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Comunicato Stampa

Discarica di Colle Fagiolare, la Regione Lazio punisce Colleferro


Comunicato Stampa Retuvasa
 
Discarica di Colle Fagiolara, la Regione Lazio punisce Colleferro:
è di nuovo tempo di mobilitazione e partecipazione popolare.

 
La Direzione Regionale Ambiente - Area Valutazione Impatto Ambientale nelle persone del Dott. Vito Consoli e dell’Arch. F. Olivieri ha respinto la richiesta della società Minerva Scarl di usare terre da scavo in luogo della FOS (Frazione Organica Stabilizzata) per dare stabilità alla discarica di Colle Fagiolara a Colleferro riempiendo, almeno in parte, lo spazio ancora disponibile.
L’oggetto del pronunciamento è stato emesso nel Procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale – Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale ai sensi dell’art. 27-bis del D.Lgs. 152/2006 sul progetto di “Riconfigurazione morfologica della discarica, capping finale e miglioramento impiantistico nel Comune di Colleferro, Provincia di Roma, in località Fagiolara”.
 
Il progetto precedente della società regionale ‘Lazio Ambiente’ prevedeva invece che “La quota di progetto del pre-capping sarebbe stata raggiunta tramite l’impiego di un mix di terra e FOS (Rifiuto ottenuto dal trattamento/stabilizzazione biologica del rifiuto urbano) nella misura rispettivamente del 60% e 40%, a creare lo strato di regolarizzazione per la posa del capping finale, con l’impiego di volumi previsti di circa 137.100 mc di FOS e 133.400 mc di terreno (secondo quanto risultante dal calcolo dei pesi riferiti ai materiali da utilizzare), per un totale di 270.500 mc.”
 
Ricordiamo che il 1° giugno 2022 la società Minerva Scarl, di cui il comune di Colleferro è socio di maggioranza, aveva preso in carico la gestione della discarica tramite la sottoscrizione con Lazio Ambiente S.p.a. di un contratto di affitto relativo al ramo d’azienda.
 
Nella procedura di Valutazione di Impatto Ambientale relativa al progetto di Riconfigurazione morfologica della discarica il comune di Colleferro nelle sue osservazioni -Protocollo N.0018838/2022 del 17/06/2022 - si era a sua volta dichiarato contrario all’uso della FOS, adducendo preoccupazioni relative al reperimento di FOS con adeguato indice respirometrico, quindi al potenziale impatto ambientale nelle aree residenziali e produttive limitrofe.
 
La Direzione Regionale risponde negativamente con: “il mancato utilizzo della FOS all’interno del “mix geotecnico” non risulta coerente con i dettami imposti dal vigente Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti soprattutto se contestualizzati con la contingente situazione emergenziale della Regione riferibile alla carenza di destini finali per il conferimento dei rifiuti di origine urbana.
 
L’amministrazione regionale in chiusura della consiliatura, alla vigilia delle elezioni regionali sembra decisa a ribaltare il risultato delle lotte, della mobilitazione popolare con il supporto dell’amministrazione comunale di Colleferro e della valle del Sacco. Il tutto condito dalla fatidica frase siamo in emergenza, perenne aggiungiamo noi.
 
Nelle scorse settimane l’assessore regionale Massimiliano Valeriani sponsorizza il progetto di un impianto di post-trattamento dei rifiuti da 250.000 tonnellate da collocare nel luogo dove oggi sorgono i due inceneritori in fase di smantellamento
(https://www.ilmessaggero.it/roma/metropoli/rifiuti_impianto_colleferro_discarica-7012488.html?refresh_ce). L’amministrazione comunale di Colleferro si è immediatamente dichiarata contraria al progetto. La costruzione di questo mega impianto completerebbe il ciclo che fa perno sull’inceneritore da 600.000 tonnellate che l’amministrazione Gualtieri intende realizzare in località Santa Palomba, di cui l’assessore regionale è sostenitore
(https://www.ilmessaggero.it/roma/news/rifiuti_roma_termovalorizzatore_a_cosa_serve_valeriani_cosa_ha_detto-6811494.html?refresh_ce ).
Valeriani si rammarica che la Città di Roma non sia in grado di realizzare la raccolta differenziata porta a porta, ma afferma che di fronte a questa emergenza l’inceneritore sia la giusta risposta.
La realizzazione della raccolta differenziata porta a porta nella città di Roma, per la sua complessità, costituisce una vera e propria opera di ingegneria sociale dal punto di vista, tecnico, organizzativo, della partecipazione attiva dei cittadini e tutti i soggetti residenti e non che vivono o svolgono attività nella Capitale.
Uno sforzo adeguato non è mai stato fatto, l’amministrazione capitolina e regionale con le rispettive competenze e risorse non hanno mai affrontato in modo adeguato il problema, dichiarando sempre uno ‘stato di emergenza’, proponendo quindi le soluzioni conseguenti.

Nei confronti della città di Colleferro l’amministrazione regionale sembra esprimere una sorta di volontà punitiva, forse per aver costretto la società regionale Lazio Ambiente S.p.a. a ritornare sui suoi passi nell’investimento da 13 milioni di euro per la ristrutturazione ed il riavvio dei due inceneritori e per avere esercitato pressione sulla chiusura anticipata della discarica di Colle Fagiolara nonostante la volumetria residua.
 
Ci si domanda a chi possa giovare una decisione del genere sul fotofinish consiliare se non a favorire il passaggio, peraltro quasi scontato, alle componenti politiche dell’attuale opposizione. Sarebbe opportuno che la Regione Lazio emettesse un provvedimento di revoca in autotutela, rimandando il tutto ad una discussione più ampia nelle prossime Conferenze di Servizio relative al procedimento citato.
 
Se poi allarghiamo lo sguardo all’intero territorio della Valle del Sacco ritorna alla mente il discorso fatto dal presidente della regione a Unindustria Frosinone sulla necessità di ridurre drasticamente l’area soggetta al regolamento del SIN bacino del fiume Sacco, su cui rimandiamo al comunicato con cui smascheravamo le reali motivazioni del mancato investimento della società inglese Catalent.
 
Siamo costretti a prendere posizione sulle decisioni ed i progetti degli attuali amministratori, di chi oggi governa il territorio, la nostra attività di informazione dei cittadini, di promozione della loro partecipazione attiva ha fatto i conti negli anni con chi di fase in fase ha governato il territorio; con chi ad esempio autorizzò a suo tempo la realizzazione della discarica di Colle Fagiolara, a partire da un insediamento provvisorio e realizzando la mostruosità di un invaso attraversato da un elettrodotto.
Alla luce dei provvedimenti amministrativi, delle prese di posizione, della prospettazione di nuovi impianti, dobbiamo aprire una nuova fase di mobilitazione -la vigilanza non è mai venuta meno- facendoci forza della rete di cittadinanza attiva della città di Colleferro e della Valle del Sacco, informando capillarmente e sollecitandone la partecipazione.
 
Colleferro, 22.01.2023
 

Progetto interregionale Lindanet: la rete europea si incontra a Roma e torna a Colleferro per l’evento finale di divulgazione


Progetto interregionale Lindanet: la rete europea si incontra a Roma e torna a Colleferro per l’evento finale di divulgazione  

 



Mercoledì 30 novembre e giovedì 1°dicembre si terrà il sesto ed ultimo incontro tematico interregionale “ITW6” – LINDANET promosso e organizzato dall’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana, partner italiano della rete di ricerca. L’evento sarà l’occasione per la presentazione dei piani di intervento alla vigilia della conclusione di un percorso condiviso da 6 paesi di   diverse regioni europee.

Il progetto interregionale Lindanet  avviato nel mese di agosto 2019 per  la durata di 42 mesi, ha sviluppato  la collaborazione di sei Paesi europei uniti dal medesimo interesse di condividere conoscenze ed esperienze per il miglioramento delle condizioni ambientali nei siti contaminati da Lindano, scientificamente  noto come isomero gamma dell’esaclorocicloesano (ϒHCH)  e conosciuto come uno dei pesticidi più utilizzati dopo la seconda guerra mondiale in Europa e nel mondo. La sua produzione e l’uso sono stati vietati in Europa dal 2007, ma il suo uso ha portato all’inquinamento di suoli, corsi d’acqua e falde in diverse regioni europee. È stato stimato che ci sono oltre 2,25 milioni di tonnellate di suoli altamente contaminati dal  ϒHCH e dai suoi isomeri derivati, nell’area dell’UE.

Il lavoro svolto in questo progetto, in ogni sua fase, è stato supportato da nostri stakeholder territoriali, la Regione, i Comuni, le ASL e singoli cittadini lungo la valle del fiume Sacco, con cui abbiamo costantemente condiviso le conoscenze acquisite, dichiara Paola Scaramozzino - responsabile dell’Osservatorio Epidemiologico di Roma dell’IZSLT- con approfondimenti e studi comparativi derivati dalle analoghe situazioni esaminate negli altri siti europei.

I partner della rete, tutti presenti all’evento, illustreranno i Piani d’Azione e i risultati relativi alle singole situazioni regionali. Interverranno: il project leader, Governo di Aragona, che riporterà lo stato dell’arte odierno attraverso una panoramica generale dei Piani d'Azione Regionali delle UO del progetto, seguito dal rappresentante della Commissione europea, che illustrerà i Programmi “Intereg Europe”, di cui Lindanet fa parte.  Seguiranno le presentazioni di tutti i partner: Governo di Aragona, Dipartimento dello Sviluppo e della Sostenibilità Rurale – (Spagna); Governo di Galizia – Direzione Generale della Qualità ambientale e dei Cambiamenti climatici – (Spagna); Agenzia di Sviluppo regionale della Boemia meridionale – RERA a.s – (Repubblica Ceca);  Ufficio statale per i Siti contaminati (LAF) – (Germania) e Istituto Minerario centrale – (Polonia). L’ZS Lazio e Toscana presenterà il piano d’azione elaborato per il Sito di Interesse Nazionale (SIN) “Bacino del Fiume Sacco”.

Una diffusa rete interregionale europea, dichiara Bruno Neri – Direttore della UOC di Chimica dell’IZSLT -  è stata attivata e finanziata per realizzare la mappa dei siti contaminati, condividere e sviluppare le conoscenze necessarie per analizzare le conseguenze della contaminazione e produrre i piani d’azione che insieme presenteremo il 30 novembre.  In questi 40 mesi, prosegue Neri, abbiamo mantenuto costante contatto con le associazioni, le Asl, i gruppi sociali e il settore delle imprese per condividere informazioni fondamentali  per la ricerca, e le persone che abitano queste zone. In questa logica si è organizzata l’agenda dei lavori del Workshop che sarà aperto con un puntuale racconto della storia del problema βHCH nel Lazio da parte dei rappresentanti della Asl Roma 5 e dell’associazione Retuvasa.

La seconda giornata dell’evento si svolgerà a Colleferro, origine dell’inquinamento della Valle del Sacco, con la partecipazione delle autorità locali e una visita guidata da parte di Alberto Vallerani di  Retuvasa (riservata ai partecipanti del progetto) che in una nota dell’Associazione dichiara “Il progetto è stata per noi un’occasione molto importante di comunicazione, permettendoci di condividere gli studi e le ricerche che da anni portiamo avanti, attraverso un dialogo di confronto tra cittadini, associazioni e amministratori locali per seguire le conseguenze di questa contaminazione, capirne la reale portata e porvi, per ciò che è possibile, rimedio.  L’attività della rete Lindanet costituisce un esempio di come le problematiche relative all’inquinamento dei territori, alla contaminazione delle matrici ambientali richieda la massima collaborazione, tra pubbliche amministrazioni, istituti di ricerca, cittadinanza attiva senza nessuna preclusione attraverso i confini che dividono i diversi paesi; questa collaborazione è particolarmente importante a livello europeo”.

Roma-Colleferro, 26.11.2022

Il Programma in allegato
 

SIN Bacino del fiume Sacco, stato cronoprogramma novembre 2022


Comunicato Stampa Retuvasa

SIN Bacino del fiume Sacco, lo stato dell’arte del cronoprogramma a novembre 2022

 
In data 12 marzo 2019 è stato sottoscritto l'Accordo di programma "per la realizzazione degli interventi di messa in sicurezza e bonifica del Sito di interesse nazionale Bacino del Fiume Sacco" tra il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e la Regione Lazio (aggiornato successivamente con decreto n. 62/2021).
Ricordiamo che gran parte dei fondi a disposizione, circa 32mln di euro erano derivanti dai FSC (Fondi di Sviluppo e Coesione) ministeriali e regionali con scadenza fine 2021 prorogati a fine 2022 per effetto della pandemia da Covid19, una minima parte, circa 21mln di euro come fondo avanzato dalla precedente gestione commissariale e da altri fondi nazionali.

Ma andiamo ad analizzare lo stato dell’arte degli interventi.
  1. Siti prioritari
All’interno delle attività erano stati definiti n. 9 siti prioritari per i quali era necessario effettuare rimozione rifiuti, caratterizzazioni e messa in sicurezza di Emergenza (MISE), ridotti successivamente ad n. 8 per l’esclusione dell’ex Cava Pietrisco Anime Sante (Ceccano).
Stiamo parlando di Ponti della Selva (Paliano), ex polveriera (Anagni), ex Cartiera (Ferentino), Bosco Faito-ex BPD (Ceccano), ex stabilimento Annunziata (Ceccano), ex Cartiera Vita Mayer (Ceprano), ex Industrie Olivieri (Ceprano), ex Europress (Ceprano).
Con Determinazione regionale G09565 del 20.07.22 sono stati approvati gli atti di gara e l’autorizzazione ad indire il bando per l'affidamento dei "servizi di rimozione dei rifiuti abbandonati, caratterizzazione, rimozione amianto e supporto logistico al campionamento delle acque ai fini del monitoraggio delle acque ad uso potabile, irriguo e domestico", suddivisa in n. 9 lotti funzionali.
Con Determinazione regionale G15155 del 04.11.22 il bando di gara europeo viene aggiudicato a ditte o raggruppamenti temporanei di impresa (RTI).
Questo è da considerare uno degli interventi più importanti nell’ambito delle attività di bonifica e permetterà di salvaguardare l’alveo del fiume e le aree prospicenti da possibili infiltrazioni di elementi contaminanti derivanti dai siti in questione.

Monitoraggio delle acque
 
Come visto in precedenza nell’ambito della sopracitata gara è stato inserito anche un lotto per l’affidamento delle attività di supporto logistico propedeutiche al campionamento e monitoraggio delle acque, che effettuerà Arpa Lazio secondo apposita convenzione aggiudicato con la medesima determina. 
Con Determinazione della Giunta Regionale n. 225 del 30.04.20, la Regione Lazio, infatti, aveva approvato le linee di indirizzo sulle attività di monitoraggio al fine di coordinare le azioni amministrative con le esigenze tecnico – operative in ogni fase dell'intervento e di ottimizzare l'esecuzione dello stesso. A seguito di tale Determinazione, a novembre 2021 la Regione ha sottoscritto e avviato un accordo interistituzionale con ISPRA, ISS, ARPA Lazio, ASL RM5 e ASL Frosinone nell’ambito del quale sono state condotte alcune indagini preliminari.
Obiettivo dell’intervento è l’elaborazione di uno studio idrogeologico dell'area ricompresa nel SIN "Bacino del fiume Sacco" volto all'individuazione e descrizione degli acquiferi di interesse ai fini del monitoraggio idrochimico delle acque sotterranee.
Il monitoraggio delle acque sotterranee del SIN avrà quale scopo principale la definizione del modello concettuale e l'aggiornamento dello stato di qualità della risorsa idrica sotterranea all'interno del perimetro del Sito di Interesse Nazionale.
  1. Discarica delle Lame (Frosinone)
Sulla discarica delle Lame a Frosinone c’è da ribadire il fatto che le operazioni riguardanti la bonifica sono per:
predisposizione del sito con ripristino della viabilità e del sistema di raccolta acque meteoriche; censimento e ripristino dei piezometri esistenti; verifica della presenza di eventuali sorgenti di contaminazione non note e stato del corpo rifiuti;
caratterizzazione e progettazione preliminare di bonifica con realizzazione sondaggi, piezometri e sonde SGS; caratterizzazione idrogeologica; campionamento e analisi matrici ambientali; rimozione rifiuti delle indagini; documenti della caratterizzazione;
MISE (Messa in Sicurezza di Emergenza) con realizzazione di sondaggi nel corpo discarica; prelievo di campioni e analisi dal corpo discarica; rimozione e ripristino telo di copertura sorgente primaria; rimozione della sorgente primaria di contaminazione; eventuale trattamento delle acque sotterranee.
Il tutto afferente alla protezione dell’alveo del fiume Sacco da possibili contaminanti provenienti dal corpo discarica, di certo non la rimozione dei rifiuti abbancati in una discarica dai risvolti decennali di varia natura inclusi quelli giudiziari (inizio 1956, chiusura nel 1998, riapertura 2001-2002, chiusura definitiva 2002).
Nei primi mesi del 2022 la Regione Lazio ha elaborato e presentato al MITE il piano di caratterizzazione del sito. Il piano di caratterizzazione è stato sottoposto a Conferenza dei Servizi presso il Ministero ed è stato approvato con Decreto Direttoriale n. 146 il 04/08/2022.
Con Determinazione regionale n. G12418 del 20.09.2022 viene approvato il bando di gara telematico pubblicato il successivo 23/09/2022.
Il bando di gara è scaduto il 27.10.2022, se ne attende l’esito.
 
  1. Caratterizzazione aree agricole ripariali
Questo è uno degli altri punti importanti tra le attività di bonifica. La caratterizzazione delle aree agricole riguarda i 100mt. a sx e dx del fiume Sacco e le aree di esondazione e ci riporterà il grado di contaminazione delle stesse, per dirla in parole semplici la fotografia allo stato attuale. Alla fine della fase di caratterizzazione sarà possibile sapere quanto e come siano contaminate tali aree e in caso di esiti negativi anche per lotti non omogenei si potrà procedere alle attività di de-perimetrazione per i luoghi risultanti conformi alle Leggi nazionali.
Con Deliberazione della Giunta Regionale n. 140 del 31.03.2020 è stato approvato il progetto di caratterizzazione a seguito della quale è stata stipulata la Convenzione in cui si conferma la collaborazione tra ISS (Istituto Superiore di Sanità) e IZSLT (Istituto Zooprofilattico Sperimentale Lazio e Toscana) per la parte tecnico scientifica.
Per lo svolgimento delle attività di campionamento e analisi dei terreni è stata espletata una gara che ha portato all’aggiudicazione del servizio ad un operatore esterno con determinazione n. G02796 del 10/03/2022.
Attualmente si sta procedendo, secondo il progetto approvato, con i primi Comuni della parte definita NORD, secondo un cronoprogramma generale che prevede un’attività di circa 20 mesi.
 
  1. Indagine Epidemiologica
Con Determinazione della Giunta Regionale n. G06907 del 13.06.2020 è stato approvato lo schema di Convenzione per la “Realizzazione del programma di valutazione epidemiologica nei comuni ricadenti nel SIN Valle del Sacco”, con affidamento al DEP Lazio (Dipartimento di Epidemiologia SSR Lazio, ASL Roma.  Il progetto denominato INDACO prevede.
La costruzione della piattaforma “Stato di salute della popolazione Valle del Sacco” che contiene indicatori sviluppati nell’ambito del sito www.opensalutelazio.it ;
La conduzione di studi epidemiologici di associazione tra esposizioni ambientali ed esiti di salute (studio di coorte);  
La conduzione della terza fase di Sorveglianza e biomonitoraggio del beta-HCH su un campione di    1.200 persone, (le precedenti fasi includevano rispettivamente 600 e 854 residenti),
Il progetto prevede la realizzazione di un sito web dedicato che includerà anche una Survey sulla percezione del rischio ambientale rivolto a tutta la popolazione residente, a cui sarà possibile aderire su base volontaria.
Il progetto è già in fase avanzata di realizzazione e il sito web, a breve disponibile, verrà presentato attraverso iniziative pubbliche organizzate con il DEP lazio, le ASL e i Comuni coinvolti. 
 
  1. ARPA 2 Colleferro
L’ARPA Lazio ha effettuato nel 2021 i carotaggi nel comprensorio industriale di Colleferro per stabilire i valori di fondo naturale propedeutici alla MISP (Messa in Sicurezza Permanente) di ARPA 2.
Attualmente per la discarica di rifiuti industriali è in fase di progettazione esecutiva con bando di gara aggiudicato da tempo. Il sito di Caffaro Chetoni seguirà ARPA 2.
 
Conclusioni

L’accordo di Programma stipulato il 12 Marzo del 2019 prevedeva la chiusura di questa fase a fine 2023.
E’ evidente che i tempi si stiano dilungando, comprensibilmente per fattori esterni come la pandemia da Covid 19 che ha rallentato le attività. Inoltre c’è da aggiungere la nomina del Commissario per la bonifica, inteso come RUA (Responsabile Unico dell’Attuazione) in sostituzione della precedente Flaminia Tosini incorsa in vicende giudiziarie. Non di poco conto le difficoltà per la gestione burocratico-amministrativa di un SIN molto complesso e disomogeneo nella sua struttura, con numerosi attori in gioco tra Enti nazionali, regionali e locali.
Nel periodo intercorso l’area bonifiche della Regione Lazio, pre e post Commissario, ha lavorato per la stipula di convenzioni, preparazione dei bandi di gara, pubblicazione ed esiti degli stessi, contatti con le amministrazioni locali, inizio dei lavori per alcune tipologie di attività.
Secondo il nostro parere si sta raggiungendo l’obiettivo economico-operativo legato ai FSC entro il 31 dicembre 2022, con conseguente svincolo dei fondi ad essi legati per circa 43mln di Euro che saranno impegnati per le attività inserite nell’Accordo di Programma, il che permette di avere a disposizione ulteriori fondi, non vincolati, per le attività che li richiederanno.
 
Valle del Sacco, 25.11.2022 
 

Comunicato Stampa Congiunto, il MITE dice NO alla riperimetrazione del SIN Bacino del Fiume Sacco


Comunicato Stampa Congiunto

SIN Bacino del fiume Sacco, il MITE boccia la richiesta di sospensiva della perimetrazione avanzata dalla Regione Lazio.

Il Commissario Straordinario – responsabile unico per l’attuazione (RUA) dell’Accordo di Programma del SIN Bacino Fiume Sacco, alla fine del mese di giugno ha formalmente richiesto l’avvio del procedimento per la riperimetrazione del SIN “Bacino del Fiume Sacco” ai sensi dell’art. 17-bis del decreto legge 152/202. (rif. nota prot. n. 638207 del 28/06/2022, acquisita dal Ministero al prot. n. 81240 del30/06/2022)
 

Sin Bacino del fiume Sacco, la storia di Catalent non ci convince.


Comunicato Stampa Congiunto

Sin Bacino del fiume Sacco, la storia di Catalent non ci convince.

 

In seguito all’annuncio del ritiro dell’investimento di Catalent nello stabilimento di Anagni, la politica, a tutti i livelli, gran parte della stampa locale e nazionale, le categorie industriali e i sindacati ne hanno imputato la responsabilità esclusivamente alle lungaggini burocratiche dovute ai vincoli connessi al SIN Bacino del fiume Sacco. Da parte dei soggetti citati è giunta, quindi, la richiesta, unanime e pressante, di sospendere la perimetrazione del SIN con l’obiettivo di ridurne l’estensione per poter prospettare alle aziende l’ottenimento di autorizzazioni ambientali più rapide.


Abbiamo già espresso pubblicamente la nostra contrarietà a questa ipotesi perché riteniamo che il SIN con le azioni di bonifica che dovrebbe generare siano fondamentali per il risanamento ambientale di questo territorio gravato da anni di inquinamento industriale. Dalla dichiarazione dello stato di emergenza socio-sanitaria nel 2005 ci è voluto più di un decennio per giungere al nuovo perimetro del SIN, nel 2016, con inevitabile e conseguente spreco di risorse, anche umane e non solo economiche, sia per la definizione che per il raggiungimento dell’accordo quadro per l’attuazione siglato nel 2019 presso la Prefettura di Frosinone dall’allora Ministro dell’ambiente, Sergio Costa,  e dal Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti. L’accordo quadro prevedeva la definizione di alcuni interventi prioritari, il monitoraggio di una parte delle acque sotterranee e la caratterizzazione delle aree ripariali. Tutte azioni che al momento risultano avviate solo parzialmente.

Ci è bastato consultare la stampa inglese per suggerirci un dubbio: la storia di Catalent, forse, può essere raccontata anche in un altro modo?

Che strano il mondo: paese che vai, proteste che trovi. In Italia, per la rinuncia di una multinazionale farmaceutica a causa di presunti ritardi burocratici, in Inghilterra per l’arrivo della stessa.

Secondo la stampa del Regno Unito, infatti, già dall’autunno del 2021 professori e ricercatori dell’università di Oxford erano contrari all’intenzione del Governo Johnson di vendere al migliore acquirente il Vaccine Manufacturing & Innovation Centre (VMIC) nell’Oxfordshire. La struttura, costata 200 milioni di sterline, era stata realizzata, ma non ancora completata, utilizzando fondi governativi e fondi derivanti da donazioni pubbliche raccolte durante la pandemia. Il progetto originario prevedeva la nascita di un centro di ricerca senza scopo di lucro. Secondo gli oppositori, le finalità fondanti del progetto VMIC sarebbero state tradite dall’intenzione di cederlo ad un’azienda farmaceutica. L’esecutivo guidato da Boris Johnson aveva tagliato corto alle critiche: “L’obiettivo primario del governo è garantire che il Regno Unito mantenga una forte capacità di produzione di vaccini nazionali”. C’era poi un altro bel problema: dopo aver speso 200 milioni di sterline, le sorti del VMIC di Oxford erano rimaste al palo, con la forte preoccupazione di aver messo su una cattedrale nel deserto, con una modalità ben nota, purtroppo, anche qui in Italia. La ricerca di una multinazionale che si facesse carico di completarne la costruzione e portasse a termine il progetto era di primaria urgenza per Johnson e colleghi, se non l’unica via di uscita. Tanto che un portavoce del Governo aveva ribadito che si stava operando per sostenere il consiglio di amministrazione del VMIC per perseguire la vendita. Il nuovo cda del VMIC si era insediato ad ottobre 2021 e a capo ci era finito Neil Jones, un manager di provata esperienza nel settore farmaceutico. Jones, tra gli altri incarichi, è stato anche direttore dello sviluppo aziendale in Europa di Catalent. E i giornali inglesi proprio a lui rimandano per l’avvio delle trattative con Catalent per l’acquisto del VMIC. Trattative che si sono concluse con l’acquisizione del sito di Oxford e la rinuncia dell’investimento nel sito di Anagni.

Quanto sopra affermato, trova riscontro, per esempio,  in  un articolo del 26 dicembre 2021 pubblicato su The Guardian a firma Michael Savage, https://www.theguardian.com/society/2021/dec/26/plans-to-sell-off-uk-vaccine-development-centre-criticised-by-scientists, sul quale  si legge che le trattative per l’acquisto del sito di Oxford risalgono almeno all’autunno del 2021.

“I Ministri (del governo inglese) erano stati esortati alla realizzazione di una struttura in grado di creare e testare rapidamente nuovi vaccini, ora sono forti le preoccupazioni per la vendita di un centro all’avanguardia, progettato per preparare la Gran Bretagna a future pandemie. Alcune figure mediche di alto livello hanno sollevato in privato la preoccupazione che i funzionari del governo stiano esaminando le offerte per il Vaccine Manufacturing and Innovation Center (VMIC), vicino a Oxford, che ha beneficiato di milioni di finanziamenti pubblici durante il suo sviluppo.”

Ed in effetti il 6 aprile esce il comunicato della società che annuncia l’acquisto del sito VMIC , https://biologics.catalent.com/catalent-news/catalent-acquires-facility-in-oxfordshire-to-expand-biologics-capabilities-in-the-uk-and-across-europe/

“SOMERSET, N.J. – 6 aprile 2022 – Catalent, leader globale nel supportare ai partner biofarmaceutici, cellulari, genetici e della salute dei consumatori nell’ ottimizzare lo sviluppo, il lancio e la fornitura di trattamenti migliori per i pazienti in più modalità, ha annunciato oggi l'acquisizione da Vaccine Manufacturing and Innovation Centre UK Limited (VMIC Ltd.) di un impianto di sviluppo e produzione di prodotti biologici attualmente in costruzione presso Oxford,  Regno Unito. Catalent prevede di investire fino a 160 milioni di dollari (120 milioni di sterline) per completare la costruzione della struttura e dotarla di risorse all'avanguardia per lo sviluppo e la produzione di terapie biologiche e vaccini, tra cui quelli basati su mRNA, proteine e altre tecnologie avanzate. Si prevede che la nuova struttura impiegherà più di 400 persone e sosterrà organizzazioni pubbliche e private che cercano di sviluppare e produrre bioterapie.”

Alla luce di quanto esposto, ci sembra doveroso proporre una diversa lettura della vicenda Catalent a chi risiede nei territori del SIN. È stata veramente la burocrazia connessa al SIN l’unica causa della rinuncia di Catalent?  O forse esistono ragioni politiche-economico-finanziarie mosse da chi, magari, non ne conosce neppure l’esistenza? Basta alzare lo sguardo dal nostro piccolo territorio per trovare altre ragioni? Che storia ci hanno raccontato? 
Ciliegina sulla torta: l’autorizzazione ambientale incriminata, ritenuta funzionale all’investimento di Catalent nello stabilimento di Anagni, è giunta pochi giorni dopo l’annuncio del trasferimento.
 
Valle del Sacco, 27.06.2022
 
Firmato:
Ass. Rete per la Tutela della Valle del Sacco
Circolo Legambiente Anagni
 

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