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Gestione Rifiuti

Discarica di Colle Fagiolare, la Regione Lazio punisce Colleferro


Comunicato Stampa Retuvasa
 
Discarica di Colle Fagiolara, la Regione Lazio punisce Colleferro:
è di nuovo tempo di mobilitazione e partecipazione popolare.

 
La Direzione Regionale Ambiente - Area Valutazione Impatto Ambientale nelle persone del Dott. Vito Consoli e dell’Arch. F. Olivieri ha respinto la richiesta della società Minerva Scarl di usare terre da scavo in luogo della FOS (Frazione Organica Stabilizzata) per dare stabilità alla discarica di Colle Fagiolara a Colleferro riempiendo, almeno in parte, lo spazio ancora disponibile.
L’oggetto del pronunciamento è stato emesso nel Procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale – Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale ai sensi dell’art. 27-bis del D.Lgs. 152/2006 sul progetto di “Riconfigurazione morfologica della discarica, capping finale e miglioramento impiantistico nel Comune di Colleferro, Provincia di Roma, in località Fagiolara”.
 
Il progetto precedente della società regionale ‘Lazio Ambiente’ prevedeva invece che “La quota di progetto del pre-capping sarebbe stata raggiunta tramite l’impiego di un mix di terra e FOS (Rifiuto ottenuto dal trattamento/stabilizzazione biologica del rifiuto urbano) nella misura rispettivamente del 60% e 40%, a creare lo strato di regolarizzazione per la posa del capping finale, con l’impiego di volumi previsti di circa 137.100 mc di FOS e 133.400 mc di terreno (secondo quanto risultante dal calcolo dei pesi riferiti ai materiali da utilizzare), per un totale di 270.500 mc.”
 
Ricordiamo che il 1° giugno 2022 la società Minerva Scarl, di cui il comune di Colleferro è socio di maggioranza, aveva preso in carico la gestione della discarica tramite la sottoscrizione con Lazio Ambiente S.p.a. di un contratto di affitto relativo al ramo d’azienda.
 
Nella procedura di Valutazione di Impatto Ambientale relativa al progetto di Riconfigurazione morfologica della discarica il comune di Colleferro nelle sue osservazioni -Protocollo N.0018838/2022 del 17/06/2022 - si era a sua volta dichiarato contrario all’uso della FOS, adducendo preoccupazioni relative al reperimento di FOS con adeguato indice respirometrico, quindi al potenziale impatto ambientale nelle aree residenziali e produttive limitrofe.
 
La Direzione Regionale risponde negativamente con: “il mancato utilizzo della FOS all’interno del “mix geotecnico” non risulta coerente con i dettami imposti dal vigente Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti soprattutto se contestualizzati con la contingente situazione emergenziale della Regione riferibile alla carenza di destini finali per il conferimento dei rifiuti di origine urbana.
 
L’amministrazione regionale in chiusura della consiliatura, alla vigilia delle elezioni regionali sembra decisa a ribaltare il risultato delle lotte, della mobilitazione popolare con il supporto dell’amministrazione comunale di Colleferro e della valle del Sacco. Il tutto condito dalla fatidica frase siamo in emergenza, perenne aggiungiamo noi.
 
Nelle scorse settimane l’assessore regionale Massimiliano Valeriani sponsorizza il progetto di un impianto di post-trattamento dei rifiuti da 250.000 tonnellate da collocare nel luogo dove oggi sorgono i due inceneritori in fase di smantellamento
(https://www.ilmessaggero.it/roma/metropoli/rifiuti_impianto_colleferro_discarica-7012488.html?refresh_ce). L’amministrazione comunale di Colleferro si è immediatamente dichiarata contraria al progetto. La costruzione di questo mega impianto completerebbe il ciclo che fa perno sull’inceneritore da 600.000 tonnellate che l’amministrazione Gualtieri intende realizzare in località Santa Palomba, di cui l’assessore regionale è sostenitore
(https://www.ilmessaggero.it/roma/news/rifiuti_roma_termovalorizzatore_a_cosa_serve_valeriani_cosa_ha_detto-6811494.html?refresh_ce ).
Valeriani si rammarica che la Città di Roma non sia in grado di realizzare la raccolta differenziata porta a porta, ma afferma che di fronte a questa emergenza l’inceneritore sia la giusta risposta.
La realizzazione della raccolta differenziata porta a porta nella città di Roma, per la sua complessità, costituisce una vera e propria opera di ingegneria sociale dal punto di vista, tecnico, organizzativo, della partecipazione attiva dei cittadini e tutti i soggetti residenti e non che vivono o svolgono attività nella Capitale.
Uno sforzo adeguato non è mai stato fatto, l’amministrazione capitolina e regionale con le rispettive competenze e risorse non hanno mai affrontato in modo adeguato il problema, dichiarando sempre uno ‘stato di emergenza’, proponendo quindi le soluzioni conseguenti.

Nei confronti della città di Colleferro l’amministrazione regionale sembra esprimere una sorta di volontà punitiva, forse per aver costretto la società regionale Lazio Ambiente S.p.a. a ritornare sui suoi passi nell’investimento da 13 milioni di euro per la ristrutturazione ed il riavvio dei due inceneritori e per avere esercitato pressione sulla chiusura anticipata della discarica di Colle Fagiolara nonostante la volumetria residua.
 
Ci si domanda a chi possa giovare una decisione del genere sul fotofinish consiliare se non a favorire il passaggio, peraltro quasi scontato, alle componenti politiche dell’attuale opposizione. Sarebbe opportuno che la Regione Lazio emettesse un provvedimento di revoca in autotutela, rimandando il tutto ad una discussione più ampia nelle prossime Conferenze di Servizio relative al procedimento citato.
 
Se poi allarghiamo lo sguardo all’intero territorio della Valle del Sacco ritorna alla mente il discorso fatto dal presidente della regione a Unindustria Frosinone sulla necessità di ridurre drasticamente l’area soggetta al regolamento del SIN bacino del fiume Sacco, su cui rimandiamo al comunicato con cui smascheravamo le reali motivazioni del mancato investimento della società inglese Catalent.
 
Siamo costretti a prendere posizione sulle decisioni ed i progetti degli attuali amministratori, di chi oggi governa il territorio, la nostra attività di informazione dei cittadini, di promozione della loro partecipazione attiva ha fatto i conti negli anni con chi di fase in fase ha governato il territorio; con chi ad esempio autorizzò a suo tempo la realizzazione della discarica di Colle Fagiolara, a partire da un insediamento provvisorio e realizzando la mostruosità di un invaso attraversato da un elettrodotto.
Alla luce dei provvedimenti amministrativi, delle prese di posizione, della prospettazione di nuovi impianti, dobbiamo aprire una nuova fase di mobilitazione -la vigilanza non è mai venuta meno- facendoci forza della rete di cittadinanza attiva della città di Colleferro e della Valle del Sacco, informando capillarmente e sollecitandone la partecipazione.
 
Colleferro, 22.01.2023
 

Piano Rifiuti Regione Lazio, il Compound di Colleferro è una chimera.


Comunicato Stampa Retuvasa
Piano Rifiuti Regione Lazio, il Compound di Colleferro è una chimera.

 
Il nuovo Piano Rifiuti della Regione Lazio ha ripreso il suo corso dopo lo stop impresso dall’epidemia Covid-19 ed è entrato nel vivo delle audizioni post Valutazione Ambientale Strategica (VAS), durante la quale erano state presentate numerose osservazioni;  alcune sono state  accolte, altre che non hanno ottenuto risposta.

Da Colleferro le realtà associative  hanno messo in luce alcuni aspetti in particolare sugli inceneritori e il progetto di Compound industriale presentato da Lazio Ambiente SpA.

Le risposte alla VAS sugli inceneritori di Colleferro hanno confermato che il loro ciclo è definitivamente chiuso e che nell’area ove risiedevano non sarà ammessa alcuna costruzione di nuovo impianto rifiuti. Sul Compound industriale da 500.000 tonn/anno si sono ottenute riduzioni significative a 250.000 tonn/anno e come esplicitamente riportato la locazione dovrebbe essere a ridosso della discarica, dichiarando come papabile il terreno ove doveva sorgere il TMB del 2010.

In una delle nostre osservazioni abbiamo evidenziato il fatto che  che quel terreno è insufficiente per qualsiasi tipologia di impianto se non di dimensioni molto al di sotto di quelle indicate nel progetto di Lazio Ambiente SpA.

Il 19 maggio scorso abbiamo partecipato ad una audizione telematica ed espresso nuovamente le nostre perplessità sulla reale possibilità di poter costruire un Compound Industriale a Colleferro.

Le nostre osservazioni in sede di audizione hanno evidenziato anche altri aspetti riguardanti la valle del Sacco e zone adiacenti.
La discarica di Roccasecca ha ottenuto una recente autorizzazione per un V° invaso da 450.000mc quando il fabbisogno del frusinate in uno scenario a 6 anni è di 180.000mc, come lo stesso Piano Rifiuti riporta negli elaborati. Questa è da ritenersi una incongruenza di rilievo in quanto non è ammissibile vessare le province con una impiantistica il cui unico scopo è supplire alle mancanze progettuali e strutturali di Roma Capitale che non è in grado, oggi e nell’immediato futuro come Ambito Territoriale Ottimale (ATO),  di essere autosufficiente.
L’altra questione sollevata riguarda il territorio di Patrica perseguitato  da progetti di nuovi impianti di trattamento rifiuti di dimensioni mostruose, dagli inerti (300.000 tonn/anno) ai liquidi (355.000 tonn/anno).

In buona sostanza a cosa serve un piano rifiuti se permette di essere scavalcato poi dagli uffici che si occupano delle autorizzazioni amministrative?
Altri fattori negativi sono la modalità e la tempistica di coinvolgimento delle comunità che si trovano a dover contrastare quotidianamente il proliferare di impianti come quelli che abbiamo appena descritto.

Ma torniamo al Compound di Colleferro che da come viene presentato nel Piano Rifiuti sembra essere un punto cardine […il nuovo compound industriale diventa strategico nel passaggio dal vecchio sistema impiantistico ad un nuovo sistema che massimizzerà il recupero di rifiuti nell’ottica dell’economia circolare], ma viene liquidato in poche righe con una descrizione di flusso minimale e assolutamente insufficiente. Un impianto descritto come innovativo nel suo genere, risolutore per il flusso finale dei rifiuti indifferenziati, ma che nello stesso Piano Rifiuti non viene descritto nelle sue parti. Gli unici dati su cui ci si concentra è che deve essere realizzato a Colleferro e che da 500.000 tonn/anno si riduce a 250.000 tonn/anno. L’audizione del Presidente di Lazio Ambiente SpA, Daniele Fortini, necessaria dopo le numerose osservazioni sollevate, ha delineato altri scenari, ma non ha dato la risposta definitiva alle nostre puntualizzazioni, che si traducono in:

a Colleferro non c’è alcun luogo disponibile per impianti di tali dimensioni.

Abbiamo ribadito questo concetto più volte nei nostri incontri pubblici e sarebbe stato interessante riferire direttamente all’Assessore regionale Massimiliano Valeriani se avesse accettato i nostri ripetuti inviti.

Lo Studio Preliminare di Fattibilità (luglio 2019) del Compound di Lazio Ambiente SpA, richiamato nel Piano Rifiuti, riporta testualmente: “è pertanto stimabile, preliminarmente, una superficie complessiva dell’impianto pari a circa 20 ettari.”. Teniamoci su questa ipotesi prevista per un impianto da 500.000 tonn/anno, un impianto da 250.000 non dimezzerebbe l’area occupata. Colleferro avrebbe a disposizione urbanisticamente solo il terreno che era previsto per il TMB del 2010. Non è di poco conto che lo stesso è di proprietà del Comune di Colleferro che a nostro parere non ha alcuna intenzione di “devolverlo” a Lazio Ambiente, ma anche se si volesse “forzare” la mano il terreno ha una estensione di circa 1,9 ettari, un decimo del necessario, forse utile per farci un piazzale di sosta per i mezzi che dovrebbero giungere ad un impianto del genere.

Se per assurdo qualcuno  pensasse nuovamente di far transitare decine di camion in un quartiere densamente abitato come quello dello Scalo di Colleferro per farli giungere nell’area degli inceneritori -area inserita nel Sito di Interesse Nazionale e da bonificare per la presenza di cromo esavalente- dovrebbe tener presente che si avrebbero a disposizione circa 4ha (area inceneritori) e circa 1ha (area centrale elettrica annessa), tenendo conto che ciò colliderebbe con quanto riportato nelle risposte alle nostre osservazioni sul possibile utilizzo di quella area.

Ci viene il legittimo dubbio che si stia tirando in lungo questa manfrina per coprire il fallimento di Lazio Ambiente SpA, lo spreco di milioni di euro nel tentativo fallito di ristrutturare gli inceneritori di Colle Sughero, in attesa di trovare una conclusione a questa vicenda. L’ipotesi -espressa dall’amministratore delegato di Lazio ambiente  in una intervista- di sdoppiare l’impianto da 500.000 tonnellate in due  da 250.000, apre alla possibilità di realizzarne uno in una località diversa da Colleferro. In ogni caso le audizioni rispetto ai molti interrogativi sollevati da questo  progetto -che avrebbe comunque un ruolo chiave dell’intero ciclo dei rifiuti del Lazio- non hanno dato risposte.

Per abbondare chiudiamo fornendo alcuni numeri che completano il quadro, ricavati dallo Studio Preliminare di Fattibilità di Lazio Ambiente SpA.

Il Bilancio di Massa di tale impianto indurrebbe a pensare che sia un produttore di rifiuti piuttosto che una risoluzione del problema. Su 500.000 tonn/anno in entrata ce ne sarebbero quasi 300.000 tonn/anno in uscita (scenario 1) tra Frazione Organica Stabilizzata (FOS), Combustibile Solido Secondario (CSS) e altro da destinarsi a discarica o termovalorizzazione. Poco più di 250.000 tonn/anno in uscita nello scenario 2.
 
Costo dell’operazione circa 80mln di euro, in pratica 1mln di euro a dipendente.

Detto ciò ci attendiamo che i nostri dubbi vengano fugati e se ciò non dovesse avvenire in un modo esauriente di fronte all’opinione pubblica, la conclusione non può che essere una: il Compound Industriale dei Rifiuti previsto per Colleferro deve essere cancellato dal Piano Rifiuti della regione Lazio.
 
Colleferro, 10.06.2020
 

Colleferro, una soluzione per contrastare le emissioni odorigene


Comunicato Stampa Retuvasa

Colleferro, una soluzione per contrastare le emissioni odorigene


La discarica di Colle Fagiolara a Colleferro sta vivendo i suoi ultimi mesi di vita più che ventennale, ma incombono problemi di convivenza quotidiana sui quali è indispensabile intervenire.

Il conferimento di rifiuti si è riaperto nell’ottobre del 2018 in seguito alla richiesta del gestore Lazio Ambiente SpA presso il Ministero dello Sviluppo Economico (MISE) per lo spostamento dei tralicci di alta tensione posti tra le due colline, ostacolo insormontabile per il proseguimento delle attività. Nell’iter autorizzativo, EL-389, iniziato il 20.11.2017 e concluso con Decreto Ministeriale il 18.05.2018, ci sono stati numerosi interventi tra pareri, note e deliberazioni, ma il più interessante, tra quelli di vari dicasteri ed Enti, risulta quello dei Vigili del Fuoco-Ufficio Prevenzione e Incendi di Velletri. I VVFF indicano nel parere allegato a quello del Ministero dell’Interno la pericolosità dell’allora situazione con rifiuti, a circa 10 metri dalle linee elettriche, ed esprimono un parere di conformità al progetto rispetto alle normative di prevenzione incendi, fornendo ulteriori prescrizioni riguardo alle attività future, quale ad esempio la vigilanza continua. Il Comune di Colleferro, dal canto suo, rilascia nel suo parere l’attestato di Conformità Urbanistica, l’unico che gli competa in casi del genere.

Premesso ciò per dovere di cronaca, ci sono un paio di aspetti che bisogna precisare.

Si tratta, innanzitutto, di un iter che esula dal corretto funzionamento in termini ambientali di una discarica, svincolato dalle autorizzazioni in capo alla Regione Lazio. Il MISE è obbligato a rilasciare l’autorizzazione a meno di elementi ostativi, che non ci sono stati. Di contro, il Comune di Colleferro ha rilasciato positivamente il parere urbanistico e, anche in questo caso, non ci possono essere motivi ostativi. Ci preme sottolineare che già con l’autorizzazione di ampliamento per 1,7 mln di mc di Colle Fagiolara dell’8 maggio 2009, denominata opportunamente riordino per mascherare l'ampliamento, risultava imprescindibile che l’elettrodotto venisse spostato. Tutto ciò che è avvenuto successivamente, quindi, è stato effettuato al di fuori dei termini prescrittivi dell'autorizzazione, senza che nessuno tra gli Enti abbia mai provveduto a farlo notare.

Nel contesto della perenne situazione emergenziale sui rifiuti nel Lazio, attualmente, la discarica di Colleferro è l'unica in funzione assieme a quella di Roccasecca; la prima chiuderà il 31.12.2019, la seconda qualche mese dopo.  
Qualcuno si sta preoccupando del futuro?

Di certo non il Presidente del Consiglio Regionale, ex assessore all’Ambiente della regione Lazio, Mauro Buschini, che non trova di meglio da fare che tranquillizzare i suoi elettori ciociari, dichiarando che i rifiuti di Roma trattati nell’impianto di TMB di Colfelice, per la quota di conferimento in discarica, prenderanno la via di Colleferro e non quella di Roccasecca per prossimità. Ma di queste affermazioni infelici sono piene le cronache.

Sulla riapertura della discarica di Colleferro erano state chieste a gran voce diverse garanzie, quelle finanziarie di Legge, quelle collegate alla gestione post-operativa e, soprattutto, quelle riguardanti la qualità del rifiuto conferito. Nessuna garanzia al momento risulta essere chiara nel modo più assoluto.

È ormai da tempo evidente e conclamato un dato: la discarica di Colleferro puzza. Le emissioni odorigene sono sicuramente frutto di un rifiuto non completamente trattato e privato della sostanza organica come da normativa, ipotesi ancora più probabile dopo che gli impianti di trattamento regionali sono stati messi sotto pressione dall'ordinanza di Zingaretti. In pratica, i suddetti impianti non riescono a gestire correttamente una mole così elevata di rifiuti. Di conseguenza rischiano anche l’illecito, visto che nessuno osa fermarli. Come se non bastasse, a completare il quadro, la processione quotidiana di camion in entrata a Colle Fagiolara. Per questi motivi, non è pensabile effettuare la copertura dei rifiuti a cadenza per evitare lo sprigionamento di gas, pertanto è probabile che l'operazione venga svolta a fine giornata, quando il danno sanitario (ed esistenziale) è già fatto.

Abbiamo chiesto ad Arpa Lazio quali misure avesse preso in esame. L'ente ha effettuato un controllo l'1.02.2019 e, avendo trovato alcune situazioni non pienamente conformi, a nostro parere chiudendo un occhio, ha sottolineato la necessità di rispettare il D.Lgs. 36./2003 e s.m.i. al paragrafo 1.8 dell’Allegato 1 prevede che “I rifiuti che possono dar luogo a dispersione di polveri o ad emanazioni moleste devono essere al più presto ricoperti con strati di materiali adeguati”. Inoltre, l’ente ha auspicato una revisione dell’atto autorizzativo al fine di rendere attuali le prescrizioni in relazione alle condizioni di gestione ad oggi in essere, gestione che sicuramente è molto più complessa rispetto alla data di autorizzazione del 2009. Può anche essere che quel giorno non ci fossero miasmi molesti e che, quindi, l’Arpa Lazio abbia trovato una situazione accettabile. Ma ad oggi la situazione è inaccettabile e non vogliamo nemmeno immaginare cosa accadrà alla riapertura dell’istituto professionale fronte discarica all'inizio dell'anno scolastico, nel settembre prossimo.

In definitiva, dobbiamo tenerci la puzza fino a chiusura della discarica di fine anno? No, qualcosa si può fare oltre che sbraitare ai quattro venti.

Il controllo dei rifiuti in entrata a Colle Fagiolara è normato dall’AIA in una modalità abbastanza generica, controllo dei rifiuti in uscita da parte degli impianti TMB, lotti e sottolotti, e campionamento in loco ogni due mesi messi a disposizione dell’Ente di Controllo. E’ evidente che, in una situazione come l’attuale, ciò risulta essere insufficiente e molto spesso inutile, soprattutto se nessuno va a verificare i rifiuti oggetto di campionamento. Quindi una soluzione può essere intervenire con l’art. 29-decies del Testo Unico Ambientale (Dlgs 152/2006 modificato con il Dlgs 46/2014) “Rispetto delle condizioni dell’autorizzazione integrata ambientale”, al comma 11bis, punto e) le procedure per le ispezioni straordinarie, effettuate per indagare nel più breve tempo possibile e, se necessario, prima del rilascio, del riesame o dell’aggiornamento di un’autorizzazione, le denunce ed i gravi casi di incidenti, di guasti e di infrazione in materia ambientale.

Nel caso specifico, ci sono denunce - una l’abbiamo presentata tempo fa - e possibili infrazioni in materia ambientale, quindi il Comune di Colleferro dovrebbe farsi carico di chiedere alla regione Lazio di intervenire in tal senso in tempi celeri, con onere a carico regionale, al fine di verificare, senza preavviso, la qualità del rifiuto entrante e le procedure di copertura dello stesso o altre mancanze. Si tratta di un impegno politico-economico che potrebbe aprire scenari inediti, oltre che tutelare i diritti dei cittadini.
 
 
Colleferro, 02.08.2019
 

Colleferro, la reale dimensione dei rifiuti nel cementificio.


Comunicato Stampa

Colleferro, la reale dimensione dei rifiuti nel cementificio.


 
Negli ultimi giorni è salita alla ribalta la questione Italcementi di Colleferro e la notizia che saremmo stati inondati da rifiuti per essere bruciati nel cementificio.
Vi dimostriamo come tale notizia sia falsa, riportandola alle sue reali dimensioni.
 
E’ necessaria una premessa.
Il cementificio, nella sua normale attività, produce una quantità di emissioni maggiore di altri impianti (come evidenziato dal rapporto in preparazione della Legge regionale sullo stato della qualità dell’aria). Per questo motivo è necessario pretendere il massimo di trasparenza in merito e ogni contestazione deve essere supportata da un adeguato approfondimento, seguendo la metodologia che in passato hanno adottato le associazioni ambientaliste.
 
I cementifici -come le centrali termoelettriche- possono utilizzare  rifiuti come combustibile ai sensi della Legge 22 del 14 marzo 2013 a firma dell’ex Ministro dell’Ambiente Corrado Clini. I rifiuti nella fattispecie sono i CSS (Combustibili Solidi Secondari) che addirittura cessano di essere considerati rifiuti, ma prodotti per cui il loro utilizzo diventa riciclo di materia.  
Non va dimenticato che ai cementifici  si applicano vincoli ridotti -sulle emissioni da combustione- rispetto a quelli applicati agli inceneritori. 
Una legge assurda sul cui regolamento le uniche associazioni in Italia che si sono opposte ricorrendo al TAR del Lazio sono state Retuvasa, Raggio Verde e il Forum Ambientalista ottenendo di fatto l’annullamento del comma 6 art. 8 del suddetto Decreto Legge.
 
Anticipando la Legge nazionale del ministro Clini e più precisamente il 27 dicembre 2012, Italcementi Colleferro presenta una Verifica di Assoggettabilità a Valutazione di Impatto Ambientale per il progetto “Recupero di rifiuti come combustibile nella cementeria di Colleferro” per:
 
1) Fanghi decadenti da impianti di trattamento acque reflue urbane successivamente essiccati in impianti dedicati – codice CER 190805 “fanghi prodotti dal trattamento delle acque reflue urbane”;
2) Pneumatici fuori uso (PFU) granulati in pezzatura <20 mm – codice CER 191204 “plastica e gomma”;
3) Residui di materie plastiche non clorurate provenienti da impianti di trattamento della plastica da raccolta differenziata, triturati in pezzatura 10-35 mm - codice CER 191204 “plastica e gomma”.
 
Ricordiamo che le associazioni di Colleferro ricoprirono il loro ruolo egregiamente producendo iniziative e presentando osservazioni nel merito all’area VIA della Regione Lazio che con la Determina n. A05159 del 19/06/2013 rimandò la decisione a Valutazione di Impatto Ambientale, quindi ad un livello superiore di approfondimento per il quale necessitano maggiori dettagli progettuali e numerosi pareri di Enti.
 
Italcementi Colleferro incassa e ripropone il progetto agli uffici VIA il 07.01.2014 sul quale le associazioni rispondono nuovamente con le osservazioni, ma la società non produce controdeduzioni all’area regionale e pertanto con Determina G01828 del 02/03/2016 il procedimento viene annullato.
 
Di fatto Italcementi, per Legge, non può bruciare rifiuti come combustibile alternativo a Pet Coke e gas metano (solo in avvio), se non presentando un nuovo progetto all’Area di Valutazione di Impatto Ambientale della Regione Lazio.
 
Può però utilizzare rifiuti in mescola con il prodotto in qualità di “Recupero” già dal 2007, ma certificato dalla Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata dalla ex Provincia di Roma con Determinazione Dirigenziale R.U. 4732 del 30.06.2010 e rinnovata con Determinazione Dirigenziale R.U. 2297 del 01.06.2017 ai sensi della Legge 133/2005.
I rifiuti in questione sono di diversa tipologia, in linea di massima fanghi, materiali refrattari, polveri, ceneri e scorie comprese quelle derivanti da incenerimento rifiuti, per un totale annuo di 226.000 tonnellate.
L’uso di questi materiali come detto è per la mescola in cottura del clinker, componente base del cemento.
 
Nella nuova autorizzazione AIA c’è un dato fondamentale per la qualità dell’aria a Colleferro: per l’inquinante NOx (Ossido di azoto) il limite emissivo è stato ridotto a 500 Mg/Nmetrocubo contro il precedente di 800 Mg/Nmetrocubo proveniente da una limitazione prima delle autorizzazioni integrate ambientali a 1200 Mg/Nmetrocubo.
In sostanza Italcementi Colleferro negli ultimi anni, oltre allo spegnimento di un forno da alcuni anni, ha dovuto abbassare notevolmente i livelli emissivi, in riferimento alle BAT (Best Available Technologies) o MTD (Migliori Tecniche Disponibili) dettate dalle leggi vigenti e facenti riferimento elle Direttive Europee.
 
In tempi più recenti, per la precisione in data 23.06.2016 Italcementi presenta un nuovo progetto sempre in Verifica di Assoggettabilità a VIA, concernente la modifica di alcune tipologie di rifiuti da utilizzare nella mescola del clinker, in pratica una sostituzione.
 
La Regione Lazio con Determinazione Dirigenziale del 21.03.2017 rimanda la decisione a Valutazione di Impatto Ambientale e Italcementi ripresenta il progetto nell’apposita area in data 04.12.2017 e pubblicata sul sito della Regione Lazio in data 06.12.2017.
 
Alcune note sul progetto in questione.
 
Secondo dati ed informazioni forniti dall’azienda.
La prima è che i rifiuti utilizzati nella cottura del cemento sono entrati, come affermato dall’azienda, in una percentuale dell’1,6% (10.699 tonnellate nel 2016).
La seconda è che dai rilievi effettuati presso gli altri cementifici, non essendo i rifiuti in esame materiale che entra in combustione ma in cottura, le emissioni sono da definirsi comparabili anche nei confronti di cementifici che non utilizzano rifiuti nella mescola. L’impianto di Colleferro utilizza come contenimento filtri a tessuto in luogo di elettrofiltri, più costanti nei livelli emissivi.
 
La terza forse la più importante è la seguente (tratta dalla sintesi del progetto presentato in fase di Verifica di Assoggettabilità a VIA ):
 
In occasione della presentazione del presente screening, inoltre, Italcementi intende modificare il quadro delle tipologie di rifiuti recuperati rinunciando al recupero delle tipologie di recupero e di rifiuti:
  • 12.1 (fanghi da industria cartaria),
  • 12.3 (fanghi e polveri da segagione e lavorazione pietre, marmi e ardesie),
  • 12.4 (fanghi e polveri da segagione, molatura e lavorazione granito),
  • 12.13 (fanghi da impianti di decantazione, chiarificazione e decarbonatazione delle acque per la preparazione di acqua potabile o di acqua addolcita, demineralizzata per uso industriale),
ed introducendo il recupero della tipologia:
  • 13.1 (ceneri dalla combustione di carbone e lignite, anche additivati con calcare e da combustione con esclusione dei rifiuti urbani ed assimilati tal quali),
lasciando inalterata rispetto a quanto autorizzato la capacità di recupero complessiva pari a 226.000 tonnellate/anno.
 
Quindi in definitiva si tratta di una sostituzione con percentuali ridotte di utilizzo.
 
Ci domandiamo perché i rifiuti e non le materie prime?
La risposta è puramente economica -poco credibile la riduzione delle materie prime con minori impatti ambientali- visto che attraverso  la cottura dei rifiuti indicati nell’autorizzazione avviene la dissociazione di molecole presenti generalmente nell’argilla e nelle rocce carbonatiche
Da aggiungere che per i conferimenti di rifiuti l’azienda ottiene un corrispettivo.
 
L’allarme peraltro è stato lanciato a seguito di un errore nella documentazione pubblicata dalla Regione Lazio per cui pubblica sul suo sito il progetto e relativa indizione di una conferenza di servizi indicando come data 06.12.2018 collocando l’avvio del procedimento nel 2018 in luogo del 2017.
In base ad una nostra segnalazione gli uffici regionali hanno provveduto a correggere la data.
Da lì parte l’allarme domino sui social per un progetto presentato l’anno precedente e già in fase conclusiva, supportato da una lettura degli atti alquanto approssimativa: si diffonde la leggenda metropolitana per cui a Colleferro si abbattono gli inceneritori e i rifiuti si possono bruciare nel cementificio. Chi ha lanciato l’allarme in tal senso con preoccupante leggerezza avrebbe dovuto fare questo passaggio di approfondimento e rendersi conto del pregresso.  
 
Tutto falso quindi: a Colleferro non si bruciano rifiuti nel cementificio, si utilizzano determinate tipologie di rifiuti nella cottura del cemento in rispondenza a Direttive Europee e Normative Nazionali e l’attuale progetto è una sostituzione di tipologie autorizzate.
Su questa pratica che dura ormai da anni è necessario acquisire il massimo di informazione ed informare in modo adeguato i cittadini, partendo dal fatto che cottura e combustione si applicano a materiali differenti e producono differenti qualità e quantità di emissioni.

Le verifiche sui materiali in ingresso e la massima efficienza dei filtri applicati alle emissioni, sono necessari e devono essere garantiti dalle autorità di controllo. Teniamo presente che come combustibile per il riscaldamento dei forni si utilizza il coke di petrolio (il cosiddetto petcoke) che di per sé costituisce una delle principali fonti di inquinanti. Siamo in attesa di sapere se Italcementi realizzerà un nuovo impianto a circuito chiuso che recuperi tutti gli inquinanti della combustione.
 
Per il futuro dei lavoratori, della salute e dell’ambiente Italcementi deve chiarire quale sia il futuro di questo stabilimento a fronte di importanti investimenti nei processi produttivi e nei sistemi di controllo realizzati in altri stabilimenti del gruppo, su scala europea e non solo nazionale, nel contesto del gruppo europeo che ha acquisito il controllo di Italcementi.
 
Detto ciò ci auguriamo che il nostro report cronologico e necessariamente lungo nonostante la sintesi, possa tornare utile a tutti e possa in qualche modo limitare la frenesia di chi preferisce far diventare notizia ciò che non è, in modalità allarme sociale.
 
Colleferro, 03.11.2018 
 

Discarica Colleferro, con la nuova tariffa si riapre ai rifiuti.


Comunicato Stampa Retuvasa

Discarica Colle Fagiolara a Colleferro, la Regione Lazio con  la nuova tariffa di conferimento riapre all’arrivo dei rifiuti.


 
Con la determina della regione Lazio G12290 del 2 ottobre 2018 la Direzione Politiche Ambientali e Ciclo dei Rifiuti stabilisce la nuova tariffa di accesso alla discarica di Colle Fagiolara a Colleferro. C’è da segnalare che la visione della determina è improvvisamente scomparsa dal sito della Regione Lazio in attesa della pubblicazione sul BURL.

Con questo atto e da questo momento è possibile conferire nel sito nuovamente rifiuti derivanti dagli impianti di Trattamento Meccanico Biologico (TMB), previa rendicontazione sullo spostamento dell’elettrodotto. Quindi porte aperte per Rida Ambiente di Aprilia e per gli impianti di Rocca Cencia e Salario di Roma.

Lazio Ambiente SpA in qualità di attuale gestore indica, negli atti preparatori alla determina, che la discarica può riprendere la sua attività già  dall’8 ottobre con una capacità residuale di circa 510.000 tonnellate; chi manifesterà l’intenzione di portare rifiuti a Colleferro dovrà pagare 72,29 euro a tonnellata e 13,925 euro per la gestione post mortem con possibilità di incremento ISTAT, IVA, benefit o per meglio dire ristoro ambientale (attualmente al 5%). Ci sono da aggiungere 15 euro a tonnellata stabilite nel contratto di affitto con il Comune di Colleferro proprietario del sito.

La nostra diffida, protocollata a tutti gli enti interessati della Regione Lazio il 14 agosto scorso, a quanto pare non ha sortito effetto almeno nelle more dell’atto in questione. Nella stessa si davano indicazioni circostanziate sulla inottemperanza del sito di discarica a leggi regionali e nazionali con richieste specifiche di risoluzione prima di nuovi abbancamenti di rifiuti. Vedi ripristino della sopraelevazione, rischio stabilità, attulizzazione del post mortem e fondi per la sua gestione.

In particolare in assenza di una pianificazione,di un piano particolareggiato di gestione del posto mortem che ne sancisca formalmente e sostanzialmente la chiusura, a cui dal 1° gennaio 2020 ogni operazione viene finalizzata,ogni conferimento costituisce un atto illegittimo.
L’unica nota che viene rimarcata nell’Allegato alla determina e che la discarica in seguito ad accordi con il Comune di Colleferro, chiuderà l’attività di conferimento rifiuti il 31 dicembre 2019. Come nota aggiuntiva viene esplicitato che si potranno portare rifiuti non oltre le 140.000 tonnellate l’anno il che delimita in qualche modo il riempimento dello spazio liberato dall’elettrodotto.

Ci saremmo attesi che le parti politiche in Regione Lazio spingessero nella direzione di una discarica che riprendesse la sua attività nella legalità da noi segnalata in diffida per i mesi restanti fino al 31 dicembre 2019.

Ciò non è ancora avvenuto e ne prendiamo atto. Di conseguenza la nostra diffida si tramuterà in esposto alla Procura della Repubblica.
 
Colleferro, 10 ottobre 2018 
 

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