verificato dall’oggi al domani chi si è assunto la responsabilità di tutto questo?»
E ancora: «Il parcheggio è stato realizzato a spese del Comune o del privato proprietario? Si può distruggere un’opera realizzata con soldi pubblici, per un servizio di pubblica utilità, in maniera così improvvisa? - si chiede Notarcola - Quali sono le motivazioni dell’urgenza? E la Sovrintendenza che è apparsa così scrupolosa ha dato il nulla-osta?». La Consulta in conclusione attacca anche il primo cittadino Michele Marini: «Il sindaco - afferma Notarcola - intende rispondere dando informazioni o si continua a far finta che niente c’è di nuovo sotto il cielo di Frosinone? Tutte queste domande hanno urgenza di risposte precise. Occorre dimostrare che in questa città non ci sono padroni che possono fare il bello ed il cattivo tempo mettendo in mora le istituzioni».
Un riferimento anche alla recente diffida inviata dagli imprenditori che intendono costruire al Consiglio comunale.
Sulla questione del parcheggio interviene anche l’ex sindaco Domenico Marzi. Sotto di lui vi fu l’occupazione d’urgenza dell’area, «ma poi si sarebbe dovuti arrivare all’esproprio o all’acquisto». Cosa che non fu fatta: «Il Comune a quanto mi risulto non diede corso alla pratica per una cifra che mi pare irrisoria. E’ assurdo: solo lo staff del sindaco costa in un anno molto di più rispetto al costo di quel terreno nevralgico per il capoluogo». Come dire: se si fosse voluto l’amministrazione l’avrebbe potuto acquistare tranquillamente. Perché non lo fece?

 

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