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Comunicato Stampa

Anagni, replica al Dott. Francesco Borgomeo


Comunicato Stampa

Replica al Dott. Francesco Borgomeo
 

Le esternazioni del Dott. Francesco Borgomeo sulla nostra comunicazione relativa alla sentenza del Consiglio di Stato circa l’attività produttiva Saxa Gres (produzione di ceramiche con recupero di scorie di incenerimento rifiuti), che rinvia al giudizio di merito del TAR Lazio, ci inducono a replicare a nostra volta, riportando il confronto nei confini dell’ambito giuridico-amministrativo, non senza però affrontare il tema delle conseguenze occupazionali agitate nelle suddette esternazioni.

Premesso che effettivamente, allo stato attuale, nulla impedisce a Saxa Gres di procedere nella produzione come da progetto approvato, risulta necessario fare chiarezza, a beneficio della popolazione della Valle del Sacco, sugli scenari che l’ambito normativo e giuridico avranno il compito di dirimere.

La nostra opposizione, in sede di ricorso, si è concentrata sulla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) relativa all’impianto in questione, non sull’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA). La normativa stabilisce che, una volta che l’AIA sia stata autorizzata, è consentito al proponente di procedere con la produzione.

C’è però qualcosa che il Dott. Borgomeo sembra tralasciare, consapevolmente o meno.

In questo momento il giudizio ritorna al TAR del Lazio, che si dovrà esprimere in merito alle nostre opposizioni.

In base all’art 29 c. 3 del Codice Ambiente, qualora il TAR riconoscesse fondati i nostri motivi, solamente la VIA verrebbe annullata, al contrario dell’AIA.
Ciò significa che per la VIA sarebbe necessario riavviare l’iter, sulla base delle indicazioni espresse nella sentenza dal TAR del Lazio. A tale sentenza Saxa Gres potrebbe però, a propria volta, ricorrere in appello al Consiglio di Stato.

Nel contesto del nuovo iter di VIA, gli uffici regionali preposti potrebbero pronunciarsi in modo differente che in precedenza, richiedendo una diversa composizione dell’impasto delle ceramiche e in particolare escludendo l’utilizzo di scorie derivanti da incenerimento rifiuti. Tale provvedimento sarebbe successivamente riportato in AIA, a titolo di modifica sostanziale.

Stiamo parlando di semplici ipotesi, delineando scenari possibili in ossequio all’esigenza di informare la popolazione in termini trasparenti. Come ricorrenti, ci auguriamo naturalmente che i nostri rilievi vengano integralmente recepiti, con particolare riferimento ai dubbi espressi circa la possibilità di utilizzare rifiuti pericolosi nel corso del processo produttivo, sulla base della normativa europea di riferimento. Un rifiuto del genere può essere contenuto in un prodotto di uso commerciale e pubblico solamente ove vi sia comprovata certezza della salubrità di quest’ultimo. Cosa che non crediamo che il Dott. Borgomeo sia in grado di dimostrare.

Riguardo, infine, alle affermazioni del Dott. Borgomeo dichiaratamente volte a rassicurare i lavoratori dell’impianto produttivo - affermazioni dal sapore piuttosto paternalistico, elargite a titolo di luminoso benefattore dell’umanità e di disinteressato alfiere della transizione ecologica, che sembrano peraltro manifestare un certo disprezzo nei confronti dell’operato della società civile da noi rappresentata - non possiamo non esprimere a nostra volta solidarietà, sincera, ai lavoratori. Un lavoratore la merita sempre. Riteniamo tuttavia che un autentico sviluppo sostenibile, per i lavoratori e i cittadini della Valle del Sacco (circa mezzo milione), dovrebbero costituire un interesse decisamente superiore, tale da maturare un senso di Comunità e una solidarietà capace di trascendere le singole categorie e gli interessi di parte.
 
Anagni, 24.07.2021
 
Le Associazioni  firmatarie  dell’ Appello  al  Consiglio di Stato
Anagni Viva  - Comitato residenti Colleferro – Rete per la  Tutela della  Valle  del Sacco.
IL COORDINAMENTO  AMBIENTALE DI ANAGNI 
LE ASSOCIAZIONI: ANAGNI VIVA, RETUVASA, COMITATO RESIDENTI COLLEFERRO, RAGGIO VERDE, ASSOCIAZIONE DIRITTO ALLA SALUTE
 

Anagni, Sindaco Natalia di che politica ambientale stiamo parlando?


Comunicato Stampa Congiunto

Sindaco Natalia, di che politica ambientale stiamo parlando?

 
Comunicato. emesso in riferimento a quanto riportato nell’articolo:
https://www.anagnia.com/2021/02/10/anagni-presentati-i-risultati-dello-studio-dellassociazione-medici-di-famiglia-il-sindaco-daniele-natalia-traccia-la-linea-sulla-politica-ambientale/?fbclid=IwAR0QW2d1U44ZjBtVrPzbmV5vE3AYdanlRMBU_5szNYTB4tlbmQeXzGsu5uw

Ci avrebbe sicuramente fatto piacere chiederglielo di persona, magari nell’occasione della presentazione della recente conferenza organizzata per presentare i risultati del Progetto Ancler per la misura delle polveri sottili nell’aria. Se solo fossimo stati invitati, come soggetti portatori di interesse. Evidentemente, e contrariamente a quanto avviene nelle consuetudini delle comunità scientifiche, il contraddittorio non era gradito ai relatori.

A chi si riferisce? noi non abbiamo mai “sparato a zero su imprenditori ed investitori”, per usare le sue parole.  Noi abbiamo speso tempo ed impegno personale sottratto alle nostre rispettive attività, in maniera assolutamente disinteressata, per studiare gli insediamenti industriali ad elevato impatto ambientale, proposti nei territori dove viviamo, dove vive anche lei con la sua famiglia. Noi abbiamo lavorato al fianco delle istituzioni, spesso abbiamo sopperito alle carenze delle istituzioni (quante sedute di conferenze di servizi hanno registrato solo la presenza di cittadini e associazioni e la rumorosa assenza di Comuni e Provincia?).

Noi abbiamo analizzato tutti gli aspetti dei progetti: emissioni in aria, acqua e suolo, vicinanza alle abitazioni, rumorosità, incremento di traffico veicolare, etc. Abbiamo presentato osservazioni scritte e messe a verbale nei procedimenti di valutazione ambientale. Abbiamo informato i cittadini. Ci siamo impegnati, a nostre spese, in lunghe azioni legali. Abbiamo fatto ciò che la nostra coscienza ci ha dettato e la nostra condizione ci ha permesso. Non siamo noi a “vietare le industrie”, perché, ovviamente e come lei sa benissimo, non rientra nelle nostre possibilità di cittadini e di associazioni. Ma poi di quali industrie parliamo? A parte Marangoni, alcune di quelle che da noi erano ritenute maggiormente critiche sono state autorizzate, anche grazie al suo determinante parere positivo. Non pensiamo comunque di aver   lavorato inutilmente, quando la nostra azione non è andata a buon fine, poiché abbiamo accresciuto la consapevolezza nostra e dei cittadini che siamo riusciti a coinvolgere ed informare.

Non sono dunque gli ambientalisti a bloccare i progetti.  Quando lei dice: “Ecco la bontà del progetto, (quello delle centraline Ancler) sta proprio nel fornire strumenti ai decisori politici per ben amministrare e dare un valido indirizzo politico al territorio” dimostra di non aver chiaro il problema complessivo.

La difesa dell’ambiente e della salute dei cittadini è efficace se coinvolge attivamente i cittadini stessi. L’iniziativa per raccogliere dati sulle polveri sottili con le centraline è da lei utilizzata come strumento di propaganda politica, senza alcun coinvolgimento della cittadinanza ed in assenza di ogni progetto di educazione ambientale rivolto a tutte le fasce di popolazione, partire dalle scuole: che è poi ciò che noi abbiamo sempre fatto, attività che lei, invece, sembra considerare negativa. Rammentiamo un semplice, ma determinante, particolare: le centraline Ancler possono essere uno strumento per coinvolgere attivamente i cittadini – cosa che lei non ha fatto- ma non sono utilizzabili per eventuali azioni amministrative, poiché non sono omologate; aggiungiamo che negli anni passati abbiamo fatto uso dei dati forniti dalle centraline dell’ARPA, reperibili sul sito dell’ente, collocate nei vari comuni della Valle del Sacco, per le nostre indagini allo scopo di tenere informati i cittadini. 

Aggiungiamo un altro particolare, si cita la problematica del nesso tra inquinamento atmosferico e pandemia COvid-19: esiste in merito ormai una ampia messe di ricerche e studi sul campo, su cui abbiamo avuto cura di informarci e saremmo ben contenti di discuterne coi cittadini, i medici e le istituzioni, ma anche su questo è necessario organizzare pratiche di partecipazione e condivisione della conoscenza, di cui lei non sembra avere alcuna esperienza.
Tutti noi viviamo una situazione difficile a causa delle conseguenze sociali, economiche e sanitarie della pandemia da Sars-Cov-2 che ha messo in luce drammaticamente le carenze della struttura sanitaria nel nostro territorio ed ha colpito più duramente i soggetti più fragili. In questa situazione è ancor più necessario difendere l’ambiente e la salute dei cittadini. È bene che ognuno faccia la sua parte con il massimo possibile di collaborazione e condivisione di conoscenze.

Per quanto ci riguarda riteniamo necessario, dopo anni di ricerche e mobilitazioni, riassumere le conoscenze acquisite in questo lungo percorso, da ciò possiamo ricavare quale sia lo stato dell’arte in termini di salute dei cittadini e dell’ambiente, rendendo conto del ruolo giocato dai diversi attori: è bene ricordare a valutare il passato per ben agire nel presente e affrontare il futuro.

 
Anagni Viva
Legambiente Anagni
Rete per la tutela della Valle del Sacco
 
Anagni, 12.02.2021
 

Bonifica SIN Bacino del fiume Sacco, aggiornamento agosto 2020.


Comunicato Stampa Retuvasa

Bonifica SIN “Bacino del fiume Sacco”, aggiornamento agosto 2020


 
L’Accordo di Programma (AdP) “per la realizzazione degli interventi di Messa in sicurezza e bonifica del Sito di Interesse Nazionale Bacino del Fiume Sacco” è stato stipulato dal Ministero dell’Ambiente e dalla Regione Lazio il 12 marzo 2019 (approvato con Decreto n. 51 del 10/04/2019 e DGR n. 119 del 06/03/2019) . Nell’ambito dell’accordo la Regione Lazio è stata individuata come  Responsabile Unico dell’Attuazione (RUA) degli interventi e di conseguenza responsabile del controllo e del monitoraggio delle attività per l’attuazione delle stesse.

L’AdP, il cui valore complessivo ammonta ad 53.626.188,68 euro, individua interventi di immediata attuazione e le relative fonti di finanziamento, fissando la data  del 31 dicembre 2023 per il loro completamento, fatto salvo un ulteriore periodo di 24 mesi legato a singole specificità afferenti alla fase di bonifica.

L’AdP fissa inoltre ulteriori termini per le varie fasi degli interventi che, allo stato attuale, registrano un leggero ritardo anche all’emergenza Covid -19, che ha determinato come noto un rallentamento di tutte le attività nel nostro paese. In particolare si registra un lieve ritardo nell’affidamento ed esecuzione dei piani di monitoraggi delle acque, dell’indagine epidemiologica e della caratterizzazione delle aree ripariali.

In ogni caso, si rileva dagli atti oggetto di pubblicazione che, dalla stipula dell’Accordo, la Regione si è attivata sin da subito affinché siano gli enti tecnici di riferimento per ogni tipologia di intervento. Ciò ovviamente ha comportato dei tempi maggiori per il confronto ed il coordinamento, ma ha permesso di avviare forme di collaborazione interistituzionale attraverso la stipula di convenzioni; esse consentiranno l’esecuzione direttamente da parte della regione Lazio -in collaborazione con gli enti tecnici di riferimento a livello regionale e nazionale- di alcuni interventi individuati nell’AdP ovvero di specifiche attività all’interno degli stessi.

Procediamo in ordine cronologico.

La sorveglianza epidemiologica.

Il Dipartimento di Epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale (DEP) ha elaborato un “Programma di valutazione epidemiologica” della popolazione residente nel Sito di Interesse Nazionale (SIN) Valle del Sacco.

Detto programma, avente durata biennale, prevede la realizzazione di un sistema di valutazione epidemiologica della popolazione basato su un programma di lunga durata in grado di fornire alle amministrazioni ed alla popolazione informazioni sullo stato di salute, sui fattori di rischio e sui possibili cambiamenti attraverso un potenziamento degli interventi di prevenzione e promozione della salute in un’ area a forte pressione ambientale.

La Convenzione interesserà 1.200 residenti della valle del Sacco, un campione ancora più rappresentativo delle precedenti indagini per un importo totale di 960.000 euro.

Le attività vanno dai prelievi del sangue (ASL RM5), alla Sorveglianza epidemiologica e sanitaria della popolazione residente/Coorte longitudinale/Monitoraggio MMG e PLS/ Studio epidemiologico sugli effetti sulla salute degli inquinanti attraverso consumo di acque e alimenti (DEP, ASL RM5), alla collaborazione con il CNR di Pisa per la valutazione dell’incidenza cardiovascolare (DEP, CNR Pisa), alle analisi effettuate presso il laboratorio Kuopio ad Helsinki (DEP, Health Institute Kuopio), al Coordinamento del Progetto (DEP).

Un programma che necessita sicuramente di una complessa attività di coordinamento e che il DEP Lazio ha già assolto nel passato con estrema professionalità, tenendo conto che i tempi di realizzazione dovranno fare i conti con le norme anti-Covid.

Detto programma, rispetto a quello già approvato nel 2017 e mai avviato per assenza di fondi, è stato aggiornato e rielaborato anche alla luce delle diverse esigenze del territorio e della popolazione coinvolta nell’indagine, in particolare è stata eliminata, all’esito di specifica valutazione tecnico-sanitaria, la previsione di realizzazione di un PRESSA (Presidio Sanitario Ambientale).

Detto programma sarà attuato dal Dipartimento di Epidemiologia all’esito del perfezionamento di apposita convenzione ex art. 15 L.n. 241/1990.
Con determinazione n.417408 del 12.12.2019 è stato approvato lo schema di convenzione per la realizzazione in collaborazione con il Dipartimento di Epidemiologia del SSR del Lazio - ASL ROMA 1 del “Programma di valutazione epidemiologica”, relativamente ai requisiti tecnici, della popolazione residente nel Sito di Interesse Nazionale (S.I.N.) Valle del Sacco – D.M. n. 321/2016.

Con successiva determinazione n. G06907 del 13 giugno 2020 è stata rettificata la Determinazione n. G17408 del 12 dicembre 2019 ed è stato approvato un nuovo schema di convenzione, ex art. 15 L. n. 241/1990 s.m.i per la realizzazione, in collaborazione con il Dipartimento di Epidemiologia, del “Programma di valutazione epidemiologica”, relativamente ai requisiti tecnici, della popolazione residente nel Sito di Interesse Nazionale (S.I.N.) Bacino del Fiume Sacco – D.M. n. 321/2016. La rettifica della precedente determinazione n. G17408/19 si è resa necessaria a causa di sopravvenute esigenze tecniche ed economiche del Dipartimento che hanno comportato la necessità di modificare il documento tecnico, il quadro economico e lo schema di convenzione approvato in precedenza.

La Caratterizzazione delle aree agricole ripariali.

Mentre per la sorveglianza epidemiologica si può procedere con un background legislativo ben definito da tempo, per la caratterizzazione delle aree agricole ripariali si deve fare riferimento al nuovo regolamento sugli interventi di bonifica, di ripristino ambientale e di messa in sicurezza, d'emergenza, operativa e permanente, delle aree destinate alla produzione agricola e all'allevamento (DM n. 46 del 1 marzo 2019).

L’intervento è finanziato con fondi FSC (Fondo Sviluppo e Coesione) per 4 milioni di euro.

Per l’attuazione dell’intervento sono stati coinvolti coinvolti l’Istituto Superiore di Sanità e l’Istituto Sperimentale Zooprofilattico per il Lazio e la Toscana (IZSLT). 

Con DGR n. 140 del 31 marzo 2020 è stato approvato il documento relativo alla “Caratterizzazione delle aree agricole ripariali”, comprensivo dell’allegato tecnico elaborato da ISS e IZSLT.  Il suddetto documento oltre a una descrizione dell’intervento e dell’area interessata dallo stesso contiene una dettagliata individuazione delle motivazioni dell’intervento e dei soggetti che saranno coinvolti nell’attuazione. L’intervento di caratterizzazione riguarderà tutte le aree agricole ripariali oggetto di interdizione con i provvedimenti commissariali ricadenti nei territori dei comuni di Colleferro, Segni e Gavignano, Paliano, Anagni, Ferentino, Sgurgola, Morolo, Supino, Frosinone, Patrica, Ceccano, Castro dei Volsci, Pofi, Ceprano e Falvaterra.

Contestualmente alla caratterizzazione dei suoli agricoli si procederà al biomonitoraggio animale e dei vegetali, in considerazione del fatto che durante la fase emergenziale si erano acquisite evidenze di contaminazione da fitofarmaci nel latte e nei foraggi oltreché nel suolo. 

L’area soggetta a caratterizzazione interessa circa 54 Km di asta fluviale a partire dal limite nord dell’Area c.d. interdetta in corrispondenza della sorgente inquinante (area industriale di Colleferro). La fusione delle aree c.d. interdette con una fascia di buffer estesa a 100 m in riva destra e in riva sinistra del Fiume Sacco e le aree esondabili con pericolosità P3 ha generato un poligono esteso circa 1730 ha.

L’intervento sarà realizzato sui siti ricadenti in tali aree.

L’articolazione di dettaglio relativa alle fasi operative, la localizzazione dei punti di campionamento, la calendarizzazione dei campionamenti, le procedure tecniche di esecuzione del campionamento dei suoli e delle matrici vegetali ed animali, nonché la tracciabilità e trasmissione dei campioni e di gestione dei flussi informativi saranno contenuti nel piano di caratterizzazione che sarà elaborato dall’ISS.

Il tempo previsto per l’attuazione dell’intervento è stimato in circa 20 mesi.

C’è da precisare che anche in questo caso c’è il background derivante dalle attività dell’ex Ufficio Commissariale che negli anni dal 2005 al 2012 ha effettuato analisi su acque e terreni in fasi diverse, tuttavia  l’introduzione del nuovo Regolamento e relativi parametri induce a procedere con necessità ed  urgenza ad una caratterizzazione definitiva con una valutazione del rischio sui principali bersagli (vegetali-animali-uomo) e avviare, eventualmente, ulteriori misure interdittive ovvero a rivedere le misure cautelari già in atto anche attraverso una revoca o ulteriore limitazione delle stesse.

Contestualmente alla caratterizzazione dei suoli agricoli, si procederà al biomonitoraggio animale e vegetale, in considerazione dei dati pregressi che hanno già evidenziato durante la fase emergenziale evidenze di contaminazione da fitofarmaci nel latte e nei foraggi oltreché nel suolo.

La caratterizzazione sarà svolta, tenendo conto dei dati pregressi, in due lotti territoriali.

Il primo lotto riguarderà il settore Nord (Anagni, Colleferro, Ferentino, Gavignano, Morolo, Paliano, Segni, Sgurgola, Supino) delle Aree agricole ripariali soggette ad interdizione.
Il secondo lotto riguarderà il settore Sud (Castro dei Volsci, Ceccano, Ceprano, Falvaterra, Frosinone, Patrica, Pofi) delle aree agricole ripariali soggette ad interdizione Sud, in quanto in detta risulta minore e più frammentario lo stato delle conoscenze pregresse.
Nell’ambito di ciascun lotto territoriale (NORD e SUD), individuato nell’ambito dell’Area soggetta a caratterizzazione, saranno individuate ulteriori sub-aree omogenee, che saranno progressivamente sottoposte a caratterizzazione.
Alla conclusione dei campionamenti completi dei terreni e dei vegetali di una sub-area sarà dato inizio ai campionamenti della sub-area adiacente e così via sino a completamento, dapprima del segmento NORD e successivamente del segmento SUD.

Per la realizzazione dell’intervento la Regione Lazio collaborerà con l’Istituto Superiore di Sanità e l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale per il Lazio e la Toscana nella progettazione del piano di caratterizzazione, nella redazione del piano di campionamento, nella validazione e valutazione dei dati nonché nel biomonitoraggio animale e vegetale attraverso la definizione di un accordo tra pubbliche amministrazioni, che allo stato attuale risulta in via di definizione.

Solo l’attività di campionamento ed analisi dei suoli agricoli verrà affidata ad un operatore esterno.

Senza scendere in ulteriori particolari c’è da sottolineare che il lavoro da svolgere è enorme. Il nostro SIN è uno dei più complessi in Italia, ma questo tipo di attività ci restituirà sicuramente una fotografia aggiornata e omogenea che avrà la funzione di eliminare aree che risulteranno non contaminate o applicare misure interdittive più stringenti.

Riteniamo che per questa fase occorra una stretta collaborazione degli Enti locali in particolare per facilitare l’accesso alle aree in esame.

Il monitoraggio acque per uso irriguo, potabile e domestico.

L’esigenza di monitorare le acque ad uso potabile ed irriguo nasce dalla necessità di approfondire i dati analitici, raccolti nel corso della fase emergenziale, in modo da descrivere e valutare la qualità della matrice indagata, definire e valutare il grado di contaminazione della falda all’interno del perimetro del Sito di Interesse Nazionale, monitorare l’evoluzione dell’inquinamento delle acque, per verificare l’efficacia degli interventi di contenimento e/o di bonifica, acquisire dati utili al fine di un loro possibile utilizzo per l’avvio di un successivo studio sulla determinazione dei Valori di Fondo per le acque sotterranee.

Così è scritto nell’introduzione della Deliberazione di Giunta regionale n.225 del 30.04.2020 con la quale è stato approvato il documento relativo al monitoraggio delle acque per uso potabile, irriguo e domestico.

L’intervento sarà realizzato dalla Regione Lazio in collaborazione con l’ Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Regione Lazio, le Aziende Sanitarie locali, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) e l’Istituto Superiore di Sanità (ISS), attraverso la stipula di convenzione che prevederà per i suddetti enti solo un rimborso delle spese effettivamente sostenute e rendicontate.  

Per l’attuazione dell’intervento è stato previsto un finanziamento di circa 1,7mln di euro.

L’intervento di monitoraggio delle acque per uso potabile, irriguo e domestico riguarderà l’intero territorio ricadente nel SIN del fiume Sacco. L’attuazione dell’intervento è prevista in fasi definite sulla base delle risultanze analitiche pregresse riguardanti sia la matrice acqua che altre matrici.

In una prima fase il campionamento sarà prevalentemente concentrato nell’area nord del SIN. Invero, saranno oggetto di azione: i pozzi realizzati dall’Ufficio Commissariale nelle aree agricole interdette e i pozzi a servizio della città di Colleferro, localizzati sia all’interno del comprensorio industrial ex SNIA – BPD sia a margine dello stesso, già campionati da ISS nel 2012.

Successivamente, come si legge nella DGR, “si procederà al campionamento dei pozzi censiti da ISPRA e inseriti nell’archivio nazionale sulle indagini nel sottosuolo ai sensi della legge n. 464/1984 e i pozzi del Catasto delle Province. Complessivamente i punti oggetto di indagine, da una prima previsione, saranno circa 200 punti. Inoltre, è prevista la realizzazione di nuovi pozzi di monitoraggio per coprire le zone non indagabili altrimenti.

Anche in questo caso trattasi di un intervento mirante a determinare lo stato della qualità delle acque in particolare quelle ad uso umano o per agricoltura. L’intervento di monitoraggio delle acque ad uso potabile irriguo e domestico consentirà infatti di giungere ad una conoscenza definitiva dei livelli di inquinanti presenti nelle acque sotterranee, fornendo così la possibilità di attuare ogni possibile azione di mitigazione del rischio ambientale e sanitario a tutela della collettività.

Conclusioni

Pensiamo di aver fornito un quadro della complessità delle azioni necessarie a caratterizzare e bonificare le aree del SIN. Agli interventi previsti nell’accordo di programma si aggiungono le istruttorie per le caratterizzazioni che nascono da richieste di soggetti privati, incardinate presso il Ministero dell’Ambiente, la cui durata necessariamente è di alcuni mesi e che procedono parallelamente alle attività descritte.

Il SIN del Fiume Sacco, nel panorama dei SIN a livello nazionale si può considerare un caso ‘fortunato’ visto l’Accordo di Programma ed i fondi stanziati, nonché l’azione di bonifica avviata nel sito Arpa 2 di Colleferro dopo un fermo amministrativo di ben 7 anni. Ciò non ostante, se confrontiamo le risorse tecniche e finanziare messe a disposizione, con la complessità delle azioni da svolgere su un’area estesa per ben 7.300ha, caratterizzata da una varietà straordinaria di fenomeni di contaminazione, se ne deduce che esse dovranno essere incrementate, soprattutto se si vogliono abbreviare in modo significativo i tempi di bonifica. A livello nazionale risultano sino ad ora inadeguate le risorse che lo stato centrale impiega per progettare e pianificare la bonifica dei SIN e più in generale dei territori contaminati, con l’obiettivo di prevenire efficacemente una ulteriore contaminazione delle matrici ambientali.

A proposito di risorse che si renderanno disponibili nei prossimi mesi dobbiamo fare riferimento ai capitali messi a disposizione dal Recovery Fund e dal bilancio europeo: lo European Green Deal ha trovato il suo spazio all’interno del Next Generation EU (denominazione del Recovery Fund), il nuovo strumento presentato alla Commissione europea che propone di destinare almeno 100 miliardi su 750 verso la transizione ecologica. Anche il 25% del nuovo bilancio dell’Unione europea 2021-2027 dovrà essere speso nei programmi europei per mobilitare gli investimenti sostenibili: circa 275 miliardi di euro in sette anni. Totale 375 miliardi di euro.

Deve essere chiaro che non esiste alcuna possibilità di progettare un nuovo modello di sviluppo per il nostro paese, di avviare effettivamente un percorso di riconversione ecologica verso un modello di economia circolare, senza una azione profonda, capillare e diffusa bonifica dei territori inquinati e di trasformazione dei processi produttivi, di modifica degli assetti urbani e territoriali, responsabili dei fenomeni di inquinamento che affliggono il nostro paese.

Tutta la documentazione disponibile al momento sulle azioni di caratterizzazione e bonifica del Sin del fiume Sacco si può trovare al link http://www.regione.lazio.it/rl_bonificadeisitiinquinati/ 
 
Valle del Sacco, 17.09.2020
 

Processo Valle del Sacco: la Giustizia ci delude, ma non ferma la nostra lotta.


Comunicato Stampa Retuvasa
 
Processo Valle del sacco: la giustizia ci delude, ma non ferma la nostra lotta.

 
Con buona probabilità il processo sull'inquinamento della Valle del Sacco vedrà il suo primo epilogo con la lettura della sentenza di primo grado il giorno 16 luglio 2020 alle ore 11,30 presso il tribunale di Velletri. Diciamo con buona probabilità perché il procedimento ci ha già riservato risvolti negativi che ne hanno determinato l'allungamento dei tempi.
 
Come Retuvasa, alla prima esperienza  nelle pratiche di giustizia in materia ambientale, salutavamo l’avvio del procedimento penale nel 2009 con la speranza che  "finalmente può essere che qualcuno venga condannato". Ben presto però abbiamo dovuto assistere alle rituali manfrine procedurali, tra difetti di notifiche, tentativi di estromissione delle parti civili, lungaggini per la fissazione delle udienze, passando per un cambio di giudice e rimando decisionale sui termini di prescrizione alla Corte Costituzionale.
 
D’altra parte ricordiamo bene anche il caso del processo inceneritori  di Colleferro -26 indagati e 9 aziende- caduto in prescrizione in modo vergognoso per essere incappato negli errori madornali dei tribunali che hanno seguito il procedimento: se non fossimo determinati a lottare con tutti i mezzi a disposizione verrebbe meno la volontà  di denunciare i misfatti ambientali.
 
Ora dopo l'emergenza Covid-19 che di fatto ha bloccato la semplice lettura della sentenza, si torna in aula nella speranza che questa volta si arrivi a una conclusione, tenendo sempre presente che, in caso di condanna, l'unica consolazione è che i risarcimenti in sede civile avranno un loro corso indipendente a differenza di quello penale che quasi certamente non arriverà in appello. Ad Enti, Associazioni, Cittadini contaminati resterà la speranza -col beneficio del dubbio sulle possibilità economiche degli eventuali condannati- di poter essere in qualche modo risarciti del danno subito.
 
Certamente scamperà alla sanzione penale o condanna in carcere che dir si voglia, chi ha procurato danni irreversibili all'ambiente, alla salute e all'economia di un territorio vasto per il cui recupero occorrerà mettere in campo ingenti risorse pubbliche. 
 
Questa esito deludente sul piano penale non fermerà la nostra volontà, la volontà dei tanti cittadini della Valle del Sacco di conoscere fino in fondo le responsabilità del disastro ambientale che ha colpito il nostro territorio, di controllare con tutti i mezzi disponibili le conseguenze sulla nostra salute, di lottare per una trasformazione radicale del modello di sviluppo. Abbiamo conquistato  e condiviso uno straordinario patrimonio di conoscenze, una grande capacità di lotta e di organizzazione con cui siamo determinati a costruire  un futuro sotto il segno della giustizia sociale ed ambientale.
 
Valle del Sacco, 18 giugno 2020
 

Piano Rifiuti Regione Lazio, il Compound di Colleferro è una chimera.


Comunicato Stampa Retuvasa
Piano Rifiuti Regione Lazio, il Compound di Colleferro è una chimera.

 
Il nuovo Piano Rifiuti della Regione Lazio ha ripreso il suo corso dopo lo stop impresso dall’epidemia Covid-19 ed è entrato nel vivo delle audizioni post Valutazione Ambientale Strategica (VAS), durante la quale erano state presentate numerose osservazioni;  alcune sono state  accolte, altre che non hanno ottenuto risposta.

Da Colleferro le realtà associative  hanno messo in luce alcuni aspetti in particolare sugli inceneritori e il progetto di Compound industriale presentato da Lazio Ambiente SpA.

Le risposte alla VAS sugli inceneritori di Colleferro hanno confermato che il loro ciclo è definitivamente chiuso e che nell’area ove risiedevano non sarà ammessa alcuna costruzione di nuovo impianto rifiuti. Sul Compound industriale da 500.000 tonn/anno si sono ottenute riduzioni significative a 250.000 tonn/anno e come esplicitamente riportato la locazione dovrebbe essere a ridosso della discarica, dichiarando come papabile il terreno ove doveva sorgere il TMB del 2010.

In una delle nostre osservazioni abbiamo evidenziato il fatto che  che quel terreno è insufficiente per qualsiasi tipologia di impianto se non di dimensioni molto al di sotto di quelle indicate nel progetto di Lazio Ambiente SpA.

Il 19 maggio scorso abbiamo partecipato ad una audizione telematica ed espresso nuovamente le nostre perplessità sulla reale possibilità di poter costruire un Compound Industriale a Colleferro.

Le nostre osservazioni in sede di audizione hanno evidenziato anche altri aspetti riguardanti la valle del Sacco e zone adiacenti.
La discarica di Roccasecca ha ottenuto una recente autorizzazione per un V° invaso da 450.000mc quando il fabbisogno del frusinate in uno scenario a 6 anni è di 180.000mc, come lo stesso Piano Rifiuti riporta negli elaborati. Questa è da ritenersi una incongruenza di rilievo in quanto non è ammissibile vessare le province con una impiantistica il cui unico scopo è supplire alle mancanze progettuali e strutturali di Roma Capitale che non è in grado, oggi e nell’immediato futuro come Ambito Territoriale Ottimale (ATO),  di essere autosufficiente.
L’altra questione sollevata riguarda il territorio di Patrica perseguitato  da progetti di nuovi impianti di trattamento rifiuti di dimensioni mostruose, dagli inerti (300.000 tonn/anno) ai liquidi (355.000 tonn/anno).

In buona sostanza a cosa serve un piano rifiuti se permette di essere scavalcato poi dagli uffici che si occupano delle autorizzazioni amministrative?
Altri fattori negativi sono la modalità e la tempistica di coinvolgimento delle comunità che si trovano a dover contrastare quotidianamente il proliferare di impianti come quelli che abbiamo appena descritto.

Ma torniamo al Compound di Colleferro che da come viene presentato nel Piano Rifiuti sembra essere un punto cardine […il nuovo compound industriale diventa strategico nel passaggio dal vecchio sistema impiantistico ad un nuovo sistema che massimizzerà il recupero di rifiuti nell’ottica dell’economia circolare], ma viene liquidato in poche righe con una descrizione di flusso minimale e assolutamente insufficiente. Un impianto descritto come innovativo nel suo genere, risolutore per il flusso finale dei rifiuti indifferenziati, ma che nello stesso Piano Rifiuti non viene descritto nelle sue parti. Gli unici dati su cui ci si concentra è che deve essere realizzato a Colleferro e che da 500.000 tonn/anno si riduce a 250.000 tonn/anno. L’audizione del Presidente di Lazio Ambiente SpA, Daniele Fortini, necessaria dopo le numerose osservazioni sollevate, ha delineato altri scenari, ma non ha dato la risposta definitiva alle nostre puntualizzazioni, che si traducono in:

a Colleferro non c’è alcun luogo disponibile per impianti di tali dimensioni.

Abbiamo ribadito questo concetto più volte nei nostri incontri pubblici e sarebbe stato interessante riferire direttamente all’Assessore regionale Massimiliano Valeriani se avesse accettato i nostri ripetuti inviti.

Lo Studio Preliminare di Fattibilità (luglio 2019) del Compound di Lazio Ambiente SpA, richiamato nel Piano Rifiuti, riporta testualmente: “è pertanto stimabile, preliminarmente, una superficie complessiva dell’impianto pari a circa 20 ettari.”. Teniamoci su questa ipotesi prevista per un impianto da 500.000 tonn/anno, un impianto da 250.000 non dimezzerebbe l’area occupata. Colleferro avrebbe a disposizione urbanisticamente solo il terreno che era previsto per il TMB del 2010. Non è di poco conto che lo stesso è di proprietà del Comune di Colleferro che a nostro parere non ha alcuna intenzione di “devolverlo” a Lazio Ambiente, ma anche se si volesse “forzare” la mano il terreno ha una estensione di circa 1,9 ettari, un decimo del necessario, forse utile per farci un piazzale di sosta per i mezzi che dovrebbero giungere ad un impianto del genere.

Se per assurdo qualcuno  pensasse nuovamente di far transitare decine di camion in un quartiere densamente abitato come quello dello Scalo di Colleferro per farli giungere nell’area degli inceneritori -area inserita nel Sito di Interesse Nazionale e da bonificare per la presenza di cromo esavalente- dovrebbe tener presente che si avrebbero a disposizione circa 4ha (area inceneritori) e circa 1ha (area centrale elettrica annessa), tenendo conto che ciò colliderebbe con quanto riportato nelle risposte alle nostre osservazioni sul possibile utilizzo di quella area.

Ci viene il legittimo dubbio che si stia tirando in lungo questa manfrina per coprire il fallimento di Lazio Ambiente SpA, lo spreco di milioni di euro nel tentativo fallito di ristrutturare gli inceneritori di Colle Sughero, in attesa di trovare una conclusione a questa vicenda. L’ipotesi -espressa dall’amministratore delegato di Lazio ambiente  in una intervista- di sdoppiare l’impianto da 500.000 tonnellate in due  da 250.000, apre alla possibilità di realizzarne uno in una località diversa da Colleferro. In ogni caso le audizioni rispetto ai molti interrogativi sollevati da questo  progetto -che avrebbe comunque un ruolo chiave dell’intero ciclo dei rifiuti del Lazio- non hanno dato risposte.

Per abbondare chiudiamo fornendo alcuni numeri che completano il quadro, ricavati dallo Studio Preliminare di Fattibilità di Lazio Ambiente SpA.

Il Bilancio di Massa di tale impianto indurrebbe a pensare che sia un produttore di rifiuti piuttosto che una risoluzione del problema. Su 500.000 tonn/anno in entrata ce ne sarebbero quasi 300.000 tonn/anno in uscita (scenario 1) tra Frazione Organica Stabilizzata (FOS), Combustibile Solido Secondario (CSS) e altro da destinarsi a discarica o termovalorizzazione. Poco più di 250.000 tonn/anno in uscita nello scenario 2.
 
Costo dell’operazione circa 80mln di euro, in pratica 1mln di euro a dipendente.

Detto ciò ci attendiamo che i nostri dubbi vengano fugati e se ciò non dovesse avvenire in un modo esauriente di fronte all’opinione pubblica, la conclusione non può che essere una: il Compound Industriale dei Rifiuti previsto per Colleferro deve essere cancellato dal Piano Rifiuti della regione Lazio.
 
Colleferro, 10.06.2020
 

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